Kingdom Of Madness

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Magnum
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 1978
Voto: 4/5

Gli eroi britannici dell’art rock e, più avanti, del rock melodico Magnum, fino all’uscita del loro leggendario debutto “Kingdom Of Madness” avevano costruito la propria identità musicale sull’esempio della maggior parte delle altre band progressive rock che in quel periodo, cioè nella seconda metà dei ’70, quando stavano spuntando nuove tendenze musicali, avevano iniziato in massa a preferire la combinazione di sensibilità melodica e botta diretta rispetto a eccessiva complessità, improvvisazioni e arrangiamenti sinfonici tellurici.

Il sound dei Magnum su “Kingdom Of Madness”, e quindi praticamente fin dall’inizio della loro carriera, poggiava su una ricca tradizione melodica in cui non mancavano arrangiamenti bombastici di tastiere e perfino qualche uso occasionale del flauto, affidato al tastierista Richard Bailey, cioè elementi che di solito si trovano nel prog rock sinfonico. Dall’altra parte il chitarrista Tony Clarkin, che tra l’altro di solito firma la parte del leone dei pezzi dei Magnum ed è anche un ottimo chitarrista acustico, con i suoi riff incisivi e i suoi assoli epici garantiva alla maggior parte delle composizioni una drammaticità heavy rock non troppo lontana da quello che facevano allora, per dire, Kansas e Styx. Infine, ovviamente, va citato anche l’eccellente cantante Bob Catley, un fissato di letteratura fantasy e saghe mitologiche, che con il suo canto possente ed epico, spesso accompagnato da armonie vocali (qui le influenze dei Queen, ma anche degli Uriah Heep, erano evidenti), è stato decisivo per rendere riconoscibile la band.

Una delle caratteristiche principali che ha accompagnato i Magnum lungo tutta la loro storia è lo stile dei testi di Catley, per lo più intriso di temi fantasy. Qualcosa di simile a quello che Ronnie James Dio, uno dei pionieri dei testi fantasy nel rock, faceva ai suoi tempi con i Rainbow. Nel brano “Lords Of Chaos” ha dato una mano anche un amico di Catley, nientemeno che il celebre scrittore di letteratura fantasy Michael Moorcock, che in passato ha collaborato come paroliere anche con gli Hawkwind (per un periodo ne è stato addirittura membro) e i Blue Oyster Cult. Il testo di questo pezzo si rifà alla saga di Elric di Melniboné, la raccolta di racconti più amata e famosa di Moorcock, che ancora oggi ispira tantissimi musicisti.

Il viaggio mistico nel regno della follia parte, come si addice al titolo, con l’ottima “In The Beginning”, caratterizzata dai riff affilati di Clarkin, dalla voce epica di Catley e dal suono giocoso, alla “Wakeman”, delle tastiere di Bailey (tra tutte le band prog rock classiche, nel loro sound l’influenza più evidente è quella degli Yes). Fin da subito ti mette davanti al tipico sound Magnum, che passa dal rock melodico a brevi momenti acustici fino a sfumature rock sinfoniche, e ti regala un’atmosfera mistica di prima qualità. Segue un passaggio diretto a “Baby Rock Me”, di impronta hard rock e piuttosto atipica per la band, un pezzo decisamente più terra terra, con un ritornello melodico semplice, passaggi di chitarra bollenti e una voce provocante in chiave erotica. Nella seconda metà, condita di strumentale, si butta per un attimo in acque un po’ più sperimentali, ma per il resto è il brano ideale per una serata folle di mezzanotte. “Universe”, insieme al suo testo filosofico, è una splendida ballad mistica in cui brilla soprattutto Catley con la sua voce epico-malinconica sostenuta da armonie vocali a più voci. A regalare un’ottima melodia sinfonica ci pensano il caldo suono delle tastiere, soprattutto del mellotron, e il delicato accompagnamento della chitarra acustica.

La title track “Kingdom Of Madness” è il vertice dell’album e uno dei classici dei Magnum, in cui la fusione di sensibilità sinfonica ed energia heavy rock prende vita nel modo più bello. L’intro contiene brevi passaggi di chitarra acustica e flauto, poi, tra riffing drammatico e crescendo ritmico, si ribalta in una sezione agitata a cui segue un magnifico ritornello con flauto, voce possente e armonie di accompagnamento (alcune, più che evidentemente, prese in prestito da quelle dei Queen), che è il pregio principale di questa eccellente composizione. Le radici prog rock tornano a vivere a piena potenza nell’ottima power ballad “All That Is Real”, anch’essa arricchita da un’ottima prestazione vocale di Catley e da tantissimi passaggi vari di tastiere. Non manca nemmeno una breve parentesi strumentale con virtuosi passaggi di chitarra. Il bellissimo e straordinariamente epico “Bringer” è più che evidentemente ispirato ad alcune cose dei Queen e unisce misticismo e botta. Contiene riff quasi heavy metal, un crescendo drammatico al piano e percussioni di ogni tipo (tra cui un campanaccio) e possenti armonie vocali.

L’ossessione della band per i Queen non manca nemmeno nella tirata “Invasion”, che fin dall’inizio sfodera armonie vocali operettistiche a più voci, destinate a dominare l’intera composizione. Poi si passa a un crescendo drammatico di batteria, con riffing di chitarra affilato e una voce dai toni malvagi. Le eccellenti parti di chitarra a tre voci di Clarkin (inconfondibile l’influenza dei Wishbone Ash, pionieri in questo campo) non farebbero vergognare nessuna band NWOBHM e dicono parecchio su quanto i Magnum siano stati importanti per l’evoluzione successiva dell’heavy metal. Molto interessante è anche il già citato epos fantasy “Lords Of Chaos”, che è al tempo stesso uno dei pezzi migliori dell’album, con tanti tocchi sperimentali alle tastiere, un ritmo funky alla chitarra e un’altra prestazione vocale possente. La conclusiva e un filo nostalgica “All Come Together”, carica di misticismo ed epica di altissimo livello, è anch’essa da leccarsi i baffi. I vari ornamenti delle tastiere, soprattutto del sintetizzatore moog, e i passaggi di chitarra rabbiosi sopra la voce raccontano un’altra delle storie drammatiche di Catley. Anche questa è una di quelle composizioni in cui si vedevano bene le loro radici sinfonico-prog, ed è un’ottima chiusura per l’album.

“Kingdom Of Madness” è un debutto eccellente, caratterizzato in giusto equilibrio da imponenti arrangiamenti epici, ricche melodie e un’atmosfera mistica dominante. Secondo me ancora oggi è tra i loro lavori migliori, per cui lo si può tranquillamente definire un classico dell’art rock, che col suo sound ha influenzato molte band successive, compreso il genere che negli ’80 era noto come neo prog rock. Essendo l’album dal suono più progressive rock di tutta la loro discografia, ha ancora oggi il potenziale per entusiasmare anche chi i Magnum non mette certo tra le band note per un’eccessiva sperimentalità e li ricorda soprattutto per i loro successi melodic rock/AOR degli ’80. La maggior parte dei pezzi di “Kingdom Of Madness” era stata scritta già nel 1976, ma i troppi rinvii hanno fatto sì che l’album uscisse solo due anni dopo, quando nel frattempo era arrivato il punk, che indirettamente ha pesato sulla mancanza di un maggiore riscontro commerciale, che invece avrebbe potuto raggiungere facilmente, visti i successi di cui in quel periodo già godevano i cugini americani dell’art rock Kansas e Styx, le band con cui i Magnum avevano più somiglianze stilistiche, anche se sono sempre stati un’autentica incarnazione della mistica britannica unica nel suo genere, secondo la ricetta di Tolkien.

Formazione

Bob Catley — voce
Tony Clarkin — chitarra
Wally Lowe — basso
Richard Bailey — tastiere, flauto
Kex Gorin — batteria

Produzione

Jake Commander

Tracklist

1. In The Beginning (7:52)
2. Baby Rock Me (4:05)
3. Universe (3:45)
4. Kingdom Of Madness (4:25)
5. All That Is Real (3:50)
6. The Bringer (3:58)
7. Invasion (3:22)
8. Lords Of Chaos (3:21)
9. All Come Together (4:52)

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