Mind Your Head
Izvajalec: Heartland
Založba: Escape Music
Izid: 2007
Heartland è una band che ha 14 anni di vita e “Mind Your Head” è il loro decimo album in studio, un traguardo tondo tondo. Che dire, bravi ragazzi questi Heartland. Il gruppo è nato nel 1993 sulle macerie di FM e The Kick. Il bello è che ancora oggi gli Heartland non hanno nemmeno un sito ufficiale e vivono nell’ombra dell’anonimato più totale, nonostante i prodotti AOR di altissimo livello con cui ci fanno felici. Incredibile come l’intera scena AOR degli anni Ottanta si sia trasferita oggi in pieno nel movimento rock alternativo, nel più puro “sottobosco”.
Due anni fa abbiamo potuto ammirare il superbo “Move On” (2005), che di fatto è stato considerato uno dei vertici della stagione 2005 per le uscite AOR, e questo a livello mondiale, eh. Anche “Mind Your Head” è un tipico disco degli Heartland. Come sempre lo segna, in primo luogo, la voce inconfondibile di Chris Ousey, giusto il punto di graffio in gola, con quel tocco soul inequivocabile alla Overland (FM), e che soprattutto nei ritornelli è avvolta da armonie di voci stratificate, costruite su tanti “Ousey” che sostengono la voce principale di Chris. Per gli Heartland è routine e marchio di fabbrica della loro perfezione musicale, e in fondo il perno della loro musica, quello che ha attirato sotto la loro ala i fan che giurano sulla loro discografia.
Però, a differenza di “Move On”, il nuovo album non ha ritornelli AOR così fulminanti, quelli che in “Move On” “pulsavano” a tutta forza già al primo ascolto, così efficaci e semplici da infilarsi sotto la pelle con la loro fluidità e la loro atmosfera pomposa e drammatica, capaci di far partire i brividi lungo la schiena senza fatica. “Mind Your Head” non raggiunge quel livello, ma, parliamoci chiaro, resta un altro ottimo album degli Heartland. I riff di Morris sono di nuovo esplosivi, ci si incastra dentro come sempre la voce di Ousey, piena di nostalgia e malinconia, mentre Morris ha condito il tutto in modo magistrale con il calore degli organi Hammond. Eppure ci troviamo di fronte al problema della ripetitività dei motivi durante l’ascolto del nuovo materiale, e il colpevole numero uno è la varietà ritmica dei singoli pezzi, molto monodimensionale. La stragrande maggioranza dei brani, infatti, corre a tempo sostenuto, come una guida tutta nella stessa marcia (per esagerare, tra la quarta e la quinta). Sul disco c’è una sola ballad, A Fathom I Feel, che non riesce a spezzare la sensazione di ripetitività. Eppure questa ballad dimostra ancora una volta il valore della squadra Heartland, perché è uno dei picchi del disco, senza un grammo di zucchero: gli inglesi su questo faticano a nascondersi, a differenza dei loro cugini d’oltreoceano. Comunque, come detto, si sente la mancanza di più dinamica nei riff e nella varietà ritmica del disco.
La produzione è di nuovo splendida. Gli strumenti sono bilanciati in modo coerente e convivono di continuo in un equilibrio succoso per tutta la durata dell’album, il suono ne esce sfruttato al massimo, e la voce calda e sensuale di Ousey si prende, ovviamente, la parte del leone dell’attenzione. Gli assoli sono di nuovo intessuti magistralmente nelle parti strumentali e Morris, con il suo tocco di eleganza chitarristica, li usa per far crescere benissimo il senso di dramma nei brani e l’espressività complessiva del battito musicale degli Heartland.
Dunque. Tutti voi (ancora in vita) conoscitori della scena AOR delle isole britanniche avrete probabilmente già pescato questo album in qualche negozio di musica online; per chi invece non sa dove collocare questa band prima di mettersi ad ascoltarla, butto lì qualche nome vicino a loro: Shadowman, The Ladder, The Kick, FM, Newman, Wildkard. Per l’abbraccio caldo degli organi Hammond, le armonie vocali succose e in certi punti perfino il suono distorto dei riff e degli abbellimenti chitarristici di passaggio, per l’energia complessiva che sprigionano gli Heartland sfiorano di sfuggita l’essenza degli Uriah Heep di oggi. Insomma, “Mind Your Head” è un nuovo classico album degli Heartland, di nuovo di grande qualità, e gli Heartland con questo disco continuano a cavalcare a tutta velocità, ma allo stesso tempo è un disco per cui è del tutto logico che stavolta, sul piano della rifinitura espressiva, abbia dovuto riconoscere un ruolo da secondo al fratello maggiore praticamente impeccabile, “Move On” (2005). Forse “Mind Your Head” è nato solo un filo troppo presto dopo di lui.
Formazione
Chris Ousey – voce, cori
Steve Morris – chitarra, basso, tastiere
Fredrik Oscarsson – batteria
Produzione
Steve Morris
Tracklist
01. Magazine
02. For Pity’s Sake
03. Frozen Hearted
04. Last Man To Fall
05. A Fathom I Fell
06. So The Story Goes
07. Mountain To Climb
08. A Richer Vein
09. Run For Your Life
10. Time To Believe
11. The Best Is Yet To Come
Trajanje albuma: 48.38