Psalms of Extinction

0 8

Autore: Rok Klemše

Artista: Pain
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2007

Il 2007 è stato davvero incredibile per le uscite metal nel primo quarto dell’anno. Abbiamo già incassato un po’ di titoli notevoli, e ora se ne aggiunge un altro: il quinto album in studio della one-man-band svedese Pain.Questo one man non è nientemeno che Peter Tägtgren, leader e mastermind dei campioni del death metal Hypocrisy nonché uno dei produttori metal più richiesti, e quindi anche uno dei più grandi stakanovisti del metal. Se conosci solo la band “madre” di Peter, gli Hypocrisy, il suono dei Pain ti lascerà shockato. Scordati l’ottimo e brutale growl di Peter, i riff death metal affilati, le chitarre a motosega e i blast beat di Horgh. Con i Pain si parla di un industrial da urlo, elettronico o addirittura techno metal. L’album precedente, Dancing With the Dead, mi è rimasto nel cuore, e ho afferrato con gran piacere il promo cd del nuovo lavoro dei Pain, Psalsm of Extinction. Il sound dei Pain è qualcosa di davvero unico: se proprio dovessi fare un paragone, direi i Nine Inch Nail sotto steroidi o dei Depeche Mode metallizzati.

Peter non si è vestito da diavolo in copertina per niente: appena premi play, Save Your Prayers parte con un ritmo infernale. A tutti i death metaller “puri” che guardano i Pain un po’ storto, Peter lo dice chiaro e tondo già nella prima frase: “Hey you, I know you don’t like me, but the feeling is mutual!” Il pezzo contiene così tanti elementi, dalle seghettate industrial alle parti grindcore, dalle calme melodie di piano fino a sezioni bombastiche con campane di chiesa, che è incredibile come Peter sia riuscito a infilare tanta varietà in un unico pezzo spaziale. Di Peter posso dire tranquillamente che è un vero “wunderkind” geniale! Proprio quando pensi che dopo un’apertura così pazzesca non possa più andare meglio, ti convince del contrario la dinamica Nailed to the Ground, in cui Peter tira fuori anche il growl alla Hypocrisy. Psalms of Extinction è probabilmente il disco più pesante dei Pain finora! Il pezzo migliore dell’album è forse Zombie Slam, il primo singolo, pensato per presentare i Pain al mercato americano, visto che di recente hanno firmato con la Roadrunner. I Pain fanno sempre parlare un sacco di sé con i singoli, come hanno dimostrato Same Old Song (dall’album Dancing With the Dead) e Shut Your Mouth (da Nothing Remains the Same). Con Zombie Slam non è diverso: un mix contagioso di pop, gothic rock e metal, che Peter arricchisce con un cantato in tonalità più bassa, che da lui non ci aspettavamo, mentre dietro alle pelli siede nientemeno che Mikkey Dee (Motorhead). Come se non bastasse, il tema del pezzo è, che altro, gli zombie. Può andare ancora meglio di così!?

Anche se nel disco i momenti contagiosi non mancano, Peter si è concentrato soprattutto sul mostrare il lato più pesante dei Pain, quello che avevamo già sentito ai tempi di Rebirth. L’unico neo è che a tratti hai la sensazione di aver già sentito tutto. Computer God, per esempio, è un’occasione decisamente sprecata. Parte con un ottimo riff di tastiera che prosegue anche nelle strofe, ma un ritornello mediocre rovina il quadro generale, e suonava meglio otto anni fa con Supersonic Bitch (Rebirth). Problemi simili ha Walking on Glass, senza dubbio uno dei pezzi più groovy dei Pain, che però strizza spudoratamente l’occhio a Tear it Up (Dancing With the Dead).

Ma Peter ha sempre un asso nella manica e anche stavolta sorprende con la ballad epica di sei minuti Just Think Again, che è addirittura uno dei migliori pezzi dei Pain! Peter ci fa capire benissimo cosa pensa di chi se ne frega dei poveri e degli affamati. La ciliegina sulla torta è l’assolo spaziale di Alexi Laiho (Children of Bodom), che rende Just Think Again il pezzo più innovativo del disco insieme a Save Your Prayers. Peter non ha tradito nemmeno stavolta la tradizione delle cover: è toccato a Play Dead dell’islandese Björk, a cui Peter ha dato la sua impronta indelebile. Peccato però che della cover dei Depeche Mode, Behind the Wheel, di cui si era vociferato, non ci sia traccia.

Peter continua a darsi da fare e a lottare per tenere la formula dei Pain fresca ed elettrizzante. E anche stavolta ci è riuscito. Della produzione non vale nemmeno la pena sprecare parole: è nata negli studi The Abyss, e c’era da aspettarsi niente meno che una produzione eccellente. Psalms of Extinction ha qualche piccolo difetto, ma resta un altro ottimo capitolo dalle oscure lande dei Pain.

Formazione

Peter Tägtgren – voce, tutti gli strumenti, sampling

MUSICISTI OSPITI:

Mikkey Dee – batteria
Alexi Laiho – chitarra
Peter Iwers – basso

Produzione

Peter Tägtgren

Tracklist

1. Save Your Prayers 03:43
2. Nailed To The Ground 04:11
3. Zombie Slam 03:32
4. Psalms of Extinction 04:09
5. Clouds of Ecstasy 03:16
6. Play Dead 04:03
7. Does It Really Matter 04:06
8. Computer God 03:25
9. Just Think Again 06:15
10. Walking on Glass 03:51
11. Bottle’s Nest 03:36
12. Bitch 03:47

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie