Neca presenta Od daleč al Kamfest: da lontano, ma da vicino (2014)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kamnik / Mali grad / Slovenia
Data del concerto: 12.08.2014
Numero di spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero!)
Neca Falk, leggendaria artista slovena che ha firmato un bel mazzo di evergreen indimenticabili – capaci di segnare generazioni di cittadini sloveni (e un tempo jugoslavi) – si è ritrovata di nuovo al centro del battito musicale sloveno di oggi. Di Neca si può dire che resti una delle interpreti più amate del nostro tempo e dei nostri posti, e quest’anno ha pubblicato il nuovo album in studio »Od daleč«. Senza troppi squilli di tromba, il disco è nato nell’arco di un paio d’anni buoni con i due Boštjan dei Katalena e il rodatissimo bassista Žiga Golob. Neca, che nel 1984 si è costruita un monumento con l’album »Maček Muri« (quello che da allora è diventato patrimonio popolare) e che quest’anno compie 30 anni, a questo compleanno
Dai festeggiamenti dei giubilei dritti al presente! All’album »Od daleč«, quello di cui si parla adesso. Anche in questo pezzo. Quello che ci era sfuggito a inizio giugno al CUK Kino Šiška di Lubiana, siamo riusciti a recuperarlo almeno in parte al Kamfest di quest’anno. Sono già quasi le sette e mezza di sera. Sto arrivando tardi. Nero dappertutto nel cielo. Si rimette a diluviare, come già mille volte quest’estate tra luglio e agosto? Se due giorni fa, quando al Mali grad aveva suonato Tomaž Domicelj (reportage di RockLine QUI!), il sole aveva fatto sperare in almeno una settimana al riparo dalla pioggia, il peso delle nuvole nere tornava già a schiacciare pericolosamente verso terra, spinte su di noi dai venti oltre le Alpi di Kamnik e della Savinja. Sul posto sono sbucato con una ventina di minuti di ritardo. Il quartetto formato da Neca Falk (voce), Boštjan Narat (chitarra), Boštjan Gombač (fiati, percussioni e altri »giocattoli musicali«) e Žiga Golob (contrabbasso) era già immerso fino al collo nella presentazione dei pezzi più freschi di »Od daleč«. Sul prato in pendenza del Mali grad, graziosamente costellato di rocce che sporgono qua e là, dove mancava solo il cartello »Non strappare i fiori di montagna«, un buon 300 di spettatori incantati seguiva il concerto con attenta cautela. Di tutte le età.
L’ottima voce di Neca tirava fuori ancora una volta il meglio che ha, e la sensazione è che con gli anni maturi e basta, come il buon vecchio vino. Swing da cabaret abbellito da una pacatezza jazz e dai contorni del melos popolare sloveno: l’ossatura perfetta per la nota sentita e confessionale della poesia di Neca, soprattutto per i brani più recenti, visto che »Od daleč« si prendeva la fetta più grossa dell’attenzione nel repertorio live. Il pubblico seguiva il concerto con devozione e salutava ogni mossa del quartetto con grande simpatia. Con la scaletta bella carica di materiale nuovo, che comprendeva i pezzi di »Od daleč« come, tra gli altri, Ne tvegaj vsega, ker lahko ti uspe, Od daleč, Star klavir, Kar tako, Vem, zakaj e Nepopustljiva, kot sneg, i più aspettavano con grande impazienza gli evergreen più riconoscibili. Il quartetto ha acceso il pubblico più di una volta quando sono partite Z več plati, Kako sva si različna (con tre ukulele che convivono nell’accompagnamento) e poi Balada. Prima di presentare Balada, il quartetto, come già mille volte prima, si è concesso un po’ di malizia. Se sul palco hai la coppia Gombač-Narat, non c’è da stupirsi. Il lato lucido dei concerti dei Katalena si è insomma travasato anche nei concerti di Neca Falk. I due Boštjan si sono riconosciuti in pieno in questo brano, e Neca li ha liquidati con la frase: »Voi due litigatevi pure per me, che io canto del terzo!«. Sono seguiti alcuni secondi di silenzio, poi a Gombač il diavolo non ha dato pace e, con la sua tipica teatralità, ha dovuto aggiungere: »Vero Žiga?« e la gente è scoppiata a ridere. La band comunque non si è lasciata sfuggire la richiestissima Vsi ljudje hitijo. L’esibizione è finita dannatamente in fretta. Il gruppo è tornato per un rapido bis con Uspavanka e ha accontentato la folla che sperava nei classici di Maček Muri, poi se l’è filata di corsa dal palco.
Nonostante le richieste a gran voce di un altro bis da parte della folla inconsolabile, il programma del Kamfest ha misurato al minuto il tempo del gruppo, perché già dopo 15 minuti sullo stesso palco toccava a Polona Kasal, esibizione spostata qui in via preventiva da un’altra location per la minaccia di un acquazzone. Insomma, »dalla padella alla brace«, anzi no: dalla pioggia al riparo.
Neca resta ipnotica. La sua voce e il modo in cui si fonde devota con la musica creano quella sensazione »sotterranea« di purezza verginale, e così ancora una volta ha conquistato tutti con sincerità e sangue caldo. Per la musicista, che si è infilata la sinistra nella tasca dei pantaloni (dove la stessa sinistra è rimasta per buona parte del concerto), tutto questo è probabilmente routine, anche se Neca si è visibilmente divertita per tutta l’esibizione. Sorprende però che sul palco non occupasse la posizione centrale, benché la sua voce e la sua presenza siano le figure centrali dello spettacolo. Stavolta Neca era spostata un po’ di lato, anzi il più vicino al palco era Narat con la sua sedia e la chitarra acustica. Asciutto e dolce! Per qualcosa in più torneremo di sicuro al prossimo concerto vicino a noi dell’unica Neca Falk.
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