Ciao Luca festival 2013 – la seconda giornata!

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Gradisca d'Isonzo (Gradišče ob Soči) / Parco del Castello / Italia
Data del concerto: 10.08.2013
Presenze: 400
Prezzo del biglietto: 0.00€ (ingresso libero)

Il Ciao Luca festival, piazzato a un tiro di schioppo dal confine sloveno, vicino alla vecchia Gorizia, e dove l’anno scorso hanno suonato gli speed/thrash metaller old school americani Viciuos Rumors, è evidentemente un festival in pieno sviluppo, che anno dopo anno di resistenza prende contorni sempre più riconoscibili. Ma accidenti, chi poteva sapere di tutta questa valanga di eventi live qui vicino a noi? Quest’anno però il festival non è passato inosservato a RockLine. La seconda giornata è infatti arrivata a ebollizione con le svedesi Crucified Barbara, band rock ‘n’ roll tutta al femminile e di quelle cattive ragazze, e i fenomenali progressive metaller britannici Threshold, a cui è toccato l’onore di chiudere la serata e, con lei, l’intero festival.

L’ingresso era libero. Cosa si può volere di più? Un line up fantastico e pure ingresso gratis. Come si conviene, nella prima parte della seconda giornata l’organizzatore ha invitato ben quattro band italiane, che hanno scaldato i presenti davanti alle mura del castello – un prato-parco curatissimo, con il palco montato sul modello di quello che ricordiamo dal Metal Mania Open Air a Komen, sul Carso sloveno. Speriamo che quest’ultimo torni prima o poi tra gli eventi festivalieri ancora in vita!

La squadra di RockLine è arrivata sul posto proprio mentre stavano chiudendo il loro set i power metaller italiani The Overtures, band che il 21.07.2012 aveva aperto la seconda giornata del festival sloveno Metal Mania Open Air a Komen sul Carso – reportage di RockLine QUI. Prima di loro si erano alternati sul palco i beniamini di casa Sacro Ordine (del Cavalieri di Parsifal) e subito dopo The Names.

Sul palco ci sono già i Kingcrow. Progressive metaller italiani, un sestetto. Strutture complesse, tutte subordinate alle melodie principali. Un modo esemplare di mettere insieme gli elementi, e a tratti molto piacevole all’ascolto. Tastiere in funzione di orchestra, con la sensazione di motivi presi in prestito sia dai neo prog alla Arena, sia dai progressive metaller alla Symphony X. Solo l’approccio vocale è un po’ goffo. Se la band migliorasse la propria esibizione sfruttando la voce in modo diverso, aggiungendole un tocco di teatralità, curando meglio l’inglese nelle strofe e puntando di più sulle linee melodiche principali, anche se nel prog non è strettamente richiesto, i Kingcrow potrebbero lasciare il segno anche sulla scena internazionale. Una band di qualità, che con il suo set non ha annoiato per niente.

Un’energia completamente diversa l’hanno portata sul palco le attraenti puledre rock ‘n’ roll svedesi Crucified Barbara. Le avevamo viste per la prima volta proprio agli inizi della loro ascesa, il 03.06.2006, quando aprirono il celebre Gods Of Metal festival a Milano (Idroscalo) – reportage di RockLine QUI. E sette anni dopo? La band è davvero eccellente. Quattro ragazze scatenate suonano con una dedizione pazzesca, senza nascondere la passione e una grinta rock a prova di tutto. Sanno essere bestiali quanto basta. Cattive, monelle, chiamatele come volete. Qui niente esibizione “di troppo” di curve, nessuna caccia al pubblico a colpi di pose in costumi ridotti all’osso. Meglio Spandex e/o pelle aderente e una botta di energia a tutto volume. Pose sceniche, movimenti e passi esattamente come siamo abituati a vederli quando sul palco ci sono band maschili. Solo Mia indossava dei pantaloncini corti, che a lei, da cantante, stavano comunque benissimo. Questa ragazza è incredibile. Con la sua prova vocale può incarnare il diavolo e un attimo dopo trasformarsi in un angelo delicato. Una voce eccezionale, flessibile, autorevole, e di conseguenza non ci è voluto molto perché il pubblico si abbandonasse senza riserve all’energia rock ‘n’ roll sporca che dal palco arrivava con una genuinità enorme! A farci la bava, con una reazione fin troppo logica, è stata abbondantemente la parte maschile del pubblico. Le ragazze hanno presentato in massa il loro nuovo album in studio »The Midnight Chase«, uscito a fine luglio dell’anno scorso! Hanno aperto il concerto proprio con il brano d’apertura del nuovo disco, The Crucifier, hanno buttato benzina sul fuoco con una Shut Your Mouth particolarmente cattiva, e poi hanno condito il set con altri brani nuovi come Everything We Need, Rock Me Like The Devil, Count Me In e, proprio in chiusura, Into the Fire. Non sono mancati i pezzi più vecchi, come Sex Action, eseguita nel gran finale, poi Play Me Hard, quindi In Distortion We Trust, Motorfucker e Jennyfer. Oltre al talento vocale, Mia ha mostrato benissimo anche i suoi assoli di chitarra. Con questa ragazza non si scherza. Usa anche il mignolo. È precisa in quello che fa! E la band è estremamente affiatata, compatta e rodata alla perfezione. Pose studiate, movimenti studiati. Tutto fila liscio come l’olio. Non chiedi di più, non pretendi di meno. È una band che evidentemente gode di grande popolarità dai nostri vicini occidentali in Italia. Lo aveva confermato il concerto di quattro anni fa nella vicina Ronchi dei Legionari, vicino a Monfalcone – reportage di RockLine QUI, dove ancora una volta hanno fatto il diavolo a quattro con il loro mestiere sul palco, graffiante come non mai! Le ragazze usano da sempre gli stessi strumenti. Giurano sulla vecchia cara Gibson (Explorer e Flying V) e sul suono Fender, sul legno degli strumenti che con gli anni di utilizzo si »spella« di vernice e lacca, e matura, insieme al suono! L’unica scelta giusta. Un’ottima ora di potenza rock ‘n’ roll e la prova in carne e ossa che quattro ragazze possono spostare le montagne, se vogliono. Si tratta semplicemente di un’espressione di genuinità, alimentata da un lato dalla perfezione esecutiva e dall’altro dalla chimica che c’è tra le componenti dei Crucified Barbara. Se non ci credete, dovete assolutamente andare a verificare di persona.

Un’altra storia musicale è partita proprio nel gran finale di quest’anno del Ciao Luca festival! Sul palco sono saliti i veterani britannici dell’arte del progressive metal. Fenomenali e unici maestri del mestiere. Threshold! Una band che evidentemente sta vivendo una vera rinascita e una nuova primavera, e che quest’anno è sempre in giro, in tour senza sosta. Il nuovo album »March Of Progress« e il contratto con l’etichetta tedesca Nuclear Blast Records hanno riportato la band sulla scena dopo che per molto tempo nessuno sapeva cosa stesse bollendo in pentola. »Dead Reckoning«, il predecessore del nuovo album, era uscito nel 2007. Poi è arrivata la notizia triste e spartiacque della carriera della band. Due anni fa è scomparso tragicamente l’ottimo cantante Andrew McDermott. Nella formazione è tornato, per la terza volta nella sua carriera, Damian Wilson, e così i Threshold sono di nuovo a pieno regime. Creativo e live. Andare al Ciao Luca festival era, per un fan dei Threshold dalla Slovenia, quasi un obbligo. Se qualcuno di voi era al concerto dei Threshold all’Orto bar a marzo di quest’anno – reportage di RockLine QUI, ha potuto vivere la vera intimità dell’atmosfera da club, dove poteva letteralmente farsi una birra con i membri della band e scattarsi una foto con il Wilson di allora, barbuto. Però sappiamo bene che il palchetto in miniatura dell’Orto bar, per una band con un’attrezzatura così megalomane, soprattutto se in sei sul palco, è un bel fattore di limitazione e adattamento. Stavolta i Threshold avevano un “vero palco”. E si sono allargati come si deve. La cosa interessante dei Threshold è che sono una delle poche band progressive metal che, per essere dei veterani come loro, sorprende per l’enorme cinetica sul palco e quindi per il dinamismo costante di quello che succede. Non solo il carismatico Wilson è un frontman eccezionale, che non colpisce soltanto con una prova vocale devastante, capace di sbriciolare tutto, anche i registri più alti, impegnativi e puntati al cielo, ma anche gli altri membri – Karl Groom, Steve Anderson e Pete Morten – si piazzano di continuo sul palco in duelli spalla contro spalla, si prendono in giro a vicenda mentre eseguono i loro passaggi e non nascondono un piacere sfacciato e un divertimento rilassato. Sullo sfondo veglia sempre il guardiano del tempo. Johanne James, che ci ha di nuovo lasciati a bocca aperta con la sua precisione estrema nel dettare il ritmo. La cosa affascinante di questo batterista è che con pochissimi elementi nella sua fortezza di pelli ottiene un effetto eccezionale. Nei passaggi, dove di solito gli altri batteristi fanno ampi rullate sulla schiera dei tom, Johanne (che usa un solo tom di passaggio) si appoggia largamente all’inserimento del doppio pedale della cassa, con cui riempie lo spazio disponibile (sul modello della buona vecchia scuola dei pionieri della sacra eccellenza di Cozy Powell). Un batterista fantastico sotto ogni punto di vista. Senza pretese, ma, con la razionalità che dimostra, estremamente produttivo.

Nonostante il palco spazioso e un pubblico decisamente più numeroso di quello che avevamo trovato a marzo in pieno Orto bar di Lubiana, i Threshold hanno portato uno spettacolo più corto, di appena un’ora scarsa. Hanno così sfoltito ulteriormente la scaletta di marzo del concerto di Lubiana. Il repertorio era quindi al massimo al servizio dei brani del nuovo album »March Of Progress«, anche se l’apertura con il brano Mission Profile da »Subsurface« (2004) non lo lasciava ancora presagire. Mi limito a ricordare che »Subsurface« è uscito il 03.08.2004 e, esattamente sette anni dopo, il 03.08.2011, è morto il precedente cantante dei Threshold, Andrew »Mac« McDermott. Si sentiva decisamente che Wilson non crea la stessa energia nei brani dei Threshold di »Mac«. »Mac« era così unico nell’espressione vocale che tutta la musica dei Threshold registrata con lui ha acquisito un’energia unica, che sul palco può ricreare davvero fino in fondo solo Mac in persona (purtroppo non più). Wilson comunque sta alla band come un guanto. Sotto ogni aspetto. Il simpatico inglese ci ha conquistati di nuovo con la sua grande disponibilità e il suo cuore, stringendo di continuo la mano ai fan nelle prime file, e già in apertura ha abbattuto la barriera tra pubblico e band, quando si è fiondato con foga sul bordo del palco dichiarando: »I would like to introduce to you… Threshold!!!«

La presentazione massiccia dell’ottimo »March Of Progress« è stata rimandata per un po’, quando in scaletta si sono succedute l’ottima Angels, presa dall’album »Clone« (1998) e dotata di uno dei ritornelli meglio costruiti della carriera dei Threshold, e dopo di lei Pilot in the Sky of Dreams, considerata uno dei vertici dell’esibizione, con uno dei momenti migliori dell’album »Dead Reckoning« (2007)! Noi fan dell’album »Hypothetical« (2001) abbiamo avuto la nostra parte con un altro classico della band dal forte spirito melodico, Long Way Home, poi sono tornati in primo piano i brani di »March of Progress«, con cui la band ha chiuso la parte regolare del concerto con l’ottima mini suite epica The Rubicon. Qui ha di nuovo sfoderato quell’elemento che i suoi fan apprezzano in modo particolare. Sul palco è nata un’energia unica e uno stato d’animo unico! I Threshold generano infatti quel preciso senso di miscela tra atmosfera drammatica, solennità e bombast! Parlo di quella sensazione impagabile, quando vai a un concerto e senti la ricreazione unica dei pezzi in studio che ascolti e che ti giri ogni giorno. Una sensazione impagabile, che in questo caso puoi condividere sul palco solo con i Threshold.

La band ha chiuso il concerto prima di mezzanotte. Qualche minuto prima. Anche se in scaletta aveva aggiunto tre brani per il bis, ne ha suonato soltanto uno. Slipstream da »Dead Reckoning«. I fan della band mi linceranno quando rivelerò i titoli degli altri due, rimasti solo scritti sul foglio. Il primo era la fenomenale Sanity’s End dal debutto »Wounded Land« (1993) e il secondo un altro classico di »Hypothetical«, Light And Space. Peccato davvero esserne rimasti senza, altrimenti questa esibizione si sarebbe potuta definire quasi perfetta.

Oltre al fatto che la scaletta era sensibilmente sbilanciata sul repertorio di »March Ovf Progress«, nella prima parte del concerto ha dato fastidio anche il suono, non proprio al top. Se Wilson è stato “alzato” nel mix piuttosto presto, verso la fine dell’iniziale Mission Profile, i tecnici hanno impiegato parecchio di più a sistemare il suono dei riff, un po’ impastato, delle due chitarre. Davanti c’era il suono migliore. Subito davanti, nelle prime file. Perché? Perché si sentiva abbastanza bene anche il lavoro del maestro delle tastiere Richard West.

Comunque sia. Un’ottima esperienza da festival. Possiamo dire che il Ciao Luca festival ha messo in scena un parterre di band straordinariamente variegato dal punto di vista dei generi. All’inizio ha dato la possibilità di mettersi in mostra a band di casa molto promettenti e con un gran futuro, che sappiamo pullulare in tutto il Nord Italia, e poi ha condito il programma con due band in linea di principio del tutto inconciliabili per genere,  Threshold e Crucified Barbara. Due band che, ognuna per la sua strada e in modo indipendente, hanno limato il proprio carattere musicale e il proprio lavoro fino a farne gioielli unici e irripetibili dell’artigianato musicale. Se anche l’anno prossimo il Ciao Luca festival offrirà un cast così bello, continueremo a partecipare con il massimo piacere. È stato bello scoprire che alla seconda giornata sono venuti anche tantissimi fedelissimi dei suoni heavy e progressive dalla Slovenia.

Scaletta

THRESHOLD:
1, Mission Profile
2. Don’t Look Down
3. Coda
4. Colophon
5. Angels
6. Pilot in the Sky of Dreams
7. Long Way Home
8. Ashes
9. The Rubicon
—bis—
10. Slipstream

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