Jernej Zoran: Stik
Autoprodotto
Data di uscita: 17.05.2019
Produzione: Jernej Zoran & Igor Ilič (brano n. 8)
Genere: Rock / Pop
Jernej Zoran in Slovenia è una specie di leggenda della musica. In realtà Jernej Zoran è un vero fenomeno, che con la sua attività è un interessante anello di congiunzione tra il sound rock’n’roll classico e quello blues di fine anni Settanta e il fascino musicale del comporre che caratterizzava il pop degli anni Ottanta. In questo senso è una figura unica in quello che fa e crea.
Jernej Zoran è tra gli artisti sloveni più attivi. Due anni fa, con lo pseudonimo Ivansson, ha pubblicato un EP interamente strumentale intitolato »Gotscha!«, dove possiamo goderci in particolare le sue acrobazie chitarristiche; come Jernej Zoran, invece, ha già messo in fila quattro album in studio da solista, e ora ne arriva un quinto, »Stik«. A confermare che Jernej è prima di tutto compositore e chitarrista ci pensa lo strumentale d’apertura Deuce, ancora una volta un caso a parte nella serie dei suoi strumentali: accanto al carattere rifinito del chitarrismo di Zoran, sono le orchestrazioni a prendere l’iniziativa, sostenendo a livello atmosferico “in profondità” (profondità per contrasto) la frase guida del brano. Che sia uno strumentale ad aprire l’album, un vero rock’n’roll strumentale dall’impronta classica, dev’essere per forza una gran bella storia di arrangiamento, e Duece porta con sé tutte le qualità di Jernej: con la sua solennità assorta e lievemente mistica, il tempo medio, la ricca densità sonora e, sopra a tutto, assoli virtuosistici, giustifica appieno il riscaldamento iniziale. La varietà degli assoli qui ti ricorda che in Jernej senti influenze che vanno da Satriani fino ai raffinati bluesman della vecchia scuola, come ovviamente Eric Clapton e Jeff Beck.
Anche nel nuovo album Jernej resta in un ambiente musicale che mi è decisamente familiare, ben conosciuto e di cui, sul piano compositivo, padroneggia il mestiere meglio di chiunque. Col tempo, nella sua visione musicale, è diventato un vero veterano esperto, cosa che si riflette in una raffinatezza e una finezza sempre maggiori nelle scelte di arrangiamento e composizione, ed è per questo che »Stik« è un’eccellente prova della maturazione e della rifinitura artistica del musicista. Per via naturale, per auto-evoluzione. Quella che conta. »Stik« è un lavoro molto ben condito dal punto di vista di arrangiamenti e composizione e ricco di idee, in cui non tutto passa per il linguaggio della chitarra e per la voce: Zoran si concentra sempre di più anche sull’estetica dell’abbellimento delle composizioni con tastiere, orchestrazioni, percussioni aggiuntive e così via… Nella maturazione di questo musicista è una cosa percepibile più che mai.
Stavolta Jernej lascia i compiti vocali interamente a una voce femminile: è evidente che la sua musica, con la poesia questa volta in modo particolarmente audace, si lega all’esecuzione di una vocalità briosa, duttile, dolce e leggera, portata dalla femminilità, ovvero dai toni vocali femminili. Nel lavoro precedente »V svojem filmu« si era infatti messo alla prova lui stesso, in modo del tutto credibile e coraggioso, nel ruolo di cantante principale; per il nuovo album »Stik«, invece, Jernej affida le parti vocali interamente a Nina Radkovič. Dopo Urška Bakovič, Lara Poreber e Tina Gerbec Radakovič, ecco quindi un nuovo carattere vocale femminile.
Del resto Jernej è un caso tipico di simbolismo musicale di origine geografica dolenjska. Lo si sente soprattutto nell’elemento pop molto marcato, nella melodia contagiosa e dolceamara e nel carattere ben definito, dove sul piano della produzione Zoran segue, con tutta la sua ostinazione perfezionista, un’estetica sonora assolutamente organica. La dolce malinconia della melodia Zoran la mantiene dall’inizio alla fine, anche con la sua confessione chitarristica fatta di lunghe curve di assolo in pull off, dal risonare virtuoso, dove più spesso si danno la mano la retorica blues, il “gilmouriano” e perfino un pizzico di southern rock (lo strumentale Eleutheria II).
Tra i pezzi cantati, che si imparentano apertamente con la tradizione della popevka slovena, anche stavolta fai fatica a trovare dei favoriti, perché Bodi tu in zdaj (in coda all’album è aggiunta anche una versione strumentale “riconfezionata” con grande abilità, dove a risolvere l’assenza della voce è la penetrante chitarra di Jernej), Igra, Stik e Oda sono davvero rifinite fin nei minimi dettagli, negli arrangiamenti e nella composizione. In Oda cogliamo un inno alla vita che risveglia e guarda al positivo, più precisamente al dono della vita, dove prendono l’iniziativa gli arrangiamenti acustici e dove cattura l’attenzione la frase guida della chitarra (Oda) insieme alla voce penetrante e marcata di Nina Radkovič, che brilla in modo particolare con tutto il suo fascino fatto di grande sensualità e dedizione. È un brano che, insieme alla vorticosa Igra, nella prima parte dell’album può girare liberamente in qualsiasi momento sulle frequenze più assediate delle radio slovene, e un’altra prova dello straordinario fiuto di Zoran nel fondere l’estetica pop contagiosa con il suo ardore rock e blues interiorizzato. La misteriosa Galaksije strtih src porta con sé anche un pizzico di mistica colto con abilità.
»Stik«, quinto album in studio da solista di Jernej Zoran, consolida lo status di questo musicista sulla scena musicale slovena. È una splendida prova del fatto che Jernej Zoran sta diventando un grande esteta artistico in quello che fa, oltre all’ennesima conferma della sua elastica forza espressiva nel fondere la leggerezza del pop con una romantica rock e blues audace, giocosa, a tratti lucida, ma sempre dal sangue caldo e dall’accensione immediata.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
1. Deuce
2. Bodi tu in zdaj
3. Igra
4. Eleutheria II
5. Stik
6. Galaksije strtih src
7. Druga polovica neba
8. Oda
9. Bodi tu in zdaj (versione strumentale)
Musicisti:
Jernej Zoran – chitarra, basso, percussioni
Nina Radkovič – voce
Peter Urek – tastiere
Miha Recelj – batteria
Miro Tomšič – batteria nei brani n. 7 e 8
Jani Hace – basso nel brano n. 8
Leonardo Zorzi – orchestrazioni
Anja Pavlin – cori