Made To Break e un’oretta di sregolatezze freejazz a Cerkno (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Cerkno Bar Gabrijel / Slovenia
Data del concerto: 30.10.2016
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 0,00e (ingresso libero)
Finalmente una nuova gita a Cerkno, nel famigerato bar “Pr’ Gabrijel”. Per una nuova seduta freejazz, praticamente la prima dopo i tre giorni di tempesta di maggio, quando a Cerkno regnava il celebre Jazz Cerkno festival. Allora. Destinazione nota. Dentro, vecchie conoscenze, potrei dire ormai »l’arredamento del bar«, senza il quale a Cerkno, in questo bar mitico, non si fa un concerto.
Stavolta ci hanno fatto tappa con il loro tour i Made To Break. In realtà una nuova formazione internazionale, dietro cui c’è il nome del signore dei fiati di Chicago, il fiatista Ken Vandermark. Un musicista, insomma, che a Cerkno ha già suonato, e non solo lì: in giro per la Slovenia è passato anche con i The Ex. Se sei un musicista del calibro di Ken Vandermark, schemi e stampi diventano in fretta una gabbia. Il tipo, da sempre attratto dall’eccesso musicale, dalla cosiddetta meraviglia della sperimentazione libera e senza confini, quella che di solito buttiamo nel calderone dell’»avanguardia«, è noto per il »networking« con artisti dalla visione musicale affine, sparsi per il pianeta. Così, non troppo tempo fa, beh, già nel 2011, ha messo su il quartetto »Made To Break«, dove convivono il bassista olandese Jasper Stadhouser, l’»elettronista« austriaco Christof Kurzmann e il connazionale americano, pure lui di Chicago, il batterista Tim Daisy.
In un set di appena un’ora la band ha presentato il suo quarto album in studio »Before the Code«, uscito l’anno scorso. Il concerto, però, è finito ancora prima di decollare davvero. O meglio, si è chiuso proprio quando la gente si era appena sciolta per bene dentro la formazione a ruota libera e dalla cultura free jazz che coltivano i Made To Break. Insomma, una specie di apice dei contributi individuali del quartetto in questo corpo musicale, dove Vandermark teneva sì le redini, ma per la maggior parte dello show a »rubare« la scena è stato lo scambio di eccessi solistici tra Daisy, Stadhouser e ovviamente Vandermark. Stadhouser ha fatto colpo con il suo basso Rickenbecker, sul quale strisciava un oggetto di metallo, tirandone fuori un tintinnio »gonfio« e stigmatizzato che ricordava a tratti quasi il lamento di un tornio, con assoli che per momenti civettavano di sfuggita perfino con elementi di punk e hardcore, anche se si trattava di improvvisazione purosangue. Lo stesso vale per Vandermark, tipico rappresentante della scuola free jazz di Chicago, mentre passava dal sassofono al clarinetto e viceversa. Daisy, come c’era da aspettarsi, accanto a una prestazione di batteria tutto sommato convenzionale, fedele al ritmo jazz, nei suoi pezzi solisti si è servito di vari aggeggi, che probabilmente prima di partire per il tour aveva fregato dalla dispensa della nonna, e che durante lo show si contendevano di continuo il posto con le bacchette. Daisy tirava così fuori ogni sorta di pastelli sonori dall’intera struttura della batteria. Il quarto membro, cioè il »buontempone« Christof Kurzmann, dal suo portatile »Apple« riempiva l’intera struttura sonora con i suoni elettronici più sballati, che ogni tanto ricordavano i tempi pionieristici dei suoni primitivi montati sui primi personal computer, a cominciare dallo ZX Spectrum, dai modelli Commodore e così via…. A tratti il tizio cavava dal suo »giocattolo software« solo un ronzio qualsiasi, in cui su una nota scelta si limitava a deformare la frequenza, senza cercare di costruire una melodia su più note. La band ha aperto e chiuso ogni brano con un motivo elaborato, ma per la maggior parte si è ovviamente abbandonata ai piaceri dell’improvvisazione freejazz.
Quando uno pensa già che sarebbe ora di un’altra birra, visto che la band farà una pausa di venti minuti, dopo una buona ora di musica Vandermark lo smentisce annunciando il pezzo finale. Già. Un atto breve ma dolce nell’ambito della ventunesima edizione del festival Keltika, che per tradizione si tiene al bar Gabrijel. Allora. Il 26.11.2016 qui ci sarà l’esibizione della formazione austriaca »alter-sgangherata« Hella Comet, poi il 23.12.2016 arriva la festa per il ventunesimo compleanno del bar »Pr’ Gabrijel«, e lo staff degli organizzatori annuncia una sorpresa musicale speciale. Se non prima, ci rivediamo lì prima di Natale.
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