Gli Amorphis portano le melodie finlandesi alla Mostovna (2016)
Autore: Primož Novak
Foto: Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc
Luogo: Mostovna, Solkan, Slovenia
Data del concerto: 30.03.2016
Prezzo del biglietto: 22€/25€
Per i finlandesi Amorphis era finalmente arrivato il momento di testare la popolarità dell’ultimo album anche in un tour nei club, dove stavolta sono loro la band principale. Il lungo tour ha fatto tappa anche in Slovenia, nel amatissimo club Mostovna di Solkan. In giro con gli Amorphis, questa volta, gli olandesi Textures e i greci Poem, due band un po’ diverse come genere.
Si è partiti quindi con i greci Poet, una giovane band che finora ha pubblicato due album e che stavolta si trovava per la prima volta in un tour europeo più lungo. In una buona mezz’ora il gruppo ha provato a convincere con il suo approccio al metal progressivo, che pescava dal rock alternativo. In molti pezzi si sentiva chiaramente che la band ha preso a modello i Tool, anche se i Poem hanno reso il tutto più semplice. Nel poco tempo a disposizione i Poem hanno entusiasmato solo una manciata di presenti. La band non è noiosa, ma dovrà insistere ancora per riuscire a convincere con qualcosa di più originale.
Con i Textures le cose si sono fatte sul serio. Il pubblico della Mostovna ha anche avuto la fortuna di trovare la band di nuovo con il suo cantante dopo cinque concerti, visto che lui ha battuto un raffreddore micidiale e si è ripreso la voce. I Textures avevano a disposizione un po’ più tempo dei Poem, ma purtroppo non abbastanza per presentare al meglio una discografia di cinque album. L’apertura con Drive e Regenesis era tagliata su misura per i fan della prima ora. Poi, con le novità dell’album Phenotype (recensione QUI), New Horizons e Shaping a Single Grain of Sand, i Textures hanno confermato di essere in una forma smagliante. Sul palco la band è di un’energia pazzesca, i pezzi sono stati suonati con precisione e le sbavature sono state coperte in un attimo. Il gruppo ha dato una mano al cantante principale per tutto il tempo con dei cori “gang” extra, saltando di continuo sul palco e spronando il pubblico a muoversi. Il cantante Daniël de Jongh ha dimostrato che la sua voce ha carattere anche dal vivo, e questo regala un’impressione ancora migliore. I Textures, poi, hanno mostrato una bravura incredibile nel suonare, che in stile Meshuggah richiede un sacco di tecnica e precisione. Un grosso contributo è arrivato dal batterista Stef Broks, dal ritmo mai statico, che ha tenuto tutta la band come un orologio. I Textures meritano senza dubbio di essere visti: con la loro musica e il loro show confermano di non essere la solita band »djent« generica che si affida sempre agli stessi trucchetti.
Gli Amorphis hanno aperto il set, com’era logico, con il nuovo Under the Red Cloud: la band deve spingere il più possibile l’album attuale (recensione QUI). L’accento era però ovviamente sugli album usciti nell’ultimo decennio. Il repertorio era più o meno prevedibile: la band ha servito pezzi semplici, orecchiabili e melodici, con un ritornello su 3-4 accordi che il pubblico della Mostovna, stipata fino all’ultimo posto, ha potuto cantare a squarciagola. Dopo qualche pezzo è arrivata una piccola sorpresa: la band ha suonato On Rich and Poor e Drowned Maid, accontentando i fan di vecchia data, ma era decisamente troppo poco. Sono seguiti di nuovo pezzi più recenti, evidentemente pensati per platee più grandi. Sull’affiatamento della band non c’è niente da dire, anche se lo show è stato piuttosto di routine e nella media. Gli Amorphis, del resto, non sono più una band giovane che trabocca di energia, e quindi portano a casa il concerto in modo solido. AgliHANNO membri si sentono addosso gli anni di esperienza dal vivo, perciò sull’affiatamento non c’è nulla da eccepire. La voce di Tomi Joutsen è convincente anche dal vivo, soprattutto quando alterna voce pulita e growl. Gli Amorphis hanno ricordato i bei tempi andati con My Kantele, e fine: è stato tutto il materiale vecchio. Dopo la pausa gli Amorphis hanno suonato ancora i pezzi da hit, come Silver Bride e The Smoke, e ai fan di vecchia data è rimasto l’amaro in bocca: togliere dal repertorio anche Black Winter Day per far posto alle novità non è proprio il massimo. I fan più giovani probabilmente non avevano niente da ridire: si sono ritrovati un best of degli album usciti per la Nuclear Blast.
Con Amorphis, Textures e Poem, la Mostovna si è goduta un’ottima combo di metal melodico, tecnico e progressivo. Forse non ci sono stati picchi, ma si può dire che anche quest’anno la scena metal è più viva che mai.
Setlista
Amorphis
1. Under the Red Cloud
2. Sacrifice
3. Bad Blood
4. Sky Is Mine
5. Wanderer
6. On Rich And Poor
7. Drowned Maid
8. Dark Path
9. Four Wise Ones
10. Silent Waters
11. My Kantele
12. Hopeless Days
13. House of Sleep
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14. Death of a King
15. Silver Bride
16. Smoke
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