Quattro chiacchiere con Peter Nicholls, il cantante carismatico e alla mano degli IQ (2007)

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Data dell’intervista: 24.11.2007

L’occasione di vedere gli IQ dal vivo non si lascia scappare. Da grande fan di questa leggendaria formazione neo prog, proprio non volevo perdermi un concerto che si teneva così vicino al nostro confine. Il viaggio fino a Vienna non voleva dire solo vedere gli IQ sul palco, ma anche fare due chiacchiere con il cantante Peter Nicholls, con cui avevamo già concordato tutto in anticipo. Il signor Nicholls si è rivelato un gentiluomo cortese, alla mano e simpaticissimo, a cui non è pesato per niente scambiare quattro parole con tre scappati di casa arrivati dalla Slovenia.

Rockline: Al momento avete fuori un nuovo DVD.
Peter Nicholls: Sì, esatto, è il DVD Forever Live, e ci abbiamo messo un sacco di tempo prima di pubblicarlo.

Rockline: Sul DVD c’è lo stesso materiale del CD?
Peter Nicholls: In realtà è lo stesso concerto che era uscito su videocassetta. Sul CD c’era anche il pezzo No Love Lost, che ora abbiamo messo anche sul DVD come bonus. In più c’è la canzone scherzosa Wiggle, che abbiamo usato perché la troupe doveva cambiare le telecamere e c’era da riempire il tempo.

Rockline: E perché non avete usato My Legs?
Peter Nicholls: (ride) Non siamo riusciti a imparare tutto il testo in tempo.

Rockline: E il nuovo album come procede?
Peter Nicholls: Abbastanza bene. In gran parte l’abbiamo già messo insieme. Quando abbiamo deciso di iniziare a registrarlo, Martin (Orford) ha deciso di andarsene. Ovviamente questo ha causato dei ritardi. Avevamo però già un tour annunciato, quindi avevamo degli impegni. La nostra priorità era completare la formazione. Se volevamo suonare quelle date, dovevamo trovare un nuovo tastierista. Ora che abbiamo trovato Mark (Mark Westworth), faremo il tour e l’anno prossimo riprenderemo a lavorare sul disco. Il piano è che Martin sia ancora presente sull’album, visto che ha contribuito.

Rockline: Ha dato una mano a comporre?
Peter Nicholls: Esatto. Nella band è sempre stato un membro importante per quanto riguarda il songwriting. Il piano attuale è che Martin partecipi all’album, ma può cambiare.

Rockline: Quindi suonerà sul disco o sarà solo accreditato come autore?
Peter Nicholls: Speriamo che suoni. Suonerà anche Mark, quindi sull’album ci saranno due tastieristi.

Rockline: E sarà l’ultimo progetto di Martin con gli IQ?
Peter Nicholls: Sì.

Rockline: Allora, com’è fatto il processo creativo negli IQ? È un lavoro di gruppo o l’idea di un singolo?
Peter Nicholls: È sempre un lavoro di gruppo. Componiamo in modo simile a tante altre band. Ognuno ha le sue idee, poi tutti gli altri aggiungono qualcosa. Il problema con Martin è che questo modo di lavorare non gli è mai piaciuto, anche se facciamo così fin dall’inizio. Gli dava fastidio che gli altri potessero cambiare le sue idee o aggiungerci roba. Forse non era contento del risultato finale come lo sarebbe stato lavorando da solo. Lo capisco, ma quando sei in una band devi sapere che servono un sacco di compromessi. A meno che a comandare non sia una persona sola. Ma negli IQ è sempre stata collaborazione.

Rockline: Però non siete mica i Pink Floyd.
Peter Nicholls: No. Ci è dispiaciuto che Martin se ne andasse. Capisco le sue ragioni. Se vuoi stare in una band, devi avere una certa mentalità. Magari arriva un momento in cui la band non ti serve più. Come i Beatles, che volevano dedicarsi di più alle famiglie. Quando Martin se n’è andato è stato un giorno tristissimo per noi, ma è stato tutto molto amichevole.

Rockline: Quindi andate ancora d’accordo?
Peter Nicholls: Certo. Martin si occupa ancora dell’etichetta (Giant Electric Pea). Siamo ancora in contatto. Penso che ormai siamo troppo vecchi per litigare.

Rockline: Quindi tra voi non c’è cattivo sangue (no love lost)?
Peter Nicholls: Ma figurati, ho un enorme rispetto per Martin come compositore, tastierista e amico. Lo conosco da una vita e tra noi non c’è nessuna ostilità.

Rockline: E il nuovo album? Che suono avrà? Sarà in stile retrò come Dark Matter?
Peter Nicholls: Retrò?

Rockline: Più organico, con meno sintetizzatori.
Peter Nicholls: Credo che con Dark Matter avessimo scelto consapevolmente quella direzione, ma valeva solo per quell’album. Volevamo esplorare suoni diversi. Può capitare di iniziare a usare troppo i suoni sintetici. I suoni del mellotron o dell’organo puoi riprodurli, ma non saranno mai identici all’originale. E abbiamo pensato che sarebbe stato bello, come hai detto tu, fare un album più organico.

Rockline: Non era un vero mellotron?
Peter Nicholls: No, erano dei sample.

Rockline: E l’organo? Per quanto ne so era vero.
Peter Nicholls: Non ne sono sicuro. In realtà non era un Hammond. Non mi ricordo nemmeno cosa abbiamo usato per il suono dell’Hammond. Penso che su Dark Matter ci fosse parecchio materiale buono. Ogni album è un rischio. Non puoi mai fare un disco che piaccia a tutti. Anche su Dark Matter ci sono cose che a me non piacciono. Nel complesso mi piace, ma… Beh, è un lavoro di gruppo.

Rockline: I compromessi sono sempre necessari.
Peter Nicholls: Sì. Ovvio che le tue idee ti piacciono di più. Ma su ogni album devi rischiare qualcosa. So che gli IQ hanno un loro suono. In America ci etichettano spesso come band neo prog.

Rockline: C’è chi ama mettere etichette a tutto.
Peter Nicholls: (ride) Di etichette ce ne sono già parecchie. È solo musica. Se ti piace, benissimo, se no pazienza. In Gran Bretagna da 25 anni dobbiamo giustificarci perché suoniamo questo genere. Poi vai negli USA e lì, di colpo, non sei abbastanza progressivo. “Perché usate strumenti moderni?” Perché sono buoni. Da una parte dobbiamo difendere la musica che suoniamo, dall’altra dobbiamo difenderci da chi sostiene che non siamo abbastanza prog. So che ci sono tantissime band che seguono lo schema progressivo alla lettera, più di noi.

Rockline: Ma cos’è poi lo schema progressivo? Ognuno ha la sua opinione.
Peter Nicholls: Già. È un po’ triste che i fan di una band siano in conflitto con quelli di un’altra. Ognuno cerca di dimostrare che la sua band è più progressiva. Per me è assurdo. Nessuna band piacerà a tutti. A ognuno piacciono cose diverse. Sono convinto che a chi ama noi non piacciano tutte le nostre canzoni. Ed è giusto così. Come ti dico, rischi sempre.

Rockline: Fai quello che vuoi tu, non quello che vogliono i fan.
Peter Nicholls: Devi sempre renderti conto di che suono avrà la musica. Se volessimo pubblicare un album comico, probabilmente la maggior parte dei nostri fan rimarrebbe delusa. Quindi sappiamo che la gente si aspetta da noi un certo stile. E quella è la musica che sappiamo suonare. Ci riesce bene.

Rockline: E ti piace suonare questo tipo di musica?
Peter Nicholls: Sì. Ma è importante anche non ripeterci troppo. Quando sei in una band il rischio è cadere in certe routine. Noi cerchiamo di evitarlo. Sul nuovo album c’è del materiale davvero buono, ma è difficile prevedere come reagirà la gente. Penso che possa venire fuori un disco di grande qualità.

Rockline: Hai mai pensato di fare un album solista, come Martin?
Peter Nicholls: Credo che il mondo non abbia bisogno di un mio album solista. Musicalmente non credo di poter mostrare al mondo niente di utile?

Rockline: Suoni qualche strumento? La chitarra?
Peter Nicholls: No, la chitarra non la suono.

Rockline: Però per gli IQ hai scritto qualche pezzo per conto tuo?
Peter Nicholls: Nei primi tempi scrivevamo più che altro ognuno per conto suo.

Rockline: Quindi hai scritto solo la melodia vocale?
Peter Nicholls: Da noi di solito funziona così: prima stabiliamo la struttura del brano, poi gli accordi, poi o Martin si inventa la melodia vocale o la improvviso io durante le prove. Poi scrivo i testi. Abbiamo sempre fatto così. Quando sono stato un po’ fuori dagli IQ ho registrato un album con i Niadem’s Ghost e lì avevo più responsabilità come autore. Credo perché volevo comunicare qualcosa.

Rockline: Qualcosa di politico?
Peter Nicholls: Neanche. Volevo comunicare qualcosa di musicale. Volevo creare qualcosa che non somigliasse nemmeno lontanamente agli IQ. Per me era importante staccarmi dagli IQ. E anche lì non mi piace tutta la musica dei Niadem’s Ghost, ma allora dovevo farlo. Sull’album ci sono dieci pezzi, di cui probabilmente tre buoni. Ma ancora una volta, a volte devi rischiare. Allora volevo provare qualcosa di diverso.

Rockline: Cos’altro hai fatto negli anni in cui non eri negli IQ? Dal 1985 al 1993.
Peter Nicholls: In realtà sono tornato nel 1990, quando Tim (Essau) e Paul (Menel) avevano già lasciato la band. Il gruppo suonava al Marquee come quartetto, e Martin (Orford) si era preso le parti vocali. Mike mi ha chiamato e mi ha chiesto se potevo dare una mano con dei pezzi extra. Sono andato ed è stato fantastico. Sono stati momenti magici, in cui mi sono sentito davvero bene. Un promoter in Francia ha saputo cosa stavamo facendo e ha voluto che facessimo un concerto come gruppo spalla dei Magma. Devo dire che i fan dei Magma ci odiavano. Non ci lasciavano respirare. Durante il concerto fischiavano e ci disturbavano. Era davvero terribile. Comunque quel concerto l’abbiamo suonato con Les Marshall al basso.

Rockline: Non aveva già suonato negli IQ in passato?
Peter Nicholls: Suonava nei The Lens. Quando Tim se n’è andato, si è unito a noi come bassista. Quell’anno (1990) abbiamo fatto insieme due concerti, poi in estate Les è morto.

Rockline: Ever non era proprio un ricordo della sua morte?
Peter Nicholls: In un certo senso sì. In quel periodo la band era in un vicolo cieco. La morte di Les è stata un colpo durissimo, ma ci ha anche svegliati. Abbiamo iniziato a rispettare di più quello che avevamo. In realtà è anche per questo che sono rientrato nella band. Da amico. Più da amico che per la carriera. Ci siamo detti che sarebbe stato bello suonare di nuovo insieme. Ed è successo. Su Ever avevamo in mente Les e Geoff Mann, che era un caro amico. Geoff è morto durante la registrazione di Ever. In quel periodo sono morti anche mio padre e quello di Mike (Mike Holmes). Da tutto questo è nata, in qualche modo, l’atmosfera del disco.

Rockline: L’album è piuttosto cupo.
Peter Nicholls: Sì, è vero. Parla di come affrontare la perdita delle persone amate, della caducità. Insomma, roba piuttosto cupa e triste.

Rockline: Ti piace sempre scrivere testi così cupi. Perché?
Peter Nicholls: Credo sia più interessante. Questo stile mi viene più naturale. Non so cosa dica di me.

Rockline: Forse è una specie di catarsi.
Peter Nicholls: Sì, credo di sì. Forse così faccio più facilmente i conti con i problemi.

Rockline: Quindi, in generale, i tuoi pensieri non sono così neri?
Peter Nicholls: No, penso di essere una persona piuttosto serena e ottimista. Queste cose mi vengono fuori così.

Rockline: Ti sfoghi attraverso i testi?
Peter Nicholls: Sì. Su Subterranea non ho scritto di me. È stato un tentativo mirato di scrivere in uno stile più narrativo. Avevamo una storia che volevamo raccontare.

Rockline: Una storia piuttosto complessa.
Peter Nicholls: Sì. Di solito scrivo più dei miei sentimenti. Mi è sempre sembrato importante mostrare le mie emozioni vere, così la gente può immedesimarsi. Ma Subterranea era un progetto in cui volevamo mostrare la band sotto un’altra luce.

Rockline: Ma su Subterranea c’è comunque tanta emozione. All’interno della storia.
Peter Nicholls: Sì. Credo che sia l’essenza di una buona canzone. Ascolti il pezzo e reagisci emotivamente alla musica e ai testi.

Rockline: Puoi dirmi chi è Maya?
Peter Nicholls: (ride) Non lo so. Penso sia una figura femminile che rappresenta la speranza e roba del genere.

Rockline: Ho sentito che avete intenzione di pubblicare un libro sugli IQ, scritto da Mark Hughes.
Peter Nicholls: Sì, Mark scrive la nostra biografia da un sacco di tempo.

Rockline: E come sta andando?
Peter Nicholls: Il problema è che non sappiamo dove far finire il libro. Pensavamo che l’addio di Martin sarebbe stato una buona chiusura, ma così salteremmo il nuovo periodo con Mark (Mark Westworth) e il nuovo album.

Rockline: Cosa c’è nel libro? Sono storie sulla band?
Peter Nicholls: In pratica è la storia della band dall’inizio alla fine, ovunque sia questa fine. Abbiamo contribuito tutti. Ci sono tanti aneddoti, ricordi. Alcune storie sono divertenti, la maggior parte no. Ci sono molte avventure dei primi tempi.

Rockline: Sei stato anche attore. Hai fatto qualcosa di recitazione quando non eri negli IQ?
Peter Nicholls: Sì, in effetti sì. Ho collaborato con una compagnia teatrale che girava per le scuole. Mettevamo in scena spettacoli su cose importanti per i bambini. Non mi piaceva granché. Volevo tornare un po’ a quel mestiere, ma ho capito che non volevo farlo. Prima di entrare negli IQ ho frequentato per tre anni un’accademia teatrale. Ma con la musica ho sempre voluto avere a che fare.

Rockline: In un certo senso hai combinato musica e teatro.
Peter Nicholls: Non ho mai avuto voglia di stare sul palco solo a cantare. In questo senso non mi considero un musicista. L’importante è mettere in scena uno spettacolo per il pubblico. Mi è sempre piaciuto anche disegnare le copertine degli album. Quindi ho unito musica, scrittura, teatro e disegno. È stata una combinazione eccellente di tutti i miei interessi.

Rockline: E la poesia? I tuoi testi sono sempre stati molto poetici. Hai preso qualche idea anche dalla poesia?
Peter Nicholls: Non credo. Non ho mai avuto un poeta preferito. Nei testi ho sempre l’intenzione di creare qualcosa di poetico ed estetico. Alcuni testi erano più poetici, ma di solito preferisco scrivere cose in cui chi ascolta può immedesimarsi. A volte le espressioni più semplici sono le più efficaci. Non analizzo nemmeno troppo tutto, è più istinto. Prima scrivo il testo, poi lo correggo di continuo.

Rockline: Quindi sei un perfezionista?
Peter Nicholls: Forse sì. Anche se niente è perfetto.

Rockline: Magari rileggi un testo dopo qualche anno e ti sembra che qualcosa non vada.
Peter Nicholls: Certo, succede spessissimo. Oppure mi viene in mente una riga davvero bella e poi scopro che era già stata scritta.

Rockline: Allora, grazie mille per la chiacchierata.
Peter Nicholls: È stato un piacere.

 

Intervista a cura di: Rok Podgrajšek
Foto: Aleš Podbrežnik

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