Rene Shades, bassista dei Pretty Maids, ci racconta il nuovo album “Motherland” (2013)
Autori: Aleš Podbrežnik, Jernej Vene
Foto: Aleš Podbrežnik, Jernej Vene
Luogo: Salisburgo / Rockhouse / Austria
Data dell’intervista: 26.09.2013
Rene Shades è l’uomo che nell’aprile 2011 ha finalmente stabilizzato l’attuale formazione dei leggendari hard rocker danesi Pretty Maids. Dopo che Kenn Lund Jacobsen, da tutti conosciuto come Kenn Jackson, dopo 19 anni ininterrotti nella band aveva deciso di appendere il basso al chiodo e nel 2010 aveva lasciato i Pretty Maids, al suo posto era entrato temporaneamente Hal Patino, il bassista fisso di King Diamond. Ma con lui la formula dei Pretty Maids non aveva funzionato come speravano. La soluzione i ragazzi l’hanno trovata in un vecchio compagno di strada, Rene Shades, che nel 2003 aveva già suonato per un po’ la chitarra con i Pretty Maids. Era il periodo in cui la band metteva alla prova due chitarristi in formazione…
Salisburgo, fine settembre 2013! Pioggia infernale ovunque. L’autunno è alle porte! Una coda per un incidente sull’uscita nord di Salisburgo ha spinto me e Jernej verso la prima uscita (quella sud), che di solito non prendiamo quando andiamo al Rockhouse. Già l’autostrada della Gorenjska era intasata per un brutto incidente prima di Kranj. Insomma, una di quelle giornate in cui il diavolo ci ha messo la coda! Eppure siamo riusciti ad arrivare al momento giusto, ed eccoci qui seduti con Rene nel backstage del Rockhouse di Salisburgo. Il famoso posto in cui un ex tunnel ferroviario è stato trasformato in un club per concerti…
RockLine: Cominciamo con una domanda molto generale. Quanto sei soddisfatto di come sta andando questo tour?
Rene: Tutto procede molto bene. Anzi, meglio di quanto ci aspettassimo. In alcuni posti, nell’ultimo anno e mezzo, abbiamo suonato due volte. Inoltre l’affluenza ai concerti è cresciuta di continuo durante il tour, e questo ci rende davvero felicissimi.
RockLine: Il 22.03.2013 avete pubblicato per Frontiers Records il nuovo album in studio »Motherland«. È stato il tuo primo vero album in studio come membro della band. Che sensazioni hai?
Rene: Vero. Però ho suonato anche nel disco dal vivo che abbiamo pubblicato l’anno prima (It Comes Alive (Made In Switzerland), n.d.r.).
RockLine: Dedicato al trentennale della band…
Rene: Esatto. Conosco i Pretty Maids da un sacco di tempo. Nel 2003 ho suonato la chitarra nella band per un breve periodo. All’epoca i Pretty Maids stavano provando due chitarristi. Poi c’è stata una lunga calma piatta, fino alla telefonata di Ronnie, che mi ha chiesto: »Ti andrebbe di suonare il basso?« »Certo«, ho risposto. I ragazzi comunque li conosco dal 1992. Stiamo insieme da sempre, e così tra noi si sono create delle belle amicizie. Per me la proposta non era nemmeno in discussione. L’ho accettata subito, con grande piacere. Certo, ritrovarti all’improvviso a lavorare con questi amici nel mondo della musica è tutta un’altra storia. Ma è un’esperienza che vale oro. Sono contentissimo che nel gruppo andiamo tutti così d’accordo.
RockLine: Se la memoria non mi inganna, prima c’era Hal Patino. Ha suonato con i Pretty Maids nel tour dell’autunno 2010, e poi tu hai ricevuto quella telefonata di Ronnie….
Rene: In realtà era un messaggio su FaceBook. Vivo in Spagna e il modo più economico per comunicare è proprio FaceBook. Non posso entrare nei dettagli su cosa sia successo con Hal. Ho ricevuto un breve messaggio. Ho detto subito di sì. Di certo non mi avevano detto che ero nella band. All’inizio volevano solo provarmi, vedere se mi incastravo nel gruppo! La chimica è scattata. Ci conosciamo da tantissimo tempo. Semplice. La vibrazione era evidentemente quella giusta.
RockLine: Avete un sacco di musica. Un sacco di album. Come decidete quali pezzi finiscono in scaletta?
Rene: Dipende molto da dove suoniamo, da dove ci esibiamo. Certo, c’è anche il fatto di scegliere i pezzi che ci piace suonare a noi. Ma ci adattiamo anche alla zona che attraversiamo in tour e cerchiamo di accontentare quello che la gente vuole sentire da noi. In realtà non lo sappiamo. Proviamo a indovinare, più o meno. In questo tour ci concentriamo soprattutto sui primi due album in studio e sugli ultimi due. Nel tour precedente, quando presentavamo l’album »Pandemonium«, abbiamo suonato una scaletta molto più mista. In pratica un mix che abbracciava tutti i periodi della nostra carriera.
RockLine: I Pretty Maids siete conosciuti anche in Giappone. Secondo te perché il pubblico lì accoglie con tanto entusiasmo la musica e band come voi?
Rene: Penso che li affascini già il semplice fatto di ricevere qualcosa che arriva dall’Occidente. Già solo per la distanza geografica. Le cose occidentali gli sembrano esotiche. Da noi il fenomeno è al contrario. Sono comunque persone molto educate e gentilissime. Credo che derivi dalla loro cultura tradizionale. Da loro si può imparare moltissimo. E ogni rocker sogna di suonarci, prima o poi. Vuoi sentire quella reazione, quell’energia di entusiasmo che solo il pubblico giapponese sa produrre.
RockLine: Quando ti ho visto quest’anno sul palco con i Pretty Maids al festival Bang Your Head!!! a Balingen, in Germania, a prima vista mi hai ricordato un membro dei tuoi connazionali danesi D.A.D. (Disneyland After Dark). Come hai scelto la tua immagine on stage e come hanno reagito gli altri Pretty Maids?
Rene: Davvero? Ah ah ah… Sai, non ci ho nemmeno pensato più di tanto. È successo in modo del tutto spontaneo. Mi sono calcato quel cappello in testa. Cerchi di fare in modo che la gente si ricordi di te. Ti sforzi di lasciare un’impressione. Anche con l’aspetto esteriore, quindi. Mi è venuto in mente il bassista dei Lynyrd Skynyrd. Portava sempre i cappelli. Ho preso un po’ in prestito dagli altri. Paul McCartney diceva sempre che puoi rubacchiare dagli altri, ah ah ah….
RockLine: Come vi accoglie il pubblico di casa? Quello in Danimarca? Siete considerati eroi locali?
Rene: Eroi di sicuro no. Però Ronnie, Kenn e i Pretty Maids li conoscono più o meno tutti in Danimarca. Per i Pretty Maids suonare qui, adesso a Salisburgo, è un successo molto più grande che in Danimarca. In Danimarca è bello suonare ai festival. Ai concerti singoli, invece, la gente in Danimarca non ci va proprio. Per fortuna i Pretty Maids hanno un ottimo supporto in Germania, in Giappone e anche qui in Austria. Per fortuna non dipendiamo solo dalla Danimarca.
RockLine: Di chi è stata l’idea di scegliere la città svizzera di Pratteln e la sua venue Z7 per registrare il DVD e l’album dal vivo?
Rene: All’inizio la registrazione era prevista a Copenaghen, nel locale chiamato Tivoli. Ma proprio in quel periodo è saltato fuori il caso »Patino«. Era il mio primo concerto con i Pretty Maids. Quindi erano un po’ cauti su come me la sarei cavata. Era l’aprile 2011. In realtà poi è stata scelta Pratteln soprattutto perché è una sala dove si piazzano senza problemi più telecamere e l’acustica è ottima.
RockLine: Immagino che per l’album »Motherland« abbiate dovuto lasciare fuori qualche pezzo. Che all’inizio ne aveste pronti di più. Chi decide quale brano finisce sul disco e quale no?
Rene: Sì. Ce n’erano davvero di più. Decidiamo noi. Lì abbiamo libertà totale. Certo, l’etichetta può dire se l’album le piace o no, ma la libertà è tutta nostra. Ci consultiamo molto anche con il nostro storico produttore e grande amico Jacob Hansen, che ci guida da maestro negli arrangiamenti e nel processo di registrazione. Jacob Hansen è di fatto il nostro sesto membro. Ha la mente molto aperta e per i Pretty Maids ha creato un ultimo album davvero splendido, dal suono moderno. Di Jacob posso dire senza timore che è uno dei migliori produttori rock moderni al mondo.
RockLine: Quali musicisti che hanno avuto un’influenza importante su di te, una specie di ispirazione nella tua crescita musicale, metteresti in evidenza?
Rene: La prima influenza è stata sicuramente Elvis Presley. E tanti The Beatles. Mi piace molto anche la musica country. Soprattutto il country moderno. Adoro artisti country come Keith Urban. Siccome suono la chitarra da più di 25 anni, mi hanno influenzato molto i Thin Lizzy, e in particolare Gary Moore. Per quanto riguarda il basso, invece, è tutta un’altra storia. Mi piace come usa il basso James Brown nei suoi pezzi. Mi affascina osservare come, da situazione a situazione nei suoi brani, la linea di basso si comporti e si adatti. Molta ispirazione è arrivata anche dalla cerchia dei miei amici. Mi affascinano soprattutto quei musicisti che suonano solo in studio. A contratto. Uno di questi è Paul Beuschner, che ha suonato tra l’altro negli album di Elton John, Faith Hill e Rod Stewart. Musicista irlandese. Un ottimo session man.
RockLine: Questo tour è diviso in due parti. Nella prima vi accompagnano i Pink Cream 69. Nella seconda, quella tedesca più avanti, altri hard rocker tedeschi. I Bonfire. Hai un po’ di tremarella davanti a loro?
Rene: No. Assolutamente no. Sono ragazzi molto simpatici. Quando suonavo ancora con Mike Tramp, abbiamo fatto tour insieme. Li conosco da tantissimo.
RockLine: E poi pausa?
Rene: In linea di principio sì. Ma non stiamo mai fermi. Non sai mai quando ti becca una telefonata e sei già in una nuova avventura. In studio, in viaggio, sui palchi. Per quanto riguarda i piani futuri, per ora non posso dire granché. Le cose si stanno muovendo. I Pretty Maids vanno avanti. Con il tour »Motherland« resteremo sui palchi almeno fino a fine anno. Cercheremo di visitare anche alcune zone dove non abbiamo mai suonato in carriera.
RockLine: Come ti fa sentire il fatto che le vendite di album calano, mentre voi siete obbligati a salire sul palco sempre più spesso?
Rene: Tutto è diventato molto competitivo e la faccenda è tutt’altro che rosea, né semplice. Per fortuna la gente va ancora ai concerti e siamo molto contenti dell’affluenza. In Germania, in Scandinavia la gente spende ancora soldi per vedere i concerti. Da noi in Danimarca è impossibile. In Danimarca devi mettere il concerto di sabato, se vuoi che venga qualcuno. I bei tempi sono finiti.
RockLine: Ecco, è tutto. Rene, grazie per il tuo tempo, ti auguriamo un gran concerto stasera qui a Salisburgo!
Rene: Grazie a voi, ci vediamo dopo al concerto!
intervista a cura di: Jernej Vene & Aleš Podbrežnik
traduzione e redazione: Aleš Podbrežnik
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