Enki ha inghiottito Channel Zero! (2015)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Channel Zero, Lubiana
Data del concerto: 28.05.2015
I metallari olandesi-gerusalemiti del »sumerian black thrashing« (come si definiscono loro stessi a livello di genere) Melechesh avevano suonato da noi per la prima volta poco meno di quattro anni fa, presentando l’album The Epigenesis uscito nel 2010. Se c’è una cosa certa, è che la band guidata con pugno di ferro dal frontman Ashmedi per registrare si prende un sacco di tempo, ma quando poi presenta il nuovo disco dimostra anche che l’attesa vale la pena. Abbiamo aspettato quasi cinque lunghi anni per Enki (intitolato a una divinità sumera), ma i Melechesh hanno sfornato di nuovo un album che è già un serio candidato a disco dell’anno. Enki li ha riportati anche a Lubiana, stavolta di nuovo in compagnia dei norvegesi Keep of Kalessin e degli svedesi Tribulation, formazione prog death/black metal.
Ad aprire le danze è salita sul palco la band italiana Embryo, che su Metal Archives viene classificata come melodic death metal/metalcore, il che, soprattutto per via della provenienza geografica del gruppo, non prometteva granché. E, come da copione, anche gli Embryio hanno dimostrato che agli italiani (con poche rare eccezioni) il metal continua a non riuscire. Però, considerato il genere, gli Embryo hanno mostrato persino qualcosa in più del previsto. I riff erano sì monotoni, noiosi e uguali l’uno all’altro come due gocce d’acqua, i breakdown beceri e le tastiere campionate fastidiose, ma il quadro generale è stato migliorato un po’ da un batterista scatenato e da una voce solida. Roba da dimenticare in fretta, ma dall’Italia è arrivato già parecchio di peggio.
Non eravamo pochi quelli che aspettavano gli svedesi Tribulation, forse ancora più dei Melechesh: dei vampiri che nella loro musica mescolano da maestri death progressivo e black metal con un approccio retrò anni Settanta, Led Zeppelin in testa. Un quartetto allampanato, in pantaloni a zampa e corpse paint, ha salutato il Channel Zero con un’ondata d’incenso e con Strange Gateways Beckon, singolo dell’ultimo disco The Children of the Night. Gli svedesi hanno convinto subito con un suono cristallino, che ha fatto emergere tutte le cose oscure che contraddistinguono i Tribulation, a partire dagli assoli eccezionali e da un fantastico intreccio di riff. Il cantante Johannes ha parlato poco con il pubblico, il che ovviamente si addice all’immagine occulta della band, ma in compenso si è fatto valere con il suo growl ringhiante, che sta benissimo con testi di orrore e magia occulta. In prima fila, però, a far impazzire sono stati soprattutto i due chitarristi fenomenali, affiatatissimi, insieme a una batteria dinamica in cui Jakob ogni tanto ricorre pure ai blast beat, ma per il resto offre una gamma varia di passaggi, spesso più vicini all’heavy metal che al death o al black. È vero, però, che i Tribulation sanno sorprendere funzionando alla grande sia nelle acque più calme e progressive, in salsa retrò, di pezzi come In the Dreams of the Dead, sia nelle mazzate death metal più dirette come The Vampyre dal debutto Beyond the Horror. Che i Tribulation si rialzino al più presto dalle loro bare e tornino sui nostri palchi.
Gli eccezionali Tribulation sono stati un boccone bello duro da mandare giù anche per gli headliner, e ancora di più per i Keep of Kalessin, che questa volta sono tornati a Lubiana di nuovo insieme ai Melechesh (con cui erano venuti anche anni fa), ma con la formazione indebolita e con il nuovo album Epistemology, che non fa che confermare la crisi creativa e la stagnazione ormai di lunga data. Il picco della loro produzione, con la magnifica Armada, è quasi dimenticato, e anche stavolta i norvegesi, ora in versione trio, si sono concentrati solo sugli ultimi tre dischi (oltre al nuovo, anche Kolossus e Reptilian). Dopo l’addio del cantante Thebon, i compiti vocali li ha presi Obsidian C. in persona, e non è stata nemmeno una cattiva scelta, visto che la sua voce suonava convincente, ma cantare e suonare la chitarra contemporaneamente gli ha dato qualche grattacapo. Si sentiva infatti una forma fisica un po’ scarsa, che però è stata coperta con successo dalle voci pulite ed epiche del bassista Wizziac. I Keep of Kalessin in qualche momento sono riusciti ad attirare l’attenzione della sala (per esempio con il thrasheggiante Judgement e Ascendant da Kolossus), ma per il resto, tra gli eccezionali Tribulation e gli ottimi Melechesh, hanno fatto la figura di… Beh, come dice il grande capo, di una triste scorreggia di Murgle.
I Melechesh hanno trovato ad attenderli un Channel Zero bello pieno, e alla band ha fatto bene, visto che Ashmedi sul palco era chiaramente di umore migliore rispetto alla loro prima data slovena alla Menza pri koritu. I Melechesh non l’hanno fatta troppo complicata: giusto in mezzo a una nuvola d’incenso hanno attaccato con The Pendulum Speaks dall’ultimo disco e anche loro hanno convinto con un impianto audio chiaro e al volume giusto. Tanto di cappello al chitarrista senza nome (un session man, che di solito nei Melechesh si porta il nome collettivo Nomadic Soul) e al bassista Scorpios, che per tradizione Melechesh hanno resistito per il primo pezzo, nel caldo del Channel Zero, a volto coperto, per poi liberarsi delle maschere per Tempest Temper Enlil Enraged, ed è lì che i Melechesh si sono davvero scatenati. Era splendido sentire quelle chitarrine thrash metal ultraveloci condite di riff black metal e da un forte retrogusto orientale, che distingue i Melechesh dal diluvio di tanti gruppi »wannabe« dal suono orientaleggiante, visto che Ashmedi snocciola in continuazione scale a cui nella musica occidentale non siamo abituati. Stavolta in scaletta, tra i rullatori black/thrash, ha sorpreso anche Genies, Sorceres and Mesopotamian, il pezzo più orientaleggiante di tutti, mentre per il resto i Melechesh hanno infilato per una buona ora rabbia e melodie d’impatto dagli ultimi tre album, convincendo con un’ottima intesa (solo i cori di Scorpios, poco udibili, ne sono usciti un po’ peggio), e come una macchina ha pestato anche il session man Jonathan Garofoli, che ricordiamo dai nostri Entreat., Elodea e Slavocracy. I Melechesh si sono congedati un po’ troppo presto, dopo appena un’ora, ma il finale, per quanto atteso, con l’epica Rebirth of the Nemesis, è stato esplosivo e maestoso. Alla prossima, quando, come ha promesso Ashmedi, ci verranno di nuovo a trovare.
Scaletta
MELECHESH:
1. The Pendulum Speaks
2. Temper Tempest Enlil Enraged
3. Ladders to Sumeria
4. Grand Gathas of Baal Sin
5. Genies, Sorcerers and Mesopotamian Nights
6. Deluge of Delusional Dreams
7. Multiple Truths
8. Triangular Tattvic Fire
9. Ghouls of Nineveh
10. Rebirth of the Nemesis: Enuma Elish Rewriteen
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