Birra a Hruševje con il leggendario cantante degli Uriah Heep John Lawton e i pesi massimi sloveni
Data dell’intervista: 11.08.2006
Aleš: “John, ciao! Come ti senti, alla tua seconda volta in concerto in Slovenia?”
John: “Bene. Bene, perché per ora almeno non piove (risate).”
Aleš: “Come sei entrato in contatto con i Mary Rose, com’è nata la vostra collaborazione?”
John: “Šoki mi ha proposto di suonare al festival e mi sono detto, perché no. Mi ha detto che conosceva dei musicisti molto bravi che potevano accompagnarmi. E non mentiva! Sono davvero bravi.”
Aleš: “I Mary Rose sono probabilmente la miglior live rock band in Slovenia al momento?”
John: “Direi proprio di sì.”
Aleš: “Hai una nuova band, gli On The Rocks. Che cosa ci puoi dire?”
John: “Gli On The Rocks sono un progetto con l’ex chitarrista dei Focus, e ci sono anche dei musicisti dal Brasile. In sostanza suoneremo rock, ma con influenze sudamericane. Non come Santana, ma con influenze musicali un po’ simili. Da quello che ho sentito nelle prime registrazioni che abbiamo fatto insieme, per ora posso dire solo questo sul nostro stile. Abbiamo in programma i primi concerti nel prossimo futuro, prima nei Paesi Bassi, in Belgio e in Germania, e poi suoniamo a un festival in Brasile.”
Aleš: “Che festival sarà?”
John: “Non quello dove suonano gli Uriah Heep (risate). Si tratta di un festival fuori da Rio de Janeiro.”
Aleš: “Gli Uriah Heep ti inviteranno anche quest’anno al Magician’s Birthday Party a Londra?”
John: “Non lo organizzano più!”
Aleš: “Come mai?”
John: “Perché costa troppo. Mettere in piedi uno show così costa parecchio, soprattutto se vuoi che ci suonino tutti gli ospiti speciali. Secondo me la band non vuole più imbarcarsi in spese del genere, e va bene così. Il Magician’s Birthday Party è sempre stata una cosa splendida. Ci si ritrovavano un sacco di fan degli Uriah Heep da tutto il mondo. Lo show durava di solito più di due giorni, venerdì e sabato. Ma quest’anno non c’è più. Credo che non ci siano più piani in merito, per il futuro.”
Aleš: “Come sono andati i preparativi con i Mary Rose, come vi siete affiatati?”
John: “Ieri abbiamo fatto una sola prova. Ma i ragazzi sono bravi musicisti e hanno fatto i compiti a casa.”
Aleš: “I compiti glieli hai mandati tu?”
John: “Sì, a Šoki ho mandato un CD con i pezzi che volevo mettere in scaletta per il mio concerto qui a Postumia. Lui l’ha passato ai Mary Rose. L’idea era suonare pezzi degli Uriah Heep. Certo, ho a disposizione anche altri pezzi, potremmo suonare per esempio canzoni dei Lucifer’s Friend, ma credo che a un festival come questo di Postumia gli Uriah Heep ci stiano semplicemente bene, quindi stasera suoneremo esclusivamente pezzi degli Uriah Heep. Ieri abbiamo provato per la prima volta. Ero nervoso. Poi ci siamo bevuti qualche birra e ha aiutato (risate)!”
Aleš: “Terapia eccellente!”
John: “Assolutamente!”
Aleš: “Che fine ha fatto la John Lawton Band? Esiste ancora?”
John: “La band al momento è ferma. Al bassista gli è “scoppiato” il cuore. Ha dovuto operarsi, gli hanno fatto un “by-pass”. Ora deve riposare per rimettersi in sesto. Il chitarrista è tornato in Canada, a Vancouver…”
Aleš: “Erol Sora?”
John: “Sì!”
Aleš: “Ha appena pubblicato un album eccellente!”
John: “Sì, è vero. “Demented Honour” suona molto, molto Erol Sora! È decisamente il suo album!”
John (continua la risposta sulla JLB): “Ufficialmente abbiamo chiuso la collaborazione. La band è in pausa momentanea e noi, ognuno per sé, stiamo facendo altre cose.”
Aleš: “Si vede che hai un’energia enorme, ora hai messo su gli On The Rocks? Pensi che possa diventare la tua nuova band fissa?”
John: “Non lo so ancora. Potrei dire anche così: “John Lawton & Mary Rose”. Anche quello potrebbe essere un progetto. Questi ragazzi che mi siedono accanto sono musicisti così bravi che quello che faremo oggi potremmo rifarlo quando vogliamo.”
Aleš: “Potreste registrare qualcosa insieme.”
John: “Sì! Perché no!? Perché no, tutto è assolutamente aperto. Una delle cose più belle è che, quando fai il musicista, non sai mai cosa ti aspetta dietro l’angolo. Se lavori in una fabbrica o in un negozio, sai già esattamente come andranno le tue giornate di lavoro, ma quando sei un musicista è tutto frutto di accordi spontanei. Più o meno così: “Ciao! Potresti… vedrò… magari davvero… eccetera…” Ti aspettano sempre belle sorprese. Per questo dico che non c’è nessun motivo per non rifare qualcosa insieme. Non sarebbe bello fare un solo concerto e poi salutarci con un arrivederci. A volte semplicemente non è giusto, vale la pena dare alle cose un’altra possibilità.”
Aleš: “Non sai mai che chimica creativa può nascere fra di voi?”
John: “Sì. Si può dire anche così.”
Aleš: “Ora una domanda che risale a tanto tempo fa. Chi ti ha scoperto, portato o presentato agli Uriah Heep?”
John: “Ho dato una cassetta al chitarrista dei Mot. Era il 1974 e lui sapeva che gli Uriah Heep cercavano un nuovo cantante.”
Aleš: “Già nel 1974?”
John: “Sì! Beh, e poi nel 1976 è successo. Il mio materiale gli era piaciuto e Ken Hensley mi ha chiamato per chiedermi se volevo unirmi a loro. Aspetta, quali pezzi dovevo imparare per l’audizione? Stealin’, July Morning e…???”
Davor (tastierista dei Mary Rose): “The Wizard.”
John: “Esatto! The Wizard, ah, ah, ah,…!” All’epoca conoscevo solo il nome Uriah Heep, ma non le loro canzoni. Così sono uscito e ho comprato un CD con i loro successi, per poterle imparare.”
Aleš: “E ora saltiamo completamente da un’altra parte. Hai collaborato anche con i tedeschi ZAR, era all’inizio degli anni Novanta. Cosa ti ha attirato verso di loro, visto che coltivavano un hard rock melodico, per non dire heavy metal, hai cantato tu le parti vocali. Hanno pubblicato un album eccellente, come si chiamava?
John: “Live Your Life Forever.”
Aleš: “Roba molto interessante e davvero ottima! Come sei finito negli ZAR?”
John: “All’inizio mi hanno chiesto di produrre il loro disco. Ho detto va bene. Il problema è nato in studio, quando il cantante non riusciva a cantare i pezzi. Se fai il produttore sai come funziona. Aspetti. E se non succede il primo giorno, dici okay. Se non va il secondo giorno ti dici okay, è un bonus. E se non va nemmeno il terzo giorno, allora ti frustri. E quando non è andata nemmeno il quarto giorno, ho detto basta, canto io. I ragazzi avevano un budget basso. Più restavano in studio, più soldi se ne andavano. Così ho detto: “Canto io i pezzi, poi fatene quello che volete.” Così sono andato in studio, ho cantato il materiale e ho finito in fretta.”
Aleš: “È incredibile, perché suoni molto alto e la voce è potente anche nei registri più acuti in questo disco. Se confronti quelle registrazioni con i pezzi delle altre band di cui hai fatto parte, la tua voce su “Live Your Life Forever” è davvero qualcosa di speciale. Avevi una giornata particolare in studio, o è merito della produzione?”
John: “Sai, in studio ci sono dei piccoli trucchi. Tutte le voci di accompagnamento i ragazzi le avevano registrate in una tonalità adattata al cantante. Tutto quello che devi fare è rallentare in produzione le voci di accompagnamento, giusto di una sfumatura. Poi canti le tue parti vocali alla stessa frequenza e rimetti tutto alla velocità normale. Così non suoni come Topolino.”
John (si rivolge ai membri dei Mary Rose): “Ok, ora ho detto troppo, adesso conoscete tutti il trucco (risate)!”
John: Quindi, se rallenti tutto di pochissimo, in produzione la tua voce si ringiovanisce.”
Aleš: “Hai ancora contatti con i tuoi vecchi compagni dei Lucifer’s Friend?”
John: “Certo. Ogni tanto vengo ad Amburgo e li vedo. Ci sediamo insieme davanti a una birra e chiacchieriamo. Ma non di musica. Ora i discorsi d’attualità sono, sai: “Oh la mia schiena, ah le mie articolazioni… io ho questo problema… oh il mio ginocchio…” e solo dopo ci mettiamo a parlare di musica (risate).”
John: “Eh già, è quando invecchi”
Aleš: “Ma non sei vecchio. Magari sembra, ma nel cuore di sicuro non lo sei?
John: Sai, i musicisti non invecchiano mai. Col passare degli anni i musicisti diventano come una buona bottiglia di vino. Più lo lasci invecchiare, meglio è. Lo lasci invecchiare così a lungo che alla fine non lo puoi più bere, ah, ah, ah, ah,…”
Aleš: “Chi è John Lawton quando non è sul palco?”
John: “Sono una persona sola. Nessun gioco di ruolo. Quello che vedi è quello che ottieni. Sono lo stesso sul palco e fuori dal palco. Mi piace cucinare, i miei figli sono abbastanza grandi da vivere in completa autonomia, quindi non devo più preoccuparmi per loro. Anche tutti gli altri miei amici ti diranno lo stesso, che in me non c’è finzione.”
John: Sai, se credessi a tutte le chiacchiere…. Per dire, noi due siamo seduti qui, tu mi stai intervistando. A casa hai appeso un poster con la mia foto e dici: “Tu sei sicuramente una star!” E non è vero. Sono stato solo il fortunato prescelto che si è trovato nel posto giusto al momento giusto. Se Ken Hensley non mi avesse chiamato… no, lascia che ti racconti una storia.”
John: Era quando mi sono trasferito dalla casa di Amburgo. Il giorno del trasloco ho chiamato il mio agente e gli ho detto: “Ti do il mio nuovo numero di telefono.”. Esattamente il giorno dopo lo ha chiamato Ken Hensley e gli ha chiesto se poteva dargli il mio nuovo numero. Il mio agente era l’unica persona a cui avevo dato il mio nuovo numero in quel momento. E se non avessi dato il mio nuovo numero al mio agente esattamente un giorno prima di traslocare, probabilmente Ken Hensley non sarebbe mai arrivato a me. Quindi qui c’entra un pizzico di fortuna. Devi essere nel posto giusto al momento giusto. Se Ken Hensley non avesse chiamato me, avrebbe chiamato magari qualcun altro e in quel caso agli Uriah Heep avrebbe cantato qualcun altro al posto mio. Così è andata. Oltre a me si erano candidati anche altri cantanti, quando gli Uriah Heep cercavano un sostituto, per esempio David Coverdale, forse io ero per loro più abbordabile come costi, per questo hanno scelto me, non lo so…. Mi hanno offerto il lavoro. Ma non sono per niente diverso da tutti gli altri che siedono qui. Siamo tutti solo dei messaggeri. Devi solo essere nel posto giusto al momento giusto. Guarda, magari domani i Whitesnake avranno bisogno di un nuovo chitarrista e magari sarà Eki (si volta verso Eki, il chitarrista dei Mary Rose), basta presentarsi nel posto giusto. Per questo non credere mai alle favolette, io di sicuro non ci credo. Se cominci a crederci la testa ti si gonfia di giorno in giorno e con la gente non ti comporti, cioè non comunichi, più in modo naturale.”
Aleš: “E come vedi la situazione attuale della scena rock?”
John: “Secondo me non è per niente rosea. Ci sono tante band che non sanno suonare, hanno solo un bell’aspetto e hanno 18 anni. Le ragazzine vanno matte per i ragazzini di bell’aspetto che però non sanno suonare. Forse ci sono due band al momento. I Mudfly per esempio, sono molto popolari, soprattutto in Inghilterra e in Europa.
Ne avete sentito parlare?” (Scuotiamo tutti la testa)
Davor: Saranno degli anni Settanta?
John: “Oh, no, no!”
Eki: Se qualcuno di noi lo sapesse, sarebbe forse solo Davor.”
John: “Jure! Jure è il più giovane tra noi, dovrebbe conoscere i Mudfly!”
Jure (batterista dei Mary Rose): “Non so!”
John (torna alla risposta alla domanda): “Non vedo proprio la situazione attuale della musica nella luce migliore. C’è troppo pop, troppo rap, troppa dance. E in Inghilterra le radio trasmettono solo musica popolare. Non hai scelta. Puoi girare la manopola e cercare stazioni su stazioni quanto ti pare e su tutte le stazioni passano la stessa musica. E allora sei costretto,… Sai, non so com’è in Slovenia, ma in Inghilterra sei costretto ad ascoltare quella musica, alla fine ti metti su il tuo CD. Non ci sono vie di mezzo. Quando vai per esempio negli USA, in ogni stato ci saranno almeno 20 se non 30, o come minimo 10 stazioni radio che passano Aerosmith, Kansas, eccetera… Ma non in Inghilterra e credo nemmeno altrove in Europa. O se vai in Giappone. Lì passano rock, non in Inghilterra e in Europa. E le etichette dicono: “Se hai un hit, bene!” Incassano in fretta e poi passano al prossimo candidato in fila. Così arriva la nuova cantante che sa muovere il sedere e ha un bell’aspetto, ma non sa cantare. L’etichetta ci guadagna in fretta con un solo hit, la ringrazia in fretta e le dice: “Buonanotte. Il prossimo, prego”. La scena musicale attuale è “crap”, orribile. E non ci sono nemmeno veri programmi TV. Dappertutto passano solo video clip. In Inghilterra ce n’è uno solo, quindi io cambio sulle emittenti televisive olandesi, dove passano musica dal vivo, dove le band suonano davvero in diretta e puoi vedere dal vivo in TV Jeff Beck, David Gilmour e i grandi nomi che suonano live e allo stesso tempo hanno sul mercato anche musica del tutto nuova. Lì puoi scegliere, mentre la radio passa solo quello che piace a lei. Così ai negozi vanno ragazzini di 15 o 16 anni che comprano la musica che sentono alla radio. Per esempio i musicisti rap come Eminem hanno fuori un hit fresco e molti corrono subito in negozio, perché è qualcosa di “moderno”, una moda, sei al passo coi tempi. La mocciosa di 16 anni dirà: “Uuu!!! Ho il nuovo CD di Eminem!” Suonerà molto alla moda. E tu dirai: “Oooh, devo comprarlo anch’io!” Solo per essere alla moda e al passo coi trend. E questa è una schifezza, “crap”! Non è questo il modo in cui i media dovrebbero far arrivare la musica agli ascoltatori. Scusa se suono terribile, sto attaccando i media, ma è una delle cose che mi ferisce di più, personalmente.”
Aleš: “No, no… Non suoni terribile, la verità è questa!”
John: Sai, in Inghilterra trovi stazioni radio che passano classici o per esempio gli ABBA e se volessi sentire qualcos’altro, più dalla parte “di là”, come ZZ Top, Aerosmith o Bon Jovi, lo vivrai a fatica. L’unica stazione rock che passa “rock”, cioè “heavy metal”, “thrash metal”, “death metal”,… è Total Rock, e per di più solo su internet. Questa stazione, che passa esclusivamente metal, una volta ha chiesto una frequenza radio tutta sua, ma il governo inglese non gliel’ha concessa.
John: “Sai cosa penso io personalmente? Che le grandi etichette Sony, BMG, EMI semplicemente danno soldi e corrompono i media perché il rock non passi in radio. Questa è la mia teoria!”
A questo punto John Lawton ha gentilmente spostato la conversazione sui Mary Rose!
John: Dai, chiedete qualcosa anche a loro, che parlino un po’ anche loro!”
Aleš: “Siete di nuovo insieme, state andando a gonfie vele! Che sensazione c’è e come sta la band?”
Aleš: “Avevate registrato un disco, che fine ha fatto l’uscita?
Eki: “Sì. “Rocks Off”. L’album “Rocks Off” è uscito solo su cassetta. E poi più avanti avevamo pianificato l’uscita di un nuovo album su cassetta, vinile e CD. Abbiamo finanziato tutto noi e pagato 20.000 DEM (marchi tedeschi), tutto è uscito dalle nostre tasche. Quelli di Helidon ci hanno mandato in studio e hanno detto che ci avrebbero dato 20.000 DEM per coprire le spese. Siamo arrivati con testi in inglese, avevamo un cantante dall’Italia. Quando abbiamo registrato il nostro materiale quelli di Helidon hanno detto: “Bene, adesso registrate tutto un’altra volta in sloveno.” E poi è saltato fuori anche il fatto dello Studio Tivoli, che è andato a fuoco con quelle registrazioni dentro. Ora siamo questa nuova squadra che è riunita qui stasera, e ho la sensazione che resteremo insieme.”
Aleš: “E il nuovo disco?”
Eki: “Il terzo disco l’abbiamo registrato a Postumia, dovrebbe uscire quest’anno a settembre.”
Aleš: “E se succedesse, come diceva prima John, che vi mettiate a lavorare più a stretto contatto con John Lawton e a un progetto con lui in futuro?”
Davor: “Step by step”
Eki: “Piano piano,…”
Davor: “Vediamo prima come va oggi. È come una squadra di calcio che dice di essere già in semifinale di Coppa UEFA, e poi già al secondo turno dei preliminari inciampa su una mina. Quindi il concerto, l'”after party”, poi vedremo come e cosa.”
Davor: “Come sapete oggi suoniamo, dopo il nostro concerto con John, anche noi da soli ancora una volta come Mary Rose, e la nostra concentrazione oggi è al 100% solo sul live.”
Aleš: “Ah! Avete addirittura due concerti uno dopo l’altro, che ne dite?”
Davor: “Eh, è andata così!”
Eki: “Suoniamo con John Lawton, poi nel mezzo c’è lo “striptease”, e lì abbiamo il tempo di accordarci e di tornare sul palco. Oggi suoneremo anche pezzi completamente nuovi dal disco che sta per uscire. È un concerto molto importante per noi, ho come un “grosso groppo” nello stomaco.”
Aleš: “Ormai avete alle spalle parecchi concerti, avete suonato anche come spalla dei Whitesnake, mi sembra che la scena in Slovenia sia cresciuta, ma non la sostiene praticamente nessuno. Ci sono un sacco di giovani band promettenti che si limitano a “sgobbare” nei garage.”
Eki: “Sempre la solita vecchia storia. Le etichette! Con il nostro terzo disco sono stato da tutte le nostre etichette, nessuno lo voleva. Ma il disco non lo regalo. Guarda, piuttosto lo metto su internet e la gente se lo “scarica”. Ci aggiungo le copertine e basta. Così suonerò di più. Sai, vai da un’etichetta e dici che ti coprano almeno le spese per la fatica, quei 50.000 simbolici. Gente con macchinoni, casette per il weekend, operatori vari, gli dici: “Possiamo metterci d’accordo su una copertura simbolica delle nostre spese di base?” e poi il tipo ti fa: “Sai, dovrai portare anche la copertina!” Insomma, non c’è niente di speciale, non bisogna farne un dramma, sai, in fondo qui facciamo tutti musica per poterla suonare, niente di più. Per il resto sono felicissimo che siamo questa squadra, Jure, Davor e Mitja insieme, e naturalmente anche del fatto che Šoki ci ha messo insieme al signor Lawton, e se domani per esempio smettessimo, avremmo un documento enorme: abbiamo suonato con il signor Lawton, pioniere del rock. Su questo può dire di più lui.”
John: “Non sono un pioniere del rock! Il rock l’hanno inventato altri, noi siamo la seconda generazione che ha portato il rock un passo avanti, un passo più in là. I pionieri erano per esempio Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry. Quella gente ha detto: “Noi non suoneremo più come Frank Sinatra!”. It’s All Right Mamma di Presley, quello è vero pionierismo del rock.”
Dragan: “Eki, l’ultima formazione dei Mary Rose è probabilmente la più forte della vostra storia, che ne pensi?”
Eki: Facciamo le prove in tutte le varianti. Membri diversi possono condurre la prova dei Mary Rose. Posso imparare per esempio da Jure, da Davor, da Mitja, a turno guidiamo le prove. Conoscenze ed esperienze circolano, ci conosciamo sempre meglio, la band funziona di giorno in giorno meglio.”
Jure: E viceversa, io imparo da Eki e dagli altri, ci completiamo a vicenda nella band!”
Dragan: “La buona vibrazione è la cosa principale.”
Eki: “Eccome!”
Dragan: Che ne dite del vostro live, quando avete suonato prima dei Whitesnake a Križanke a Lubiana, e di stasera, ci sono differenze?
Davor: “Il concerto con i Whitesnake è stato il primo in questa attuale formazione dei Mary Rose. È stato molto importante. Questo adesso con John Lawton è di nuovo un’altra storia, ho dovuto studiare tutto il materiale in gran fretta.”
Dragan: “Anche Doug Aldrich, il chitarrista dei Whitesnake, era entusiasta di voi, dopo il concerto a Križanke. Ha detto: “Buona birra e buona musica, qui in Slovenia!”
Eki: “Dopo il concerto è venuto da noi il manager dei Whitesnake e ci ha chiesto un contatto.”
Dragan: “Che effetto faceva avere sopra la testa la bandiera con la scritta e l’emblema dei Whitesnake? Avete tremato un po’ prima del concerto?
Davor: “Era un concerto simbolico dei Mary Rose, come dico, la prima in questa formazione. Eravamo semplicemente così presi da tutti i preparativi per il concerto che non avevamo il tempo di pensare a cosa stesse succedendo intorno a noi in quel momento. Il soundcheck è andato molto bene. In due ore ci siamo abituati bene all’ambiente, la bandiera non ci ha disturbato.”
Dragan: “Siete la prima band di Postumia ad aver mai suonato a Križanke.”
Eki: “No! Prima di noi ci hanno già suonato i Črna gradnja.”
Dragan: “Quando?”
Eki: “Nel 1983 (Novi Rock).”
Aleš: “La sensazione generale è che oggi la vera musica rock si stia risvegliando di nuovo! Per esempio la “reunion” dei Buldožer, poi nella vicina Austria la riunione dei No Bros dopo vent’anni,…”
Eki: Sì, è molto entusiasmante, molto importante anche per noi. E i No Bros. Erano una band eccellente, erano davvero bravi. Li ho visti nel 1985. Era alla Hala Tivoli, ero in prima fila!”
Aleš: “John? Ti piace la Slovenia? Hai mai avuto la possibilità di prenderti del tempo e visitare qualche posto interessante nel nostro paese?”
John: “Volevo visitare le Grotte di Postumia oggi, ma non c’è stato tempo. Sei sempre impegnato da qualche parte, quando sei in tour, o poco prima del concerto, per esempio devi dedicarti al soundcheck o stai giusto prendendo l’aereo, eccetera…. Credo che la Slovenia debba essere molto bella, mi hanno consigliato di visitare Bled! Arriverò al Lago di Bled come un turista giapponese con una macchina fotografica enorme, o addirittura con due o tre, ah, ah, ah,…”
John: “Sono stato la settimana scorsa in Lettonia, in un posto sul lago. Accanto c’era una collina piena di croci. Quando era ancora l’Unione Sovietica, la gente metteva croci su quella collina e i russi le toglievano di continuo. Ma la gente era ostinata e alla fine i russi si sono arresi e hanno lasciato in pace tutte quelle croci. Sono croci enormi fatte di rami sottili, saranno 100.000, e quando ci cammini in mezzo e dall’altra parte guardi la chiesa che sta sulla collina attraverso quelle croci, la vista ti toglie semplicemente il fiato. Credo che ogni paese abbia qualcosa di simile. Per esempio l’Ayers Rock in Australia, e noi inglesi abbiamo il nostro famoso Buckingham Palace (risate)!”
Aleš: “Con tutti i tuoi anni John, che conti, o meglio, te lo chiedo così. Con tutta l’esperienza che hai accumulato nella tua ricca carriera, come ti prendi cura della tua voce?”
John: “Non me ne prendo cura. La mia teoria è sempre stata Jack Daniels e sigaretta. Lo faccio da tanto tempo e a quanto pare funziona. Per il resto il “soundcheck” è la strada per scaldare la voce. Quando non canto per qualche settimana, prendo in mano la chitarra e mi alleno un po’ a cantare con la chitarra. Ma è davvero un’eccezione. In fondo al giardino di casa mia c’è una grande zona d’ombra, ci vado con la mia chitarra e faccio qualche esercizio, ma come dico molto raramente. Però sono fortunato. Sai, più la voce invecchia, più perde forza e insieme perde anche altezza. Ma quando invecchi impari a bluffare, se capisci cosa voglio dire? Quando durante il concerto arrivano note molto alte, ti dici: “No! Questa non la canto!” E ci giri “intorno”, aggirando quei registri acuti che non fanno per te, e questo si chiama bluffare. In questo momento sono il migliore a bluffare, ah, ah, ah,…”
Aleš: “In questo caso forse sceglieremmo un termine più bello, “improvvisare”?”
John: “Sì, sì! Ma io improvviso già comunque sempre. Lo adoro. In studio devi spesso attenerti a regole rigide, nell’esecuzione di una melodia, dal vivo invece assolutamente no, nel senso che dovresti ripetere una melodia perché suoni esattamente come suona nella registrazione in studio. E sul palco ti sfoghi. Così è anche per esempio con l’assolo di chitarra. Beh, con l’eccezione di melodie molto importanti che, se le suoni diversamente, potrebbero cambiare il pezzo al punto da farne praticamente un pezzo nuovo. Per esempio in Come Back To Me. La melodia principale la devi suonare alla chitarra com’è nell’originale, ma poi, quando arriva l’assolo, non è detto che sia come nell’album in studio.”
Aleš: “Dove affondano le tue radici, le radici da cantante, che tipo di cantante sei in fondo?”
John: “Le mie radici sono nel blues.”
Aleš: “Agli Uriah Heep hai portato una vibrazione del tutto particolare, che la band nel suo modo di esprimersi non aveva, finché non ti sei unito a loro tu.”
John: “Dipende dal cantante. Per esempio Paul Rodgers, che canta adesso con i Queen. Li ho visti a Londra. Per quanto mi riguarda posso dire che mi piacciono molto di più i Queen con Paul Rodgers che i Queen con Freddy Mercury. Paul semplicemente aggiunge ai pezzi qualche piccolezza, un po’ di vibrazione, che rende i pezzi un filo diversi. Tante persone dicono: “Oh, Freddy Mercury era un dio!” Era vero. Lui era i Queen. Ora, con Paul nei Queen, la gente non parla più solo di Freddy Mercury, parla anche di Roger Taylor e Brian May. A me personalmente i Queen piacciono molto di più, perché Paul Rodgers gli aggiunge quella delicatezza, quel tocco bluesy che mette i puntini sulle “i” nell’immagine complessiva. Paul Rodgers è comunque uno dei miei eroi personali!”
Aleš: “John, grazie davvero per il tuo tempo prezioso che ci hai dedicato per questa intervista.”
John: “Grazie, è stato un grande piacere.”
Aleš: Vi auguro, a te e ai Mary Rose, un concerto eccellente stasera a Postumia al Biker’s Festival, tanto divertimento e il meno pioggia possibile!”
John: “Grazie. Non vedo l’ora di suonare stasera davanti al pubblico sloveno.”
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