Una bufera gelida di legioni metal estreme travolge una Kanal ob Soči completamente deserta (2018)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kanal ob Soči / Klub kanalske mladine / Slovenia
Data del concerto: 24.02.2018
Numero di spettatori: 35
Prezzo del biglietto: 5,00€
Era arrivato finalmente anche un alibi serio per farsi un salto a Kanal ob Soči. Un bellissimo paesino del Litorale in mezzo alla valle dell’Isonzo, e come dice già il nome, ci scorre attraverso l’Isonzo fragoroso, mentre il paese se ne sta “stravaccato” tra la Banjška planota e il Kanalski Kolovrat. Kanal è un posticino praticamente idilliaco, con un’architettura eccezionale e una storia imponente, e a decorarlo c’è anche un ponte non meno imponente. Di nuovo weekend e ahhh,… esattamente dodici anni dalla nascita di RockLine. Salto dal Breginjski kot a Kanal. La Primorska settentrionale quel weekend era “seminata” di concerti. A Cerkno i Raggalution, a Tolmin El Kachon e Bluesback, ma per gli amanti delle perversioni sonore distorte, una serata al Klub kanalske mladine, dove avevano confermato la loro presenza i Nuclear Aggressor di Gorizia, i death metaller tecnici di Postojna Licence To Hate e i thrash/death metaller di Tolmin Devil’s Bridge, era una tentazione più che comoda, anzi, degna di peccato.
Quanto sia “popolare” il dialetto di Lubiana a Kanal ob Soči lo fanno capire due incontri ravvicinati con lo staff del club e con il pubblico. La prima domanda infatti è stata: »Siete della SAZAS?«, e poco dopo qualcuno mi ha pure rivolto la parola in inglese, chiedendomi da dove diavolo venissi. Beh, dopo questa doccia fredda mi ci sono fermato a pensare, e in fondo non c’è da stupirsi. Quando ormai stai per incontrare Abramo, quella sera nel club e nel ruolo di genitore burbero avresti potuto adottare almeno il 90% dei presenti. Il divario d’età è lì, inutile negarlo. Quella sera nel locale si sono trascinate in tutto trenta teste, più probabilmente meno che più, e per di più per lo più italiani, venuti a incitare i connazionali Nuclear Aggressor. Però, quando arriva anche Boco, la sua sola presenza pesa come almeno altri cento spettatori! Attenzione, la birra costa 2,50€, più che alla Metelkova, quindi sconsiglio la leggerezza. Un “sixpack” nel bagagliaio della vostra auto, in casi del genere, può essere un accessorio utilissimo se cercate un modo più pratico di spegnere la sete.
Passiamo alla musica. Un posto carino, curato dalla testa ai piedi. Il Klub kanalske mladine è un localino fantastico, che dovrebbe ospitare molti più concerti di questo tipo. Verso le undici e mezza di sera sono saliti sul palco i tolminesi Devil’s Bridge Un’esibizione di quelle che lasciano il segno. I ragazzi hanno chilometri sulle spalle, e anche esperienza. Il capobanda, cantante e chitarrista Luuka Trpin, ha “tormentato i suoi compagni di sventura” in modo granitico con un growl mostruoso. Le frasi sono grezze, elementari, con una tinta thrash old school. A tratti la band si appoggia (anche con il ritmo) a qualcosa che ammicca all’eredità del primo speed metal americano. Compatto, sicuro di sé e devastante. Vecchia scuola. La band sta sviluppando un suo carattere musicale riconoscibile. Senza trucchi. Solo botte. Ai ragazzi sul palco non mancano né scatti né dinamica, ed è davvero affascinante vedere come il trio si incastri bene, anche nel rendimento sonoro. La solida cinetica ritmica con cui hanno brillato il batterista Sašo Kokošar e il bassista Mitja Markič ha dato a Luka un appoggio eccezionale, tanto che lui è riuscito a difendere in modo efficace e convincente i colori del cantante e chitarrista in una persona sola. Anche per quanto riguarda gli assoli, davvero affascinanti. La band ha preparato un repertorio di materiale proprio e ovviamente ha suonato l’unico documento di studio ufficiale, cioè l’EP »He Is Crossing« uscito nel lontano 2011, tenendosi il brano Why Are We Here per la parte conclusiva della sua scorribanda più che convincente e piacevole con il Lucifero di casa. Ragazzi, non mi ripeterò, ma è ora che pubblichiate finalmente anche un album di studio.
I Licence to Hate hanno alle spalle un chilometraggio simile a quello dei Devil’s Bridge. I ragazzi di Postojna, che ora sono un quartetto e vanno avanti dal 2010, dal punto di vista musicale sono fatti di un’altra pasta, e mentre suonano si sente che la loro nomenclatura musicale si appoggia alle conquiste degli elementi old school, sgrezzati dal death metal tecnico della Florida. Ma con brutalità e complessità entro i limiti della »normalità« (dimenticate i paragoni con tipo i Nile). Entro i limiti del seguibile. La band si è presentata con un’intensità vissuta fino in fondo, in particolare il chitarrista Bajot ha strappato di brutto a destra e a manca, anche se ha avuto qualche problema con il suono e a metà concerto è sceso dal palco per cercare di capire come suonassero davvero i Licence To Hate quella sera nel club, mettendosi in mezzo al pubblico. Pare che i ragazzi amino frequentare vita e opere di gruppi come Possessed, Death, Cannibal Corpse, Deicide, con la caoticità di qualcosa alla Slayer che diventa quasi una regola rudimentale. Il carisma vocale del gigantesco Grega, in cui ci stanno tranquillamente due “Interceptor Čulki”, funziona alla grande. Gli calza a pennello l’energia distruttiva della profanazione empia di tutto ciò che emetta anche solo un quanto di luce. Nel 2016 la band ha pubblicato il demo »Sick Of All That Bleeds«. È evidente però che le cose per i Licence To Hate vanno al posto giusto anche per il fatto che si sta preparando il terreno giusto per il debutto in studio.
Per il gran finale, ancora i Nuclear Aggressor. Un trio che un tempo era anche un quartetto, fondato anch’esso nel 2010. Quella sera quindi abbiamo avuto tutte e tre le band con lo stesso anno di nascita. La band è rappresentata dal batterista sloveno Luka Laurenti, che prima suonava nei Lintver, dal bassista completamente nuovo della formazione, soprannominato Sioba, e dal capo, cioè cantante e chitarrista, Hellvis (all’anagrafe Elvis Masut), che da un po’ va in giro con la testa completamente rasata. Quest’ultimo non si è dimenticato nemmeno di spalmarsi teatralmente la faccia, dando l’impressione di essere uno zombie. I Nuclear Aggressor hanno portato qualche “fantasia musicale” sulla scia dell’eredità old school delle band thrash metal teutoniche tedesche, con i Kreator in testa. Anche la voce isterica ma penetrante e dal marchio inconfondibile dello scatenato e dissoluto Hellvis a tratti ha ricordato Petrozza. Si tratta di una band affiatatissima, rodata e con un po’ più di esperienza, visto che può vantare anche una discografia propria piuttosto corposa. Così, dopo una serie di EP e il debutto in studio uscito nel 2013, »Condemned To Rot«, due anni fa è uscito anche il secondo album sulla lunga distanza della band, intitolato »Slow Dismemberment«. Quindi nessun terremoto in termini di innovazione musicale, ma, proprio come le altre due band prima, con enorme cuore, concentrazione rigorosa e dedizione! La band è stata spronata per tutto il tempo anche da un piccolo gruppetto di “bestioline” che facevano le capriole, cioè fan italiani del metal e simpatizzanti della musica estrema, cosa che è stata più che benvenuta, perché scacciava quella spiacevole sensazione che il locale quella sera fosse rimasto completamente vuoto e dimenticato.
La gente di Kanal è una squadra ben “ulaufana” e ha messo in piedi l’evento a un livello organizzativo davvero alto. Il concerto avrebbe meritato più sostegno da parte del pubblico e più presenze. Perché ai tempi nostri la gente non va più ai concerti nemmeno il sabato sera resta quindi un enigma irrisolto. Forse andrà meglio il 30.3..2018, quando qui suoneranno gli eccentrici musicisti di Črnomelj Broken Lock, che sviluppano una formazione musicale tutta loro, con cui potrebbero aprire il concerto di qualche Mastodon, e a far loro compagnia ci saranno gli psycho-math rocker di Rešk Flip Flop Fatality.
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