La magia di DejaVoodu con Kirsty Almeida (2013)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Postojna / Titov trg / Slovenia
Data del concerto: 20.08.2013
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)

L’artista britannica indipendente Kirsty Almeida in cinque concerti in giro per la Slovenia! Nel pieno dell’ondata festivaliera estiva slovena! Con la band The Troubadours, quindi un quartetto, e il nuovo album in tasca, »DejaVoodu«. Un’artista decisamente fuori dal comune, che segue la sua visione creativa. Il suo approccio fonde elementi di teatro d’attore e accompagnamento musicale da cabaret. Quest’ultimo si mescola in un complesso conglomerato di rami stilistici tra blues, jazz, swing e rock alternativo, fino a formare un minestrone unico, comandato dal grande carisma della presenza scenica e della voce di Kirsty. Insomma, il live di una ragazza che valeva assolutamente la pena di vedere. E a Postojna, non a Lubiana, che di norma si prende sempre la maggior parte dell’attenzione. A Lubiana Kirsty aveva due date confermate: una nella gostilna Repete, il 21.08.2013 al Gornji trg, e l’altra al KUD France Prešeren a Trnovo, il 25.08.2013.

Titov trg era in fermento. Prima dell’esibizione di Kirsty Almeida a scaldare i presenti ci hanno pensato i giocolieri con le loro acrobazie. Subito dopo la fine del loro numero i musicisti sono saliti sul palco e hanno attaccato alle nove e dieci passate. A Lubiana pioveva, a Postojna invece si è scatenato il vento. Ma proprio scatenato. Un buon centinaio di spettatori, abituati a condizioni meteo di questo tipo, è venuto a divertirsi, ovviamente imbacuccato in giacche a vento. Kirsty ha aperto il concerto con il primo brano del nuovo album »DejaVoodu«, intitolato Gather Round, con cui ha cercato subito di accendere la chimica tra la band e il pubblico. Come c’era da aspettarsi, il pubblico ha reagito con timidezza e ritrosia, e ha seguito l’inizio del concerto da qualche metro di distanza.

Già solo dal look della band si intuiva che il carattere musicale coltivato da Kirsty doveva essere qualcosa di molto particolare, soprattutto di variopinto e movimentato. Da veri “alternativi” si sono presentati, nei loro costumi di scena, il tastierista John Ellis, che con il suo berretto con la visiera, seduto dietro le tastiere Nord, a prima vista ricordava vagamente il nostro Marko Boh (dei Nula Kelvina), ma soprattutto era chiaro che il vero alternativo è Steven Buckley, che potresti arruolare subito nei Green Day (peccato che per i Green Day suoni troppo bene). Poi c’è la sezione ritmica, guidata dal bassista Matt Owens, che potrebbe sostituire il portiere del vicino hotel Kras, e dietro la batteria Rick Weedon, che con la sua riga »perfetta«, il sorriso perfetto, la cravatta stirata e la camicia bianca potresti piazzare dritto allo sportello dell’A-Banka, che si trova di fronte a Titov trg! Davanti a tutti, ovviamente, l’estrosa Kirsty, con i veli del suo abito sgargiante che svolazzavano al vento, un vestito che con ogni probabilità si è cucita da sola.

Il primo brano che ha davvero catturato l’attenzione del pubblico,  è stato Wrong Mister Right, durante il quale la gente si è subito unita al coro del ritornello. Va detto che di solito sul palco con Kirsty c’è anche un altro membro, quello che si occupa dei fiati. Stavolta il quinto elemento mancava, ma così Steven alla chitarra ha avuto un po’ più di spazio per sfogarsi e regalare qualche stranezza tra le quinte dei soundscape. Anche Ellis ha sfoderato momenti di bravura nelle sue scorribande soliste alle tastiere, ma soprattutto si percepiva di continuo l’eccezionale preparazione dei musicisti, che con il loro accompagnamento curavano da maestri una tavolozza di colori musicali piena e sfruttavano alla grande lo spazio nei motivi. Si è sentito soprattutto nei passaggi strumentali. La band ha diviso lo show in due parti, con una jam prolungata nel mezzo, durante la quale sono arrivati davanti al palco tre giocolieri, che giocavano con il fuoco e hanno aiutato a scaldare la folla, ancora molto intorpidita e riservata. Evidentemente il vento questa volta era un fattore davvero fastidioso e disturbante. Kirsty è un vero camaleonte vocale: sa essere dolce come il miele e incantevole con la voce, un attimo dopo invece ringhia di brutto, se serve, in sintonia con il suo carattere d’attrice, che non conosce freni né finzioni e impone invece una trasmissione appassionata dei messaggi. Testi intelligenti, nati da esperienze di vita di ogni genere, soprattutto amare, sostenuti dalla tradizione e da un’inconfondibile, fantasiosa arguzia satirica tipica dell’umorismo nero inglese. Brillante e incantevole.  Con una band superlativamente affiatata, che la seguiva alla perfezione a ogni passo, Kirsty e i The Troubadours hanno conquistato i presenti soprattutto nella seconda metà del concerto, aperta da una cover dei The Dead Weather, l’originale Treat Me Like Your Mother. È seguita Spider, uno dei brani più riusciti, con un tema portante pittoresco e vagamente inquietante alle tastiere e, ovviamente, una prova eccezionale di Kirsty, che all’inizio ha chiesto ai presenti se hanno paura dei ragni.  e le tastiere nel brano Spider. La cantante ha condito la parte regolare del concerto con l’esecuzione di It’s Scares Me, Wish You Well, Wolliow Sweet Old Love, Cool Down Rewind Late At Night e  She Said. Il pubblico, con ovazioni fragorose, ha richiamato la band sul palco per il bis, in cui si sono succedute la sbarazzina Yuo Make My Heart Start Beating e poi For You, For Me, che hanno conquistato di nuovo il pubblico in un attimo, mettendo il puntino sulla »i« di questo show speciale, che puoi vivere solo incontrando l’unicità della magica Kirsty Almeida.

Dopo il concerto la ragazza si è mischiata alla gente insieme ai suoi musicisti, firmando volentieri anche i suoi CD. Così si è chiusa una magica serata di show teatrale in stile cabaret intimo, in cui Kirsty ha versato ai mezzi ascoltatori il suo nettare dolceamaro, avvolto in una performance di palco a tutto sentimento, fatta di fascinazione per l’unicità della sua aura artistica.  

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