Chaosstar: perché ci è voluto così tanto per far uscire Lifetime (2008)
Autore: Rok Klemše
Data dell’intervista: 16.02.2008
I Chaosstar sono una band metal slovena relativamente giovane, ancorata soprattutto al progressive metal. Una delle poche realtà del genere dalle nostre parti, ha dimostrato un alto livello di professionalità già solo facendosi avanti da sola per questa intervista, e con risposte sincere, chiare e opinioni ben ponderate ha confermato di non essere solo un gruppo di bravi musicisti, ma di sapere anche benissimo cosa vuole. Dopo mesi e mesi di registrazioni, i Chaosstar si avvicinano finalmente al momento di far uscire l’album di debutto Lifetime. A giudicare dai pezzi già ascoltati sulla loro pagina MySpace, il disco promette davvero bene, soprattutto per un lavoro strumentale e vocale eccezionale e una storia concettuale ben costruita. Bisognerà aspettare ancora un mesetto o due per sentire l’atteso Lifetime, ma nel frattempo ti puoi leggere un’intervista a tutto tondo e divertente, fatta in un clima rilassato. Le risposte dicono chiaramente che Jure, Vasja e Dare non sono nati ieri…
RockLine: Per cominciare, presentate i Chaosstar: chi siete, da quanto tempo esistete…
Vasja: I Chaosstar siamo Jure Jurca, voce e chitarra, Vasja Čepič, chitarra, Dare Ramot, basso, e Primož Jelševar alla batteria. Suoniamo in questa formazione da tre anni e mezzo, prima io, Jure e Dare suonavamo in un’altra band, con un altro batterista e con un altro nome. Se leggi la biografia di qualsiasi band straniera è sempre la stessa storia: due membri si conoscono a 14, 15 anni, e anche per i Chaosstar è andata più o meno così, perché quando eravamo ancora più piccoli io insegnavo a Jure a suonare la chitarra, e poi è stato lui a chiamarmi per un’audizione per la band.
RockLine: E da dove viene il nome Chaosstar?
Jure: Col nome abbiamo avuto parecchi problemi… All’inizio ci chiamavamo Corpus Delicti…
RockLine: Un nome belle black metal, eh eh.
Jure: Eh sì, che ci vuoi fare (risate).
Vasja: Poi per un po’ siamo stati Buliwyf, dal re vichingo del film Il 13° guerriero di John McTiernan con Antonio Banderas. Ma su questo nome circola un sacco di aneddoti, perché la gente non capiva cosa fossimo e cosa volessimo dire con quel nome, così alla fine siamo stati di tutto, da Blueway a Buffy a Butwipe… (risate). Quando è arrivato Primož abbiamo deciso di scegliere un nome nuovo, forte e riconoscibile, che facesse capire anche il genere di musica. Chaosstar era sempre stata una proposta, ma non riuscivamo mai a deciderci; dopo qualche mese abbiamo finalmente detto: sarà questo il nostro nuovo nome. Il nome e il logo rappresentano anche, con le quattro punte, ciascuno dei membri, mentre le punte laterali sono i nostri alter ego. Dietro il nome c’è in realtà anche una storia, perché la teoria del caos dice che ogni caos al suo centro è ordinato e armonioso, e ogni linea di forza tira nella sua direzione con intensità diversa, e così si crea il caos.
RockLine: Se non sbaglio esiste già una registrazione ufficiale del 2006 intitolata Lifetime?
Vasja: Sì, è una storia che dura davvero un “lifetime”. È il nostro album di debutto, che doveva essere registrato già a fine 2006, ma alla fine abbiamo deciso di fare tutto da soli. Se siamo una band progressive, volevamo fare tutto noi. Nel frattempo la costruzione dello studio ci ha portato via un sacco di tempo, e poi ci sono stati i test dell’attrezzatura e le registrazioni: la registrazione digitale, in particolare, può andare avanti all’infinito.
Jure: Il punto è che abbiamo un’idea di musica che vogliamo sia perfetta. Abbiamo capito che registrando in un altro studio ci sarebbero voluti troppo tempo e troppi soldi.
Vasja: Non puoi tornare indietro a sistemare le cose: può succedere che durante le prove ti venga voglia di una produzione diversa per un pezzo, e nel tuo studio puoi correggere. In più è un disco concettuale, quindi i pezzi si collegano, c’è una storia dietro, ed è ancora più importante che tutto l’album abbia un suono omogeneo, ma che allo stesso tempo i singoli pezzi siano vari. Lifetime sarà pronto tra qualche mese; produzione e mixaggio li ha curati il nostro batterista Primož, mentre il mix finale e il mastering li faranno altre due persone diverse, così l’album passa al vaglio di più orecchie, ma da parte nostra consegneremo già un prodotto bello rifinito. A volte vale la pena aspettare un mese o due e consegnare un prodotto davvero buono. Il primo album è importante.
Dare: Tra i motivi del ritardo ci sono anche i lavori e l’università di tutti i membri.
Jure: E poi c’è un’altra cosa. Quando inizi a registrare non hai idea di tutto quello che ti aspetta. Io ho imparato tantissime tecniche diverse che prima non sarei nemmeno stato in grado di suonare. È interessante vedere come migliori.
Dare: Una volta che hai il materiale registrato, solo allora vedi il quadro finale, cosa starebbe davvero bene sull’album.
Vasja: Anche trovare il suono della produzione è impegnativo. Volevamo per esempio un’arpa, e ora abbiamo ottime registrazioni di una vera arpa acustica, che useremo per l’intro, l’outro e una parte centrale. Come ospiti ci saranno anche un cantante black metal e un tastierista, che devono ancora registrare qualche linea, e poi saremo piano piano alla fine.
RockLine: Quindi questo album è in lavorazione da un bel po’. Vi serviva più tempo per scrivere il materiale…
Vasja: No, no, il problema è proprio questo. Il materiale è nato all’inizio della nostra carriera. Il libro l’hai già scritto, ma ti serve ancora qualcuno che lo pubblichi, lo riveda, lo stampi. Prima che arrivi sullo scaffale ci vuole un po’. All’inizio volevamo far uscire un demo, ma poi abbiamo deciso di pubblicare qualcosa di concreto, perché è uno spartiacque importante.
Jure: Posso dire però che l’album sarà davvero di qualità. Con tutto il tempo investito nella registrazione e l’impegno di Primož nella produzione, posso dire che l’album sarà all’altezza.
Vasja: Nel frattempo abbiamo ovviamente scritto materiale per altri due album, ma registrare richiede un lavoro enorme, e poi tutti e quattro abbiamo un lavoro e l’università.
RockLine: Avete deciso di fare un album concettuale anche per questo, per fare qualcosa di davvero grosso?
Jure: Nella band i pezzi li scriviamo per lo più io e Vasja, e abbiamo scelto un disco concettuale visto che tra i nostri modelli ci sono anche i Dream Theater. È venuto da sé: dopo un paio di pezzi è risultato chiaro che il disco sarebbe stato concettuale.
Vasja: Non sono solo i Dream Theater l’influenza: io qui metterei in evidenza anche Seveth Son of a Seventh Son come uno dei migliori dischi concettuali metal, e poi i Pink Floyd, non tanto per la musica simile, quanto come prodotto compiuto con un’idea e un concetto.
Dare: Mettere insieme più idee diverse in un concetto è difficile e c’è stato anche qualche attrito, ma penso che alla fine ci siamo riusciti.
Vasja: Bisogna chiedersi cosa vuoi davvero. Puoi registrare una jam session e farne un album, ma devi chiederti se fra dieci anni ti piacerà ancora, e soprattutto se piacerà a un ragazzino svedese.
RockLine: Ma qual è, in fondo, la storia dietro il concept dell’album?
Vasja: È una storia leggermente velata. Nella nostra musica cerchiamo di prendere le distanze da religione, politica e parolacce…
Jure: Quelle le teniamo per le prove (risate).
Vasja: Il tema viene da un racconto di H.P. Lovecraft, The Crawling Chaos. A Lovecraft ci sono già arrivati per esempio i Metallica (The Thing That Should Not Be e The Call of Ktulu) e gli Iron Maiden nel libretto di Live After Death. Nei suoi libri ci sono storie di demoni cosmici, e al posto di Satana abbiamo preferito un tema più cosmico, intangibile. Parla della predeterminazione di un essere nato come una creatura aliena sulla terra, il male, destinato a essere cattivo. Lungo tutto l’album lotta con il suo “padre”, e anche il disco è segnato dalla dualità, soprattutto negli assoli, perché io e Jure abbiamo un suono di chitarra piuttosto diverso. Anche il pezzo finale, con la voce black metal e quella heavy metal acuta, funziona come un duello.
RockLine: Eh eh, più metal di Lovecraft non si può. I testi sono in inglese: avete provato anche con lo sloveno?
Vasja: Sì, per questo a volte mi sento anche un po’ in colpa, perché dovremmo fare qualcosa anche per la lingua slovena. Ma bisogna ammetterlo – gli Helloween cantando in tedesco avrebbero ottenuto quello che hanno ottenuto? E la Germania ha 82 milioni di abitanti.
RockLine: Quindi puntate all’estero?
Vasja: Sì, decisamente. È quello che vogliamo e ci stiamo ragionando.
Dare: Con l’UE ora è più facile per tutte le band.
Vasja: Però non vogliamo sminuire l’importanza della scena metal slovena, perché ci sembra ben organizzata, ci sono i festival, si può suonare. Alla fine però ti accorgi che la scena la segue un centinaio di persone, e 80 di queste le conosci. Vorremmo qualcosa di più, non suonare in un club per 200 persone, anche se è fantastico quando ti ascoltano tutti e 200. Vorremmo qualcosa di più, magari 1000…
RockLine: Una buona occasione è anche fare da spalla a qualche band più grossa.
Dare: Sicuro, anche se molto devi comunque farlo da solo.
Vasja: Sì, può essere la svolta, che qualcuno ti noti così. Del tutto in via informale, tramite MySpace ci ha notati perfino il produttore dei Judas Priest e di Bruce Dickinson. Non è detto che ne nasca qualcosa, ma è un enorme complimento e una conferma.
Jure: Abbiamo pubblicato un pezzo anche su due compilation, New Order e Kuolm v glavo. Su New Order c’è Rebirth, che nella nuova veste sarà un pezzo completamente diverso. Voglio dire, il miglioramento si vede.
RockLine: E i concerti? Aspetterete l’uscita dell’album?
Vasja: I concerti sono un problema e ne siamo consapevoli. Non è che non suoniamo: suoniamo sotto un altro nome, non dirò quale, e così ci facciamo le ossa sul palco. In ogni caso ci sarà un tour quando Lifetime sarà finito. Alla fine seguiamo il principio economico: perché suonare se non hai un album da offrire?
Dare: Il pubblico metal è molto riconoscente. Se gli piaci, si compra tutto. Abbiamo delle ambizioni, i metallari sono il nostro pubblico di riferimento e perché non dovremmo offrirgli il più possibile.
Vasja: Io vedo per noi un grosso punto a favore nella voce, cosa che ci ha detto anche il produttore. Jure suona molto simile a Bruce Dickinson. Del resto gli Iron Maiden negli anni Ottanta sono diventati un nome “household”. Anche la produzione sarà un insieme compatto e dinamico. Lo scopo stesso dell’album è che lo metti nel lettore e te lo ascolti dall’inizio alla fine.
RockLine: L’album lo farete uscire in autoproduzione o cercate un’etichetta?
Jure: Cerchiamo un’etichetta, sì.
Vasja: Se poi non va…
Dare: In Europa ci sono abbastanza etichette pronte a collaborare, basta offrirgli un buon prodotto.
Vasja: Per quanto ne so io un’etichetta non è nemmeno così difficile da trovare. La domanda è cosa è disposta a fare per te e cosa ti può offrire. Se vedremo che non va, manderemo il cd in stampa, lo pubblicheremo e lo venderemo ai concerti.
Jure: Ci accontenteremo di Nuclear Blast o InsideOut (risate).
RockLine: In realtà da noi avete una bella nicchia di mercato, visto che siete una delle poche band progressive metal in Slovenia.
Vasja: In realtà Lifetime non è nemmeno stato scritto come un album strettamente progressive metal, anche se il materiale nuovo è molto più progressive. E qui sta di nuovo il trucco: non conta il primo album, ma il momento in cui fai uscire il secondo e quanto sarà bello.
Jure: È bello comunque sapere di essere una delle poche prog metal band da noi.
RockLine: Quindi fra dieci anni InsideOut e come spalla, diciamo, gli Iron Maiden?
Jure: Eh sì, certo. Anzi, per cominciare potrebbero bastare i Symphony X (risate).
Dare: Dove si firma (risate).
Vasja: È davvero un nostro grande desiderio suonare prima di qualche band più grossa, magari anche da noi come spalla.
Foto: Aleš Podbrežnik
Domande di: Rok Klemše
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