Elixir – il grande ritorno della NWOBHM! (2008)
Data dell’intervista: 11.03.2008
(for English version, please scroll down)
RockLine: Ehi Phil! Come butta in casa Elixir?
Phil: Tutti benissimo, grazie!
RockLine: Siete tornati da poco dal Play It Loud! II. festival 2008 in Italia (reportage di RockLine QUI). Che impressioni avete?
Phil: Ci siamo divertiti un sacco. Il festival era organizzato benissimo, si sono presi cura di noi alla grande, e spero solo di non aver fatto spendere un capitale all’organizzatore con tutta la birra che abbiamo bevuto. C’era un bel po’ di gente, il pubblico ci ha accolti alla grande, scandendo il nome della band mentre ci preparavamo sul palco e poi per tutto il concerto. Ce la siamo spassata e ci piacerebbe tornare a suonare lì. Ho appena caricato sul nostro sito ufficiale le foto del festival: www.coldtown.com/elixir
RockLine: Il vostro live è stato una bomba, davvero. È bellissimo riavervi insieme. Secondo te, con il vostro ritorno e quello di band come Cloven Hoof, Diamond Head o Tygers Of Pan Tang (questi ultimi in tour nell’aprile 2008) è partita una specie di rinascita della New Wave Of British Heavy Metal?
Phil: Sembra proprio di sì. Io, per la mia parte, organizzo in Inghilterra un festival che si chiama “British Steel Festival”, dove promuoviamo le band NWOBHM degli anni Ottanta. Invitiamo sempre quattro gruppi a suonare con gli Elixir. All’ultimo “British Steel” ci sono stati Cloven Hoof, Tygers of Pan Tang, Jaguar e Chariot. Oggi è tremendamente difficile trovare una bella data, perché molti locali sono sempre occupati, soprattutto in Inghilterra, dove al momento vanno fortissimo le “tribute band”, mentre gli organizzatori non hanno alcun interesse a ospitare gruppi che suonano materiale proprio. Però nel resto d’Europa e del mondo ogni anno ci sono abbastanza festival diversi dove andiamo a suonare volentieri. Penso che così proviamo a far capire alla nuova generazione di rockettari cosa fossero davvero gli Elixir negli anni Ottanta.
RockLine: Nel 2002 avete pubblicato l’album che ha riportato gli Elixir sulla scena. Si chiama “The Idol”. Che cosa vi ha spinti a rimettervi in studio, insieme, dopo più di dieci anni di stop della band?
Phil: È successo alla festa di compleanno di Norman, quando ha compiuto 40 anni. C’eravamo tutti, tutti gli Elixir. Alla festa suonavano delle band giovani. Prima ancora che la festa cominciasse, avevamo deciso di salire ancora una volta sul palco e suonare solo “Trachery”. Quel pezzo non lo suonavo da così tanto che quella mattina ho dovuto riascoltarmi le vecchie registrazioni e riprovarlo. Mentre rovistavo tra i vecchi nastri e riascoltavo roba nostra come “The Idol” o “Devil Rider”, mi sembrava un peccato enorme che quei pezzi non li avessimo mai registrati come si deve né pubblicati su un disco. Più tardi, alla festa, ho detto agli altri Elixir che avevamo un mucchio di vecchio materiale mai finito su nessun album. A casa ho un po’ di roba per registrare in digitale, e allora mi dava una mano anche Mike Emson, che a quei tempi scriveva i pezzi con me. Alla festa ho convinto i ragazzi ad andare insieme a registrare quei brani. L’idea era di registrarli solo per noi. Poi, qualche settimana dopo la festa di Norman, mi ha contattato l’etichetta greca Cult Metal Classics, che voleva pubblicare in CD il nostro album d’esordio “The Son Of Odin”. Pensavo che non ci fosse più alcun interesse a ristampare un disco vecchio di 15 anni, ma Manos, il tizio che allora lavorava per l’etichetta, mi ha assicurato che in Grecia era diventato un disco di culto e che la richiesta era davvero alta. Abbiamo detto sì e, nel giro di un solo mese dall’uscita in Grecia, abbiamo venduto 1000 copie della ristampa. Allora la Cult Metal Classics ci ha chiesto se avevamo altro materiale, e così tutti quei vecchi pezzi che volevamo registrare solo per noi sono finiti sul nuovo album “The Idol”, uscito per Cult Metal Classics in vinile e in CD in autoproduzione. Subito dopo ci hanno invitati a fare da headliner all’Heavy Metal Assault Festival di Atene. È andato tutto così in fretta che non ce ne siamo nemmeno accorti: di colpo eravamo di nuovo insieme sui palchi e di nuovo insieme in studio.
RockLine: E le sensazioni sono ancora le stesse, in studio o sul palco, di quelle di una volta, tipo negli anni Ottanta?
Phil: Penso che sul palco siamo entusiasti come allora, solo che adesso siamo più sicuri di noi e più rilassati. Negli anni Ottanta sentivamo addosso il peso del desiderio di diventare una band professionista, avevamo la pressione di doverci dimostrare. Oggi saliamo sul palco solo per divertirci, e ci si vede bene in faccia. Vale anche in studio: ci fidiamo molto di più di noi stessi. Mi ricordo che quando abbiamo iniziato a registrare “The Son Of Odin” lo studio era un ambiente completamente nuovo. In studio vigono certe regole di comportamento e, se nel tempo che hai a disposizione non sai cosa farci con tutta l’attrezzatura intorno, puoi finire in grande imbarazzo. Oggi il processo di registrazione lo conosciamo molto meglio e ci è molto più chiaro, quindi in studio siamo molto più affidabili, efficaci e sicuri di noi nel nostro lavoro.
RockLine: Evidentemente “The Idol” vi ha dato una bella spinta e un sacco d’ispirazione. Così nel 2006 è uscito il nuovo album in studio “Mindcreeper”. Puoi descrivere le differenze nelle circostanze in cui sono nati i due dischi? Com’è andata con la composizione e la scrittura del materiale, dove avete pescato le idee, eccetera…?
Phil: La differenza più grossa tra “The Idol” e “Mindcreeper” è che per “The Idol” abbiamo dovuto reimparare i pezzi, mentre su “Mindcreeper” ci sono davvero solo pezzi nuovi, su cui abbiamo lavorato e che abbiamo sviluppato. Dai tempi in cui avevamo scritto i brani di “The Idol” era passato così tanto tempo che avevamo dimenticato tutto il materiale. Per fortuna avevamo i vecchi nastri da cui riimparare. Sembrava di registrare un disco di cover. Dovevamo capire cosa diavolo stessimo suonando. A volte succedeva che le mani suonassero d’istinto una parte che stavamo ancora cercando di imparare, e la sensazione era stranissima.
Per “Mindcreeper” abbiamo passato un sacco di tempo a lavorare sui pezzi nuovi, quindi quando siamo entrati in studio eravamo preparatissimi. Valeva per tutti i brani tranne “Guding Star”. Per quel pezzo non volevo che Kev e Nigel lo sentissero prima di andare in studio a registrarlo. È talmente semplice che temevo lo studiassero troppo e ci prendessero troppo confidenza, finendo per suonarlo tecnicamente fin troppo bene e perdendo quel tocco di spontaneità. Così ho registrato un demo a casa, subito dopo aver scritto il pezzo. Il demo l’ho fatto sentire agli altri della band per verificare che gli piacesse. La reazione è stata positiva, ma ho tirato fuori il mio piano solo quando eravamo già in studio. Lì mi sono presentato col demo in tasca e ho messo i ragazzi davanti al fatto compiuto. Così anche su quel pezzo siamo riusciti a mantenere in studio un tocco di spontaneità. Credo di aver fatto la mossa giusta, perché le parti che Kev e Nigel hanno messo in studio si incastrano perfettamente nella versione finale del brano.
Il processo di registrazione dei due album è stato molto simile: abbiamo registrato tutti i bassi e le batterie in un weekend, poi siamo tornati in studio più volte per incidere chitarre, voci e il resto. Quando abbiamo registrato “The Son Of Odin” ci abbiamo messo nove giorni pieni, l’album è nato a pezzi. Abbiamo discusso se ripetere quella soluzione anche per il nuovo disco. Registrare in un’unica lunga sessione o pezzo per pezzo nell’arco di qualche mese ha sia vantaggi che svantaggi.
RockLine: Da quello che ho sentito su “The Idol” non avete di certo detto l’ultima parola. Purtroppo “Mindcreeper” non l’ho ancora ascoltato, ma immagino che gli Elixir siano ancora pieni di energia e di voglia di regalare al mondo più musica bella possibile. Che obiettivi creativi avevate quando avete deciso di mettere insieme “Mindcreeper”?
Phil: Grazie. Mi fa piacere sentire che “The Idol” ti è piaciuto. “Mindcreeper” è proprio in viaggio per posta aerea verso il tuo indirizzo.
Allora, quando siamo tornati in studio per registrare “Mindcreeper”, il primo obiettivo era goderci davvero la seconda occasione che ci era stata data, quella di stare di nuovo tutti insieme. Gli obiettivi creativi che ci siamo dati erano questi:
1. Mettere insieme finalmente il nostro vero secondo album in studio. Personalmente penso che l’uscita del nostro secondo album in studio “Lethal Potion” sia stata orribile e non avesse nulla a che vedere con quello che noi volevamo pubblicare come secondo album. Sono riuscito a mettere le mani sui nastri originali e ho ripreso in mano la faccenda facendo rimasterizzare digitalmente il disco con il mix giusto. Così l’album è uscito di nuovo, col titolo “Sovereign Remedy”. Ci sono tutti e 14 i pezzi, nell’ordine in cui noi Elixir li avevamo sempre voluti.
2. Registrare un album con tutti gli altri pezzi nati negli anni Ottanta. Così è nato “The Idol”.
3. Registrare un album completamente nuovo. Così è nato “Mindcreeper”.
Da quando ci siamo rimessi insieme abbiamo centrato tutti questi obiettivi!
RockLine: Cosa vi ha frenati, per metterci ben 4 anni a pubblicare “Mindcreeper”?
Phil: Tempo e soldi. Abbiamo tutti una famiglia e quindi non abbiamo più tutto il tempo per provare e registrare che avevamo una volta. Anche lo studio di registrazione costa caro e, quando hai una famiglia, ti restano pochi soldi da mettere da parte per investirli nella band. Per poter avviare il nostro prossimo progetto Elixir, quei soldi dobbiamo guadagnarli con la vendita dei nostri album e con i concerti. Per mettere insieme i soldi con cui partire in un nuovo progetto serve un arco di tempo più lungo. Vorrei che i fan sapessero che i soldi che la band guadagna con magliette e CD vanno dritti nel nostro prossimo progetto Elixir e che noi non ci paghiamo niente. Quindi chiunque compri il nostro CD o la nostra maglietta, o semplicemente un biglietto per vederci dal vivo, ci aiuta direttamente a raccogliere i soldi per la prossima registrazione.
RockLine: Phil, ci puoi confermare che nei quattro anni tra “The Idol” e “Mindcreeper” la band ha finalmente ritrovato una consolidazione interna e una sua coerenza, e che in futuro possiamo contare su altra musica degli Elixir?
Phil: Penso che ora che siamo di nuovo insieme siamo più felici che mai e che funzioniamo meglio che mai. Siamo più vecchi e più esperti. Non sappiamo per quanto potremo andare avanti, ma abbiamo intenzione di goderci ogni singolo momento. Quando ascolterai il nostro album, spero sarai d’accordo che il nuovo disco è come minimo bello quanto tutto quello che abbiamo fatto prima.
RockLine: Possiamo aspettarci il vostro nuovo album già tra un anno o al massimo due?
Phil: Stiamo lavorando a del nuovo materiale. Ma quando siamo tornati dal Play It Loud! II. festival 2008 e abbiamo provato a contattare la nostra etichetta Majestic Rock perché ci mandasse altre scorte (di CD), che erano andati a ruba al festival in Italia, abbiamo scoperto che l’etichetta è fallita. Per noi è una pessima notizia, perché l’etichetta non ci ha mai versato un centesimo per la vendita dei nostri album, e allo stesso tempo significa che al momento siamo senza etichetta. Il che vuol dire che nel prossimo futuro non avremo i soldi per registrare un album, a meno che non salti fuori un’etichetta che sta leggendo questa intervista proprio ora ed è interessata a metterci in studio. Ci siamo già passati negli anni Ottanta, quando non riuscivamo a ottenere un contratto con un’etichetta, e siamo sempre sopravvissuti. Vedremo cosa succede stavolta. Oggi, nell’era del download di massa, pare difficile sopravvivere anche per le etichette più grosse, quindi probabilmente dovremo aggrapparci a qualche soluzione alternativa per far uscire un nuovo album. Se troviamo i soldi per registrare, possiamo pubblicare l’album solo in download e basta. In questo modo, o vendendolo tramite il nostro sito ufficiale, recuperiamo almeno i soldi investiti nella registrazione. Magari cercheremo anche l’occasione per pubblicare dei video. Al momento è difficile dire qualcosa, perché non so come gireranno le cose per noi, ma vale la pena esplorare tutte le opzioni.
RockLine: Cosa è successo esattamente venerdì 13 febbraio, tanti anni fa, nel 1987?
Phil: Era una di quelle giornate in cui va tutto storto. Avevamo un concerto a Poole, nel sud dell’Inghilterra. Siamo saliti sul furgone e ci siamo avviati verso Poole, ma senza il nostro bassista Kev, che quel giorno non era riuscito a prendersi un permesso dal lavoro. Quindi si era deciso che Kev ci avrebbe raggiunti in treno e si sarebbe unito a noi per il concerto più tardi, in giornata. Per strada ci siamo fermati in autostrada a pranzo e siamo riusciti a lasciare al ristorante il nostro batterista Nigel e il roadie Simon. Ce ne siamo accorti solo dopo parecchie miglia di strada verso Poole. Siamo tornati indietro fino al ristorante, dove abbiamo trovato Nigel e Simon che facevano l’autostop per Poole. Era un’epoca in cui il mondo non conosceva ancora i telefonini.
Arrivati a Poole, ci siamo sistemati e abbiamo fatto il soundcheck, ma senza Kev, che ancora non era arrivato col treno. Alla fine è arrivato, ma tardissimo, perché il suo treno aveva accumulato un ritardo pazzesco. Eravamo parecchio in ansia all’idea che non ce l’avrebbe fatta.
All’inizio del concerto avevamo l’intro registrato sulle tastiere, prima di attaccare davvero a suonare. Paul ha premuto per sbaglio il tasto sbagliato per far partire l’intro e così, al posto della vera musica d’apertura, dall’impianto principale ha cominciato a uscire a volume altissimo una base di batteria a ritmo di bossa nova. Abbiamo visto facce schifate e una gran confusione quando abbiamo guardato verso la folla, ah ah!
In scaletta, durante “Trachery” Nigel aveva il suo assolo di batteria e, mentre lo faceva, Kev, senza starci troppo a pensare, ha approfittato del momento per andare in bagno a darsi sollievo. Prima ha pure urlato a Nigel di continuare con l’assolo finché lui non c’era. Ma quando Kev ha voluto tornare sul palco, la porta che porta al palco dall’esterno si è chiusa a chiave da sola. Kev prendeva a pugni la porta perché qualcuno lo facesse rientrare, ma nessuno lo sentiva. Dopo qualche minuto di assolo, Nigel ha fatto il passaggio finale con cui il resto della band è rientrato nel pezzo. Per fortuna Kev aveva un trasmettitore radio e sentiva la musica attraverso la porta, così ha potuto suonare il resto di “Trachery” chiuso fuori, dall’altra parte della porta che porta al palco. Quando il pezzo è finito, l’abbiamo sentito che sbatteva sulla porta, l’abbiamo aperta e Kev è tornato sul palco. Era, ovviamente, mortificato!
Oltre a questo, quella sera c’erano anche altre pressioni sul nostro concerto. Kev aveva conosciuto una nuova ragazza a cui, a quanto pare, non piaceva che Kev se ne andasse in giro con la band. In quel periodo ci si stavano finalmente aprendo le porte per il salto di qualità, avevamo in programma un grosso concerto a Belfast (Irlanda del Nord) e per promuoverlo erano andati tempo e investimenti. Ed ecco che, proprio prima, la nuova donna di Kev gli dà un ultimatum: se va a Belfast con noi, lo molla. Per Kev era una pressione enorme e, anche se a Belfast abbiamo suonato senza Kev e con uno che è entrato nella band solo per portare a termine quel concerto, il problema, che evidentemente stava nella ragazza di Kev, non si è risolto. Quello è stato il giorno della spaccatura nella band. Dopo il concerto di Poole ne abbiamo parlato e Kev ha deciso di lasciare il gruppo. Nigel, che è il fratello di Kev, poco dopo ha deciso di andarsene anche lui. Anche se abbiamo trovato dei sostituti, bassisti e batteristi vari, la chimica non era più la stessa e abbiamo perso un po’ della nostra magia. Con tutto il rispetto per chi è arrivato dopo Kev e Nigel, devo dire che solo con loro eravamo la band giusta, quella che ha creato e definito il suono Elixir. Per fortuna, quando ci siamo ritrovati alla festa per i 40 anni di Norman, quella donna di Kev era sparita da un pezzo, e adesso nella band abbiamo tutti mogli e compagne fantastiche che ci sostengono in quello che facciamo.
RockLine: “The Son Of Odin” è stato un inizio fantastico. Poi però non siete riusciti a capitalizzarlo. Cos’è successo, quali circostanze hanno impedito agli Elixir di diventare un nome più grosso e più riconoscibile sulla scena rock e metal?
Phil: L’ostacolo più grande che ci ha frenati, in questo senso, è stato non essere riusciti a firmare con un’etichetta. Per pubblicare “The Son Of Odin” e stamparlo in 2.000 copie abbiamo dovuto prelevare i risparmi dalla banca. Il nostro album d’esordio ha avuto ottime recensioni e le vendite sono andate benissimo. Il disco si vendeva alla grande in negozi leggendari come il Rock record shop e lo Shades a Londra. Abbiamo ricevuto ottime risposte anche dopo la nostra session a BBC Radio 1 Friday Rock Show, nello stesso anno, e perfino Ronnie James Dio in persona ha scritto una bella recensione del nostro singolo “Trachery” sulla rivista Kerrang!. Quindi all’epoca le cose per gli Elixir sembravano molto promettenti. Penso che, se allora fossimo riusciti a firmare con un’etichetta che ci distribuisse in tutto il mondo, avremmo avuto molto più successo. Tutti i segnali di approvazione generale, che ci dicevano che quello che facevamo lo facevamo bene, erano dalla nostra parte: ci servivano solo i mezzi per raggiungere più gente col nostro nome e la nostra musica.
RockLine: Cos’è successo alla band negli anni Novanta? Eravate coinvolti in altri progetti?
Phil: Paul e Norms hanno suonato insieme nei Beggars, Thieves and Madmen. Kev e Nigel hanno proseguito la carriera fondando i Saratoga, mentre io sono tornato nella mia città natale con mia moglie e mio figlio, dove ho suonato nei pub in una blues rock band di sole cover, i Rough Diamond. Tra le altre cose facevamo cover di Free e Bad Company. Nel frattempo scrivevo anche materiale mio insieme a Mike Emson, che nei Rough Diamond era tastierista e chitarrista. Abbiamo invitato Paul a registrare le voci su qualche pezzo. Ho fatto questo finché non mi ha contattato la Cult Metal Classics con la richiesta di pubblicare “The Son Of Odin” in CD.
RockLine: Quali sono le principali differenze fisiche tra un concerto degli Elixir negli anni Ottanta e oggi?
Phil: Beh, mi mancano davvero gli effetti pirotecnici, ma tutte le norme sulla salute e sulla sicurezza ci impediscono di usarli. Per il resto penso che non siamo cambiati molto. Se vai sul nostro sito e clicchi sulla sezione “media”, puoi confrontare i video di adesso con i filmati del 1986 di “Pandora’s Box” e “Son Of Odin”. Un giovane fan, guardando quei filmati, ha detto che, anche se all’aspetto siamo più vecchi, sul palco facciamo ancora esattamente gli stessi movimenti di una volta. Penso che dal vivo, da allora a oggi, non siamo cambiati granché, a parte il fatto che abbiamo meno capelli e più chili.
RockLine: Avete in programma a breve un tour europeo, voi Elixir?
Phil: Ci piacerebbe tantissimo suonare di più in Europa, ma non abbiamo un tour manager che ci aiuti, e conosciamo troppo poco anche i locali giusti dove poter suonare. Dobbiamo contare sui contatti e sulle persone che incontriamo e che ci raccomandano ai promoter dei loro paesi. Ci piace suonare ai festival, come per esempio il Play It Loud! (2008), e siamo sempre molto interessati a suonare in paesi dove non siamo mai stati. E se un promoter in Slovenia, o altrove, sta leggendo queste righe e vuole portare gli Elixir nel suo paese, mi contatti pure tramite il nostro sito ufficiale.
RockLine: Piani a breve termine per il futuro degli Elixir?
Phil: Al momento vogliamo suonare dal vivo il più possibile e anche registrare più musica che possiamo, prima che le circostanze ci costringano a fermarci. Sappiamo che ci è stata data una seconda possibilità, quindi pensiamo di sfruttarla al massimo, divertendoci sempre in quello che facciamo.
RockLine: Phil, grazie per aver dedicato il tuo prezioso tempo a questa intervista e alle domande. Hai magari ancora un messaggio per i nostri lettori?
Phil: Il messaggio per tutti voi che conoscete gli Elixir è che ci piacerebbe suonare un giorno anche in Slovenia per voi. A chi invece non ci conosce, dico: venite a dare un’occhiata al nostro sito: www.coldtown.com/elixir o fate un salto sulla nostra pagina myspace: www.myspace.com/officialelixir . Grazie anche a te per questa intervista!
Gli Elixir, leggendaria band della New Wave Of British Heavy Metal, ricordata soprattutto per il loro album d’esordio di culto “The Son Of Odin” (1985), sono tornati sulla scena. Dopo aver pubblicato quello che loro chiamano il loro vero secondo album in studio, “Mindcreeper” (2006) – recensione di RockLine QUI, questi ragazzi dimostrano di avere ancora fame e voglia di sfornare un grande heavy metal classico e di suonare dal vivo in giro per il globo. Il chitarrista Phil Denton ci guida attraverso la storia degli Elixir fin qui. Più vicini di così non si può.
RockLine: Ehi Phil! Come butta, ragazzi?
Phil: Stiamo tutti benissimo, grazie!
RockLine: Siete appena tornati dal Play It Loud festival II. in Italia (reportage di RockLine QUI). Che impressioni avete?
Phil: Ci siamo divertiti un mondo. Il festival era organizzato benissimo, ci hanno coccolati alla grande – anzi, spero che il conto della birra non sia stato troppo salato per gli organizzatori!! C’era un bel po’ di gente e il pubblico ci ha riservato un’accoglienza fantastica, scandendo il nostro nome mentre ci preparavamo e poi per tutto il set. Ci siamo divertiti così tanto che ci piacerebbe tornarci un giorno. Ho appena caricato le foto del festival sul nostro sito: www.coldtown.com/elixir
RockLine: Il vostro show in Italia è stato una bomba! Bellissimo riavervi insieme. Con band come Elixir, Cloven Hoof, Diamond Head o Tygers Of Pan Tang (che hanno aperto il loro tour più avanti, nell’aprile 2008) di nuovo in pista, pensi che oggi stiamo assistendo a una resurrezione della NWOBHM?
Phil: Sembra proprio di sì. Io, per la mia parte, organizzo in Inghilterra un festival chiamato ‘British Steel Festival’, che promuove le band NWOBHM anni Ottanta. Invitiamo quattro band a suonare con noi e all’ultimo c’erano Cloven Hoof e Tygers of Pan Tang, oltre a Jaguar e Chariot. Oggi è più difficile trovare buoni concerti, perché molti locali dal vivo, soprattutto in Gran Bretagna, sono organizzati per avere sempre tribute band, e non sono molto interessati a band che suonano materiale proprio. Però ci sono un sacco di ottimi festival in giro per l’Europa e il resto del mondo, e le band come noi adorano suonarci. Penso che ognuno di noi stia facendo la sua piccola parte per cercare di mostrare alla nuova generazione di rockettari cosa combinavamo negli anni Ottanta.
RockLine: Nel 2002 avete pubblicato l’album del ritorno “Idol”. Che cosa vi ha portati a decidere di rimettere piede in studio dopo più di 10 anni di pausa della band? Pensi che la festa per i 40 anni di Norman, nel 2001, abbia aperto un nuovo capitolo per gli Elixir o, mettiamola così: gli Elixir sono rinati?
Phil: Sì, è stata la festa di compleanno di Norman a far partire la nostra rinascita. C’eravamo tutti e, siccome suonavano delle band dal vivo, prima della festa avevamo deciso di salire sul palco a suonare ‘Treachery’ ancora una volta. Non suonavo il pezzo da così tanto che quel pomeriggio ho ascoltato un vecchio nastro live per esercitarmi. Sul nastro ho ritrovato un sacco di pezzi come ‘The Idol’ e ‘Devil Rider’ e ho pensato che fosse un peccato non averli mai registrati come si deve per un album. Alla festa ho detto ai ragazzi che avevamo materiale per un album intero, mai registrato, e siccome all’epoca avevo un impianto di registrazione digitale con il mio compagno di songwriting, Mike Emson, ho proposto di trovarci per registrare quei pezzi solo per noi. Poi, un paio di settimane dopo la festa di Norman, l’etichetta greca Cult Metal Classics mi ha contattato perché voleva pubblicare in CD l’album ‘The Son of Odin’. Pensavo che non ci sarebbe stato alcun interesse per un disco di 15 anni prima, ma Manos, dell’etichetta, mi ha assicurato che era diventato un disco di culto e che l’interesse sarebbe stato alto. Così abbiamo detto sì alla pubblicazione, e in un mese sono andate esaurite 1000 copie! La Cult Metal Classics ci ha poi chiesto se avevamo altro materiale, e così tutti i vecchi pezzi che stavamo registrando per noi sono usciti di colpo come album ‘The Idol’, in vinile per Cult Metal Classics e in CD per conto nostro. Dopo ci hanno invitati a fare da headliner all’Heavy Metal Assault Festival di Atene, e così, prima ancora di capire cosa stesse succedendo, eravamo di nuovo sul palco e di nuovo in studio!!
RockLine: Le sensazioni sono ancora le stesse, in studio o sul palco, di quelle dell’età dell’oro della NWOBHM (gli anni Ottanta)?
Phil: Penso che sul palco siamo entusiasti come allora, ma ora siamo più sicuri e rilassati. Negli anni Ottanta volevamo davvero diventare professionisti e sentivamo di doverci dimostrare. Oggi saliamo sul palco solo per divertirci, e penso che si veda in faccia quando suoniamo. Quanto allo studio, anche lì penso che ora siamo più sicuri. Quando abbiamo cominciato, e quando abbiamo registrato ‘The Son of Odin’, lo studio per noi era un ambiente nuovo, e gli studi possono essere posti intimidatori se non sai come muoverti con l’attrezzatura. Oggi capiamo molto di più del processo di registrazione e quindi siamo più sicuri in quello che facciamo.
RockLine: “The Idol” evidentemente vi ha dato una bella spinta ed è stato una fonte d’ispirazione, tanto che nel 2007 avete pubblicato la vostra ultima fatica in studio, “Mindcreeper”. Puoi descrivere le differenze tra i due album per quanto riguarda le idee (musicalmente parlando) e il processo di scrittura e registrazione?
Phil: La differenza più grossa tra ‘The Idol’ e ‘Mindcreeper’ è che per ‘The Idol’ abbiamo dovuto reimparare i pezzi, mentre ‘Mindcreeper’ era fatto solo di pezzi nuovi su cui avevamo lavorato e che avevamo sviluppato. Era passato così tanto da quando avevamo suonato i pezzi di ‘The Idol’ che non ce li ricordavamo più, ma per fortuna avevamo i nastri da cui imparare. Era quasi come registrare un disco di cover. Dovevamo capire cosa stessimo suonando. A volte però le mani suonavano d’istinto una parte che stavamo cercando di imparare, che roba strana.
Per ‘Mindcreeper’ avevamo passato un bel po’ di tempo a lavorare sui pezzi nuovi, quindi eravamo ben rodati quando siamo entrati in studio. Tranne che per ‘Guiding Star’, che non volevo che Kev e Nigel provassero prima di andare a registrarla. È un pezzo così semplice che temevo che, provandolo troppo, ci prendessero troppa confidenza e finissero per suonare le loro parti in modo troppo carico. Ne avevo registrato un demo a casa, appena scritto, e l’avevo fatto sentire alla band per assicurarmi che piacesse, ma l’ho tenuto da parte per suonarlo in modo spontaneo in studio. Penso di aver fatto la scelta giusta, perché le parti di basso e batteria che Kev e Nigel hanno tirato fuori in studio si adattano alla perfezione al pezzo.
Il processo di registrazione dei due album è stato simile: abbiamo messo giù basso e batteria in un weekend e poi siamo tornati in studio in diverse sessioni per registrare chitarre, voci e il resto. Quando abbiamo registrato ‘The Son of Odin’ siamo stati in studio 9 giorni filati, lavorando di continuo sull’album. Abbiamo discusso se rifarlo anche per il prossimo disco. Registrare in un’unica grande sessione o un po’ alla volta nell’arco di diversi mesi ha vantaggi e svantaggi, in entrambi i casi.
RockLine: Purtroppo non ho ancora sentito “Mindcreeper”, ma da quello che ho provato ascoltando “The Idol”, tra l’altro un album brillante, penso che abbiate ancora un sacco da dare al mondo della musica. La bestia ha ancora fame. Cosa ci puoi dire dei vostri nuovi obiettivi creativi?
Phil: Grazie, mi fa piacere che ‘The Idol’ ti sia piaciuto, e una copia di ‘Mindcreeper’ è in viaggio verso di te.
Quando ci siamo rimessi insieme, il primo obiettivo era semplicemente goderci questa seconda occasione. I nostri obiettivi creativi erano:
1. Rimettere a posto il nostro secondo album – ho trovato terribile l’uscita di ‘Lethal Potion’, che non c’entrava niente con come doveva essere il nostro secondo album. Ho recuperato i nastri originali e ho portato il mix giusto a far rimasterizzare in digitale. Tutti e 14 i pezzi sono tornati nell’ordine giusto, con il mix giusto e sotto il titolo giusto: ‘Sovereign Remedy’.
2. Registrare tutti i pezzi rimasti degli anni Ottanta – da cui alla fine è venuto fuori l’album ‘The Idol’.
3. Registrare un album completamente nuovo – che alla fine è diventato ‘Mindcreeper’.
Quindi abbiamo centrato gli obiettivi creativi che ci eravamo dati quando abbiamo ricominciato a lavorare insieme.
RockLine: Cosa vi ha trattenuti così a lungo (5 anni) prima di pubblicare un nuovo album in studio, “Mindcreeper”?
Phil: Tempo e soldi. Abbiamo famiglia e non abbiamo più tanto tempo per scrivere e provare insieme come una volta. Entrare in sala di registrazione ci costa anche un sacco di soldi. Con famiglia e casa, non abbiamo molti soldi personali da mettere nella band. Quindi i soldi della band dobbiamo guadagnarli con le vendite degli album e i concerti, per metterli nel progetto successivo. Ci è voluto tempo per guadagnare i soldi da investire in una nuova registrazione. Vorrei che i nostri fan sapessero che i soldi che la band incassa tornano nei progetti della band, noi non ci paghiamo. Quindi, quando qualcuno compra un CD o una delle nostre magliette, o paga per vederci dal vivo, ci sta aiutando direttamente a raccogliere i soldi per la prossima registrazione.
RockLine: Puoi confermare che nei 4 anni tra “The Idol” e “Mindcreeper” la band ha ritrovato una consolidazione interna e una coerenza?
Phil: Penso che siamo di nuovo insieme, più felici che mai e a pieno regime come non mai.
Siamo più vecchi e più saggi e non sappiamo quanto potremo andare avanti, ma intendiamo divertirci a ogni passo! Quando avrai ascoltato ‘Mindcreeper’, spero che sarai d’accordo sul fatto che il nostro nuovo album è bello quanto qualsiasi cosa abbiamo fatto prima.
RockLine: Quindi possiamo aspettarci un nuovo album già tra un anno o due?
Phil: Stiamo lavorando a del materiale nuovo. Però, tornati dal Play It Loud, abbiamo provato a contattare la nostra etichetta, la Majestic Rock, per avere altre scorte, perché in Italia alcuni dei nostri album erano andati esauriti. Abbiamo scoperto che la Majestic è fallita, che per noi è una brutta notizia perché non abbiamo mai ricevuto royalty per i nostri album, e significa anche che ora siamo senza etichetta. Vuol dire che nel prossimo futuro non avremo i soldi per registrare un nuovo album, a meno che non ci sia un’etichetta che legge questo e che è disposta a metterci in studio! Abbiamo affrontato le avversità negli anni Ottanta, quando nessuna etichetta voleva firmarci, e ne siamo sempre usciti, quindi vedremo cosa succede stavolta. Sembra che al giorno d’oggi, con il download, sia dura sopravvivere persino per le major, quindi forse dobbiamo guardare ad alternative per fare un nuovo album. Se troviamo i soldi per registrare materiale nuovo, potremmo pubblicarlo solo in download, così almeno recuperiamo i soldi se lo vendiamo noi tramite il nostro sito.
Oppure potremmo valutare di pubblicare dei video. Non so come andrà a finire, ma vale la pena esplorare tutte le opzioni.
RockLine: Cosa è successo esattamente venerdì 13 febbraio del 1987?
Phil: Era una di quelle giornate in cui va tutto storto! Avevamo un concerto a Poole, che è nel sud dell’Inghilterra. Abbiamo caricato il furgone e siamo partiti, ma senza Kev, il nostro bassista, che non era riuscito a prendersi il giorno libero dal lavoro, e quindi aveva deciso di scendere in treno e raggiungerci più tardi. Strada facendo ci siamo fermati a pranzo in un’area di servizio in autostrada e in qualche modo siamo riusciti a lasciare indietro Nigel, il nostro batterista, e Simon, il nostro roadie! Ce ne siamo accorti solo parecchie miglia dopo! Siamo tornati indietro all’area di servizio, dove li abbiamo trovati che cercavano di fare l’autostop per Poole! Erano i tempi prima dei cellulari, quindi quando sono tornati al furgone e non l’hanno trovato non avevano idea di cosa fosse successo!
Quando siamo arrivati, ci siamo sistemati e abbiamo fatto il soundcheck, ma senza Kev, che ancora non era arrivato col treno. Alla fine è arrivato davvero tardi perché il suo treno aveva accumulato un ritardo pazzesco. A quel punto eravamo tutti tesi e preoccupati, pensavamo che non ce l’avrebbe fatta.
Poi c’è stata la musica dell’intro – avevamo una tastiera che usavamo per l’intro prima di cominciare a suonare. Paul ha premuto il tasto e per sbaglio ha fatto partire la drum machine incorporata, che sparava dall’impianto un beat di batteria bossa nova a volume altissimo!! Si vedevano le facce del pubblico, completamente spiazzate – ah ah!
Durante il set, Nigel stava facendo un assolo di batteria in ‘Treachery’ e Kev doveva andare in bagno a tutti i costi. Ha urlato a Nigel di andare avanti mentre lui andava a darsi sollievo, ma appena è uscito dal palco la porta interna tra il lato del palco e il bagno si è chiusa a chiave dietro di lui! Kev picchiava sulla porta per farsi aprire, ma nessuno lo sentiva! Alla fine, dopo diversi minuti di assolo, Nigel è passato al rullo che ci riportava dentro il pezzo. Per fortuna Kev aveva un trasmettitore radio e sentiva attraverso la porta, così ha suonato il resto del pezzo fuori! Quando il pezzo è finito, l’abbiamo sentito picchiare e urlare contro la porta, quindi l’abbiamo aperta ed è tornato sul palco con la faccia da cane bastonato!
Prima di quel concerto c’era anche un po’ di tensione che covava, perché Kev stava con una donna nuova a cui non andava giù che andasse via con la band. Avevamo appena organizzato un gran concerto a Belfast, in Irlanda del Nord, e c’era stata un sacco di promozione, quando la nuova donna di Kev gli ha dato un ultimatum: se fosse venuto con noi a Belfast, lo avrebbe lasciato. Per lui è stata una pressione enorme e, anche se avevamo accettato di andare a Belfast con un bassista sostituto, non risolveva la radice del problema, che era lei. Questo aveva creato attrito fino a quel giorno e, dopo il concerto, abbiamo avuto una discussione e Kev ha deciso di lasciare la band. Nigel, il nostro batterista, essendo suo fratello, alla fine ha deciso di andarsene con lui, e così quel giorno è stato il giorno in cui la band si è spaccata. Anche se abbiamo trovato bassisti e batteristi sostituti, la chimica non era più la stessa e abbiamo perso un po’ della nostra magia. Non voglio mancare di rispetto a chi è arrivato dopo, ma eravamo noi a creare il suono Elixir, e funzioniamo al meglio tra di noi. Per fortuna la donna di Kev era già sparita quando ci siamo ritrovati alla festa di compleanno di Norman, e ora abbiamo tutti mogli e compagne fantastiche che ci sostengono in quello che facciamo.
RockLine: “The Son Of Odin” è stato un inizio fantastico per la band negli anni Ottanta. Sembrava che con gli Elixir fosse nata una nuova stella dell’heavy metal. Ma poi la band non è riuscita a ottenere un riconoscimento maggiore e a farsi un nome più grosso. Come lo commenti? C’erano circostanze particolari che hanno impedito agli Elixir un successo più grande sulla scena heavy metal mondiale?
Phil: Penso che la cosa che ci ha frenati di più sia stata non riuscire a firmare con un’etichetta. Abbiamo dovuto chiedere un prestito in banca per pubblicare ‘The Son of Odin’ con la nostra etichetta e abbiamo stampato duemila copie. L’album d’esordio ha avuto ottime recensioni e le vendite sono state ottime nei posti dove si vendeva, come il leggendario Rock record shop, Shades, a Londra. Avevamo avuto una buona risposta anche dopo la nostra session a BBC Radio 1 Friday Rock Show di quello stesso anno, e perfino Ronnie James Dio in persona aveva dato una bella recensione al nostro singolo ‘Treachery’ su Kerrang! Magazine, quindi le cose si mettevano bene per noi. Penso che, se fossimo stati sotto contratto con un’etichetta in grado di distribuirci in tutto il mondo, avremmo avuto molto più successo. C’erano tutti i segnali che quello che facevamo veniva apprezzato, ci servivano solo i mezzi per raggiungere molta più gente.
RockLine: Cos’è successo alla band negli anni Novanta? Eravate coinvolti anche in altri progetti musicali?
Phil: Paul e Norms hanno lavorato insieme in una formazione chiamata Beggars, Thieves and Madmen. Kev e Nigel hanno fondato una band chiamata Saratoga, e io sono tornato nella mia città natale con mia moglie e il mio figlioletto e ho suonato nei pub in una cover band blues-rock chiamata Rough Diamond, con pezzi di band come Free e Bad Company. Scrivevo anche pezzi originali nello stesso stile con Mike Emson, che in quella band era tastierista e chitarrista. Abbiamo invitato Paul a registrare qualche traccia vocale su alcuni di quei pezzi, ed è quello che facevo fino a quando la Cult Metal Classics mi ha contattato per pubblicare il CD di ‘The Son of Odin’.
RockLine: Quali sono le principali differenze tra le vostre esibizioni sul palco di oggi e quelle degli anni Ottanta?
Phil: Beh, mi mancano proprio gli effetti pirotecnici, ma tutte le leggi su salute e sicurezza di oggi ci impediscono di usarli!! A parte questo, penso che non siamo cambiati molto. Se visiti la pagina media del nostro sito: www.coldtown.com/elixir trovi video recenti e anche i filmati di ‘Pandora’s Box’ e ‘Son of Odin’ del 1986. Un giovane fan ha detto che, anche se sembriamo un po’ più vecchi, sul palco facciamo ancora le stesse mosse di allora! Non penso che dal vivo siamo molto diversi da allora, a parte il fatto che abbiamo meno capelli e più chili!!
RockLine: Avete in programma un tour europeo nel prossimo futuro?
Phil: Ci piacerebbe tantissimo girare di più l’Europa, ma non abbiamo un tour manager che ci aiuti, e non conosciamo tutti i locali giusti dove suonare. Dobbiamo affidarci ai contatti e alle persone che incontriamo e che ci raccomandano ai promoter del loro paese. Adoriamo suonare ai festival, come il Play It Loud, e siamo sempre interessati a suonare in paesi dove non siamo mai stati. Quindi, se un promoter in Slovenia o altrove sta leggendo queste righe e vuole portare gli Elixir nel suo paese, mi contatti pure tramite il sito della band.
RockLine: Quali sono gli altri obiettivi futuri della band?
Phil: Ora che abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo dati quando ci siamo rimessi insieme, vogliamo suonare più concerti possibile e registrare più materiale possibile, prima che le circostanze ci costringano a fermarci. Sappiamo che ci è stata data una seconda possibilità e vogliamo sfruttarla al massimo e divertirci lungo la strada, prima di doverci fermare.
RockLine: Grazie per aver dedicato del tempo a rispondere a qualche domanda. Hai un messaggio per i nostri lettori?
Phil: A chi ci conosce, dico che ci piacerebbe venire un giorno in Slovenia a suonare per voi. A chi non ci conosce, dico di visitare il nostro sito: www.coldtown.com/elixir o di fare un salto sulla nostra pagina myspace: www.myspace.com/officialelixir
Grazie per l’intervista.
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