Ocean 2: The Answer

0 3

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Eloy
Etichetta: G.U.N. Records
Uscita: 1998
Voto: 4.5/5

Te li immagini i Pink Floyd che pubblicano “Dark Side Of The Moon 2”, i Genesis con “Selling England By The Pound 2” o Emerson, Lake & Palmer con “Brain Salad Surgery 2”? La maggior parte dei palati fini della musica probabilmente perderebbe la testa e all’inizio schizzerebbe in aria alla notizia che i loro beniamini hanno deciso di dare un seguito ad alcune delle loro cose migliori dell’età d’oro del progressive rock. Ma la sbornia passerebbe presto, e si tornerebbe coi piedi per terra davanti all’inevitabile constatazione che le band citate (soprattutto adesso, con gli anni che si portano addosso) non riuscirebbero mai a ripetere la magia originale di quei classici, e che ogni seguito sarebbe più un’autoparodia che un altro capolavoro. Nel migliore dei casi, sarebbe una gran delusione. A differenza del metal, dove negli ultimi anni piovono seguiti di classici più o meno riusciti male da parte di band amatissime del genere, nel progressive rock questa pratica non è mai stata di moda. La maggior parte dei gruppi se ne teneva alla larga già per natura, visto che guardarsi troppo indietro verso un passato glorioso, ovvero riprendere un’idea già usata, finiva spesso per scontrarsi con il concetto stesso di progressività. Per la maggior parte delle opere musicali è molto meglio restare senza seguiti inutili e appartenere per sempre ai bei vecchi tempi, piuttosto che cercare di far rivivere la magia di un’epoca in cui i musicisti che le hanno create avevano 20, 30 o 40 anni in meno e viaggiavano su tutt’altro livello.

Una delle rarissime eccezioni nel progressive rock se la sono concessa i leggendari space rocker tedeschi Eloy, che con “Ocean 2: The Answer” hanno firmato il seguito del loro più grande capolavoro, “Ocean” (1977). Una mossa coraggiosissima, considerando che quell’album è considerato “sacro” dai fan e si è meritatamente guadagnato un posto tra i classici del progressive rock. Eloy avevano già cominciato a riaffermarsi come realtà progressive seria anche nel terzo decennio di vita con l’ottimo album precedente, “The Tides Return Forever” (1994), che con la resurrezione del loro sound classico e con arrangiamenti sinfonici magniloquenti aveva rimesso le cose “al posto giusto”. Ma dare un seguito a un album leggendario, che in patria, in Germania, all’uscita aveva ottenuto addirittura più successo di quello di colleghi molto più affermati a livello internazionale, era tutta un’altra storia. I motivi per essere scettici erano quindi più che comprensibili.

All’uscita di “Ocean” gli Eloy erano ancora una band relativamente giovane, che volava sulle ali dell’innovazione e con quel disco spostava qualche confine musicale dei ’70. 21 anni dopo, della formazione classica erano rimasti solo il loro boss, l’indistruttibile chitarrista/cantante Frank Bornemann, uno dei musicisti più pittoreschi della storia del rock tedesco, e il bassista Klaus Peter-Matziol, che dopo anni di assenza nella seconda metà degli ’80 era tornato nella band con l’album precedente, quella con cui aveva vissuto il successo più grande della sua carriera. Prima di partire con questo progetto più che ambizioso, Bornemann e Matziol erano riusciti a costruirsi attorno una formazione stabile, completata dal veterano virtuoso delle tastiere Michael Gerlach (nella band dall’album “Ra” (1988) in poi) e dal nuovo batterista Bodo Schopf, che si è rivelato un acquisto eccellente. Frank, Matze e Michael hanno scritto tutta la musica del disco, mentre Frank, stavolta senza alcun aiuto, ha firmato testi sorprendentemente riusciti, che come al solito mostrano più di qualche punto di contatto filosofico con Jon Anderson (Yes).

Prima dell’uscita, ovviamente, la domanda cruciale era: gli Eloy possono continuare a spostare i confini della musica anche negli anni ’90 e portare avanti con successo il loro concept cult su Atlantide? Che ci crediate o no, a Frank e ai suoi compagni di viaggio è riuscito l’impossibile: con “Ocean 2: The Answer” hanno messo in piedi un seguito più che dignitoso del loro più grande capolavoro e il loro primo album dall’inizio degli ’80 che si è meritato di nuovo lo status di capolavoro. “Ocean 2” riprende il concept fantascientifico sull’ascesa e la caduta del leggendario continente di Atlantide da dove lo aveva lasciato la “prima parte”. Se quest’ultima raccontava ascesa e rovina di una civiltà/continente mitologico, causate dall’arroganza umana e dalla voglia di sfidare gli “dèi” per il dominio sul mondo grazie a una tecnologia avanzatissima, “Ocean 2” si concentra sulle conseguenze della catastrofe che ha inghiottito per sempre il continente e i suoi abitanti. I singoli testi toccano varie epoche ed eventi, dalla nascita delle “eredi” di Atlantide, cioè le prime civiltà antiche arrivate dopo il grande diluvio, fino ai lasciti e ai “traguardi” che arrivano ai giorni nostri; soprattutto certe “conquiste” della civiltà che, per colpa dei danni causati dall’uomo, rischiano di provocare una catastrofe simile a quella vissuta dai nostri leggendari predecessori. L’album si chiude comunque in modo ottimistico, con la risposta più semplice possibile a tutti gli ostacoli.

“Ocean 2” è un ottimo mix tra gli Eloy di una volta e quelli di adesso. La band qui è tornata finalmente e del tutto alle radici space rock. Anche stavolta sono imprescindibili i magniloquenti arrangiamenti sinfonici e le armonie vocali femminili di accompagnamento, su cui spesso poggiano i singoli exploit tecnici di tutti e quattro i membri. Soprattutto Frank, con i suoi assoli di chitarra “spaziali” e a volte “piangenti”, garantisce ai vari pezzi quell’energia esoterica degli Eloy che nel passato ha impreziosito i loro lavori migliori. Gli elementi heavy rock stavolta sono spinti sullo sfondo, mentre a farla da padroni sono i grandiosi arrangiamenti sinfonici, soprattutto i tappeti esoterici di tastiere che creano quell’atmosfera “fluttuante”, una delle qualità principali di ogni space rock che si rispetti.

“Between Future And Past” è una breve introduzione atmosferica all’album, che si apre con il ticchettio di un orologio e costruisce piano piano il clima su possenti tappeti di sintetizzatori. Il suo mood esoterico suona molto floydiano e ricorda un po’ l’intro del classico dei Floyd “Shine On You Crazy Diamond”. Mentre sullo sfondo scorrono i potenti tappeti di sintetizzatori di Gerlach e campioni sintetici di voci femminili malinconiche, a un certo punto irrompono un paio di semplici passaggi di chitarra. Poi ritorna il ticchettio dell’orologio, che sfocia direttamente nell’epica “Ro Setau”, che parla dei misteri dell’antica civiltà egizia e dei suoi presunti legami con gli “dèi”. È uno dei pezzi migliori del disco e perfino una delle cose più grandiose che gli Eloy abbiano mai fatto in carriera. All’inizio la distinguono una linea ritmica marziale e la voce misteriosa di Frank. L’atmosfera sboccia con l’irruzione di un possente motivo sinfonico, costruito su un riff di chitarra deciso, una voce solida, strati massicci di sintetizzatori e una sezione ritmica potente. Le armonie femminili malinconiche che crescono sullo sfondo, nella parte centrale, le regalano un tocco di inno tutto particolare, che si sposa benissimo con le onde “spaziali” delle tastiere. Tutti gli strumentisti non fanno che amplificare questo clima esoterico con le ondate grandiose dei sintetizzatori di Gerlach e con assoli eccellenti di chitarra e tastiere. Anche Matziol dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori bassisti tedeschi, con alcuni numeri eccezionali al basso nella sezione finale.

Allo status di classico degli Eloy aspira senza problemi anche l’ottima “Paralysed Civilization”, che invita al risveglio e a cambiare al più presto il modo in cui è organizzata la nostra “civiltà” fuori di testa, prima che sia troppo tardi. È una composizione quasi da Eloy classici (certi motivi ricordano perfino un po’ il classico “Poseidon’s Creation”), che starebbe benissimo su uno qualsiasi dei loro album migliori. La aprono possenti passaggi di chitarra e linee di sintetizzatore protettive, altamente atmosferiche . Oltre al canto di Frank non mancano le armonie vocali femminili di accompagnamento, che contribuiscono ancora di più a un clima straordinariamente esoterico. Gerlach entusiasma di nuovo con ampie espansioni di tastiere, mentre Schopf è davvero incredibile con i suoi massicci passaggi di batteria a più parti, che ricordano più che evidentemente Neil Peart (Rush). Frank, da parte sua, non resiste alla tentazione di infilare un altro assolo di chitarra eccezionale e inconfondibile, in cui l’influenza di David Gilmour si sente (come al solito), ma suonato in un modo tutto suo, riconoscibilissimo. A chiudere in grande ci pensa una melodia di tastiere cristallina e delicata. Segue la calma “Serenity”, che si apre con una linea malinconica di basso e bongo. A questi si unisce uno speciale motivo di chitarra, spinto attraverso un effetto, e voci rilassate. Anche stavolta in primo piano ci sono i suoni morbidi di tanti passaggi di gusto sulle tastiere analogiche, fondamentali per creare un’atmosfera serena ma misteriosa.

Un pezzo molto interessante è anche “Awakening Of Consciousness”, brano estremamente contrastato: da una parte ha un tempo calmo, dall’altra passaggi energici di chitarra, tastiere e sezione ritmica nel mezzo. Le accompagnano voci melodiche che intrecciano il testo filosofico di Frank, carico di simbologia esistenzialista di ogni tipo. Ancora una volta c’è da ammirare qualche saggio dell’eccezionale abilità tecnica dei singoli strumentisti, con due ottimi assoli di tastiere e chitarra. “Reflections From The Spheres Beyond”, quasi 13 minuti di epic, è senza dubbio il cuore dell’album. L’introduzione malinconica, con passaggi ampi e variegati di tastiere e accordi delicati di chitarra, a cui si aggiungono una linea di basso scattante e una voce quasi sussurrata, fa pensare a un lamento celtico. Poi arriva un riff di chitarra incisivo e passaggi rombanti di sintetizzatori, e in quel momento il pezzo cambia completamente natura. All’improvviso entrano anche drammatiche armonie vocali femminili che, intrecciate al motivo centrale dei sintetizzatori e al riff di chitarra, creano una magia indescrivibile e ti fanno venire la pelle d’oca in tutto il corpo. Il refrain eccellente ricorda un po’ quello del classico “Time To Turn”. L’assolo “piangente” di chitarra di Frank, nella sezione centrale, lo porta in un’altra “galassia”. Non manca nemmeno una sezione con tanti effetti sui sintetizzatori, che producono voci futuristiche, “robotiche”. Gli Eloy hanno creato un altro classico epico, che può stare tranquillamente accanto ai capolavori del passato.

La favola esoterica “Waves Of Intuition” è una delle cose più belle della storia della band e una vera delizia per tutti gli amanti dei capolavori chitarristici di Frank. La melodia estremamente fragile e malinconica è costruita soprattutto sui meravigliosi assoli slide di Frank e sui possenti tappeti di tastiere. All’intensità del pezzo danno il loro contributo anche le drammatiche armonie vocali. Il ticchettio dell’orologio porta l’album al finale, “The Answer”, un epic dal colore ottimistico, il cui testo offre la (ovvia) risposta al senso dell’esistenza umana (l’amore), davanti alla quale purtroppo ancora troppo spesso si scappa o si cerca di negarla. Questa composizione ottima, che per lo più resta su un tempo medio, si distingue per un ritmo possente e marziale, un riffing di chitarra incisivo (che suona il più hard rock di tutto l’album), una voce misteriosa e un’alluvione di motivi di tastiera diversi. La band non ha dimenticato di usare ancora una volta le armonie vocali femminili di accompagnamento, il suo marchio di fabbrica quando c’è da portare al massimo un’atmosfera epica di prima qualità. Nella seconda parte Frank intreccia un altro assolo di chitarra orgasmico (purtroppo, con ogni probabilità, anche l’ultimo della sua carriera). Il crescendo delle polifonie corali e il ritmo marziale portano il clima da inno al suo apice e al finale grandioso di questo album eccellente.

Con “Ocean 2”, dopo tanto tempo, gli Eloy hanno firmato un altro capolavoro, che allo stesso tempo segna il grande ritorno della leggendaria band ai vertici dell’élite prog rock, dopo che tanti appassionati di prog li avevano già più volte dati per spacciati come fattore creativo di rilievo. Il cerchio si è chiuso nel miglior modo possibile. Dopo un lungo tour sembrava che gli Eloy sarebbero stati una presenza importante del prog rock anche nel nuovo secolo, ma Frank purtroppo si è buttato completamente sul lavoro di produttore e ha troncato ogni attività visibile legata al nome della band. Nel 2003, da ultimo, ha comunicato che il gruppo ha smesso per sempre di esistere come collettivo dal vivo, mentre sul futuro delle attività in studio finora non è stato detto nulla. Per questo la modesta speranza dei fan che gli Eloy tornino un giorno sulla scena non si è ancora spenta. Ma se “Ocean 2: The Answer” è davvero l’ultimo capitolo della saga Eloy, non c’è troppo da piangere, perché la band si è congedata in un modo quasi perfetto – con un capolavoro che ha catturato l’essenza di tutto ciò per cui li si amava. Poche band decidono di chiudere quando sono al culmine o (nel caso degli Eloy) quando ritrovano la magia dei giorni migliori. Per la loro musica varrà sempre ciò che Frank ha scritto nell’introduzione del booklet di questo album: “L’uomo è prigioniero del tempo, ma il tempo vive nell’eternità”.

Formazione

Frank Bornemann – voce, chitarra
Klaus-Peter Matziol – basso
Michael Gerlach – tastiere, voce d’accompagnamento
Bodo Schopf – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Steve Mann – slide guitar in “The Answer”
Susanne Schätzle – voce d’accompagnamento
Tina Lux – voce d’accompagnamento
Hannes Folberth – mini moog in “Ro Setau”
Volker Kuinke – recorder (flauto) in “Paralysed Civilization”, “Waves of Intuition” e “The Answer”
Peter Beckett e Tom Jackson – coro in “The Answer”
Daniela Wöhler, Frederike Stübner e Susanne Moldenhauer – voci soprano in “The Answer”
Coro Filarmonico di Praga in “The Answer”

Produzione

Frank Bornemann

Tracklist

1. Between Future And Past (2:43)
2. Ro Setau (7:09)
3. Paralysed Civilization (9:28)
4. Serenity (3:09)
5. Awakening Of Consciousness (6:03)
6. Reflections From The Spheres Beyond (12:59)
7. Waves Of Intuition 4:56
8. The Answer 11:19

Durata dell’album: 57:46

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie