Febbre punk a Lignano con The Offspring! (2017)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Stadio Comunale Teghil / Lignano Sabbiadoro
Data del concerto: 04.08.2017

Estate, mare, punk. Sì, decisamente meglio di estate, mare e abominazioni musicali delle band da terrazza sulla nostra costa o su quella croata. In piena stagione estiva, infatti, nella mondana Lignano, a due ore di macchina da Lubiana, sono arrivati i giganti americani The Offspring, e si sono portati dietro anche gli skate punker svedesi Millencolin. Gli americani hanno scelto come luogo del misfatto lo stadio Comunale Teghil, proprio all’ingresso della città, e prima del concerto c’era tempo pure per un bel bagno in mare, con una temperatura dell’acqua che sembrava più quella di una terma.

Poco prima del concerto gli organizzatori hanno aggiunto un terzo nome in cartellone, i quasi-padroni di casa Rumatera, che arrivano da Venezia. I ragazzi quest’anno festeggiano dieci anni di attività e si definiscono punk rock con elementi di elettropop. Rumatera sono evidentemente degli eroi per il pubblico di casa: già nel primo pomeriggio, con il caldo che picchiava ancora di brutto, sotto il palco li aspettava una folla bella grossa, che per tutto il set li ha seguiti con voce alta e tanta passione. I gusti musicali sono quelli che sono, ma io personalmente una roba così brutta non la sentivo da un bel pezzo. I veneziani hanno sciorinato un mucchio di pezzi senza ispirazione, con melodie scemotte e ritornelli ancora peggiori, per giunta cantati esclusivamente in italiano, che nel punk semplicemente non funziona. Rumatera a una base già scarsa aggiungono disperati inserti ska ed elettropop e, nel migliore dei casi, suonano come una versione davvero pessima dei Blink 182. Per non parlare dello show sul palco, che con la musica non c’entra assolutamente niente e comprende cheerleader vestite da lottatori di sumo, una specie di quasi-wrestler e chissà cos’altro. Può esserci qualcosa di peggio di una brutta band italiana? Sì. Una brutta band punk italiana.

Le mie speranze, quindi, erano molto più alte per gli skate punker svedesi Millencolin, che hanno segnato i miei primi anni di liceo e i cui CD giravano nel lettore praticamente ogni volta che andavo in skate (te li ricordi, questi aggeggi, amici, hehe?). Dalla loro nascita nel 1992 a oggi gli svedesi hanno pubblicato otto album in studio, l’ultimo, True Brew, due anni fa, e tra i grandi del genere sono entrati con gli album Life on a Plate, For Monkeys e Pennybridge Pioneers. Proprio da quest’ultimo hanno pescato più pezzi, dalle hit No Cigar, Fox, Penguins & Polarbears fino alla ballad The Ballad (duh), ma purtroppo l’esibizione è stata tutt’altro che soddisfacente. Non solo il suono della band era piuttosto scadente: i ragazzi di Ӧrebro si sono anche concessi un po’ (troppe) stonature e papere, la voce di Nikola Šarčević era lontanissima da quella timbrica melodica che si sente nei dischi, e a farne le spese sono state soprattutto le armonie vocali, per la maggior parte completamente sbagliate. Alcuni pezzi erano pure così orrendamente pasticciati che facevi fatica a riconoscerli. Nonostante Millencolin abbiano proposto una setlist super piena di classici (Olympic, Twenty Two, Lozin’ Must, Bullion), a fine concerto la delusione era bella grossa, e credo che in futuro uno dei più grandi gruppi della generazione skate targata Burning Heart/Epitaph preferirò seguirlo solo su disco.  

Alla fine dei Millencolin il »golden ring« era già pieno zeppo e gli addetti alla sicurezza avevano il loro bel da fare a soccorrere i svenuti, perché il caldo era davvero catastrofico, e durante l’esibizione dei giganti americani The Offspring, che negli anni Novanta insieme ai Green Days hanno portato il punk al grande pubblico, è salito ancora di più. Lo stadio era comunque lontano dall’essere pieno, ma il pubblico, fino alla postazione del mixer, era piuttosto fitto. The Offspring sono saliti sul palco tra l’entusiasmo selvaggio dello stadio con la leggera You’re Gonna Go Far, Kid e si sono messi subito il pubblico in tasca. Lignano è esplosa ancora di più quando The Offspring hanno servito come pezzo successivo la hit All I Want, e da lì l’atmosfera ottima è solo salita. Nella formazione, stavolta, c’era un bel buco, perché con la band non si è esibito il chitarrista originale Noodles, che per questioni familiari ha dovuto volare negli USA, ma il chitarrista sostitutivo ha fatto il suo lavoro con sicurezza, e più volte la chitarra l’ha imbracciata anche il chiacchieratissimo e di ottimo umore frontman Dexter Holland. In un’ora e mezza The Offspring hanno suonato un’ottima setlist, che aveva qualcosa per tutti. La reazione più grande del pubblico se la sono presa le hit scemotte alla Pretty Fly (For a White Guy), Original Prankster e Why Don’t You Get a Job, ma si sono sentite anche mazzate punk più letali e ortodosse come Bad Habit, Genocide, All I Want e Mota. Curioso: dall’ultimo album Days Go By (2012) The Offspring non hanno suonato nemmeno un pezzo, mentre in mezzo al set hanno infilato una versione parziale dell’inno dei The White Stripes Seven Nation Army. Sul palco tra i membri c’era sempre un’interazione cazzara, e Dexter ha salvato il pubblico dal collasso totale da caldo innaffiandolo con l’acqua di una manichetta dei pompieri. La parte regolare del set The Offspring l’hanno chiusa con la splendida inno alla generazione perduta The Kid’s Aren’t Alright, e nel bis hanno salutato con i rullacazzi Americana e con la mega hit Self Esteem, quella che ha messo la band sulla mappa. The Offspring hanno regalato un concerto ottimo, energico e simpaticissimo, che resterà un bel ricordo, e a rovinare un po’ la festa sono stati in realtà solo il caldo e le zanzare rompiscatole.  

Scaletta

MILLENCOLIN:
1. No Cigar
2. Sense & Sensibility
3. Ray
4. Olympic
5. Penguins & Polarbears
6. Cash or Clash
7. The Ballad
8. Twenty Two
9. True Brew
10. Lozin’ Must
11. Kemp
12. Pepper
13. Mr. Clean
— bis —
14. Egocentric Man
15. Bullion
16. Fox
17. Black Eye

THE OFFSPRING:
1. You’re Gonna Go Far, Kid
2. All I Want
3. Come Out And Play
4. Genocide
5. Seven Nation Army/Original Prankster
6. Staring at the Sun
7. Mota
8. Want You Bad
9. What Happened to You?
10. Bad Habit
11. Gone Away
12. Hit That
13. Why Don’t You Get a Job?
14. (Can’t Get My) Head Around You
15. Pretty Fly (For a White Guy)
16. The Kids Aren’t Alright
 — bis —
17. American
18. Self Esteem

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