Vox In Excelso
Artista: Saracen
Etichetta: Escape Music
Uscita: 2006
Voto: 4.5/5
“Vox In Excelso” è un concept album basato sui misteri e sulla controversia del ruolo storico dei Crociati dell’Ordine dei Templari (cavalieri-monaci medievali, a cui il primo papa, quello che l’ordine templare se l’era inventato, diede la licenza di ammazzare gli “infedeli” d’oriente), diventati una delle organizzazioni militari e finanziarie più potenti d’Europa. Il concept del disco, però, esplora orizzonti che non si fermano ai campi di battaglia delle crociate. I cavalieri dell’ordine templare erano anche i custodi dell'”antica saggezza”. Mentre il loro ordine cresceva, a contatto con i Saraceni e con gli altri popoli d’oriente assorbì tradizioni in cui si nascondeva un’energia e un potere insospettati, se sapevi “maneggiarli” nel modo giusto . Così svilupparono una “saggezza” tutta loro (filosofia, ideologia). Maneggiare la magia di questa saggezza, accessibile solo a loro, ebbe come conseguenza uno dei principali effetti sullo sviluppo e sul consolidamento dei popoli e sulla religiosità del mondo occidentale. Ancora oggi questa grande saggezza resta venerata e gelosamente protetta. L’ordine diventò potentissimo e il papa arrivò addirittura a temere che i Templari potessero minacciarlo e farlo fuori dal trono. Il culmine del disco è quindi il rogo dell’ultimo grande maestro dell’ordine templare, Jaques De Molay, catturato con l’inganno, e le parole di maledizione di Molay che pronunciò tra le fiamme del rogo! La mano del destino di quella maledizione colpì il re di Francia e il papa esattamente come aveva predetto Jaques! Brrr… ci aspetta un thriller da brividi!
I Saracen vanno avanti da 25 anni. “Vox In Excelso” è appena il loro terzo album. A questo punto nella band sono rimasti solo due membri originali, il cantante Steve Bettney e il chitarrista Rob Bendelow. Su misura! È proprio quello che serve allo stile coltivato dai Saracen! Attraverso questi due pilastri si sono infatti conservati tutti i marchi di fabbrica del suono della band. Bendelow come portatore di idee, con i suoi riff di chitarra inconfondibili, e poi la voce tradizionale, riconoscibilissima, autorevole, altamente melodica e pomposa, che appartiene a Bettney! I Saracen restano fedeli alla propria tradizione!
È un altro album che è un incredibile puzzle di elementi classici della N.W.O.B.H.M. (perfino la produzione ti spara subito negli anni Ottanta) e del rock melodico AOR (armonie multivocali che brillano melodicamente in ritornelli rifinitissimi e in singoli passaggi, poi il tipico suono dei sintetizzatori, che ti sparano ancora una volta negli anni Ottanta). Un mix unico dei due generi all’orizzonte!
I Saracen restano rigorosamente fedeli a se stessi e quindi rigorosamente riconoscibili sulla mappa odierna dell’heavy metal, ovvero dell’hard rock melodico. L’album è una reliquia vivente dell’eredità degli anni Ottanta. Carico di pomposità, sinfonismo e inni che un vero “headbanger” nostalgico non può che desiderare. È un disco che porta con sé un concept che non richiede chissà quali approfondimenti per entrarci dentro. I Saracen semplicemente ci si avvicinano con un senso perfetto e il concept è terribilmente credibile. La dinamica serpeggia di continuo attraverso “colline e valli” atmosferiche di tensione, in un passaggio imprevedibile da un’atmosfera all’altra. Il suono è grandioso! Con una produzione cristallina che separa nettamente gli strumenti l’uno dall’altro! Ha una linea ritmica basso-batteria spessa e voluminosa, “irresistibilmente” attraente, la passione dei riff e armonie a tre voci morbide e sottili, lavorate con cura, che ti fanno venire la pelle d’oca! A questo si aggiungono da una parte la voce epica, dall’altra gli arrangiamenti di piano. Entrambi alzano il livello dell’atmosfera di base, del riffing di base e la storia prende vita in modo così convincente! Bettney esprime un’autorità enorme nella voce, rabbiosa, senza paura, ma a tratti sa anche essere del tutto fragile e aggraziato! Insomma, il tipo ha un feeling che segue in piena armonia le idee musicali di base di Bendelow. L’album in un attimo porta un’atmosfera cupa, oscura, e un attimo dopo ci esce il sole: il variopinto passare da un’atmosfera all’altra è eccezionale!
Passiamo al materiale. Vi dico subito che tra un pezzo e l’altro è inserita una voce narrante femminile che accompagna chi ascolta lungo la storia. Magari una rottura per chi vuole andare subito al sodo. Ma se avete tempo, vale la pena mettersi questo album in cuffia, come pochi altri, e lasciarsi semplicemente portare nel mondo dei crociati. Dopo il pezzo d’apertura (Lament), che ricorda il “cross over” di motivi dei brani Castles in The Sand (“Red Sky”, 2003) e Where Was Their God?, brano che arriva più avanti in “Vox In Excelso”, l’album prende lo slancio con la rielaborata Meet Me At Midnight, uscita in origine sul disco d’esordio dei Saracen “Heroes, Saints, And Fools” (1981). Il testo è stato leggermente adattato e nelle strofe Gesù Cristo, nel giorno della sua crocifissione, invita Maria Maddalena ad aspettarlo a mezzanotte. Il pezzo è cresciuto ancora negli arrangiamenti ed è completamente saturo di sfumature. L’atmosfera è pericolosamente contagiosa. Un riff d’impatto, esplosivo, è l’ideale per aprire un concept del genere. Anche The Order esplode di botte e di ferocia! Il salto più bello al suono tradizionale N.W.O.B.H.M. degli anni Ottanta lo troviamo con The Power & The Glory, guidata da un altro riff elementare e granitico del geniale Bendelow. L’inno marcato, cattivo e a medio ritmo Chain Reaction, che ti gela il sangue nelle vene, sconvolge ancora una volta con la tradizione della nuova ondata del metal britannico ed è uno dei picchi più devastanti dell’album. Tra i momenti “accelerati” ci sono i brani da ballad atmosferica (la title track, Exile) e poi Where Was Their God? o Mary e Priory Of Zion, che accontenteranno soprattutto gli amanti degli epic con più complessità, varietà di passaggi e una durata ben oltre i 9 minuti.
Con il nuovo disco i Saracen hanno creato un album difficile da paragonare. Rispetto al predecessore “Red Sky” (2003), altrettanto unico, che era servito alla band da catapulta per tornare tra i vivi, è molto più sofisticato, con meno schitarrate a tappeto, ed è un album fatto con ancora più sentimento! Un album votato al suono tradizionale degli anni Ottanta che suona affascinante e fresco, unico a modo suo, offre una produzione pomposa e cristallina, riff appassionati, convincenti e curatissimi, di quelli che sanno fare solo i più grandi, a cominciare dai classici Judas Priest o dai classici Iron Maiden, il che non significa altro che centro pieno. L’album esplode di atmosfere vibranti e di una saturazione sonora spettrale, per quanto riguarda l’uso dell'”strumentario” a disposizione. Insomma, un album fatto su misura per i fan die-hard della band. I fan prima di tutto! E non c’è semplicemente modo che questo album sfugga a tutti i nostalgici dei suoni N.W.O.B.H.M. incrociati in modo unico con il senso elementare della melodia e la sofisticatezza che offrono gli elementi del rock AOR! Un capolavoro, una creatura “megasticamente” matura uscita dalle mani di una band matura! Una qualità che spicca benedetta in tutto il “pofù” hard n’ heavy del mercato di oggi, e lo fa a un miglio di distanza! Servitelo bollente!
Formazione
Steve Bettney – voce
Rob Bendelow – chitarra
Paul Bradder – tastiere
Richard Bendelow – basso
Mark Cross – batteria
Produzione
Martin Kronlund
Tracklist
1. Lament
2. Meet Me At Midnight
3. Exile
4. Order
5. Militum Christi
6. Mary
7. Vive Dieu Saint Amour
8. Power And The Glory
9. Chain Reaction
10. Vox In Excelso
11. Where Was Their God
12. Priory Of Zion
Durata dell’album: 77.44