Una serata indimenticabile a Padova in compagnia di Alan Parsons (2015)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Padova / Gran Teatro Geox / Italia
Data del concerto: 26.03.2015
Pubblico: 4000 persone
Il Gran Teatro Geox di Padova (Italia) ha ospitato stavolta l’esibizione del leggendario musicista, produttore e ingegnere del suono Alan Parsons e della sua splendida band, un evento che gli amanti dell’art rock dagli arrangiamenti maniacalmente perfetti non potevano proprio perdersi. L’occasione di risentire dal vivo gli immortali successi di Alan come “Eye In The Sky”, “Don’t Answer Me”, “Prime Time”, “I Wouldn’t Want to Be Like You”, “Limelight”, “Time” e tutti gli altri capolavori non capita certo tutti i giorni, quindi nessuna sorpresa se il Gran Teatro Geox era quasi sold out. Gli italiani, insieme ai polacchi, sono uno dei pochi popoli europei che anche ai giorni nostri adorano ancora ogni tipo di rock progressivo e di solito non deludono mai, quando si parla di affluenza a serate come questa.
Alan, affiancato sul palco da altri sette musicisti, anche in questo tour ha riproposto alcuni dei più grandi classici dell’era della mitica formazione The Alan Parsons Project, che nei suoi anni più giovani guidava insieme allo scomparso cantante e compositore scozzese Eric Woolfson. Dalla nostra ultima volta, la band di Alan è cambiata un pochino: il tastierista di sempre Tom Brooks è stato sostituito stavolta dalla sua “riserva” Manny Foccarazzo, mentre alla band si è aggiunto un chitarrista/corista in più, Dan Tracey. La cosa più affascinante della band di Alan è che proprio tutti i membri, a partire dal cantante principale B. J. Olsson, sono cantanti coi fiocchi, tanto che nel corso della serata ai microfoni si sono alternati ben cinque voci diverse: Olsson, Tracey, il chitarrista solista Alastair Greene, il sassofonista/cantante Todd Cooper e naturalmente il maestro Parsons, che si è fatto valere ancora una volta sui suoi due più grandi successi. Perfino il batterista Danny Thimpson, che quella sera si è fatto un mazzo così, ha dato una mano al microfono, mentre il bassista Guy Erez si è dato un gran da fare per garantire armonie vocali incredibilmente ricche.
La compagnia di Alan ha aperto il suo ambizioso set, che oltre agli standard dei The Alan Parsons Project comprendeva anche un brano solista inedito intitolato “Do You Live At All”, con “Eve” (1979), l’strumentale “Luciferama”. A seguire “Damned If I Do”, un altro pezzo amatissimo dello stesso album, che grazie soprattutto alla prova vocale appassionata di Olsson ha riempito di energia tutta la sala. E quello era solo l’inizio del concerto! Il maestro Parsons, a giudicare dall’abbigliamento, con tanto di immancabile sciarpa, sembrava un po’ un pastore della Šarplanina, mentre di anno in anno somiglia sempre di più al leggendario attore jugoslavo Pavle Vujesić. Fedele alle sue vecchie abitudini, se ne stava più o meno al centro del palco, davanti al sintetizzatore e con la chitarra a tracolla, così quella sera abbiamo avuto modo di vedere sul palco ben tre chitarristi. Tra loro lo “show” l’ha decisamente “rubato” Alastair Greene, un virtuoso della chitarra eccezionale che si disimpegna benissimo anche come cantante principale, come ha dimostrato sui classici “I Wouldn’t Want to Be Like You” e “Prime Time”.
Mr. Parsons ha preso in mano il comando vocale sulla celebre ballad “Don’t Answer Me”, che col suo ritornello nostalgico ha ancora una volta stregato tutto il pubblico. Il brano “Days Are Numbers (The Traveller)” Alan lo ha dedicato al compianto Eric Woolfson, un gesto bellissimo da parte sua, e allo stesso tempo questa esecuzione è stata una delle sorprese più piacevoli della serata. Il sassofonista Cooper ha avuto la sua occasione per brillare su “Breakdown” e “The Raven”, che si sono “fuse” l’una nell’altra, e non ha entusiasmato meno sull’immancabilmente divertente “Psychobabble”. Uno dei momenti più toccanti della serata, come c’era da aspettarsi, è stata l’esecuzione della ballad indimenticabile “Time”, da “The Turn of a Friendly Card” (1980).
Quell’album è ancora oggi uno dei traguardi TAPP preferiti di Alan, tanto che anche quella sera la sua band ha suonato un medley di venti minuti con alcuni dei momenti più celebri di “The Turn of a Friendly Card”. Entrambi i classici di “Stereotonomy” (1986), la ballad “Limelight” e il rocker melodico “In The Real World”, sono stati cantati con sicurezza dal nuovo chitarrista aggiunto Dan Tracey, che si è rivelato un acquisto ottimo. Dopo la malinconica “Old and Wise” e la significativa “What Goes Up” è arrivato il momento del culmine della serata. Dopo il celebre strumentale “Sirius”, che negli anni Novanta è stato reso ancora più popolare dai campioni NBA Chicago Bulls, è toccato al più grande successo di Alan, “Eye In The Sky”, per cui ha invitato anche il pubblico sotto il palco, che ha dato alla band una mano entusiasta nel canto. Dopo un entusiasmo indescrivibile la band di Alan si è presa una breve pausa ed è tornata sul palco con due vere e proprie scariche di energia, i classici “(The System of) Dr. Tarr and Professor Feather” e “Games People Play”. Peccato che quella sera non siano risaliti sul palco un’altra volta, dato che in alcuni concerti per il secondo bis di solito suonano la commovente power ballad “Don’t Let It Show”.
Mr. Parsons ha dimostrato ancora una volta una perfezione sonora assoluta, mettendo in scena un’esibizione praticamente impeccabile durante la quale, oltre ad alcuni degli standard più celebri dei The Alan Parsons Project, abbiamo sentito anche qualche pezzo meno chiacchierato, capace di risvegliare la nostalgia per i bei tempi in cui sulle onde radio dominava senza rivali la musica di qualità. La sua band, con un’acustica fenomenale, come sempre, è stata incredibilmente affiatata e impeccabile nelle armonie vocali, e se proprio si deve trovare un difetto, è la voce di Alan, che con gli anni si è un po’ indebolita, ma alla sua età è una cosa del tutto normale. Per un musicista che, quando ancora collaborava con Woolfson, ha tenuto il suo unico concerto solo nel 1990, quando i The Alan Parsons Project erano ormai praticamente sciolti, dopodiché si è dedicato alla carriera solista e ai tour, è quasi ironico che in tarda età abbia cominciato a godersi le esibizioni dal vivo. Meno male che è così, perché in questo modo i suoi evergreen conservano la loro forza anche “dal vivo”, e magari il patrimonio TAPP e solista di Alan farà breccia anche in qualche nipotino che viene al concerto di Alan accompagnato dalla generazione di ascoltatori che quella sera la faceva da padrona.
Scaletta
1. Luciferama
2. Damned If I Do
3. Don’t Answer Me
4. Breakdown
5. The Raven
6. Time
7. I Wouldn’t Wanna Be Like You
8. Days Are Numbers (The Traveller)
9. Psychobabble
10. The Turn of a Friendly Card (Part One)
11. Snake Eyes
12. The Ace of Swords
13. Nothing Left to Lose
14. The Turn of a Friendly Card (Part Two)
15. Do You Live At All
16. Limelight
17. In the Real World
18. Old and Wise
19. What Goes Up
20. Prime Time
21. Sirius
22. Eye in the Sky
—bis—
23. (The System of) Dr. Tarr and Professor Fether
24. Games People Play
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