House Of Cards
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Saga
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2001
Voto: 5/5
I Saga, dopo il trionfale ritorno con “Full Circle” (1999), in cui avevano giurato eterna fedeltà alla loro forma specifica di art rock, sono andati avanti con lo stesso ritmo, se non addirittura più sostenuto, a sfornare album artisticamente di alto profilo, con cui hanno dimostrato ancora e ancora di essere lontanissimi dall’aver detto l’ultima parola. L’energia creativa, l’ambizione e la voglia di lavorare del quartetto canadese sono cresciute un bel po’ dopo che il ritorno alle radici era stato accolto benissimo dai fan. Su “House Of Cards” ritroviamo il suono inconfondibile della band, costruito sulla combinazione di melodia e cambi di tempo complessi e imprevedibili, dove le sezioni di chitarra di Ian Crichton, secche e toste da hard rock, si fondono spesso con le trame più varie delle tastiere di Jim Gilmour (in un singolo pezzo usano più volte anche tre sintetizzatori diversi), con la voce possente di Michael Sadler e con un ritmo saltellante. A far risaltare il tutto c’è di nuovo la produzione eccezionalmente curata di Jim Crichton, che da un album all’altro sembrava migliorare sempre di più. È ammirevole come i Saga riescano su “House Of Cards” a unire una produzione moderna con il loro suono riconoscibile e del tutto personale, che si portano dietro dalla fine degli anni ’70.
In apparenza, su “House Of Cards” i Saga seguono per molti versi la ricetta musicale del predecessore e dei loro album classici di fine anni ’70 e inizio ’80, ma ai singoli brani hanno aggiunto, oltre a un suono più profondo, una serie di arrangiamenti innovativi e interessanti che prima non avevano mai provato. Sull’album prevalgono brani più brevi, senza nessun eventuale epico pezzo progressive rock, il che per una band che ha sempre puntato forte sulla melodia è addirittura meglio. Con i Saga vale la solita regola: dietro l’apparente accessibilità si nasconde di solito la massima complessità. I celebri capitoli che formano il misterioso concept fantascientifico sul cervello rubato di Albert Einstein continuano anche in questo album attraverso due “capitoli”. Dopo che nell’album precedente era stato svelato il nome del protagonista, l’aura di mistero e le congetture sullo scioglimento della vicenda sono cresciute ancora. In mezzo a tutto questo, in alcuni passaggi e nelle espressioni dei testi si ritrova quel loro umorismo sarcastico così particolare, dosato nella misura giusta e al punto giusto.
L’album è pieno di brani che sono ciascuno vincente a modo suo, per cui non ci sono capolavori particolarmente fuori scala, ma nemmeno momenti più deboli. Tutti i pezzi di “House Of Cards” sono delizie a modo loro, che garantiscono all’album coerenza e un ottimo flusso. Quanto suoni bene la classica Saga anche nel XXI secolo ce lo dimostra subito l’opener “God Knows”. Ha il tipico ritmo saltellante a tempo medio, con un classico riff di chitarra tirato e una voce possente, ma anche un po’ sarcastica. Il ritornello epico è intrecciato con maestria attorno al riff centrale, che scivola tra le trame melodiche delle tastiere e un ritmo ramificato. I cambi di tempo passano continuamente e in modo imprevedibile dall’uno all’altro. Una vera delizia sia per gli amanti della loro tradizione art rock sia per chi preferisce sonorità più moderne, che non suonano nemmeno così lontane dal progressive metal. “The Runaway”, dall’impronta hard rock, che si apre con il rumore di un treno, la definirei senza problemi un classico dei Saga. Il suo pregio principale è un riff hard rock sega-ossa steso su un ritmo funky piuttosto semplice. Il ritornello solido è accompagnato anche da armonie vocali, mentre tra gli assoli di tastiere e chitarra non mancano le trovate spiritose con cui negli anni ’80 i fan venivano deliziati. Un plauso va anche all’uso melodico del basso di Jim, che si sente sempre distinto e chiaro.
L’eccellente “Always There” si apre con un’introduzione delicata di chitarra acustica e tastiere, accompagnata da una voce romantica. Segue un ottimo arrangiamento sinfonico e il passaggio in un ritornello sognante, maestoso e romantico, che è il tema principale del brano. Suona ancora meglio “Ashes To Ashes (Chapter 11)”, uno dei due capitoli presenti sull’album, che a tratti suona davvero come la colonna sonora di un film di fantascienza. Dopo un’introduzione misteriosa di sintetizzatori e campionamenti irrompe un motivo fenomenale, formato da armonie vocali e tappeti di tastiere. L’atmosfera misteriosa e spaziale viene elettrizzata di tanto in tanto da un classico riff hard rock. Il brano veleggia per tutto il tempo tra la sinfonicità portata dall’inserimento di ricche trame di tastiere e la botta data da passaggi di chitarra elettrizzati. Dall’interazione nascono, di conseguenza, splendide armonie malinconiche. “Once In a Lifetime” ha una bella introduzione di chitarra acustica. L’ascoltatore si aspetta la classica ballad d’amore, ma nel ritornello nasce un bellissimo coro quasi da inno, con armonie vocali e un messaggio piuttosto filosofico. In certe sezioni non mancano nemmeno incursioni energiche di chitarra elettrica. L’atmosfera risveglia la nostalgia per i bei vecchi tempi.
Anche “Only Human” ha un’introduzione bellissima di chitarra acustica e una voce malinconica che, attraverso ricche trame di tastiere, sale fino a un ritornello trionfale. Quest’ultimo esprime sia positività sia un pizzico di sarcasmo per nulla nascosto. “That’s How We Like It!” è uno dei momenti migliori dell’intero album, almeno per atmosfera magica, arrangiamenti spiritosi e imprevedibilità, un altro forte candidato a classico dei Saga. Si apre come un hard rock tirato, con un riff aggressivo e una batteria scatenata, poi a un certo punto si calma del tutto. In questa parte arriva un’atmosfera serenissima, in cui le voci di Michael e Jim si fondono in armonia. Spesso segue una “marcia di guerra” con cambi ritmici incisivi e un riff furioso. Quando questa escalation raggiunge il culmine, entra un ritornello sognante a più voci, creato in tandem da Sadler e Gilmour, mentre sullo sfondo rimbombano trame spaziali di tastiere e un riff possente. Il tutto viene condito con il verso scandito “that’s how we like it”. I Saga sono sempre stati maestri dei grandi ritornelli, ma questo è uno dei migliori, perché racchiude una magia davvero varia. Entusiasma anche come Ian brilli sullo sfondo con il suo assolo di chitarra, mentre allo stesso tempo si sente un’armonia di doppia chitarra, registrata alla grande per le esigenze di questa ottima composizione. Sarebbe difficile scegliere un favorito dell’album, ma se dovessi farlo sarebbe “That’s How We Like It!”.
“Watching The Clock (instrumental)” è uno strumentale dalle tinte celtiche con un motivo barocco al pianoforte, che mette in mostra le capacità soliste del maestro Gilmour. “We’ll Meet Again (Chapter 15)” è un’altra classica che trasuda energia hard rock, creata da passaggi di chitarra elettrizzati, ma allo stesso tempo ben bilanciata da tastiere spaziali e sottili . Qui passano di continuo, con naturalezza, da sezioni veloci a sezioni più calme. Non manca la voce possente sopra un riff ringhiante e le tende sinfoniche nel ritornello. Verso la fine dell’album ci sorprendono ancora con lo spiritoso pop rock “Money Talks”, uscito come singolo e diventato perfino un piccolo successo nella loro Canada. Non c’è da stupirsi, perché è una delle loro migliori creazioni pop rock, con un’ottima melodia e un ritornello spiritoso a più voci che non ti esce più dalla testa ed è come fatto apposta per la radio. Chi è riuscito a mettere le mani sul singolo ha potuto ammirare anche l’ottimo video, che secondo me è il loro migliore, dove si vede Sadler nei panni di un gran figo che prende in giro banchieri corrotti, segretarie arrapate e clienti ingenui, mentre in mezzo se ne va a spasso un tizio con la testa da cavalletta. In Canada quell’anno è stato addirittura eletto miglior video musicale. La conclusiva “House Of Cards” è forse il pezzo più nella media dell’album, anche se non è privo di fascino. Per il finale mi sarei aspettato ancora qualche catalizzatore epico da prog rock, invece è un brano a tempo medio con finezze hard rock, un ritornello a più voci e numerosi suoni registrati di conversazioni paranoiche e risate maniacali. Anche se in qualche modo si discosta dall’atmosfera dell’intero album, è un’altra riuscita burlesque alla Saga, di cui sugli album precedenti si era sentita parecchio la mancanza.
“House Of Cards” è un altro grande trionfo per una band che molti, a causa delle troppe oscillazioni di suono negli anni passati, avevano già dato quasi per spacciata più di una volta, e senza dubbio uno dei loro album migliori, del tutto paragonabile ai primi anni. I Saga hanno confermato che “Full Circle” non era stato solo un colpo di fortuna e che non hanno intenzione di uscire dalla strada tracciata, anche se sapevano benissimo che per il loro impegno non sarebbero mai stati dichiarati bene culturale di rilevanza nazionale (come è successo, per esempio, ai Rush). Pur avendo ancora un potenziale commerciale (come dimostra il successo di “Money Talks”), sapevano di essere sempre stati capaci di cose più grandi, e così questi momenti “pop” sono diventati sempre più rari. “House Of Cards” si piazza subito accanto a “Images At Twilight” (1979), “Silent Knight” (1980) e “Worlds Apart” (1981) tra i più grandi gioielli art rock. Quell’anno i Saga erano senza dubbio la band rock canadese più “calda” e l’interesse per la loro eredità tra i non addetti ai lavori è tornato a crescere in modo evidente. Sull’album successivo, poi, la misteriosa storia che si trascinava con anni di pause fin dai loro esordi ha finalmente avuto i suoi capitoli conclusivi.
Formazione
Michael Sadler – voce, tastiere
Ian Critchon – chitarra, voce di accompagnamento
Jim Critchon – basso, tastiere
Jim Gilmour – tastiere, voce di accompagnamento
Steve Negus – batteria, percussioni
Produzione
Jim Crichton
Tracklist
1. God Knows (5:29)
2. The Runaway (5:35)
3. Always There (3:52)
3. Ashes To Ashes (Chapter 11) (5:05)
4. Once In A Lifetime (4:21)
5. Only Human (4:20)
6. That’s How We Like It (4:49)
7. Watching The Clock (Instrumental) (1:39)
8. We’ll Meet Again (Chapter 15) (5:58)
9. Money Talks (4:07)
10. House Of Cards (4:20)
Durata dell’album: 49:54