Il suono dell’apocalisse dei Motorpsycho e la caduta della torre di Babele al Channel Zero (2018)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Channel Zero / Slovenia
Data del concerto: 08.03.2018
Numero di presenti: 150
Prezzo del biglietto: 8,00€ (in prevendita) / 10,00€ (la sera del concerto)
Era l’otto marzo e valeva la pena fare un salto a Metelkova, dove il Channel Zero ruggiva allegro tra tuoni e nebbia sparsa a profusione, vantando anche un’affluenza davvero bella di giovani affamati di buona musica. Giovani? Non solo giovani, ma anche un bel mazzo di zii brizzolati che seguono i Motorpsycho da molto, moltissimo tempo. Come dicevamo. In questo spazio erano dunque approdati, quella sera, i veterani norvegesi dell’»empietà« psichedelica, progressive e post-rock Motorpsycho. La band ha una base di fan bella solida e ce ne siamo accorti anche due anni fa , al loro concerto a Pordenone. Già allora l’autore di queste righe si era lasciato scappare che la band sembrava fatta apposta per esibirsi al Kino Šiška di Lubiana, se mai fosse successo. La profezia si è avverata in meno di due anni. Al Channel Zero, certo, ma con la crew del Kino Šiška in co-produzione del concerto. Il palco decisamente più piccolo del Channel Zero ha amplificato certe emozioni che solo una dimensione da club sa regalare, dove il contatto tra pubblico e band è molto più intenso, E proprio così è stato al Channel. Il locale era stipato di gente affamata di loop ipnotici e voraci, costruiti su un suono rudimentale e tonantemente iperplasico di frasi di chitarra.
Come spalla i Motorpsycho hanno chiamato gli ungheresi Dope Calypso. Formazione agilissima e ambiziosa di Budapest, attiva da quattro anni e con altrettanti album in tasca. Il nuovo »Chaka Chaka« ha avuto anche la maggiore attenzione Un quartetto che non usa il basso, ma due chitarre furiosamente affilate, con un drive rock’n’roll spogliato e primordiale, da esposé garage compatto. Due chitarre e batteria, con le tastiere in ruolo subordinato.Insomma. Garage, grezzo, sfrontato, sanguigno e con un tocco di lucidità sfumata. La band di ragazzi »top less« in una buona mezz’ora si è sudata addosso tutto il sudabile. Nemmeno il pubblico è rimasto indifferente a tanto impegno e a fine set ha salutato la band con un applauso scrosciante. Un’ouverture davvero piacevole a ciò che ci aspettava dopo.
I Motorpsycho hanno alle spalle una lunga carriera, eppure solo a cavallo del millennio hanno cominciato a sbizzarrirsi artisticamente e a integrare altri elementi di genere nel loro io primordiale e crudamente da mazzate. Hanno iniziato a mettergli addosso gli aggettivi psichedelico, progressive, post-rock, anche se il tipico rimbombo e le oscillazioni spesso schizzano nelle sfere del noise. I pezzi sono diventati così sempre più lunghi, e la musica della band sempre più ipnotica e trip-pante. I “floydismi” a quel punto non sorprendono. L’uso di una logistica rustica, dai mellotron fino alle chitarre e ai bassi d’epoca. Dipende quanto grasso vuoi il suono. Da questo punto di vista i Motorpsycho non lesinano certo sui decibel, nemmeno con due chitarre corte sul palco contemporaneamente, tra cui la Gibson SG è ovviamente garanzia di una betoniera di riff alla Black Sabbath.
Spesso seguire una band così è grottesco, perché è incredibile come con i trucchi del minimalismo riesca a creare un’atmosfera così vorace e beffarda, che ti spalanca i cieli e un attimo dopo ti scaraventa senza pietà all’inferno. Un suono tonante. I muri portanti del Channel Zero tremavano come sotto un temporale. I Motorpsycho quella sera erano di un rumoroso fuori dal comune. Circondati da una pletora di pedali effetti, memorizzando ornamenti sonori, impilando pannelli di suono uno sull’altro. Un suono solenne, carico di oscurità. Ipnosi e trip. Il pubblico è stato ammaliato in un lampo. E da quel dolce stordimento non si è più risvegliato. Due ore e un quarto sono volate in un attimo. I Motorpsycho ti mettono in uno stato di estasi tale che dopo il concerto ti servono parecchi minuti per rinsavire e tornare alla realtà. Un suono tonante, strato su strato, e un paesaggio sonoro che nella ripetizione dei motivi diventa decisamente l’indirizzo giusto per ipnosi e »trip«.
Due grandi avventurieri della musica, Bent Sæther e Hans »Snah« Magnus Ryan, l’anno scorso hanno accolto nella band il nuovo batterista Tomas Järmyr, che ha svolto il suo compito egregiamente. Soprattutto come l’elemento che arricchiva con trovate il tessuto musicale nei momenti dedicati ai motivi ripetuti e ronzanti. Lì Tomas ha trovato un sacco di spazio per mostrare le sue virtù e il suo talento dietro le pelli. Il nuovo album, cioè il »biblico« The Tower, è considerato estremamente ingegnoso e, accanto a una valanga di uscite e perfino di colonne sonore per cinema e teatro, dimostra che i Motorpsycho, nel loro vocabolario blindato, spontaneo e particolare, sanno ancora trovare spazio per spingere i loro spunti artistici verso una nuova qualità evolutiva. Un doppio album, un lavoro ambizioso all’estremo, che dunque ha occupato metà dell’intero repertorio eseguito quella sera. Stavolta la band ha suonato più che altro materiale »più recente«, cioè post-millennio, che dal punto di vista artistico si è legato benissimo all’energia e alle vibrazioni dell’ultimo The Tower«.
Non c’è che dire. Devastazione apocalittica e blasfema e caduta della torre di Babele. Dal primo all’ultimo secondo. Con tutta la loro particolarità e unicità musicale. Nell’essenza della forza esecutiva dal vivo i Motorpsycho restano sarti e predicatori musicali unici, che incantano e seducono il consumatore di musica con una leggerezza di piuma. Lo seducono con forze di attrazione magnetica verso un mondo unico di avventura musicale spontanea, che tra poco compirà trent’anni di vita!
Scaletta
MOTORPSYCHO:
1. Year Zero (A damage report)
2. Bartok of the Universe
3. The Cuckoo
4. Ship of Fools
5. Pills, Powders + Passion Plays
6. In Every Dream Home
7. Heartattack Mac – Back to Source – Heartattack Mac
8. Greener
9. Spin, Spin, Spin (orig. Terry Callier)
10. Go To California
11. Rock Bottom (orig. UFO)
12. You Lied
13. The Tower
—bis—
14. Vortex Surfer
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