Fish si racconta: il nuovo album, il passato, il presente e le erbacce del giardino (2007)

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Autore: Peter Podbrežnik

Data dell’intervista: 30.11.2007

Fish, carismatica icona del rock progressivo, che si è guadagnato il soprannome passando troppo tempo a mollo nella vasca da bagno con un libro in mano, non ha più bisogno di grandi presentazioni per i lettori di Rockline, visto che sulle nostre pagine si è già scritto tanto su di lui. Ci siamo incontrati per la prima volta l’anno scorso ad Augsburg, dove oltre al reportage abbiamo fatto anche una delle prime interviste per Rockline. Fish si è ricordato subito di noi e si è rallegrato un sacco quando gli abbiamo regalato del teran del Carso, che a questo appassionato ed esploratore di culture diverse andrà senz’altro a genio. Stavolta il nostro interlocutore, all’inizio visibilmente stanco e un po’ assonnato, ha risposto a domande che toccavano per lo più i traguardi passati e recenti del suo percorso musicale. Nonostante la freddezza iniziale, poi si è sciolto e si è dimostrato di nuovo simpaticissimo e spiritosissimo, uno che avrebbe parlato di una singola domanda anche per due ore, se le circostanze glielo avessero permesso.

Rockline: Hai pubblicato da poco un nuovo album, “13th Star”. Puoi raccontarci qualcosa in più su come è nato?
Fish: Abbiamo iniziato a registrare l’album lo scorso novembre. A un certo punto il mio bassista Steve Vantis si è fatto avanti e si è offerto di collaborare alla scrittura della musica. Dopo che mi ha mostrato le sue idee, ho capito che si sposavano bene con i miei testi. Per questo album cercavo una nuova direzione. Steve ha portato nella musica varie influenze fresche da gruppi come Porcupine Tree, Nine-Inch Nails, Rammstein e altra roba che gli piace ascoltare. Più o meno nello stesso periodo in cui nasceva l’album, ho deciso di adottare un approccio più disciplinato e di portare in studio un produttore adatto, che ha dato al disco quel tipo di disciplina che i miei album non avevano più da anni.

Rockline: “13th Star” è un concept album. Puoi spiegarci qualche dettaglio in più sul concept?
Fish: È un concept album che parla di un viaggio alla scoperta di sé, di rapporti, relazioni, amore, di scoprire l’amore, perdere l’amore, ritrovare l’amore…insomma, è la storia di un viaggio e della ricerca dell’anima gemella, dell’amore vero. In un certo senso tocca le mie esperienze personali.

Rockline: Quanto sei soddisfatto della tua band attuale?
Fish: La mia band è fantastica. Credo di avere, in questo momento, con questa band, la mia classica formazione ideale.

Rockline: In questo tour festeggi i 20 anni dall’uscita del classico dei Marillion “Clutching At Straws”. Come sta andando il tour?
Fish: Finora va molto bene. Stavolta la mia idea era offrire al pubblico qualcosa di diverso, e non limitarmi a portare sul palco la solita teatralità e a presentare buona parte dei pezzi del nuovo album. Secondo me, a chi viene ai miei concerti non farebbe poi così piacere se puntassi soprattutto sui brani più recenti, che la maggior parte della gente ancora non conosce bene. Festeggiare l’anniversario di “Clutching At Straws”, invece, mi permette di muovermi con successo tra pezzi vecchi e nuovi. È quello che la gente vuole sentire in questo tour. L’anno prossimo, quando il pubblico avrà imparato a conoscere bene l’album, mi concentrerò un po’ di più sui brani di “13th Star”.

Rockline: Possiamo aspettarci che qualche concerto di questo tour esca come album dal vivo o DVD, come è successo l’anno scorso con “Return To Childhood”?
Fish: Sicuramente. Ma in un futuro non meglio precisato. Per ora non so nemmeno lontanamente dirti quando uscirà.

Rockline: Che posto occupa “Clutching At Straws” nella tua carriera musicale?
Fish: Per me è stato senza dubbio un album molto importante. Ed è stato anche il mio ultimo disco con i Marillion. Per il gruppo ha rappresentato un grande bivio, che portava in due direzioni diverse. Secondo me i pezzi di quell’album, sul palco, si incastrano benissimo con quelli di “13th Star”.

Rockline: Dietro il personaggio di Torch c’è una storia più profonda, o è soltanto un personaggio metaforico?
Fish: Non c’è nessuna leggenda particolare dietro di lui. È solo un personaggio metaforico, il mio alter ego, venuto fuori mentre scrivevo i testi dell’album.

Rockline: La maggior parte dei tuoi testi migliori ha di solito un sottofondo parecchio cupo, il che fa pensare che siano nati nei periodi più difficili della tua vita. Hai mai pensato che la tua carriera potrebbe essere stata molto diversa, se quei momenti brutti non ci fossero mai stati?
Fish: Sì, è vero. Non ho scelto io questa sequenza di eventi, e nemmeno quello che è successo quest’anno. Tutto quello che volevo era essere un marito felicemente sposato e avere dei figli l’anno prossimo. A un certo punto di questo percorso, la persona di cui ero follemente innamorato in quel periodo mi ha detto che non voleva sposarsi. È successo proprio all’inizio delle registrazioni del nuovo album. La catarsi personale che è nata da quel periodo alla fine è stata fondamentale per creare il concept di “13th Star”. Io non scelgo mai gli eventi spiacevoli. Sono loro a scegliere me.

Rockline: Se parliamo ancora un attimo della tua carriera solista, qual è il tuo album preferito?
Fish: “13th Star” è di gran lunga il mio preferito. È un album di cui sono davvero orgoglioso. Però non ho nessuna voglia di ripassare un’altra volta dal processo emotivo che ha partorito il concept di questo disco (ride).

Rockline: Se confrontiamo gli anni ’80 e oggi, quale periodo ti sembra migliore? Parlo della tua carriera musicale, della scena musicale e della vita in generale.
Fish: Gli anni ’80 sono stati sicuramente più di successo, per quanto riguarda la mia carriera musicale. Da allora ho comunque fatto della musica molto buona, che aspetta ancora di essere riscoperta da una cerchia più ampia di ascoltatori. Chissà che un giorno non tocchi anche a “13th Star”. Quanto alla scena musicale, è tutto completamente diverso da com’era negli anni ’80. La pirateria ha cambiato parecchio il modo di scrivere musica, di pubblicare e di vendere gli album.

Rockline: Che ne pensi dell’etichetta neo-prog con cui viene bollata la maggior parte della tua musica?
Fish: Credo che la mia musica possa essere considerata progressiva. Ma penso che il problema principale del concetto di rock progressivo oggi sia che con questo termine si indicano soprattutto i gruppi che prendono ispirazione dagli anni ’70, e con me è tutta un’altra storia. La mia musica è progressiva perché cambia di continuo e assume forme nuove. Il nuovo album, per esempio, è segnato da una produzione moderna e da un approccio molto moderno. È progressivo nel modo in cui lo voglio io, e naturalmente è progressivo in modo diverso da come lo sono, che so, i Genesis.

Rockline: Che ne pensi dello stato attuale del rock progressivo?
Fish: Non potrebbe fregarmene di meno. Secondo me ci sono troppi gruppi che si copiano a vicenda o che stilisticamente sono troppo vicini l’uno all’altro. Quando ascolto un gruppo come i PFM, per esempio, riesco sempre a restare a bocca aperta davanti al flusso dell’atmosfera, che va a braccetto con la complessità degli arrangiamenti. Mentre da loro la musica scorre che è un piacere, la maggior parte dei prog moderni si sforza troppo di raggiungere gli effetti di complessità dei gruppi degli anni ’70, e a me spesso viene fuori innaturale e artificiale. Artificiale e rattoppato più o meno come il mostro di Frankenstein (ride).

Rockline: Puoi citarci qualche gruppo nuovo che hai sentito di recente e che ti è sembrato interessante?
Fish: No, nessuno, anche se i Nine-Inch Nails mi interessano abbastanza.

Rockline: C’è qualche possibilità che tu ripeta la tua apparizione come ospite con i Marillion di quest’anno?
Fish: No (molto deciso)! Prossima domanda.

Rockline: Che ne pensi di tutte queste reunion di vecchi gruppi, che ultimamente sono evidentemente popolarissime?
Fish: Per qualcuno è divertente. Io invece non voglio più tornare al passato. Non potrei mai più cantare certi pezzi di “Script For A Jester’s Tear” o “Fugazi”, perché la mia voce da allora è cambiata parecchio, soprattutto nei registri alti, e rovinerebbe completamente le esecuzioni. Non ci vedo nessun vero senso. Alla fine con i Marillion ho registrato solo quattro album, non dieci. Anche i pezzi di “Clutching At Straws” ora li faccio in modo diverso: canto più in basso, e anche il suono delle tastiere è adattato. Ho ancora gli incubi per un concerto in Italia con i Marillion, una volta nel 1988, in cui la voce mi è sparita del tutto per aver cantato troppo nei registri alti. Era successo perché gli altri durante il concerto non volevano abbassare il suono acuto delle tastiere. Non voglio tornare indietro, voglio fare quello che faccio adesso.

Rockline: Ci sono musicisti famosi e affermati con cui ti piacerebbe collaborare in futuro, come in passato hai collaborato con il tastierista dei Genesis Tony Banks?
Fish: Sì, mi piacerebbe collaborare con qualcuno dei grandi chitarristi, come David Gilmour, Jeff Beck o Steve Lukather, se uno di loro mi chiamasse a bordo come autore dei testi.

Rockline: A che punto sei con la tua carriera di attore?
Fish: In questo momento, con il tour in corso, la mia carriera da attore è in “sala d’attesa”. Era previsto che partecipassi al nuovo film dei fratelli Wachovski, mi avevano anche fatto una proposta, ma nel frattempo, in estate per la precisione, sono arrivati i preparativi per il matrimonio andato a monte, e così alla fine non se n’è fatto niente. Certo, in futuro mi piacerebbe girare ancora qualcosa, ma per me recitare nei film è più un hobby per il tempo libero che una carriera.

Rockline: Al nostro primo incontro avevi detto che il tuo passatempo preferito è il giardinaggio. Come procede la cura del tuo giardino?
Fish: Sì, sono famoso come grande collezionista di erbacce. Quando dopo sei mesi torno dal tour e arrivo a casa, ci trovo sempre una bella collezione di erbacce (ride). Tutte le piante del giardino le ho piantate io, anche le patate. Il giardino è un progetto impegnativo, che richiede una cura e una pignoleria quasi religiose, quindi me ne occupo completamente da solo. E comunque non ho nemmeno i soldi per assumere un giardiniere (ride).

Rockline: E il tuo asparago, come sta?
Fish: Cresce bene. Quest’anno per lui è stato un anno ottimo, a differenza che per me (ride).

Rockline: Hai mai pensato di scrivere un libro?
Fish: Sì, è da un bel po’ che ho voglia di scriverlo. Potrebbe succedere già l’anno prossimo. Fin qui mi sono fatto le ossa, e continuerò a farmele, con i miei contributi su MySpace e i blog, ma il libro è già un progetto serio. Soprattutto dopo che la persona che cura il mio sito, dopo otto pagine di diario che avevo pubblicato lì, ha perso la pazienza e mi ha detto di scrivere piuttosto un libro.

Rockline: Pensi ancora che questo mondo sia completamente “Fugazi” (termine gergale dei veterani del Vietnam per “all fucked up, all screwed up”, che compare in uno dei testi di Fish, ai tempi dei Marillion)?
Fish: Senza dubbio.

Rockline: Ti ricordi il nostro primo incontro e la passeggiata per Augsburg?
Fish: Certo. Ci siamo divertiti un sacco, quella volta. Ma come ti ho detto, l’anno scorso ho lavorato all’album e sono stato in tour tutta l’estate, quindi mi sono perso tante cose interessanti che con la musica non c’entravano. Purtroppo un sacco di cose sono rimaste in sospeso. Quest’anno invece ero proprio contento di lasciare casa a settembre e partire per il tour, perché a livello personale è stato un anno davvero brutto.

Rockline: Hai un messaggio speciale per i nostri lettori?
Fish: Mi piacerebbe tantissimo venire da voi in Slovenia, ma vi prego, organizzate una buona volta un mio concerto. Adoro viaggiare e scoprire paesi diversi, quindi verrei volentieri anche da voi. Trovatemi un organizzatore disposto a mettere in piedi un concerto e a contattarmi. È questo il problema principale, quando vuoi andare da qualche parte e nessuno ti invita.

Rockline: Purtroppo da noi la situazione è davvero disperata. Al tuo concerto verrebbero forse al massimo una cinquantina di persone. Prima di tutto è un piccolo paese con un piccolo mercato. Ma speriamo che con le prossime generazioni cambi qualcosa anche su questo fronte.
Fish: Secondo me il problema principale è la radio e quanta roba viene trasmessa dalle emittenti. Quello che non gira in radio, la maggior parte della gente non verrà a vederlo.

Rockline: Potresti comunque venire in Slovenia almeno in vacanza.
Fish: Ah, no. Almeno per ora. Al momento ho intenzione di andare tre settimane in Vietnam. A raccogliere nuove esperienze. Niente contatti, niente donne, niente seccature. Stavolta voglio stare completamente per conto mio.
Rockline: Grazie mille per l’intervista, Fish. Ti auguriamo un ottimo concerto.
Fish: Grazie, e buona fortuna anche a voi. È stato un piacere.

intervista di: Peter Podbrežnik

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