Il metal americano compie 30 anni e passa a trovarci dietro casa! (2014)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Trieste / Dom pristanišklh delavcev (Teatro Miela) / Italia
Data del concerto: 20.11.2014
Spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 24,00€
Magari qualcuno di voi si ricorda ancora dell’esibizione dei vecchi leoni dell’heavy metal americano Lizzy Borden alla Metelkova di Lubiana, esattamente tre anni fa (il report è qui). Come vola il tempo! Soprattutto per i Lizzy Borden, che con un tour europeo festeggiano tre decenni di carriera. Trent’anni di alti e bassi fino a oggi, quando, nonostante il bel traguardo, più o meno vivacchiano e nei localini suonano per due soldi. Per l’heavy metal tradizionale non sono tempi d’oro: il vento che gonfiava le sue vele all’alba del nuovo millennio ha cambiato direzione, e restano a galla solo i più tenaci. Quelle band di medio calibro che a metà e nella seconda metà degli anni Ottanta scrissero la storia dell’heavy e dello speed metal americano (Riot, Liege Lord, Metal Church, Armored Saint, Lizzy Borden…), ma che non sfiorarono mai il successo commerciale da favola, un quarto di secolo dopo raccolgono solo le briciole.
I Lizzy Borden hanno festeggiato i trent’anni di attività l’anno scorso con un lungo tour nei natii Stati Uniti, e quest’autunno è toccato anche ai loro fan europei. Quando sembrava ormai che le tappe più vicine a noi sarebbero state Bologna e Vienna, al tour sono state aggiunte all’ultimo quattro nuove date, tra cui Trieste, dove si è avventurato il terzetto della squadra di Rockline.
Quando siamo arrivati nella città un tempo slovena, il Dom pristaniških delavcev era ancora deserto, così ci siamo entrati solo dopo il giro obbligato attorno alla vicina piazza principale. Appena dentro la sala, a intrattenere un pubblico di qualche decina di teste c’erano già i Damned Pilots, una band grottesca dal suono grottesco. I riff doom che rotolavano lenti, uniti all’abbigliamento insolito dei membri (spiccava il bassista con un casco e dread lunghi un metro), hanno attirato un bel po’ di interesse a breve termine, ma per restare impressi nella memoria dei Damned Pilots non è bastata nemmeno la cover, infilata in mezzo ai pezzi originali, dell’omonimo classico cult dei Black Sabbath del lontano 1970. Il secondo gruppo di supporto della serata erano i Nightglow, una band con una carriera decisamente più lunga dei predecessori sul palco, visto che le loro radici arrivano fino al 1998. I Nightglow si sono rivelati un collettivo affiatato e tecnicamente preparatissimo, che non lascia nulla al caso. Le linee heavy metal impostate in modo tradizionale nei ritornelli sono sbocciate in un’epica prova vocale, quindi non sono estranei nemmeno a qualche strizzatina d’occhio al power metal. Quella sera il piatto forte era la presentazione del debutto uscito l’anno scorso, »We Rise«, con cui i Nightglow guardano a testa alta al futuro.
La scena era già pronta per l’attacco shock del metal americano, quando il trio strumentale si è disposto sul palco e ha aperto lo show con il pezzo Master of Disguise. I Lizzy Borden sono formati da due vecchie conoscenze di Lubiana, il batterista originale Joey Scott e il bassista Marten Andersson, mentre alla chitarra c’è Ira Black, tornato in squadra dopo che nel frattempo il suo predecessore ha fatto il colpaccio e oggi suona nei Black Label Society di Zakk Wylde. Ai primi versi, da dietro la scenografia è sbucato di corsa il piccoletto Lizzy Borden, con in testa una maschera a tre facce. Un’apparizione spaventosa che fin dall’inizio non ha lesinato sull’eredità di una band che ha preso il nome da un sinistro personaggio della storia americana, la ragazza di nome Lizzie Borden, che alla fine dell’Ottocento uccise a colpi d’ascia il padre e la matrigna. Il gruppo è famoso per gli show rock shock nello stile di Alice Cooper o dei Kiss, con la differenza che l’intero teatro si ricollega in un modo o nell’altro alla sanguinosa storia di Lizzie Borden (mai condannata).
All’inizio il suono era impastato, la chitarra di Black ronzava con la modestia di un’ape solo dal suo monitor, ma entro il primo terzo del concerto anche questo aspetto è migliorato. Per far quadrare meglio i conti, i Lizzy Borden hanno rinunciato all’armonia a due chitarre e hanno caricato tutto il lavoro a sei corde sulle spalle larghe di Ira Black, un maestro del mestiere, che in passato si è guadagnato il pane con gruppi come Vicious Rumors, Metal Church e Heathen. Un centinaio di anime presenti, da vicino e da lontano (non mancava nemmeno la squadra di Zagabria), non rappresentano certo una fonte inesauribile di incassi, e per questo gli sfarzosi show glamour dei Lizzy Borden anni Ottanta sono ormai storia. Ma il quartetto non si è dato per vinto! Abituati a tutte le disavventure del pianeta, nonostante la scarsa affluenza sono stati sul palco da veri professionisti e con un sorriso sereno hanno intrattenuto le poche file (stavolta decisamente troppo grande) della sala del Dom pristaniških delavcev.
Lizzy Borden, con cambi express di costumi e altri oggetti di scena, ha aggiunto alla delizia musicale anche lo spettacolo visivo. Mazze, asce, mantelli e maschere si sono alternati come su un nastro trasportatore, e il contenuto sinistro ha accompagnato alla perfezione i motivi dei classici eseguiti: Notorius, Rod of Iron ed Eyes of a Stranger. Nella parte centrale dello show hanno trovato posto i singoli dell’ultimo album in studio, ancora oggi, »Appointment With Death« (2007), Tomorrow Never Comes e Under Your Skin, e in mezzo gli americani hanno infilato il sempreverde dei Rainbow Long Live Rock ‘n’ Roll. »Stasera volete ancora più sangue?«, spara Lizzy a bruciapelo, il nostro collega Jernej Vene, presagendo cosa sta per succedere, scappa in fretta dalla prima fila, mentre il frontman porta sul palco un teschio aperto da cui cola sangue e comincia a spalmarlo sulle facce degli spettatori in cerca di divertimento (per tutti i puristi: il »sangue« era in realtà semplice estratto di lampone). La teatralità è colata in modo uniforme lungo tutto il concerto, lasciando il pubblico sempre in trepidante attesa di capire quale scherzetto avrebbe combinato stavolta Lizzy. Le esecuzioni dei classici più riconoscibili del gruppo, Me Against the World e American Metal, hanno fatto intuire che la fine era vicina. L’atmosfera è stata ammazzata per un attimo dall’assolo di batteria di Joey Scott, piazzato in un momento sfortunato all’inizio del bis, quando la festa con la loro Red Rum (»Love You To Pieces«, 1985) e l’antichissimo inno motociclistico Born To Be Wild si è già esaurita dopo appena un’ora e qualche minuto.
Per il tour del trentennale, ci siamo ritrovati con un’ora buona di show teatrale dei Lizzy Borden in meno di quanto ci aspettassimo. I tour per occasioni speciali di solito sono motivo di esibizioni ancora più intense e variegate, stavolta invece la conclusione è stata del tutto opposta. Finché è durato è stato dolce, ma è stato decisamente troppo corto – »meno male che Trieste è così vicina«, ci siamo detti, e ce la siamo filata verso casa.
Setlist
1. Master of Disguise
2. Notorious
3. Roll Over and Play Dead
4. Rod of Iron
5. Eyes of a Stranger
6. Bass Solo
7. Tomorrow Never Comes
8. Long Live Rock ‘n’ Roll
9. Under Your Skin
10. There Will Be Blood Tonight
11. Guitar Solo
12. Me Against the World
13. American Metal
—bis—
14. Drum Solo
15. Red Rum
16. Born to Be Wild
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