Porte intergenerazionali nella macchina del tempo della Cvetličarna (2013)

0 7

Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak

Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 19.10.2013
Prezzo del biglietto: 18€

Parcheggi pieni davanti alla Cvetličarna, il solito barbuto con le magliette da quattro soldi, gruppetti di gente che si abbandona ai piaceri dell’alcol e l’odore di marijuana che brucia – scene che a un passante qualsiasi avranno probabilmente suscitato emozioni che andavano dal disgusto ai dolci ricordi di quegli anni ribelli ormai lontani. Ma chi aspettava sapeva bene che il mondo non è in bianco e nero come cercano di dipingercelo lo Stato, i media e i ciarlatani della morale. Solo attraverso l’arte si può vivere una vera libertà catartica, e nel rock non ce ne sono stati molti che ci si siano avvicinati meglio di Jim Morrison. Ascoltando i The Doors ti chiedi: Jim era davvero un cantante o un poeta? Nella sua breve carriera con i The Doors Morrison ha registrato in soli quattro anni ben sei album in studio e ha segnato il rock come pochi, lasciandosi dietro letteralmente generazioni di fan della band.

Il concerto è partito con i canonici 20 minuti di ritardo accademico, ma sul palco non sono saliti gli headliner, bensì, se mi passi l’espressione, la rivelazione di quest’anno, i giovani rocker Top Stripper. Stavolta i ragazzi si sono presentati in versione unplugged acustica, e in alcuni pezzi è arrivato a dar loro una mano anche un sassofonista. La sala mezza piena, almeno all’inizio, ha risposto in modo piuttosto tiepido, ma il carisma di Jaša è comunque riuscito a farla scaldare. Se nei primi due pezzi blues band e pubblico si stavano ancora conoscendo e annusando, i freni e i blocchi sono saltati con la terza scelta del menu: la cover del celeberrimo e amatissimo inno rock dei Led Zeppelin – Stairway to Heaven. I ragazzi ce l’hanno messa tutta e hanno richiamato in sala qualche fumatore dalla serata fredda, e la reazione è stata all’altezza della scelta. Purtroppo però la scaletta è proseguita su brani meno incisivi, tinti di blues, che hanno raffreddato un po’ il pubblico, nonostante la bella performance e l’intesa tra i membri sul palco, regalando ai fumatori una lunga pausa sigaretta. L’esibizione acustica sugli sgabelli da bar dava l’impressione di un concerto da club, ma purtroppo non ha centrato l’obiettivo – spero che i ragazzi ripetano l’esperienza in qualche locale più piccolo, in un ambiente più intimo.

Lo sguardo sul pubblico prima dell’esibizione principale è stato una vera sorpresa: ci si aspettava gente più matura, invece dominavano i giovani; per parecchi di loro Jim Morrison avrebbe potuto essere perfino un bisnonno. Prova di quanto fosse vivo e avanti coi tempi il sound che questi ragazzi creavano quasi mezzo secolo fa, e al tempo stesso una rassicurante sensazione che per la scena rock di casa nostra non c’è nulla da temere. Quando i The Doors Alive sono finalmente saliti sul palco, la Cvetličarna piena è entrata attraverso le porte della percezione in una macchina del tempo che ci ha catapultati nei tardi anni ’60 del secolo scorso. La band ha mostrato fin da subito perché è considerata la miglior cover/tribute band dei Doors. Altrimenti sarebbe stato difficile trovare qualcuno che non si lasciasse convincere dal suono o dall’immagine del gruppo, e gli ultimi dubbiosi li ha sicuramente convinti il carismatico cantante William, che si è calato così a fondo nei panni di Jim che sotto il palco le ragazze quasi svenivano, in cerca del momento giusto per sfiorare Sua Maestà. Voce, fisico, pantaloni di pelle con cintura riccamente decorata, camicia bianca e movenze tipiche di Morrison guidavano psichedelicamente il pubblico da un hit all’altro, tra i suoni ipnotici e ripetitivi delle tastiere. Autentico come si può essere, tanti decenni dopo – solo la birra ha sostituito le droghe sul palco, e nonostante qualche piccola sbavatura nell’esecuzione, Will ha interpretato bene il difficile ruolo di un personaggio come Morrison. Ehi, anche i due-tre scivoloni che gli sono capitati mentre suonava sembravano autentici. Non stupisce quindi che dopo diciassette brani, alla fine della parte regolare, si siano potuti prendere solo qualche istante di pausa tra le urla del pubblico che li richiamava sul palco. Con un bis composto da Touch me, Love Street e People Are Strange, hanno salutato il pubblico sloveno con la leggendaria The End, seguita da una standing ovation. Meritata!

Scaletta

1 Back Door Man
2 Break on Through
3 Love Me Two Times
4 Hello I Love You
5 When the Music’s Over
6 Soul Kitchen
7 Been Down So Long
8 Riders On The Storm
9 Not To Touch The Earth
10 Light My Fire
11 Roadhouse Blues
12 Alabama song (Whiskey Bar)
13 Peace Frog
14 Five To One
15 Gloria
16 The Changeling
17 LA Woman
18 Touch Me
19 Love Street
20 People Are Strange
21 The End

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie