Winter Days of Metal 2017 – Hammerhead Baby! (venerdì)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Bohinjska Bistrica, Slovenia
Data del concerto: 24.03.2017
Il tardo pomeriggio di venerdì è stato all’insegna dei padroni di casa Morana, ormai una presenza fissa del festival Metaldays, a cui è toccato anche l’onore di aprire la primissima edizione del Winter Days of Metal. Ogni volta che li becco, la Morana sembra avere un membro in più, e stavolta non ha fatto eccezione: alla tastierista Tjaša si è aggiunta da un po’ un’altra tastierista, Zora, e al cantante Tom la cantante Nina (Sen). Sul palco c’erano quindi ben otto persone, che in una buona mezz’ora hanno sciorinato la loro visione di melodic/folk death metal. Ragazze e ragazzi hanno fatto un bel passo avanti: finalmente la loro musica ha un filo conduttore e una coerenza maggiore di prima. Del tutto superflui, invece, l’assolo di batteria, quello di chitarra e la cover dei Wintersun, e fastidioso anche il fatto di fotografarsi e filmarsi da soli sul palco. Il progresso comunque si vede, e va detto.
I primi ospiti stranieri sono stati i death/thrasher olandesi Izegrim, che si erano già presentati al pubblico sloveno poco meno di cinque anni fa al Channel Zero, in compagnia degli Onslaught. Stavolta ragazza e ragazzi sono tornati in Slovenia con l’ultimo album The Ferryman’s End, che hanno presentato per bene. Purtroppo però l’elemento più memorabile della band resta la cantante e bassista Marloes, con la sua lunghissima chioma bionda e una voce bella cattiva, per niente da ragazzina. Il resto degli Izegrim, invece, se ne sta ben piantato in un death/thrash più che solido, che però non si discosta di una virgola dalle linee guida del genere, figuriamoci se si fa notare per qualcosa.
Si sono fatti notare eccome, invece, i thrasher tedeschi Dew-Scented, che da noi non si vedevano da una vita, anche se un tempo erano ospiti piuttosto frequenti dei nostri palchi, come ha ripetuto più volte il cantante Leif Jensen, la cui voce suona ancora come se avesse bevuto un litro di benzina e poi inghiottito un fiammifero acceso. I tedeschi hanno alle spalle già dieci album in studio (i cui titoli iniziano tutti con la I) e centinaia di concerti, e si sente, porca miseria se si sente. Una scarsa ora con i Dew-Scented è stata una vera lezione di thrash tedesco, dominato da riff eccezionali, una sezione ritmica devastante e la voce cruda del grande frontman Leif. Dopo tanto tempo era più che meraviglioso tornare a spaccarsi l’osso del collo dal vivo su mazzate come Cities of the Dead e Never to Return! Speriamo solo di non dover aspettare di nuovo così tanto per rivedere i Dew-Scented sui nostri palchi!
Se con i Dew-Scented la curva dell’energia è schizzata verso l’alto, con gli Orden Ogan è purtroppo crollata ben sotto zero: i tedeschi hanno regalato uno dei concerti più noiosi a cui abbia assistito negli ultimi anni. Del loro power metal disperatamente mediocre mi è rimasto in mente solo che se lo sono goduto giusto un paio di ospiti del festival di lingua tedesca, mentre il resto della truppa aspettava la fine dell’esibizione in una vera agonia. Il nome della band, che dovrebbe significare “ordine della paura”, ci sta proprio. Un power metal così generico è sempre meglio temerlo.
Per fortuna a raddrizzare l’impressione finale del festival ci ha pensato un nome di culto del thrash, gli Flotsam and Jetsam dell’Arizona, la band con cui Jason Newsted ha iniziato la sua carriera metal. Anche dopo la sua rapida uscita il gruppo ha sfornato roba davvero ottima, restando però sempre all’ombra dei nomi “più grossi” del thrash, un vero peccato, perché album come Doomsday for the Deceiver e No Place for Disgrace meritano un posto nell’enciclopedia del thrash, e l’ultimo Flotsam and Jetsam dimostra che nelle vene della band scorre ancora vero sangue thrash. Gli americani avevano suonato da noi per la prima volta in assoluto meno di due anni fa all’Orto bar, ma quel concerto, tra un impegno e l’altro, me lo sono perso con mio grande dispiacere, e pensavo di aver detto addio per sempre all’occasione di vedere i Flots dal vivo. Con mia grande gioia mi hanno consolato gli organizzatori del Winter Days of Metal, e anche la band difficilmente avrebbe potuto presentarsi in una forma migliore. Anche se in sala c’erano solo un duecento persone, il gruppo era di ottimo umore e ha dato tutto. L’energico Eric A.K. è in splendida forma vocale, e gli altri non sono certo da meno, in particolare i chitarristi Michael Gilbert e Steve Conley, che hanno regalato anche un superbo duello di assoli durante Smoked Out, e la bestia dietro le pelli Jason Bittner, probabilmente uno dei migliori acquisti della band in assoluto. In un’ora e venti, passata fin troppo in fretta, gli americani hanno suonato i pezzi migliori del nuovo album, con la brillante Iron Maiden in testa (mi è mancata Time to Go, ma probabilmente Eric, fra quei versi cantati a velocità ultra, sarebbe svenuto dal vivo), mentre alcuni vecchi gattoni thrash con qualche chilo in più sul groppone ci hanno fatto godere anche con inni thrash indimenticabili come Hammerhead, Desecrator, No Place For Disgrace e Doomsday For the Deceiver. Flots ‘til Death!
Se dopo la fine del festival ti ritrovi per qualche giorno con la depressione post-festival, allora sai di essere stato al festival giusto! Il Winter Days of Metal lo è stato di sicuro, e nonostante fosse la prima edizione si vede che dietro c’è una squadra rodata, perché l’organizzazione è filata liscia come l’olio. Anche se l’affluenza è stata, a dir poco, disastrosa, il festival ha un potenziale enorme per diventare uno dei più grandi tra quelli “più piccoli”, e soprattutto aiuterà ad arrivare più facilmente alla stagione dei festival estivi. Ci vediamo quindi dal 31.1. al 4.2.2018 a Bohinjska Bistrica!
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