Mit – la band che ha cotto a fuoco lento per 10 anni (2008)
Luogo: Channel Zero / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 15.12.2008
Mit sono una band fresca di metal “groove” in chiave moderna, spuntata sulla scena slovena! Vengono da Dol pri Ljubljani. I creatori della band, ideatori e principali autori della musica, sono Uroš Petrovski (voce) e Matevž Pavčnik (chitarra). Per partire davvero e dare corpo alle idee gli servivano esperienza e pelo sullo stomaco, e le hanno trovate arruolando ben due terzi dei Lady’s First. L’attività con i Lady’s First, chiaramente orientati più verso il “party time”, con i decisamente diversi Mit diventa così una valvola di sfogo in più. La formazione dei Mit si completa quindi con i ragazzi dei Lady’s First: Miha Oman (chitarra), Aaron Cernatič (basso) e Miha Plesničar (batteria), tipi che si conoscono a meraviglia, e questo è stato un enorme vantaggio per i rapidi progressi dei Mit: ha accelerato la trasformazione delle idee musicali in canzoni e ha permesso di trovare prima l’affiatamento (in sala prove). La parte della band che arriva dai Lady’s First ha portato con sé, grazie al suo buon “giro” nella scena, anche conoscenze e la possibilità di chiudere in fretta l’organizzazione dei live, cioè ha portato ai Mit quel polo manageriale che serviva. I ragazzi hanno quindi trovato molto in fretta la formula efficace che ha dato un senso ai Mit, e sono pronti a presentare la loro musica sui palchi!
RockLine: Qual è stata l’idea di base che ha portato alla nascita dei Mit?
Matevž: Quello che sono i Mit, io e Uroš lo cercavamo da 10 anni.
RockLine: Dieci anni interi? Accidenti, è lunga! E che avete fatto in questi dieci anni?
Matevž: Nel frattempo creavamo, scrivevamo musica, suonavamo e ci esibivamo in varie formazioni, fino ad arrivare ai Mit. Soprattutto dentro i Maršali.
RockLine: I Maršali? Che band era? Una cover band?
Uroš: Sì. I Maršali erano più che altro una cover band. Però il grosso vantaggio di questi dieci anni è che si è accumulato un sacco di materiale scritto, anche da prima.
Matevž: Già. Quindi adesso aggiungiamo solo qualche piccola cosa e dalle versioni grezze tiriamo fuori la forma definitiva che queste canzoni dovrebbero avere, eccetera…
RockLine: I Mit siete voi due più tre membri dei Lady’s First: Buco, Flešo e Aaron. Dove e come vi siete trovati?
Uroš: È stato del tutto casuale. Conosco Buco da un sacco di tempo, ci conosciamo da sei o sette anni, direi.
Matevž: Buco era negli Alcohollica, e noi nei “V šali pobrateni bend”. Quando ci siamo incontrati è stato amore a prima vista.
Uroš: Circa cinque mesi fa Buco è venuto a casa mia. Siamo in macchina e gli faccio: “Ti interessa la nostra roba? Tieni, ti masterizzo il nostro materiale.” Buco ha detto subito: “Uooou amico! Io questa roba la suonerei!” Con lui è saltato a bordo in automatico anche Flešo, e anche Aaron aveva già detto più volte che gli sarebbe piaciuto suonare in una band con un sound rock melodico più moderno.
RockLine: Quello che ho sentito io al vostro concerto al Roxly club un mese fa suonava davvero promettente. In Slovenia una roba come voi Mit non c’è. Che ambizioni avete?
Matevž: Quello che dici tu: “In Slovenia non c’è”. Beh, ci abbiamo messo dieci anni a cuocerla.
Uroš: Sai com’è. Gli altri ti giudicano sempre meglio di come ti giudichi tu. Tu segui quello che ti sembra figo, quello che ti piace. I Mit sono quello che facciamo davvero con gusto, che ci piace. Non sto a dire che i Mit siano qualcosa di speciale: melodia e sega elettrica. Tutto qui.
RockLine: Come musicisti vi uniscono influenze diverse, ascoltate musica diversa. Al vostro concerto abbiamo sentito perfino cover di U2, Depeche Mode, Billy Idol, Ramones…. Lo dico perché da tutta questa roba variegata viene fuori un carattere musicale melodico, basato sul riff metal, che ha un suono tutto suo.
Uroš: Sì. Le cover degli artisti che citi le suoniamo del tutto a modo nostro. In pratica ci sforziamo di mettere in evidenza il riff nella nostra musica. Nei pezzi non diamo tutta questa importanza agli assoli…
RockLine: Puntate di più sul “groove”.
Uroš: Sì.
Matevž: Sì. Il groove, per far risaltare la vibrazione, quel momento di mood: costruiamo più sull’atmosfera.
Uroš: Cerchiamo di tirare fuori il massimo dalla combinazione di metal e rock.
RockLine: Uroš. Dove l’hai imparato a fare il frontman sul palco? Dove ti sei temprato? Ok, prima eri nei Maršali. Te lo chiedo perché la tua presenza scenica è incredibilmente convincente e sicura di sé.
Matevž: Uroš è un’arma potente dei Mit.
Uroš: Una volta portavo camicetta e occhialini e strimpellavo la chitarra, ah, ah, ah… Un giorno è successo all’improvviso che… sai, alle elementari mi hanno cacciato dal coro perché dicevano che non sapevo cantare. Non ho mai smesso di credere in me stesso. Forse questo mi ha anzi spronato ancora di più a crescere.
Matevž: Conta molto anche l’esperienza. Durante il live stesso. Quella sicurezza che ti permette di staccare la spina, di lasciarti andare sul palco.
RockLine: E tu, Matevž? Come ti sei appassionato alla chitarra, chi sono i tuoi modelli?
Matevž: Non saprei dirlo nemmeno io. C’era qualcosa in me che mi spingeva a suonare la chitarra, e poi provi e riprovi e scopri che in fondo è un mezzo con cui ti esprimi ogni giorno. Il tuo modo di comunicare con ciò che ti circonda, o almeno una specie.
Uroš: Matevž prima suonava le tastiere.
Matevž: Io e Uroš ci conosciamo da quando eravamo piccoli. Ascoltavamo musica di ogni tipo e volevamo fare una band. All’inizio io ero il tastierista e lui suonava la chitarra.
RockLine: Ohoho, quindi siete praticamente cresciuti insieme.
Uroš: Sì. Ci conosciamo da un sacco. Una decina d’anni fa Matevž ha scritto il primo testo e io ho detto: “Dai, facciamo un pezzo insieme.”
Matevž: È successo al nostro primo incontro per la musica. Ognuno aveva il suo strumento ed è stata una specie di “jam”. E abbiamo scritto subito il primo pezzo.
Uroš: È stato tutto molto spontaneo. Poi però ci è voluto parecchio per mettere in piedi una band.
RockLine: Come sono state finora le reazioni ai Mit, soprattutto dopo i concerti fatti? Avete già suonato parecchio dal vivo?
Uroš: Una settimana… no, una sette serate circa.
Matevž: Sette o otto, più o meno. Le reazioni sono state molto positive. Io sono uno scettico. Voglio dire che in questi casi non mi esalto subito. Però devo ammettere che sono totalmente dentro i Mit, più di quanto avrei mai pensato che qualcosa potesse prendermi così. Probabilmente proprio per tutte queste reazioni di apprezzamento e parole di sostegno.
Uroš: Anche finora, quando abbiamo presentato la musica ai redattori delle radio, erano entusiasti e interessati a passare la nostra roba in radio.
RockLine: Perché suonate melodici, semplici e “groove”. Ottima formula. Ti entra subito in testa.
Uroš: Esatto.
Matevž: E altre band, per dire, spesso sbagliano proprio il punto, perché vogliono essere speciali “a forza”, e poi cominciano a complicare. Ma così si perde il “groove”.
Uroš: Il bello è che la cosa più difficile è farla semplice.
RockLine: In questo senso, tanto per dire la prima che mi viene in mente, Elton John e Phil Collins sono ammirevoli.
Uroš: Sì. Tre accordi e tirano fuori un miracolo di pezzo….. (passa di lì il batterista Flešo, nota della red.). “Ehi Flešo!” “Dai, dì qualcosa anche tu per l’intervista!”
Flešo: Lasciatemi in pace.
RockLine: Flešo, e tu come ti sei “intrufolato” nei Mit?
Flešo: Mi serviva un “mito”, no?
Matevž: In effetti serviva, eh, eh…
Uroš: Beh, la musica serve a questo e a quello, no?
RockLine: E il vostro debutto in studio? Che piani avete?
Matevž: Il piano è far uscire il nostro primo album entro l’estate 2009.
Uroš: Cinque pezzi per l’album in studio sono già pronti. Ne dobbiamo limare altrettanti, così alla fine saranno dieci.
Matevž: In realtà il materiale è tanto. Idee, testi. Basta e avanza per un album. Bisogna mettere insieme gli arrangiamenti giusti.
RockLine: Limare la roba?
Matevž: In pratica dobbiamo proprio provare come funzionano, come potrebbero funzionare, quindi dobbiamo suonarli.
Uroš: Sono pezzi e idee che io e lui suoniamo insieme. Ce le abbiamo in testa. Ma non capisci granché finché l’idea non la prova tutta la band. L’ossatura ce l’abbiamo. Si prova la cosa, poi si tiene conto solo delle osservazioni e così si costruisce e si completa.
RockLine: Se ho capito bene voi due siete le forze motrici della band, scrivete la musica, scrivete i testi, mentre il trio dei Lady’s First vi ubbidisce e per lo più esegue i vostri ordini.
Matevž: Noi due siamo gli iniziatori delle idee. Presentiamo le nuove idee alla band. Poi la cosa la modelliamo insieme fino in fondo. Perché siamo una band, siamo una tribù, siamo come una famiglia.
Uroš: Sai, una volta il problema era che c’eravamo solo noi due in tutto, quindi non c’era la vera ambizione di tirar fuori qualcosa di concreto da tutte quelle idee.
Matevž: Adesso che siamo una band, non serve costringere nessuno a fare niente, ci mettiamo al lavoro da soli.
Uroš: In pratica i ragazzi credono in queste idee che gli presentiamo noi due.
RockLine: Aaron, Flešo e Buco sono musicisti molto esperti. Hanno calcato un sacco i palchi.
Uroš: Assolutamente. È il nostro grande vantaggio. È una base ottima per creare e si sono intrecciati molto in fretta quei legami che funzionano, o devono funzionare, in una band perché possa esistere. In pratica, perché la sua esistenza sia giustificata.
Matevž: Non ci sono serviti quei due o tre anni che di solito servono all’inizio a una band per conoscersi e trovare l’affiatamento. Certo, ci stiamo ancora conoscendo, ma così come ci siamo trovati, con questo, come dire, capitale di base, abbiamo potuto partire “a tutto gas”.
Uroš: Così abbiamo potuto pubblicare in fretta il nostro primo singolo e girare un videoclip. La base c’è. Una base solida per l’esistenza e la stabilità della band.
Matevž: Abbiamo già le fondamenta su cui continuiamo a costruire.
RockLine: Il vostro impegno di dieci anni e tutta questa attesa, coi Mit finalmente vi ripagano.
Matevž: In sostanza la base è credere in qualcosa e non smettere di crederci.
Uroš: Ed è proprio questa la cosa più triste dei Maršali: che non credevano nelle cose. Certo, ognuno ha i suoi desideri e la sua visione, ma comunque era già un bel risultato per com’è andata.
Matevž: La musica è qualcosa che non devi forzare.
RockLine: Come vedete la scena slovena, per quanto riguarda la musica d’intrattenimento? Io ovviamente penso al rock. Per esempio, secondo voi quale segmento manca oggi in questo spettro dell’offerta rock in Slovenia?
Matevž: Musica semplice e “carica a mille”.
Uroš: Musica piena di energia. Che l’energia la senti.
Matevž: Come quando vai, che so, all’Orto bar. Quando vedi che la gente balla, che batte il tempo col piede durante il concerto, sai che quella è la cosa giusta. Non devi stare a guardare cosa fa la band, a concentrarti sui singoli membri, sulla loro esecuzione, sulla loro prestazione. Il punto è che la band sia come una cosa sola, un’unità compatta, e che la sua energia si senta nel locale come l’energia di uno solo. Con la musica melodica e semplice è più facile arrivarci.
RockLine: E coi live in futuro? Come si mette per i Mit?
Matevž: Nella seconda metà di gennaio 2009 torniamo a suonare dal vivo. Sarà un mini tour di presentazione, in cui presenteremo anche il nuovo singolo e il videoclip. Intanto lavoriamo anche sul materiale per l’album, e poi ci sbattiamo per comparire il più possibile sui media.
Uroš: Abbiamo in mente anche di pubblicare magari un secondo singolo. Per noi, da questo punto di vista, il pezzo molto interessante è Črni dež.
RockLine: E l’interesse per la vostra musica all’estero? Avete mandato un po’ di materiale fuori dai confini da ascoltare?
Uroš: Per ora no. Vorremmo finire l’album e pubblicarlo.
Matevž: Per ora vogliamo restare realisti. Senza farci troppe illusioni. Vedremo cosa porterà il futuro.
Uroš: Per dieci anni abbiamo aspettato solo la band. Non sai mai cosa ti aspetta. Anzi, nonostante questo lungo periodo, adesso c’è un’ambizione, una spinta, una voglia di raggiungere l’obiettivo. In questo momento per noi è fantastico.
RockLine: Dove registrerete l’album?
Uroš: A Podutik, vicino a Lubiana. Vox-S studio. Siamo molto contenti delle registrazioni e del modo di lavorare. Consiglierei questo studio anche ad altre band.
foto: Nina Grad
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