Flyspoon: la band che insegue l’idea di energia senza freni sul palco (2009)
Luogo: Rock Cafe / Postojna / Slovenia
Data dell’intervista: 03.12.2009
Miha Narobe è il batterista dei promettenti groove rocker new wave FlySpoon. Sul palco questi ragazzi funzionano come una squadra di cinque musicisti compatta e ben focalizzata, che fin dal via sa cosa vuole e dove vuole arrivare. Costruiscono tutto su un solido muro sonoro di rumore chitarristico sfocato e fortemente distorto, in cui da una parte si fa strada una linea ritmica furiosa e dall’altra una voce fenomenale, roccciosa e dal taglio “grunge”, quella del cantante Jani Premužič, che con la sua forza dirompente riesce a risvegliare le emozioni in modo convincente.
Dopo il concerto di Postojna del 03.12.2009, nell’ambito del concorso “Epic RockLine Contest” (il reportage di RockLine lo trovi QUI), la band ci ha mandato all’intervista un Miha di ottimo umore che, con la sua allegria e il sorriso sempre stampato in faccia, anche a concerto finito sembrava avere ancora un surplus di adrenalina in corpo e avrebbe suonato senza problemi altri 40 minuti, se la band li avesse avuti a disposizione.
RockLine: Prima la domanda di rito. Come mai avete deciso di partecipare all’Epic RockLine Contest?
Miha: Beh, all’inizio per i Flyspoon ogni occasione per suonare dal vivo è più che benvenuta. Per noi è una nuova esperienza. Ci facciamo le ossa a ogni esibizione. Dai colleghi musicisti abbiamo anche saputo che questo posto, il Rock Cafe qui a Postojna, è uno dei migliori in Slovenia per quanto riguarda la scena dei club.
RockLine: Da quanto tempo suonate insieme come Flyspoon e qual è il vostro filo conduttore quando scrivete i pezzi? Dove pescate l’ispirazione?
Miha: La band esiste da tre anni. Con la formazione attuale il mese prossimo faremo due anni. Ci uniscono idee musicali simili. In realtà ognuno di noi sognava di fare il musicista già da bambino. E quando siamo insieme, semplicemente ci viene naturale. I pezzi nascono, la cosa si muove. Anche ai concerti si sente che ci completiamo, che siamo ben incastrati.
RockLine: E quali sono i denominatori comuni che vi uniscono dal punto di vista musicale? Qual è il minimo sindacale che definisce il linguaggio comune e l’obiettivo che inseguite?
Miha: Ognuno di noi aveva la spinta a tirare fuori da sé più forza possibile, più energia possibile nell’espressione. Come singolo. Io personalmente la vedo così: dentro di me ho un ritmo interiore che batte a tutta forza e vuole trasformarsi in realtà, in qualcosa di concreto. Un modo per farlo diventare concreto è esprimermi suonando la batteria. Noi Flyspoon non siamo tipi da mezze misure. Tutto quello che facciamo, lo facciamo a fondo. Con il suono puntiamo a far scattare il massimo dell’energia. A spingerla fino ai limiti. Anche le nostre prove, non solo i concerti, sono tremendamente energiche. Il nostro motivo di fondo è tirare fuori da noi quel ritmo cosiddetto “tribale”, o detto in altre parole primitivo, ed esprimerlo sul palco. Lì cerchiamo di lasciarci guidare liberamente da questo ritmo interiore che ci portiamo dentro. A volte per questo succede anche che salti qualche piatto, eh, eh, eh…
RockLine: La concorrenza dei Spleen, qui stasera a Postojna, è stata una motivazione in più per dare il massimo?
Miha: A dire la verità li ho ascoltati per la prima volta da poco su MySpace, e oggi li ho conosciuti anche di persona. I ragazzi e la ragazza degli Spleen sono persone fantastiche e una grande squadra sul palco.
RockLine: Voi e loro. Un mini tour insieme per la Slovenia. Che ne dici?
Miha: Esatto. Sarebbe fantastico. Comunque oggi a spingerci è stata una motivazione da colleghi. Come per noi, anche per gli Spleen la musica è tutto. Stasera, per me, è stata questa la spinta principale durante l’esibizione.
RockLine: Parliamo di te come musicista. Che gusti musicali hai?
Miha: Da ragazzino mi hanno stregato per prima i Queen. Hanno un ritmo particolare e, in generale, la voce di Mercury. Questa combinazione mi ha catturato completamente. Poi sono passato al punk, Sex Pistols eccetera… la fase con Nirvana e Pearl Jam… mi ricordo che non potei andare al concerto dei Pearl Jam a Lubiana nel 2000. A casa i miei non mi lasciarono andare. Mi fece così male che dopo non riuscii ad ascoltare i Pearl Jam per diversi mesi. Dopo quella crisi sono tornato da loro e mi hanno dato un’altra bella botta in testa. Da lì in poi i Pearl Jam sono per me una grande ispirazione. Hanno un approccio pieno di passione e l’energia che sputano fuori sul palco mi attira ancora oggi in modo incredibile. In linea di massima mi attraggono tutte le band che sul palco tirano fuori un sacco di energia. L’energia per me è l’ingrediente essenziale dell’espressione musicale. E anche quando fai parte, diciamo, di una band. Quando sei parte di una band, non c’è sensazione più bella che condividere questa energia, anzi l’energia creata da persone sulla stessa lunghezza d’onda, unite dallo stesso “groove”, che si godono questa energia. La creano e la ricevono. Ne vengono spinte avanti.
RockLine: Quello che ho sentito io mi ha esaltato. Avete una personalità vostra, siete diversi e freschi. Siete decisamente gli araldi di una nuova ondata, di un movimento musicale, in Slovenia. Siete moderni.
Miha: Davvero? Grazie. Sai cosa mi stupisce di più in tutta questa storia? Proprio il fatto che tanta gente mi dica che una band come noi in Slovenia ancora non c’era. Evidentemente col nostro approccio riusciamo a risvegliare l’interesse, e questo ci dà forza e ci regala motivazione e fiducia in più nell’obiettivo.
RockLine: Quali sono i piani futuri per i Flyspoon?
Miha: Non molto tempo fa abbiamo pubblicato il nostro primo EP. E poi, ovviamente, i concerti. A inizio dicembre suoniamo a Novo mesto, a gennaio a Graz, in Austria, a febbraio “cade” Lubiana, e per l’estate stiamo già tastando il terreno per le date. Siamo in piena corsa. Poco tempo fa abbiamo partecipato a una maratona di club in cui hanno suonato un sacco di band, e lì ci siamo trovati benissimo. E sai una cosa? Ho notato che questa band sui palchi cresce letteralmente. Una volta non ne ero convinto, pensavo: “Ma se è sempre uguale!”. E invece no. C’è differenza tra provare in sala e suonare dal vivo. Al concerto dai ancora di più.
RockLine: Ti sembra di essere più sicuro di te dopo ogni live che fai con i Flyspoon?
Miha: Più che la sicurezza, il fatto è che prima di salire sul palco non sento più nessuna tensione, sento solo di essere carico di adrenalina e aspetto solo di azzannare i pezzi.
RockLine: Dove e come hai imparato a suonare la batteria?
Miha: Mio fratello suona la batteria. Lo guardavo suonare un sacco di volte. Lo guardavo anche quando si allenava solo con le bacchette in mano, senza suonare davvero. Così un giorno gli ho rubato le bacchette e ho suonato sui cuscini, e perfino sulla sua batteria quando lui non c’era, di nascosto. La cosa mi divertiva e mi attirava sempre di più. Quando tornavo a casa da scuola e i miei non c’erano ancora, correvo a prendere una cassetta, la infilavo nello stereo e a ritmo di musica agitavo le bacchette in aria. Due ore al giorno. I giorni si sono sommati prima in un anno, poi in due. Intanto per me si apriva un orizzonte. Nemmeno io so spiegare come. Più tardi un amico mi ha lasciato esercitarmi sulla sua batteria.
RockLine: Come se fosse il tuo destino?
Miha: Sì. Devo ammettere che da questo punto di vista sono davvero fortunato. Mi ci diverto. È dentro di me. Una cosa primaria. E lo vedo anche guardando le persone che entrano in contatto con lo strumento. Non ne conosco nessuno a cui non “prudano” un po’ le mani, che non si sieda dietro la batteria a provare come va. Evidentemente dentro di noi portiamo tutti un legame primordiale con il ritmo.
foto: Mojca Perdih
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