I Down affumicano la Tvornica di Zagabria! (2013)

0 7

Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Tvornica kulture / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 25.06.2013
Pubblico: 1500

Per un soffio non li avevamo, e invece ci sono sfuggiti di mano. I giganti americani del metal southern/sludge/stoner Down avrebbero dovuto suonare alla vigilia della nostra festa nazionale al Kino Šiška di Lubiana, ma appena qualche settimana prima del concerto hanno cancellato la data per »difficoltà logistiche« – probabilmente non c’era abbastanza grappa fatta in casa per tutta la band, eheh. Il supergruppo americano si è quindi presentato in una nuvola di fumo nella capitale croata, un giorno dopo, e così, a tredici anni di distanza (quella volta con un concerto da club – a maggio 2000 con i Pantera aveva demolito Kodeljevo, mentre nel 2009 aveva suonato al Metalcamp con i Down), il leggendario frontman Phil Anselmo non è tornato nelle nostre sale, ma ha suonato per la prima volta a Zagabria insieme ai colleghi di Crowbar, Corrosion of Conformity ed Eyehategod.

Vista la fama del gruppo e dei suoi membri, che sono praticamente tutti pionieri dello sludge e del southern metal americano, il buon afflusso era previsto, ma la Tvornica kulture era stipata così, probabilmente, solo qualche giorno prima, quando a farne tremare le fondamenta erano stati i pesi massimi del thrash metal Slayer.  Il concerto, annunciato inizialmente per le nove, è partito con tre quarti d’ora di ritardo: alle dieci meno un quarto, quando in sala eravamo pigiati come se fossimo stretti dentro una Rizla, sul palco sono sfilati tra un entusiasmo da uragano gli eroi dello sludge di New Orleans – Kirk Windstein (Crowbar, Kingdom of Sorrow), Pepper Keenan (Corrosion of Conformity), Jimmy Bower (Eyehategod), Pat Bruders (Crowbar) e il grande Phil Anselmo, che non ha certo bisogno di presentazioni.

Anselmo ha salutato il pubblico e poi si è lanciato con la band in una sporca ode blues al sud degli Stati Uniti, Eyes of the South. I possenti riff sludge del duo di chitarre Windstein/Keenan ruggivano e rombavano da una pila di amplificatori Orange come l’uragano Katrina, e la band ha fatto impazzire tutti con una prestazione di altissimo livello e piena di energia fin dal primo istante. I Down erano rumorosi, incazzati e di ottimo umore, e le ali, senza dubbio, gliele ha date anche il pubblico caciarone, che ha eseguito ogni ordine di Anselmo e ha seguito la band con fervore e costanza dall’inizio alla fine. L’atmosfera elettrica ha spinto la temperatura della Tvornica a tali altezze che si sudava già solo a stare fermi, e se da questo punto di vista la Šiška sarebbe stata l’ideale, la risposta del pubblico croato l’avrebbe raggiunta a fatica. Anselmo ha scarrozzato la sua banda sudista dal debutto NOLA fino all’ultimo lavoro Down IV, Part I: The Purple EP, di cui (purtroppo) hanno suonato solo il fantastico, stonatissimo EP-brano retro doom Witchtripper, mentre per il resto si sono concentrati soprattutto sul brillante esordio del 1995 e, sorprendentemente, hanno ignorato del tutto l’album Down III: Over the Under.

I Down, però, non ci hanno lasciato respirare lo stesso, perché grazie a un suono eccellente e soprattutto ALTISSIMO ci hanno calpestato per tutto il tempo con riff sismici sprigionati dalle dita del duo di chitarre, con le linee di basso »Geezer Butler worship« di Pat Bruders, che frusta il basso con le dita (e sotto questo aspetto si incastra nell’insieme dei Down molto meglio di Rex Brown, uscito di recente dalla band – nonostante la sua fama), e con il fracasso della batteria di Bower, che esplodeva come lo scatto di fauci di coccodrillo del Mississippi. Si è comportata benissimo anche la voce di Anselmo, aggressiva, cruda, autoritaria ma allo stesso tempo seducente in modo »redneck« e sensuale alla maniera del sud. A metà concerto Anselmo ha chiesto al pubblico surriscaldato come si sentisse, quello ovviamente ha risposto con un boato, al che Phil ha spiegato alla band che questa si chiama »fan base« e i Down hanno tirato fuori dal nulla una jam improvvisata, Croatian Fan Base, con il testo »Croatian Fan Base/Smokes weed/Drinks beer/Says Fuck You!«

La scelta dei brani, eccezionale, ha esaltato quanto la performance della band – i riff groovosi e impregnati di fumo di marijuana dello straordinario schiacciasassi Lifer sono stati dedicati all’eterno Dimebag, mentre la funebre, alla Black Sabbath, Lysergik Funeral Procession è andata al recentemente scomparso Jeff Hanneman. I Down ci hanno fatti scendere lungo il delta del Mississippi con Ghosts Along the Mississippi, e poi, fino alla fine della parte regolare, ci hanno sommersi con l’incredibile New Orleans Is a Dying Whore e ci hanno servito la cucina cajun con Temptation’s Wings, Losing All e Underneath Everything.

La vera vetta di intensità del concerto – anche se era già difficile credere che si potesse andare ancora meglio e ancora più caldo – è arrivata con il tris dei più grandi successi della carriera della band. Il pubblico seguiva sempre più fedelmente il pazzo capobanda Anselmo, che ha tenuto in pugno la Tvornica senza grossi problemi fino alla fine. Il carisma di Phil non ha limiti, e anche vocalmente si è comportato più che discretamente, regalandoci qualche momento indimenticabile – alla Gerre dei Tankard, che si picchia sulla sua pancetta, Anselmo si è battuto in testa con il microfono, ha sfoderato incredibili doti nel far ondeggiare la sua pancetta da birra e ha interagito di continuo con tutti gli altri membri, a dimostrazione che tra loro si è davvero intrecciato un vero legame da fratelli del sud. Sul palco la band ha ricevuto di tutto, dalle magliette ai reggiseni (uno se l’è infilato Bower) fino alle bustine di erbetta, che i Down non hanno certo tenuto da parte a lungo. Nel bis i Down hanno raggiunto il punto di ebollizione già con l’inno all’erbetta Hail the Leaf, e ancora di più con l’hit blues Stone the Crow, al cui ritornello indimenticabile il pubblico ha coperto perfino la band, ultra rumorosa. Come da copione, per chiudere i Down ci hanno sepolti in una nuvola di fumo con Bury Me In Smoke, durante la quale i ragazzi si sono scambiati gli strumenti, Anselmo ha preso il basso di Bruders e Windstein, con la sua voce sofferente e ringhiante, ha chiuso alla grande un concerto indimenticabile, che senza dubbio si piazzerà tra i migliori momenti live di quest’anno!

Scaletta

1. Eyes of the South
2. Witchtripper
3. There’s Something On My Side
4. Lifer
5. Lysergik Funeral Procession
6. Ghosts Along the Mississippi
7. Pillars of Eternity
8. New Orleans Is a Dying Whore
9. Temptation’s Wings
10. Losing All
11. Underneath Everything
 — bis —
12. Hail the Leaf
13. Stone the Crow
14. Bury Me In Smoke

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie