MINK impazzisce sotto la bacchetta dei Prismojeni profesorji bluesa (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Tolmino / MINK / Slovenia
Data del concerto: 02.04.2016
Spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 5,00€
I Prismojeni profesorji bluesa sono, a dirla con modestia, un fenomeno musicale sloveno e una delle più belle sorprese possibili capitate di recente sulla scena musicale slovena. Un fuoriclasse. Per contenuti ed esecuzione sono già adesso attrezzatissimi per suonare in tutto il globo, non solo in Slovenia. Non si capisce nemmeno bene da dove siano sbucati, ma circa tre anni fa sono saltati fuori da non so quali scantinati, dove si erano consumati le dita fino a sanguinare, e hanno cominciato a comparire a ripetizione sui palchi sloveni. E ogni volta che si facevano vedere, il pubblico diventava loro. Stakanovisti che, con tutto il loro perfezionismo, all’occorrenza »dormivano« pure con i loro strumenti, prima ancora che il perfezionismo gli »permettesse« di presentare la loro musica al pubblico, e quest’anno hanno pubblicato il loro debutto in studio »Family«. Un paio di settimane prima del concerto al MINK di Tolmino. Il giorno dell’uscita del disco hanno tenuto un concerto indimenticabile al CUK Kino Šiška di Lubiana, dove non si sono limitati a presentare l’album, ma hanno suonato senza interruzione quasi 4 ore piene. Il concerto l’hanno organizzato tutto da soli, affitto della sala compreso, e a forza di autopromozione hanno pure fatto il tutto esaurito alla Kino Šiška.
Perché un’introduzione così? Per farti capire che questo gruppo letteralmente »svitato« è in rapida e solida ascesa e che il sold out alla Šiška è solo uno dei gradini di questa salita. La prossima volta cadranno Križanke, Hala Tivoli, poi magari cadrà il mondo. Non è un ragionamento campato in aria. La fortuna aiuta gli audaci e per essere audaci, oggi, bisogna essere anche »svitati«. In ogni caso il gruppo ragiona con modestia e segue in silenzio i suoi desideri e la sua visione, muovendosi sempre con ponderatezza e in linea con le opzioni che gli si aprono lungo la strada. Quindi, nonostante tutto l’entusiasmo iniziale dell’autore di questo articolo, sono ancora ben lontani dal volare alto e restano coi piedi per terra, realisti insomma. Niente di tutto questo esisterebbe senza tanto cuore, senza dedizione alla magia della musica e all’artismo, che seguono fedelmente nel loro percorso di »auto-scoperta« e »auto-sfida« musicale.
Dopo l’ouverture lubianese, la band è quindi partita per un tour in Slovenia per promuovere l’album »Family«. Nel calendario c’erano anche tre date sul Litorale sloveno, e cioè Aidussina, Salcano e Tolmino. A Tolmino ad aspettare il gruppo c’era un pubblico di buone 100 persone, che per un MINK di regola »eternamente vuoto« è una vera scoperta. La band ha aspettato fino alle 11 di sera. Prima è arrivato al palco Julijan, portando boccali di fresca acqua di Tolmino, poco dopo suo fratello Miha ha fatto la stessa passeggiata tattica fino al palco. Segno che il concerto stava per cominciare da un momento all’altro.
La band ha aperto il concerto con una lunga jam strumentale, Race Me Down the Street. Riscaldamento iniziale. I Prismojeni profesorji bluesa hanno fatto salire lo show di momento in momento. A un livello superiore. Il gruppo ha deciso di piazzare Zlatko alla batteria praticamente in prima linea: la batteria era quindi quasi allineata, sul palco, con Julijan e Miha all’armonica. Per questo è mancato un po’ di spazio per l’altro Miha, che nei primi 20 minuti ha dovuto restare schiacciato tra la batteria e Miha Erič, per poi spostarsi saggiamente sulla pedana della batteria e godersi la posizione più alta del club quella sera. I Prismojenci hanno continuato a spingere. Grinta e foga esecutiva si prendevano l’attenzione di continuo. La chimica tra i ragazzi è eccezionale. Contatto costante e un’intesa fuori dal comune. Il suono, ovvero il dialogo che creano i fratelli Erič, è particolare e per questo unico. In pratica un visto d’ingresso che spalanca al gruppo le porte per sfondare sulla scena internazionale. Che oggi l’armonica possa funzionare nella musica rock in modo così obbligato, addirittura insostituibile. Una formula incredibile! Il pubblico è stato presto loro. Semplice. La chimica è così forte e la sincerità esecutiva con cui il gruppo suda il proprio massimo sul palco è tale che non esiste eroe che non la accetti e non la faccia sua. Soprattutto quando la band è arrivata alla lucida Creepy, un brano che nell’album non c’è ma evidentemente è nuovo, in cui Miha Erič ha sfruttato il suo carisma e il suo senso per la buffonata da palco, un vero teatrino pieno di humor nero e in questo modo strappava altre salve di risate al pubblico, divertendo anche i suoi tre compagni sul palco. Una simile lucida battuta ce l’ha anche Ragin’ Mad, affine negli arrangiamenti, dall’album »Family«, che la band ha inserito anch’essa nel repertorio dal vivo
Di esplosività e di cattiveria ben dosata alla band non manca davvero niente. Dalla dinamica di palco costante e marcata, con i corpi dei ragazzi che letteralmente si fondono con gli strumenti, fino alla comunicazione stessa, sia col pubblico sia tra i singoli membri del quartetto. E poi l’affiatamento straordinario, l’ottima messa a punto per il club, la sonorità raffinata e limata fin nei dettagli dei mattoncini dell’immagine sonora (con tre voci soliste diverse come il giorno e la notte in prima fila), che prende il meglio dall’età dell’oro della vecchia scuola sonora analogica degli anni Settanta e Sessanta. Qui conta tantissimo la dose di spontaneità e di sviluppi inattesi, che si aggrappa alle jam dilatate dentro i brani e conferma di continuo il piacere enorme che il gruppo coltiva. Passioni, emozioni. Tutto questo ribolle inarrestabile al concerto dei Prismojenci. Con la loro generosità sconfinata »comprano« chiunque. Che gli interessi il blues o no. Semplicemente questo cuore è così forte e convincente da prendersi l’attenzione di ogni spettatore, e il genere musicale diventa, a quel punto, quasi irrilevante. Anche quando a Julijan è saltata la sesta corda (attenzione, la sesta!!!), la band ha mostrato una tale padronanza che quel momento sembrava quasi che Julijan avesse lasciato apposta l’iniziativa agli altri membri per delle acrobazie soliste. La corda l’ha cambiata in un lampo. Dovrebbe vederlo Ian Siegal, che mendica volontari tra il pubblico perché qualcuno gli cambi la corda. Insomma, il blues ce l’hanno nel sangue. E Julijan si è pure dottorato in Hendrix, non serve sottolinearlo, è un dato di fatto. Nella prima parte del concerto c’è stata una cover eccezionale di Fire, nella seconda di Voodoo Chile (la band ha diviso il concerto in due parti con una pausa di 15 minuti in mezzo). Pelle d’oca ovunque, di continuo. Per oltre 100 persone la serata è stata a tutta, e alla fine, poco prima delle due di notte, a nessuno è passato nemmeno per la testa di lasciar scendere la band dal palco quando faceva capire che la serata stava per chiudersi.
Avrebbe dovuto seguire anche una terza parte, perché di questi ragazzi semplicemente non ci si stanca mai, ma purtroppo è finita. Due ore e mezza di sudore a tutta. Questa è una band che sa che il successo arriva solo con il lavoro duro, la fatica e le rinunce. Per questo i Prismojeni profesorji bluesa sono già in partenza un collettivo musicale eccezionalmente forte, che trae ispirazione dalle radici del delta blues e poi via via attraverso Chuck Berry, fino all’era dell’espansione del blues bianco (The Cream, Fleetwood Mac (era »Peter Green«!!!), John Mayall and Buesbreakers,…), e poi c’è Albert King, il già citato Hendrix,… Tutto questo lo riversano in un formato musicale elaborato e tutto loro, che propongono con grandissima professionalità. In pratica nel segno della ricerca del perfezionismo. I Prismojenci sono una band in ascesa. La gente si ammassa ai loro concerti. Non perché i Prismojeni profesorji bluesa siano una moda passeggera e trendy. I Prismojeni profesorji bluesa sono nati proprio contro tutte le mode, per offrire alla massa ciò di cui è stata privata. Gemme nascoste e dimenticate, o ancora da scoprire, del sottosuolo musicale. Questa è la band che a metà giugno dell’anno scorso ha aperto il concerto di Ana Popovič al Kino Šiška e che quest’anno può salire subito sul palco prima dei Whitesnake alla Hala Tivoli, che arrivano da noi a luglio. David Coverdale, devoto del blues, ne sarebbe infatti più che incantato!
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