Io sono nato libero
Artista: Banco Del Mutuo Soccorso
Etichetta: BMG Ricordi
Uscita: 1973
Voto: 4.6/5
La scena progressive italiana è una delle migliori al mondo. Vale soprattutto per gli anni Settanta, quando i nostri vicini potevano vantare una marea di band strepitose. In cima a questa pila, per me, ci sono i Banco del Mutuo Soccorso. Il titolo di Emerson, Lake and Palmer italiani di solito viene appioppato ai Le Orme, ma secondo me i Banco se lo meritano di più, perché rispetto ai loro connazionali hanno un approccio molto più aggressivo.
Prima di questo disco i Banco ne avevano già pubblicati due, entrambi considerati dei capolavori, soprattutto Darwin, che molti ritengono addirittura il miglior album prog italiano in assoluto. Difficile pensare che si potessero raggiungere vette come quelle di Darwin, eppure i Banco hanno superato tutto quello che avevano fatto prima e hanno scritto il loro nome nella storia della musica progressive.
“Canto Nomade” parte con un’introduzione che ricorda “Lamb Lies Down on Broadway” dei Genesis. Un pezzo eccezionale che si sviluppa lentamente, con un bel po’ di passaggi prima di arrivare al culmine, quando di Giacomo canta “Io Sono Nato Libero” (sono nato libero). Poi arriva una lunga parte jazz che, per essere jazz, è incredibilmente organizzata e melodica. Anche quando suonano jazz, gli italiani hanno sempre in testa belle melodie. Su “Non Mi Rompete” si potrebbe dire, fino a un certo punto, che sia pop. Forse perché è una canzone così semplice. Eppure ci sono dentro i tipici elementi prog – prima una parte bellissima, poi un ritornello totalmente fuori di testa. Qui, per cambiare, domina la chitarra, e solo alla fine Nocenzi si sfoga con un assolo di sintetizzatore. “La Citta Sottile” è un pezzo più lento, dominato dal pianoforte di Gianni Nocenzi e dal potente tenore di Francesco Di Giacomo. “Dopo” è una delle canzoni più belle che abbia mai sentito. I primi due minuti sono esattamente il motivo per cui ho cominciato ad ascoltare prog. Parte piano, ma presto si scatena un ritmo infernale e senti proprio quella tensione positiva. Più avanti il pezzo si calma, e meno male, perché l’intensità di quei minuti iniziali è quasi troppo forte. Ma non è bello solo l’inizio: anche dopo ci sono parti che mi fanno venire i brividi dappertutto. Finisce come è cominciato – con una linea delicata di sintetizzatore, a testimonianza del fatto che i Banco sono stati tra i migliori utilizzatori di questo strumento. La voce è di nuovo eccezionale, ci sono un sacco di cambi di ritmo e di tempo che non fanno mai annoiare il pezzo. Per chiudere “Traccia II”, uno strumentale che parte piano e sottovoce, ma si trasforma fino alla fine in una salva travolgente, dove brillano soprattutto le magnifiche tastiere stratificate. Un bel miglioramento rispetto a “Traccia I” e una chiusura davvero maestosa!
Lo stile dei Banco si potrebbe paragonare a quello degli Emerson, Lake and Palmer, con la differenza che i Banco badano molto di più anche alla melodia. Mentre gli ELP ogni tanto esageravano con i loro esperimenti, i Banco hanno trovato la combinazione giusta di melodia e complessità. Nella musica si sente un forte retrogusto di sentimentalismo italiano, che ho tanto amato nelle band della penisola appenninica. Rispetto a Darwin c’è più spazio anche per i sintetizzatori, che stavolta sono molto più in primo piano. Ma niente paura, non rompono le scatole: Vittorio Nocenzi sa integrarli benissimo nell’insieme, così suonano molto organici.
In primo piano c’è Vittorio Nocenzi con la sua varia scelta di tastiere. Nelle ricche parti di tastiera lo aiuta il fratello Gianni, che al pianoforte (anche elettrico) rifinisce alla grande le idee del fratello. Alla chitarra si alternano Marcello Todaro e Rodolfo Maltese. Su Darwin Todaro era ancora un membro ufficiale, ma durante la registrazione di Io sono nato libero se n’è andato e a sostituirlo è toccato a Maltese, che ha fatto il suo lavoro più che bene. La musica di questa band non punta certo sulla chitarra, ma gli interventi chitarristici sono molto importanti, soprattutto se suonati con tanto gusto e in perfetta sintonia con le tastiere. Niente assoli esagerati, solo pura melodia. La sezione ritmica è, come al solito per gli italiani, di ottimo livello. Il bassista suona anche alcune parti di chitarra acustica, mentre il batterista ha avuto l’aiuto di due percussionisti. E per finire, un tenore eccezionale dalla voce operistica, “buco” Francesco Di Giacomo, che con la sua voce pulita e particolare suona qui al meglio della sua carriera. Probabilmente il timbro della sua voce non piace a tutti, ma a chi piace, piace tantissimo. Estensione pazzesca e carisma.
Molti considerano Darwin il capolavoro della band, ma io penso che questo titolo spetti a Io sono nato libero. Forse Darwin è più originale, ma questo lavoro ha così tanta bellezza e carica emotiva che Darwin ci fa la figura del fratello minore, avversario non all’altezza del grande. Gli italiani sanno creare sui dischi una vera atmosfera e nessuno lo fa meglio dei Banco. Gli Yes, i Genesis, i Jethro Tull e gli altri celebri progster inglesi davanti a un album così possono solo inchinarsi.
Formazione
Vittorio Nocenzi – organo, clavicembalo, sintetizzatore
Gianni Nocenzi – pianoforte
Marcello Todaro – chitarre acustiche ed elettriche
Francesco Di Giacomo – voce
Renato D’Angelo – basso, chitarra acustica
Pier Luigi Calderoni – batteria, percussioni
Ospiti:
Rodolfo Maltese – chitarre acustiche ed elettriche
Silvana Aliotta – percussioni
Bruno Perosa – percussioni
Produzione
Sandro Colombini
Tracklist
1. Canto Nomade Per Un Prigioniero Politico 15:46
2. Non Mi Rompete 5:09
3. La Città Sottile 7:13
4. Dopo… Niente È Più Lo Stesso 9:55
5. Traccia II 2:39
Durata dell’album: 40:42