Temni angeli usode scuotono il Bežigradfest (2013)

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Luogo: VPK Cvetličarna, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 28.06.2013
Numero di spettatori: 300 – 400

Gli artigli della recessione non mollano la presa, e per più di una tasca amante della musica ma infernalmente vuota è una gran bella notizia che il Comune di Lubiana sostenga il Bežigradfest, che quest’anno ha trovato rifugio dal capriccioso e tutto britannico clima estivo nella Cvetličarna, rimessa a nuovo, abbellita e perfettamente pronta per i concerti. Dopo aver dato un’occhiata al programma mi è stato chiaro – il 28 giugno io sono lì, anche se dal cielo dovessero piovere asce, e il motivo era il ritorno a Lubiana di una band che nel mio cuore e sui miei scaffali ha un posto speciale, sacro. Il collettivo di rocker fuori dal comune di Brežice, i Demolition Group, dimostra fin dal lontano 1985 che essere diversi e anticonformisti può trasformarsi in qualcosa di così attraente e magnetico che già solo nominarli è carico di gravità, di malto e di una voglia febbrile di schiacciarsi nelle prime file, ballare e far schiumare i pensieri con le gocce giuste di assenzio amaro e sudore, quelle che gli oligarchi della perfezione del Planet starcev sanno servire. A dire il vero, il nome del pianeta non è più così azzeccato. Già con l’arrivo degli ottimi fratelli Gregel non lo era più, visto che la carta d’identità della band si era ringiovanita parecchio, ma dopo la notizia di marzo, quella dell’addio del primo e unico despota delle sei corde, l’eccezionale Bojan Fifnja, aspettavo gli sviluppi con la paura nel cuore. I Demolition Group sono stati più volte sull’orlo dello scioglimento e, dopo qualche anno di quiete, non potevano né dovevano permettersi un’altra pausa. Coerente con tutto questo è stata anche la decisione di puntare di nuovo sul giovane chitarrista Matija Lapuh, artista multimediale che ha lasciato il segno anche negli Shyam. Come funzionano i Demolition Group, dove della vecchia guardia sono rimasti sul palco solo il sassofonista Jože Pegam e il carismatico cantante Goran Šalamun, mentre al mixer c’è l’insostituibile Matjaž Pegam?

Andava assolutamente verificato. Alle parole di elogio per il giovane Matija non c’era da credere a scatola chiusa, perché Bojan era senza dubbio uno di quei co-creatori dell’affresco sonoro collettivo, con le sue meditazioni chitarristiche e i contorni cromatici di effetti dosati con raffinatezza, che non si possono cancellare e sostituire così, senza complicazioni, penso. Così venerdì, verso il luogo della festa a ingresso libero, si è mossa anche una combriccola di nomi e personalità legati a RockLine. Davanti alle porte chiuse della Cvetličarna si era radunata una folla più che rispettabile di facce note, e nel mare di dialetti da ogni angolo della Slovenia si poteva sentire e percepire che l’attesa per questo concerto era qualcosa di speciale, di festivo e solenne, anche se di abiti da sera e cravatte qui non se ne vedevano. Poco dopo le nove le porte del tempio della cultura alternativa si sono aperte, e noi fedeli, sotto il gioco scintillante delle luci blu, aspettavamo pazienti l’inizio dell’evento. Sul palco portano un vassoio di birra, seguito dal baffuto mago del sassofono Jože; il lato sinistro lo rinforza il giovane chitarrista Matija, con addosso una Telecaster che sembra schizzata di sangue. Alla batteria si siede l’eccezionale Ivica Gregel, mentre da destra, armato di basso, il fratello gemello tatuato, il brillante Tomi Gregel, si lancia nelle battute di Mučnina. Il pezzo parte, e con un volume da killer. La chitarra ruggisce, il sax di Jože riesce a malapena a penetrare la fitta nube di dolce rumore e microfonia. Quello che si sente subito è un fatto: i Demolition Group sono più rumorosi che mai. Più rumorosi della vita, portano la composizione in uno stato di estasi, quando al microfono sale l’insostituibile Goran. »Vprašaj se zakaj žarek radosti se ob zid gorja vedno razleti / Končno si priznaj, da imam le jaz ključ do tvojega srečnega sveta…« Nel cannoneggiare di chitarre e nelle linee distorte di basso e batteria i versi del vocale aspro di Goran si distinguono a fatica, ma i signori di Brežice sono di buon umore e un po’ di rincorsa al volume giusto e all’equilibrio sonoro non rovina l’atmosfera. Dopo l’ultima strofa ancora un applauso fragoroso e diventa chiaro – il pubblico saluta i tanto attesi despoti e custodi dei cuori, assetati di musica e di felicità, in modo sincero e senza riserve! »Allora, Lubiana? Siete venuti a far festa? Noi siamo qui, colpevoli di tutto…« si rivolge alla sala piacevolmente piena un Goran già fradicio. Segue il viaggio sul Planet starcev. Il brano Kriv sem za vse riempie le orecchie con una giocosa linea di chitarra, sax (che personalmente avrei alzato un po’), basso e batteria; Goran non si sente ancora abbastanza chiaro e forte, ma il quadro migliora. Le prime file si arrendono al dettato della danza e del movimento, e tra gocce di sudore di felicità ed euforia io seguo i bei contorni di una scaletta ben pensata. L’inizio è dedicato a punire sordi e duri d’orecchio! Dan dolgih sanj è un saluto tonante all’estate, dopo il tocco devastante di Gospodarja (non ci siamo mica messi a fare domande né a dubitare pensosi dell’onnipotenza del signore…) è tempo della dolce punizione del trittico Biči luči in upanja. Matija è organico e non si nasconde dietro tonnellate di effetti. La chitarra funziona compatta e ancora più tagliente di prima, anche se qua e là mi manca un grammo o due della raffinatezza chitarristica di Bojan, ma il giovane chitarrista, con il suo impegno e la voglia di fondersi con la band, è una buona scelta. Non fa il fenomeno e non cede alla pressione di centinaia di sguardi, tra i quali di sicuro ce ne sono anche di quelli che ai sostituti non perdonano gli scivoloni; il ragazzo ha studiato bene la sua parte, e il compito a casa svolto alla grande lo dimostra anche il seguito con il brano Nimam rad boga. Il regolamento di conti con angeli e demoni, con la corruzione della Chiesa, con intermediari e farisei, i Demolition Group lo portano a casa senza offendere nessuno, e alla fine sul palco, al posto dell’acqua santa per l’unzione, spunta dal lato del palco un nuovo giro di nettare di luppolo. Dopo un inizio eccezionalmente distorto segue una calma piazzata strategicamente, quella delle passioni, con Dežjem, che però non spegne le fiamme di vitalità che covano nei cuori. Cento gole si uniscono ai versi. »Bila kot sonce, ki sveti zame / si daleč vroča bleščeča / vse dneve svoje sem gledal vate / sežgala si mi oči / Naj pesem neba vsuje / na najino se ljubezen / Kot kaplje dežja sreče / Ki padajo dan na dan…«. Nei testi dei Demolition Group c’è poca dolcezza e poco ottimismo, ma con l’assenzio di vitalità e amarezza i ragazzi di Brežice ammaliano più di quanto riuscirebbero a respingere. Noi sloveni siamo amanti del Weltschmerz e dell’amarezza, e il sorriso di felicità di Goran dimostra che i sentimenti della folla e degli sciamani del palco, quanto a godimento da concerto, sono ben calibrati.

Il ritorno sul Planet starcev è quindi qualcosa di del tutto naturale per tutti. No, Goran, non siete una band allegra, ed è proprio per questo che vi amiamo da morire! La risonanza del collante di una musica compatta, delle gocce di sudore di impegno e sincerità e dello spirito del tempo che soffia e sferza tra le sinapsi di pensieri piuttosto pesanti fa capire che oggi la sincerità è diventata una valuta alla quale, vista la rarità, possiamo concedere tutto e di più. Riserve non ce ne sono. I vecchi fan stanno fianco a fianco con gli spettatori occasionali, vecchi festaioli temprati e bikers con i truccati, e dalle casse risuonano i bei suoni di sax e basso effettato con il brano Nisva tu. Jože lo sentiamo un po’ troppo poco, ma a quanto pare si sente meno anche lui, perché spinge sempre di più sull’intensità dei suoi sbuffi di aria al miele attraverso il corpo d’ottone del suo amato sassofono. Dopo Nujno ni arriva la verità della serata: »Kaj vam godi, ko nekaj ni nujno? Pa je…«, e così pure Romantika, che suona sempre come una resa dei conti degli Otpisani. È sexy sprecare il tempo di giorni sempre svaniti, e la danza di corpi sudatissimi di giovani e vecchi, uomini e ragazze, corona la danza sul palco dei padroni di casa. I Demolition Group non riesco a immaginarli senza la mimica di Goran e, spero, la danza della parte alta del corpo coperta dal diritto d’autore, il tutto poi rafforzato dalle passeggiate del bassista e del sassofonista verso il chitarrista, che è nel suo film, affamato e assetato di incantare la folla con qualche incantesimo preso in prestito dall’onnipotente Fifnja. »Hvala vam. Stokrat…« ringrazia Goran per il fragoroso applauso e annuncia il seguito con il brano giocoso e più vivace Stokrat, che anticipa i contorni di un continente di amore profondo e vero – l’album Deep True Love, che dice la sua con il brano America. »Love is OK!«, e se poi continua qualcosa di neoevangelicamente sinistro e splendido come il brano DAF, la giornata è quasi perfetta. Il basso rombante di Tomi, le grida distorte della Telecaster di Matija e il sax di Jovo. »Ko se ti splazim v misli / poklekni na tla / ko ti pobožam lica / poljubi dlani / ko te privijem k sebi / objemi noge / priznaj v znoju sreče / da ti si moj bog!!!« risuona dalle casse e dalle labbra e dalle gole del pubblico infiammato, e l’istintiva spinta alla combustione totale crea l’atmosfera di un concerto che resterà scritto nella memoria come uno dei migliori di questo Bežigradfest. Planet starcev è il disco che ha dato alla band nuovo vento fresco nelle vele, ma nella vecchia parte della discografia si è comunque accumulata abbastanza patina affezionata al cuore, per cui dopo il brano Kak dan è arrivato il momento del culmine, dell’eiaculazione mentale e dell’estasi totale.

Model, brano dalla compilation Transslovenia Express ovvero dal secondo disco Bad Gag 2, per il quale personalmente ucciderei volentieri, diventa un paravento per cercare il perfetto equilibrio tra la parte punkeggiante e quella funky dell’anima dei DG, e la parte giovane e quella vecchia del corpo dei Demolition in entrambe le metà astrali si sentono maledettamente bene. Gli assoli di chitarre, basso, sassofono e batteria si arricchiscono in modo eccellente con l’altrettanto rustico hit U tvojim očima. »U tvojim očima pali se žar / kad pogled tvoj je na meni / I tvoja ruka je nežnija sva / Kad pružaš ju prema meni / U dugim nočima drhtiš u snu / Teraš sve snove bez mene / I teško dišeš, tvoj jezik je tvrd / Kada mi pričaš o nama…« sono versi che richiamano alla memoria il 1995 e l’entusiasmo adolescenziale, il cedere all’ingenuità e alla bellezza dei primi amori, tra i quali c’era anche l’innamoramento per l’amante ancora autentica e presente che risponde al nome altisonante di Demolition Group. Gram ricorda il peso degli argomenti di Biča Luči in Upanja, mentre Temni angeli usode rappresentano il vertice della serata. I pensieri critici verso i membri di nuova nomina e i nuovi anelli della catena sono, spero, ammutoliti. Non c’è bisogno di sottolineare l’identità, e il testo dà voce a ciò che portano le battute dei brani e il vangelo dei DG. Lì dentro c’è sia la gioia per il motivetto garage di Japancev, sia il fatto che siamo Včasih tudi drugi. Crackhead dimostra il dominio totale di tutti gli elementi musicali della band, e nonostante Nirvani resta il fatto che Zucco è immortale e ci sarà anche quando noi non ci saremo più. Ben tre serie di bis fanno capire che ogni addio è prematuro, ma comunque una volta bisogna lasciare il palco e ricaricare le batterie con un po’ di ozio. »Volete sentire ancora una canzone? Se dite di sì ve ne diamo una, ma non è che sapremmo suonarne altre cinque…« provoca Goran, e il pubblico confuso non sa se rispondere alla domanda con un sì o con un no. Joco nel frattempo va a salutare gli amici sotto il palco, e così gli si complica non poco la situazione con il microfono sul bordo del sax e per un po’ praticamente non lo si sente. Nonostante ciò abbiamo avuto una dose di bis di qualità, in cui si è potuto sentire anche l’eccezionale Neovangelij, come pure la dolce e attesissima Mesečino, dopo la quale abbiamo seguito il consiglio del brano Ljubiva za svet e ci siamo accoppiati, scopati, fatti sesso per il mondo, questo nostro pianeta marcio, abbandonandoci alla primordialità. Questa c’era anche per il fatto che ogni tanto ti ritrovi tra le mani qualcosa che non è tuo. Anche se i Pridigarji, provocatori portatori di anima ska punk di Ormož, sono di per sé dei burloni, e i DG cupi e, come dicono loro stessi, depressivi, Diktatorska, dedicata ai furbacchioni di Ormož, suonava genuinamente »demolitioniana«. Dopo questo non ci saranno repliche e una notte come quella di qui e di allora non si ripeterà tanto presto. Così, dopo Like Night Before, è arrivato il momento anche dell’ultimo bis con Swingom, e i Demolition si sono iscritti ancora una volta negli annali dei concerti come vincitori assoluti.

Ubriachi di potenza siamo corsi senza pietà attraverso il mondo del dolore, appoggiati alle bugie fino alla fine di tutte le strade. Che il nuovo giorno porti felicità, pace e amore. Per sempre vostri, angeli del destino. E l’innamoramento per i DG è perfetto e ripetitivo. Lo tradisce il battere dei piedi e la quinta birra scolata. Lo tradiscono i sorrisi di felicità e sollievo. Lo tradiscono i gesti di incanto davanti ai vecchi volponi temprati dagli anni, senza i quali l’universo della musica slovena sarebbe maledettamente noioso e vuoto. I motivi sono più d’uno. Sulla perfezione della musica e sui testi sinceri non spenderei parole, perché quello, come unico e vero fondamento del successo, può essere il viatico per decenni di dominio sulla scena alternativa di casa. I ragazzi di Brežice hanno pochissima concorrenza nella stessa categoria di peso, eppure non diventano mai arroganti e pieni di sé. Il fascino della bellezza un po’ stagionata c’è, nonostante il ringiovanimento del nucleo musicale, qui e per sempre! Si tratta di maturità e di esperienza. L’innamoramento ha lasciato il posto all’amore, ed è eterno, indistruttibile e egemonicamente imperioso. Anche per questo è chiaro che il prossimo incontro tra la folla e l’eccezionale quintetto sarà all’insegna dell’obbedienza a questi ultimi. Opporsi è inutile e insensato, perché ciò che è buono non è cattivo, e ciò che non è rotto non ha bisogno di essere riparato. Speriamo dunque di poter dimostrare nella pratica questa attrazione reciproca tra lo yin del palco e lo yang sotto il palco ancora per molti anni, perché la sinergia dei due, almeno nella pratica DG, è sempre qualcosa di eccezionale e degno di essere ripetuto!

Scaletta

DEMOLITION GROUP:

  1. Mučnina
  2. Kriv sem za vse
  3. Dan dolgih sanj
  4. Gospodar
  5. Bič luč in upanje
  6. Nimam rad boga
  7. Dež
  8. Planet starcev
  9. Nisva tu
  10. Nujno ni
  11. Romantika
  12. 100krat
  13. Amerika
  14. DAF
  15. Kak dan
  16. Model
  17. U tvojim očima
  18. Gram
  19. TAU
  20. Japanci
  21. Včasih tudi drugi
  22. Crackhead
  23. Nirvana
  24. Zucco
  25. Neovangelij
  26. Mesečina
  27. Ljubiva za svet
  28. Diktatorska
  29. Like Night Before
  30. Swing

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