Remember Shakti in pieno centro a Lubiana: due mondi musicali si incontrano (2013)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Cankarjev dom (Gallusova dvorana) / Slovenia
Data del concerto: 12.11.2013
Numero di spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 29,00€ / 32,00€ / 37,00€ / 44,00€ / 26,00€
Al Cankarjev dom, con la formazione in quintetto dei Remember Shakti, è sbarcato il grande guru della chitarra jazz John McLaughlin, che da queste parti mancava ormai da un bel pezzo. I Remember Shakti, dove ognuno ha un ruolo di pari peso, anche se il leggendario chitarrista è uno dei musicisti jazz più importanti della nostra epoca, sono il naturale proseguimento, si potrebbe dire la versione più recente, dello storico gruppo di McLaughlin, gli Shakti, che negli anni Settanta si fecero notare con un’unione, per quei tempi innovativa, tra musica tradizionale indiana ed elementi jazz. A far nascere questa fusione tra musica tradizionale indiana e jazz fu ovviamente McLaughlin, non solo innamorato del jazz ma anche grande appassionato di spiritualità indiana e filosofia orientale, che dopo la fine dei leggendari maestri del jazz fusion Mahavishnu Orchestra voleva provare qualcosa di nuovo. Dopo tre album in studio piuttosto interessanti, gli Shakti hanno cessato di esistere alla fine degli anni Settanta, ma McLaughlin, dopo una pausa di vent’anni, ha deciso di riportarli in vita negli anni Novanta con un nome che dice tutto: Remember Shakti.
Da allora suonano attivamente sui palchi di tutto il mondo e continuano a conquistare con un approccio musicale ancora oggi piuttosto unico, grazie al quale hanno fatto breccia anche in tanti appassionati di musica che di solito non rientrano tra gli ascoltatori abituali di musica tradizionale indiana. Oltre all’inglese McLaughlin, la band è composta da altri quattro musicisti indiani di altissimo livello. Zakir Hussain alla tabla è, insieme al leggendario chitarrista, l’unico membro degli Shakti originali, mentre U. Srinivas al mandolino, il cantante Shankar Mahadevan e V. Selvaganesh, figlio del membro originale T. H. Vinayakram, alle percussioni tradizionali indiane (kanjira, ghatam, mrindangam) fanno ormai parte da un pezzo della storia dei Remember Shakti. Il mitico violinista L. Shankar, membro degli Shakti originali e noto anche per la collaborazione con Frank Zappa, purtroppo non fa parte di questa storia, perché dopo la reunion McLaughlin non è mai riuscito a rintracciarlo. Tra parentesi, in sanscrito Shakti significa “forza” ovvero “dea della forza”, a dimostrazione di quanto la spiritualità sia parte integrante del lessico ambient dei Remember Shakti.
La musica dei musicisti tradizionali indiani e del loro celebre “fratello” inglese alla chitarra si descrive meglio come un’unica grande festa, e lo si è sentito già in »Bending The Rules«, il pezzo d’apertura della serata, che hanno cominciato a suonare nella tradizionale posizione indiana da seduti, con le gambe coperte da una coperta (e così sono rimasti fino alla fine dell’esibizione), ancora prima che il sipario si alzasse del tutto. Va detto che gli Shakti originali erano soprattutto una band strumentale, mentre i Remember Shakti hanno nelle loro file un cantante, e anche i due re delle percussioni, all’occorrenza, se la cavano con le vocalizzazioni: il tradizionale canto di mantra indiano che al “occidentale” medio farebbe intrecciare la lingua da un pezzo.
Il mandolinista U. Srinivas è incredibilmente preciso e veloce nel suo modo di suonare, e si è integrato alla perfezione con la proverbiale virtuosità di McLaughlin e il suo incredibile senso per le improvvisazioni brillanti. I due percussionisti, cioè Hussain e Selvaganesh, sono stati anche loro una storia a parte e più volte si sono lanciati in veri e propri duelli epici su percussioni dalle sfumature pentatoniche, con cui hanno creato un’ambientazione a dir poco eterea. I Remeber Shakti hanno eseguito anche due brani degli Shakti originali, ovvero »Bridge Of Sighs« e »La Dense du Bonheur«, dopodiché John ha presentato tutti i membri della band.
Il leggendario chitarrista quella sera ci ha regalato anche un po’ del tipico umorismo inglese: quando ha voluto presentare il cantante Mahadevan, i lamenti di un bambino piccolo tra il pubblico lo hanno anticipato, e lui ha trasformato quella situazione imbarazzante in una salva di risate presentando il piccolo sconosciuto come “il nostro cantante”. Poi ha presentato Mahadevan per davvero. Anche per il resto il signor McLaughlin non ha risparmiato le battute, per esempio quando ha detto che la musica degli Shakti degli anni Settanta oggi se la ricordano bene probabilmente solo gli hippie ormai invecchiati. Anche nella seconda parte dell’esibizione i Remember Shakti hanno sparso in ogni direzione una magia ambient indimenticabile, grazie alla quale alcuni spettatori si sono ‘spostati’ con la mente, senza alcuna fatica, verso ‘lande astrali’. Il culmine della serata con i Remember Shahkti, sorprendentemente, non sono state le folli improvvisazioni chitarristiche di McLaughlin, dove Srinivas al mandolino era del tutto al suo livello, ma i momenti solisti dei due percussionisti. Selvaganesh ha prima messo in scena un assolo da stampede sui kanjira, sfidando con successo Hussain alla tabla, che non gli è rimasto indietro nell’inseguire i ritmi tradizionali indiani, mandando il pubblico sempre più in delirio.
Finita la parte regolare, i Remember Shakti sono tornati sul palco e per il gran finale hanno suonato ancora »Finding The Way«. L’applauso fragoroso sembrava non finire mai, e a fine concerto ci stava tutto, visto che è stata una serata fatta solo di picchi. Dal pubblico sono arrivate anche le uniche “magagne” degne di nota di questa splendida serata, in cui i Remember Shakti ci hanno portato in terre lontane d’Oriente: certe persone semplicemente non capivano quando l’applauso aveva superato la misura e che gli artisti avrebbero voluto concentrarsi in pace sull’attacco del pezzo successivo. Il “Mahavishnu” John McLaughlin va ringraziato e applaudito ancora una volta per questa serata speciale, volata via fin troppo in fretta: insieme a quattro maestri indiani ci ha regalato un evento jazz fusion internazionale di altissimo livello, di quelli che da noi purtroppo si vedono ancora troppo poco.
Setlist
1. Bending the Rules
2. Ma, No Pa
3. Bridge of Sighs (Shakti cover)
4. La Danse du Bonheur (Shakti cover)
5. Anna
6. 5 in the Morning, 6 in the Afternoon
7. Sakhi
8. Kiki
9. Being You
10. Kanjira solo (V. Selvaganesh)
11. Tabla solo (Zakir Hussain)
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12. Finding the Way
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