Body Mothafuckin’ Count Bitch! (2015)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Križanke, Lubiana
Data del concerto: 07.06.2015

I crossover metaller di Los Angeles Body Count nel 1992 hanno scosso il mondo con la controversa Cop Killer, ma hanno dimostrato di essere molto più delle voci scandalistiche che li circondano. I Body Count sono soprattutto un ottimo crossover e un esperimento riuscito: hanno tradotto in punk e thrash metal il linguaggio e l’»attitude« dei ghetti neri. Il sodalizio tra Ice-T ed Ernie C ha unito, una buona ventina d’anni fa, due mondi che all’epoca sembravano inconciliabili, ha creato un sound inconfondibile e ha messo a segno almeno due dischi classici, Body Count (1992) e Born Dead (1994). Tra l’uscita del terzo e del quarto album sono passati quasi nove anni, e nel frattempo i Body Count hanno fatto impazzire per la prima volta Lubiana e hanno perso, in modo tragico, tre membri originali fondamentali. Il chitarrista D-Roc the Executioner è morto nel 2004 per un linfoma, il bassista Mooseman è stato ucciso nel 2001 in una sparatoria »drive-by«, mentre il batterista Beatmaster V se n’è andato nel 1996 a causa della leucemia. I due originali hanno elaborato il lutto per un bel po’, ma nel 2009, con una formazione rinforzata, sono tornati tra i vivi e l’anno scorso hanno pubblicato l’ottimo album del ritorno Manslaughter, che dopo ben diciotto anni li ha riportati anche a Lubiana.

L’onore di scaldare il pubblico per i motherfucker principali della serata è toccato alla formazione hardcore di Trbovlje Kreshesh Nepitash, che si è rivelata un riscaldamento adatto e azzeccato. Anche se già poco dopo le nove il pubblico aveva cominciato a scandire »BC, BC«, i ragazzi di Trbovlje hanno comunque avuto davanti una folla già bella numerosa, che non li ha ascoltati con totale apatia. Una band tematicamente molto affine ai Body Count ha scaricato su Križanke, in una buona mezz’ora, tutta la rabbia per la condizione dell’uomo comune, il disagio sociale del 99% e una critica brutale alla società capitalista. Se la band arriva da Trbovlje, uno dei centri con un tasso di disoccupazione particolarmente alto, tutto questo suona ancora più sincero. Matic Hribar, nonostante l’infortunio alla mano, ha fatto il suo lavoro di frontman con i fiocchi: la critica che esce dalle sue corde vocali urlanti arriva ancora più vicina al singolo, e i back vocal incisivi non fanno che sottolinearlo. Lo stesso vale per il variegato intreccio di riff di Nejc Kuder e Peter Dolčina (Ragespect), che nonostante il suono non proprio al top ruggiva come un’ondata di folla in sciopero.

In meno di mezz’ora i tecnici di palco hanno preparato tutto il necessario per il ritorno dei leggendari Body Count e, quando alla fine si sono spente le luci e dalle casse è esploso il cult intro del disco d’esordio, Smoked Pork, il pubblico ha ruggito come il motore di un Airbus, e i cori »BC!« e »Body Count!« non sono finiti per un bel pezzo dopo un addio fin troppo rapido. Ma prima di allora i Body Count, guidati dal boss Ice-T, hanno sparato una bella selezione di classici, salutando per cominciare con la mitica Body Count’s In the House. Già durante il pezzo lo spazio sotto il palco si è acceso, perché il moshing brutale sembrava non finire mai, mentre sul palco si è esibita in forma fantastica una band che, nonostante il suono non ottimale (a peggiorarlo ci si è messa anche la voce un po’ fiacca di Ice-T), ha azzannato i pezzi con tutta la sua forza e ancora più veloce che sui dischi in studio. Per fortuna il suono si è sistemato già nella prima metà del concerto e solo allora la band ha davvero tirato fuori Uzi e Magnum dai pantaloni, preparando al pubblico un massacro »drive-by« a suon di chitarre croccanti del duo Ernie C (che con il suo ciuffo afro un po’ brizzolato, da lontano sembra un Bobby Liebling nero, hehe)/Juan of The Dead (l’unico bianchetto della band, noto ovviamente come Juan Garcia, chitarrista di EvilDead e Agent Steel), che ronzavano come motoseghe. I Body Count senza i dannati assoli di Ernie non sono immaginabili, e le sue follie dal vivo vengono fuori ancora meglio. Che sulla sezione ritmica devastante non servisse sprecare parole era chiaro già quando il basso delle bombe di energia di Vincent Price (Steel Prophet) ha rombato per la prima volta e Ill Will ha toccato per la prima volta la pelle con la bacchetta. Sotto la guida di Ice il concerto saliva piano piano verso il punto di ebollizione: prima con il mega hit There Goes the Neighborhood, poi con la ballad KKK Bitch, con la fenomenale e sorprendente versione di Disorder, classico dei The Exploited, e con Talk Shit, Get Shot, primo singolo del nuovo album, che Ice ha dedicato a un quindicenne tra il pubblico, dicendogli di dedicarla la prossima volta ai »bulli« e di spiegare loro che lo protegge zio Ice-T. La parte regolare è finita, come da copione, con una Cop Killer di ferro, il nuovo inno sloveno, come l’ha definita Ice-T, a cui si è unito dalle retrovie anche il figlio Ice Tracy. Dopo il saluto, su richiesta del pubblico rumoroso, che ha creato un’atmosfera davvero eccezionale meritandosi anche gli elogi della band, i Body Count hanno regalato a Lubiana un bis di due pezzi, a quanto pare non previsto, cominciando con Enter the Dark Side da Manslaughter e chiudendo con l’inno antirazzista in puro stile Body Count, Momma’s Gotta Die Tonight. Dal vivo, in una versione un po’ allungata e con gli inserti recitati di Ice-T, è venuta fuori in modo eccezionale, e così il retrogusto amaro per la fine troppo rapida si è fatto un po’ più leggero. Il concerto è finito senza troppi saluti già dopo un’ora e un quarto: vista l’azione sotto il palco, i Body Count avrebbero potuto regalare al pubblico almeno ancora Bitch in the Pit ed Evil Dick. Ma nonostante la fine evidentemente troppo rapida, i Body Count hanno comunque dimostrato con successo di non essere solo un »nostalgia act«, ma una band che ha ancora qualcosa da dire, e spero che il successore di Manslaughter arrivi da noi prima di otto anni. Speriamo anche che l’ottima affluenza al concerto di domenica sia il segnale che da noi possiamo aspettarci anche in futuro nomi simili, di maggior richiamo. Il pubblico, più che evidentemente, ne ha una fame da lupi. Bitch!

Scaletta

BODY COUNT:
1. Body Count’s In the House
2. Body M/F Count
3. Masters of Revenge
4. Bowels of the Devil
5. Necessary Evil
6. Manslaughter
7. Drive By
8. Voodoo
9. There Goes the Neighborhood
10. Body Count
11. KKK Bitch
12. Disorder
13. Talk Shit, Get Shot
14. Cop Killer
 — bis —
15. Enter the Dark Side
16. Momma’s Gotta Die Tonight

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