Il secondo atterraggio dell’astronave `Voivod` a Zagabria (2017)

0 8

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Zagabria / Vintage Industrial Bar / Croazia
Data del concerto: 03.10.2017
Numero di spettatori: 170
Prezzo del biglietto: 80,00HRK (prevendita) / 95,00HRK (la sera del concerto)

Non era passato nemmeno un anno dalla visita dei veterani canadesi del metal sperimentale Voivod, famosi per il loro approccio artisticamente visionario, un corpo a corpo a sangue pieno con sfere di dimensioni musicali inesplorate, e il granitico quartetto, guidato dal geniale visionario musicale, artista e batterista della band Michel Langevin (Away), era già tornato sui palchi del vecchio continente. L’anno scorso i Voivod avevano fatto tappa all’Orto bar di Lubiana, quest’anno si sono fermati in Croazia. Prima a Pola, il giorno dopo nella capitale croata, Zagabria.  A Zagabria RockLine aveva già raccontato un concerto di questa band, nel celebre club KSET. Era l’inizio di maggio 2011. Ahhh, che bei ricordi.

Nonostante gli scossoni di carriera, gli alti e bassi e i cambi di uomini chiave in formazione, i Voivod restano una squadra saldamente in sella, con un dossier musicale tutto loro. che continua ad attingere a piene mani a ispirazione creativa, con cui anche nell’ultimo decennio si rifugiano regolarmente nei territori dell’avventurismo sperimentale. In questo i Voivod non somigliano quasi a nessuno. Anzi, a nessuno. L’ottimo album attuale »Target Earth« e, a seguire, l’EP »Post Society« uscito l’anno scorso mantengono il pedigree artistico costruito negli anni Ottanta e Novanta, mentre il chitarrista Daniel »Chewy« Mongrain da quasi dieci anni dimostra con la sua qualità eccezionale che infilarsi le scarpe taglia extralarge del compianto, e tutt’altro che facilmente sostituibile, Piggy non è affatto una passeggiata.

Prima ancora dei Voivod, a scaldare l’atmosfera per questa nuova abbuffata live ci hanno pensato i doom/sludge metaller berlinesi Earth Ship, che l’anno scorso hanno pubblicato il loro quarto album in studio »Hollowed« e che ora funzionano come trio, in questa formazione: Jan Oberg (chitarra, voce), Sabine Oberg (basso) e Florian Hauser (batteria). Proprio sull’ultimo, cioè »Hollowed«, si sente l’espansione artistica della band, che ci ha infilato una raccolta di brani vari e dinamici. Gli Earth Ship hanno puntato in scaletta soprattutto sull’album più recente. Così hanno potuto scatenarsi senza compromessi e sparare da ogni posizione, richiamando spesso Kylesa e Crowbar. Le melodie morbose facevano da padrone e si percepiva anche un vago sapore dei loro modelli Alice In Chains. In ogni caso, raffiche doom monolitiche e un’esibizione super convinta e sicura per ben 45 minuti di set.

I Voivod sono saliti sul palco alle undici di sera. In realtà la scaletta non l’hanno »aggiornata« granché rispetto a quella suonata un anno fa a Lubiana, ma l’EP »Post Society« ha avuto una presentazione più ricca: stavolta i Voivod ne hanno suonati ben quattro, su un totale di cinque brani che si trovano sull’EP. 

I Voivod restano un caso assolutamente unico, e il loro carisma da palco contagioso e la loro simpatia restano compagni immacolati dei loro concerti. Lo ha confermato anche la serata di Zagabria. Speravamo che il locale fosse pieno zeppo. Alla fine sono arrivate più o meno 200 persone e in prima fila impazzivano addirittura due fan sloveni infuocati, arrivati direttamente da Babno Polje, da dove servono due ore e mezza di viaggio solo andata per arrivare a Zagabria. Denis Belanger è un frontman incredibile. Carismatico, un orsacchiotto burbero che con la sua presenza scenica fa apposta a suscitare quella sensazione di bestione gigante e simpatico e che con le sue smorfie buffissime tiene il pubblico incollato a sé. Ancora più elasticità facciale la sfoggiava di continuo il chitarrista Chewy, e a quel punto è subito chiaro da dove venga quel soprannome. La band è agilissima e dinamica sul palco. Il nuovo bassista Dominique Laroche (Rocky), entrato nella band nel 2014, e Chewy comunicano di continuo tra loro, e più volte durante il concerto si sono scambiati del tutto le posizioni, destra e sinistra. Away si scatenava sul suo set di batteria (tra l’altro piuttosto spartano), da cui però tirava fuori di nuovo miracoli, ricordandoci ancora una volta quanto sia eccezionale.  La band è sembrata praticamente infallibile e brillantemente affiatata. Con tutta questa cinetica e l’adrenalina che sprigionavano, non hanno mostrato nemmeno per un attimo un briciolo di imprecisione o di approssimazione sul palco. In scaletta la band ha suonato parecchie delizie musicali del periodo cult degli anni Ottanta. Si è appoggiata soprattutto al materiale dell’osannato album »Killing Technology« (1987), e da ognuno degli album usciti tra il 1984 e il 1991 ha tirato fuori un brano. La chiusura è arrivata decisamente troppo presto, quando la band ha attaccato l’attesissima Voivod. Nel bis obbligatorio non era difficile indovinare cosa avrebbero suonato i Voivod. Soprattutto quando Belanger ha rivelato che si trattava di una cover di un’altra band e che il pezzo era dedicato a Lemmy. I Voivod hanno pubblicato da poco il singolo in vinile da sette pollici »Space Machine«. È una rielaborazione dell’originale dei leggendari space rocker Hawkwind, che i Voivod hanno vestito con il loro dossier musicale. La loro versione è così rapace che anche nel bis i Voivod sono riusciti a far moshare selvaggiamente le prime file.

Accordi atonali, una serie di ritmi »spezzati in chiave fantascientifica« che fanno da impalcatura allo sviluppo imprevedibile dei brani, passaggi che arrivano come una martellata, suonati nel modo meno prevedibile, una batteria che sembra suonare i ritmi »al contrario« e ti dà la sensazione che in quel momento sia in realtà la chitarra a tenere il ritmo principale, e altro ancora. I Voivod portano insomma tutto. Sono un’esperienza che con la sua energia e la sua fusione di generi a più strati, dove senti di tutto, dal thrash metal al punk, dalla devastazione rock’n’roll più cruda fino a tocchi persino classicheggianti, porta un sacco di divertimento e spettacolo dal vivo. Questo è l’essenziale. Sia per gli ascoltatori più esigenti, che giurano sul miracolo musicale della sperimentazione, sia per tutti quelli che sono semplicemente venuti a prendersi la loro dose di casino concreto e diretto! Una cannonata, un proiettile dritto che ha colpito ancora una volta il centro del bersaglio! 

La nascita di una società post-apocalittica di zombie robotici sulle ali di soluzioni musicali, la creazione di un universo di cultura musicale unico da parte degli eccellenti sperimentatori canadesi Voivod. Indimenticabile! 

Scaletta

1. Intro
2. Killing Technology
3. Post Society
4. Chaosmöngers
5. The Unknown Knows
6. Overreaction
7. The Prow
8. Ravenous Medicine
9. Fall
10. Korgüll the Exterminator
11. The Lost Machine
12. We Are Connected
13. Voivod
—bis—
14. Silver Machine

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie