Heathen – i thrasher della Bay Area reincarnati attraverso l’evoluzione del caos (2010)
Luogo: MC Pekarna / Maribor / Slovenia
Data dell’intervista: 09.05.2010
Prima dell’attesissimo ritorno sul palco dei thrasher della Bay Area Heathen a Maribor, abbiamo avuto il grande onore di partecipare a una chiacchierata a cui era presente praticamente tutta la band. A prendere parte attivamente alla conversazione, però, è stato solo il fronte principale del gruppo: l’ottima coppia di chitarristi formata da Lee Altus e Kragen Lum e la voce storica della band, David White. I ragazzi, arrivati per un breve tour europeo con lo scopo di presentare il nuovo album in studio “Evolution Of Chaos” (Mascot Records, 2010), prima del concerto non nascondevano il buonumore e il grande entusiasmo che accompagna gli Heathen rinati – una band che ha sempre lasciato di stucco con la sua combinazione personalissima e magistrale di tecnica sopraffina, sfogo di aggressività thrash metal sfrenata, inserti ingegnosi ma intricati e un tocco di melodia impiantato alla grande.
RockLine: Finalmente vi abbiamo qui. Con un nuovo album e un nuovo tour. Perché ci avete messo così tanto a decidervi?
Lee: Perché siamo pigri di natura, ah, ah,…
David: Ma no, no… Dopo l’uscita di “Victims Of Deception”, Lee è andato a suonare nei Die Krupps. Sono passati cinque anni prima che si stufasse finalmente di volare dagli USA alla Germania e ritorno… Nel 2001 abbiamo partecipato al festival Thrash Of The Titans. Ci siamo divertiti un sacco e nel 2002 gli organizzatori del Wacken Open Air ci hanno invitati a suonare. Dopo quel concerto abbiamo deciso di provare a rimettere in moto gli Heathen. Ci è voluto un po’ per rimetterci insieme e rimettere in ordine le fila. Abbiamo attraversato qualche cambio di formazione: ci ha lasciati il chitarrista Ira Black, poi se n’è andato anche Mike “Yaz” Jazstremski, che purtroppo è morto più tardi durante una terapia di disintossicazione. Si è unito a noi Terry Lauderdale, con cui abbiamo registrato un demo. È uscito l’album di cover “Recovered”. Ci è voluto un po’ anche per firmare con un’etichetta giusta. Insomma, è stato un processo relativamente lungo.
RockLine: Quando nel 2005 avete registrato il “Demo” per la Mascot Records, già all’epoca pensavate che i tre brani usciti lì sarebbero finiti su un futuro album in studio?
David: Assolutamente. Volevamo che finissero sull’album. Noi non scriviamo mai pezzi riempitivo (“fillers”). Ci mettiamo sempre il massimo, perché vogliamo tirare fuori il meglio di noi. Anche questi tre brani hanno seguito lo stesso percorso.
RockLine: Prima hai nominato Thrash Of The Titans. È piuttosto ironico che la malattia di Chuck abbia in realtà contribuito a consolidare la scena thrash metal e a farla rinascere. Voi come la vedete?
David: A quel festival hanno suonato 10 band. Quell’evento ha fatto scoccare una scintilla nella nostra comunità thrash metal,… all’epoca sono venuti perfino gli Anthrax a fare il loro concerto. È una cosa che faccio fatica a spiegare, ma subito dopo quell’evento le cose hanno cominciato ad aprirsi all’improvviso. È spuntata una marea di giovani band thrash metal…
Kragen: Anch’io ero al Thrash Of The Titans. All’epoca non ero ancora nella band, ero lì solo come fan. È stato un evento incredibile e un’esperienza pazzesca vedere tutti quei fan venuti a sostenere il thrash metal. E da tutto il mondo, perfino dal Giappone. Era la prova di quanto la gente ami ancora questo tipo di musica. Se ne sono accorte anche le band che sono salite sul palco proprio per quell’esibizione. Lì hanno capito che c’era la possibilità di provare a tornare attivi.
RockLine: Avete appena girato un videoclip per il brano Dying Season. Perché avete scelto proprio questo pezzo? Perché è il primo dell’album o perché è molto potente?
Kragen: In realtà tutti e due i motivi.
David: Prima di partire per il tour abbiamo girato un po’ di materiale. Il video è in fase di preparazione. C’è perfino la possibilità di preparare più versioni diverse. Vedremo quale ci convince di più.
RockLine: Da dove viene l’idea di intitolare il nuovo album in studio “Evolution Of Chaos”?
David: Mentre registravamo non avevamo ancora un titolo per l’album. L’idea è venuta fuori da Kragen. Abbiamo dato una scorsa ai nostri testi, li abbiamo collegati allo stato attuale delle cose nel mondo, abbiamo cercato un legame con l’essenza della nostra band e l’idea ci è sembrata buona.
Kragen: Se guardi il mondo, c’è sempre stato il caos, puoi perfino osservarne l’evoluzione. Il caos è ovunque, perfino su internet.
RockLine: Kragen, tu sei entrato negli Heathen nel 2007. Dove ti hanno pescato i ragazzi?
Kragen: Dopo il festival Thrash Of The Titans del 2001 mi ha contattato un amico che lavorava per un’etichetta, mentre la mia band, i Prototype, cercava un cantante. È così che ho conosciuto David. È venuto da noi a Los Angeles e ha registrato un demo con noi. David ha fatto qualche prova con noi. Poi si è fatto avanti anche l’ex cantante, che suonava pure la chitarra, per tornare nella band. Più tardi David mi ha invitato a un’audizione per gli Heathen, e non ho certo detto di no, perché la musica degli Heathen mi è sempre piaciuta.
RockLine: Ancora una domanda che non riguarda direttamente gli Heathen. Qual è lo status dell’ex cantante degli Agent Steel Bruce Hall nei Psychosis?
Kragen: Lo abbiamo accolto come nuovo cantante dei Psychosis.
RockLine: Su “Evolution Of Chaos” è impossibile non notare l’ottima chimica nel dialogo tra le due chitarre. Lee, è stato difficile per te abituarti a un nuovo chitarrista nella band?
Lee: In realtà nella mia testa mi ero già rassegnato, pensavo che tanto non avrei mai trovato il chitarrista giusto con cui costruire la musica degli Heathen alla pari. Una chimica come quella che gli Heathen hanno sempre avuto non è facile da creare. In formazione sono passati tanti ragazzi. Erano musicisti eccellenti, ma non si riusciva a sentire la chimica giusta fra di noi. Semplicemente, la scintilla non scattava. Quando Kragen è arrivato alle prove, personalmente avevo aspettative bassissime. Quando ha mostrato quello che sa fare, mi si è risvegliata l’eccitazione e mi sono detto: “Wow, là fuori c’è ancora qualcuno!” Meglio di così con qualcuno non avrei potuto trovarmi, come con Kragen. Lui sa esattamente qual è il punto degli Heathen. Anche per quanto riguarda il modo di scrivere i pezzi, i riff. Ci intendiamo alla perfezione.
RockLine: Funzionate alla pari. Dal punto di vista tecnico raggiungete un livello altissimo e allo stesso tempo piazzate una componente melodica ben evidente. E questa è sempre stata una parte integrante della musica degli Heathen.
Lee: Sì. Alle audizioni è passata una pila di chitarristi che erano ottimi solisti ma magari meno bravi a tenere il ritmo. O viceversa. Kragen, invece, incarna entrambe le cose in un solo pacchetto. È un solista eccezionale e un ottimo chitarrista ritmico! E come hai detto tu: noi Heathen non siamo una band thrash metal qualunque. Siamo più complessi. Siamo una band che sa SUONARE.
Kragen: Negli Heathen mettiamo insieme tante influenze. Anche dal rock degli anni Settanta, soprattutto per quanto riguarda le scoperte di allora nel modo di suonare la chitarra. All’epoca non facevano solo grandi assoli, scrivevano assoli che ti restavano in testa e nelle orecchie. Lo stesso vale per le frasi di chitarra. Un pizzico delle influenze di quelle vecchie band contribuisce a dare forma al suono finale degli Heathen.
Lee: Se guardi al movimento della Bay Area, era sempre stato tipico che le band si concentrassero sulla melodia. E quella melodia doveva venire dalle chitarre. Quanto alla Bay Area, noi abbiamo sempre voluto suonare thrash metal, ma in più provare anche un sacco di altre cose. Non abbiamo mai voluto limitarci. Su di noi ha lasciato un segno enorme anche i Metallica. Ci hanno aperto un sacco di nuove prospettive. Quindi non era mai un male se facevi una ballata acustica o scrivevi passaggi con armonie di chitarra. I primi musicisti che hanno dato forma alla scena della Bay Area erano ricettivi su questo e ancora oggi gliene sono molto grato. Lo stesso vale per chi stava ai piani alti nelle etichette. Erano aperti alla sperimentazione, e noi nel frattempo potevamo comunque continuare a suonare thrash.
RockLine: Su “Evolution Of Chaos” ci sono tanti musicisti ospiti. Come siete arrivati a decidere in questo senso?
Lee: Come ha già detto David, siamo molto pigri. Più lasci suonare gli altri sul tuo album, meno devi suonare tu, ah, ah, ah,…
David: Siamo sempre stati aperti all’idea che in studio collaborassero con noi anche altri musicisti. Per dare allo spirito creativo la possibilità di entrare nella costruzione dei pezzi. Così si è unito a noi Steve DiGiorgio, che ha suonato il sitar e anche il basso senza tasti (“fretless bass”). Gli abbiamo detto di non preoccuparsi di quello che vogliamo noi, ma di suonare esattamente quello che sente.
Lee: È stato un processo naturale di creazione dell’album. Quando in un pezzo arrivavamo al punto in cui ci veniva l’idea che sarebbe stato interessante aggiungere un sitar, ci chiedevamo: “Okay, chi andiamo a cercare per suonarlo?” Steve era proprio a portata di mano. Idem quando sono arrivati i miei colleghi negli Exodus Gary Holt e Rob Dukes. In pratica mi hanno quasi sbattuto in faccia che volevano esserci, sull’album.
RockLine: Se facciamo un salto all’inizio della vostra carriera, come commentereste la scelta di allora: in un periodo in cui la scena era fortemente schierata contro il glam rock e il glam metal, avete scelto proprio un brano dei Sweet, Set Me Free, come primo singolo?
Lee: L’ha combinata soprattutto la nostra etichetta di allora, più che gli Heathen. I Sweet sono una delle mie band preferite, ma sono d’accordo che scegliere quella cover per il nostro primo singolo non è stata una mossa giusta. Forse sarebbe stato meglio pubblicarla come secondo o terzo singolo degli Heathen, e non come primo, perché una cover del genere in realtà non riesce a presentare nel modo giusto una nuova band sulla scena, la sua essenza, il suo cuore. All’epoca eravamo giovani e novellini nel music business e ascoltavamo i consigli degli altri, quindi ci fidavamo del management e dell’etichetta di allora. Ci hanno anche imposto il loro produttore. Era Ronnie Montrose. Sono sempre stato dell’idea che Montrose non fosse adatto a produrre il suono degli Heathen. Io ho sempre voluto un produttore come Mark Whitaker. Qualcuno che capisse il nostro nuovo suono. Ma le cose non sono andate come volevamo. Il nostro album d’esordio, oggi, non riesco proprio ad ascoltarlo. Esclusivamente per via della produzione.
RockLine: Avete mai pensato di registrare di nuovo l’album d’esordio, come hanno fatto per esempio i Testament con “First Strike Still Deadly”?
Lee: Di una cosa del genere non abbiamo mai parlato, ma come si dice: “Mai dire mai!”
David: Quel che è stato è stato. Noi dobbiamo andare avanti, non voltarci o guardare al passato.
Lee: Magari un giorno suoneremo quei pezzi dal vivo e pubblicheremo un album live, con una produzione modernissima.
RockLine: Che ne pensate della marea di giovani band thrash metal spuntate sulla scena negli ultimi anni, una di queste è per esempio Warbringer,…
Lee: È fantastico. Qualcuno deve pur raccogliere il testimone. Noi invecchiamo piano piano. È bello rendersi conto che le band giovani apprezzano quello che abbiamo fatto noi arrivando sulla scena. E ovviamente col loro approccio cercano di portare le nostre scoperte musicali a un livello espressivo nuovo, ancora più alto. Devono farlo, semplicemente, per sopravvivere.
RockLine: Nel corso della carriera le strade di Heathen ed Exodus si intrecciano sempre un po’. A un certo punto al posto di cantante degli Heathen è finito perfino il compianto Paul Baloff. Com’è successo?
Lee: Anche quelli furono tempi bui per gli Heathen. Davamo retta ai consigli degli altri. Quando non segui il tuo istinto, ti ritrovi in trappola. Ci riempivano la testa così: “Va tutto alla grande, solo che il vostro cantante è troppo melodico. Se aveste un cantante più tosto, diventereste la band più grande del mondo. Immaginatevelo!” Così, a poco a poco, finisci per abboccare alle opinioni altrui. E poi le cose vanno storte. Ed è così che in formazione è finito Paul. Per quanto sia un grande fan degli Exodus, soprattutto del periodo di “Bonded By Blood”, capisci che la combinazione con Paul non è quella giusta e che quelli non sono più gli Heathen. E non è durata a lungo. Siamo tornati alle origini e abbiamo richiamato David.
RockLine: David, la tua voce è sempre stata considerata la figura centrale della musica degli Heathen. Parecchie band thrash metal mettono al primo posto lo sfogo di energia grezza e aggressività nella loro musica, mentre gli Heathen non hanno nascosto un forte senso della melodia.
David: Come singolo vengo da un background musicale un po’ diverso dagli altri membri della band. Questi due approcci li abbiamo combinati alla grande ed è questo che ci rende diversi da una marea di altre band. Abbiamo fatto centro, perché siamo riusciti a fondere in uno stile riconoscibile l’aggressività primordiale e la melodia.
RockLine: Come avete scelto le cover per il vostro album “Recovered”? Particolarmente interessante la scelta di Death On Two Legs dei Queen.
Lee: Abbiamo scelto brani di band che abbiamo sempre amato moltissimo.
David: Death On Two Legs è il mio pezzo preferito dei Queen.
Lee: Volevamo che questo album fosse un po’ diverso. Per questo abbiamo scelto anche una cover dei Sweet Savage, che in carriera non hanno pubblicato nemmeno un album in studio, hanno registrato giusto qualche demo.
RockLine: Che effetto fa essere in tour nel 2010? Adesso avete delle famiglie, Lee suona anche con gli Exodus. Adesso è un po’ più difficile mettersi in marcia per un tour rispetto a una volta? Penso alle vostre visite sui palchi europei.
Lee: Le cose sono davvero molto diverse rispetto agli anni Novanta e Ottanta. Allo stesso tempo ti ritrovi a dover capire che suonare dal vivo, nei tour, è più importante che mai. Oggi le vendite di dischi nel mondo sono in forte calo. Negli anni Ottanta potevi vendere 100.000 copie di un album e più. Oggi per una band vendere dischi non significa nessun profitto. Una band può sopravvivere solo se fa tour regolari. Per esempio con la vendita del merchandising ufficiale durante il tour. Non è facile, ma bisogna sputare nelle mani, uscire di casa e sperare per il meglio. Se sei attivo solo in studio, non basta assolutamente.
RockLine: Qual è dunque il futuro degli Heathen?
Lee: Cercheremo di resistere insieme il più a lungo possibile e di pubblicare quanti più dischi in studio possibile. È un po’ più dura, perché abbiamo tutti una famiglia e servono degli aggiustamenti. Quando avevamo 18 anni non sentivamo nessun peso e nessuna pressione di tempo. Oggi i tempi sono altri. Nemmeno il tempo per le prove riesci a trovarlo sempre, mentre una volta potevi provare 24 ore su 24. In più, alcuni membri sono impegnati anche in altre band. Se riusciamo a ottenere una svolta, si aprono le porte e ci vengono offerte più opzioni. Allora ci troveremo in una situazione in cui il tempo potrà lavorare per noi. Per ora, invece, siamo ancora noi a doverci adattare al tempo. Spero solo che pubblicheremo quanti più album possibile e faremo insieme quanti più nuovi tour possibile.
intervista a cura di: Rok Klemše
testo tradotto e curato da: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
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