This Present Wasteland
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Metal Church
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2008
Voto: 3/5
I leggendari metaller americani Metal Church con “This Present Wasteland” continuano la loro cavalcata musicale, che dalla reunion della formazione originale nel 1999 va avanti a ritmo serrato. Con album nuovi più che dignitosi, che grazie al ritorno alle loro radici hanno riacceso l’interesse per questa band dei tempi d’oro dell’heavy metal, sono tornati a essere sinonimo di tutto il meglio dell’heavy metal tradizionale. Dalla tragica morte del cantante originale David Wayne e dall’arrivo del suo sostituto Ronny Munroe, che si è unito a loro con l’album “The Weight Of The World” (2004), i Metal Church sono una formazione stabile da un bel po’, che sotto la guida dell’eccezionale chitarrista Kurdt Vanderhoof (Vanderhoof, Presto Ballet) dimostra ogni volta di non essere ancora da rottamare.
Anche su “This Present Wasteland” i Metal Church mantengono tutti gli ingredienti del loro sound inconfondibile, che si regge soprattutto sul giusto equilibrio tra heavy metal classico e melodico e thrash o speed metal (di quest’ultimo, in questo lavoro, ce n’è decisamente meno), con un gusto affinato per la sensibilità. Qua e là nell’album non manca nemmeno una punta di avventurismo prog metal, grazie alle interessanti, a volte quasi ambient, parti di chitarra ed effetti di Vanderhoof e ai momenti più calmi, che stemperano l’aura piuttosto cupa del disco e arricchiscono ulteriormente il loro sound inconfondibile. In fondo non è nessuna sorpresa, visto che negli ultimi anni Vanderhoof, soprattutto con la sua nuova band Presto Ballet, non nasconde il suo entusiasmo per il rock progressivo. Per il resto, ci sono sempre tutte le caratteristiche collaudate che fanno impazzire i fan: il doppio attacco di chitarre targato Vanderhoof e il nuovo chitarrista Rick Van Zandt, che ha preso il posto di Jay Reynolds, la voce molto buona, di impostazione classica, di Ronny Munroe, che ha parecchi punti in comune con Bruce Dickinson (Iron Maiden) e Rob Halford (Judas Priest), e le raffiche occasionali di doppio pedale del leggendario batterista Jeff Plate (ex-Savatage), marchio di fabbrica della maggior parte delle band metal americane classiche degli anni ’80.
L’atmosfera del disco è, coerentemente con titolo e copertina, perlopiù piuttosto cupa, con testi di critica sociale che si scagliano soprattutto contro i vari crimini della specie umana, confermando così la loro fama di eterni ribelli del metal. Con il passare degli anni, però, lo fanno in modo decisamente più maturo di una volta, per cui di quel grido di rivolta spesso dal suono ingenuo, tipico dei primi album, non c’è più traccia. Il pregio principale dei Metal Church di oggi, e quindi di questo disco, è che riescono a passare con successo dalle finezze metal classiche, basate su riff affilati e assoli scatenati, a una sezione ritmica tirata, a tratti quasi speed metal, e insieme alla voce stratificata e melodica questo crea dei bei contrasti e fa sì che i pezzi non suonino troppo simili tra loro (oggi uno dei difetti principali di band affini).
Già l’opener, affilata e ipercinetica, “The Company Of Sorrow”, con la sua combinazione di passaggi di batteria rombanti ma vari (si sente che Plate ha suonato per un po’ con i prog metaller Savatage, per cui il suo drumming non suona monodimensionale nemmeno per un attimo), riff velenosi e sfuriate vocali energicissime, dimostra che la band non scherza. Un pezzo che dimostra che chi li definisse i cugini americani degli Iron Maiden non sbaglierebbe di molto. Già su “Deeds Of A Dead Soul” si colgono certe finezze quasi prog rock, grazie a inserti di chitarra ambient che ogni tanto strizzano l’occhio perfino ai progsters Porcupine Tree e che arricchiscono bene lo scheletro metal melodico di questo ottimo pezzo. In “Meet Your Maker” c’è da ammirare soprattutto le straordinarie capacità vocali di Munroe, che passa con facilità dall’interpretazione drammatica in stile Dickinson, con cui la sua voce ha di sicuro più somiglianze, agli strilli quasi alla Halford. “Monster” è praticamente l’incarnazione del classico pezzo dei Metal Church, con riffing di chitarra croccante, raffiche di batteria spietate e linee vocali imponenti. “A Far Never Won” è una composizione un po’ più epica, con un’intro di chitarra acustica, inserti ambient e un’interpretazione vocale pienamente sentita. Uno dei pezzi migliori del disco è “Breathe Again”, che oltre a passaggi ritmici possenti e riff monumentali contiene anche un breve inserto ambient in cui la voce malinconica poggia su sottili parti di chitarra, e non vanno trascurate nemmeno le ottime armonie di chitarra a tre voci. La conclusiva “Congregation” nella prima parte suona come un classico pezzo dei Metal Church, ma nella seconda ci ritroviamo improvvisamente davanti a finezze quasi prog metal, con l’uso di sintetizzatori di chitarra ambient da parte di Vanderhoof e un breve giro su scale quasi arabeggianti.
“This Present Wasteland” è un album molto bello, che senza dubbio entusiasmerà tutti i fan di lunga data della band, perché mantiene con grande successo l’alto livello del loro sound inconfondibile, mentre le tante finezze progressive di Vanderhoof e la produzione moderna garantiscono che non suonino mai anacronistici, anzi, spesso si muovono al confine con il metal progressivo. Eppure, come la maggior parte delle band metal di culto che negli ultimi anni pensano soprattutto a tenersi stretta la loro base di fedelissimi, anche i Metal Church su “This Present Wasteland”, nonostante gli inserti di chitarra avanzati più volte citati, che li collocano tra le formazioni più aperte alla sperimentazione e più evolute tra gli eroi del metal anni ’80, evitano di spingersi troppo alla scoperta di nuovi territori musicali. Per quello esistono i Presto Ballet, il che in fondo è giusto così, se vogliono mantenere il legame con le loro radici. In compenso si sente chiaramente la maturità portata da anni di esperienza e quindi dalla crescita musicale. La fascinazione di Vanderhoof per il rock progressivo è entusiasmante e fa alla band più che bene, per quanto riguarda il rinfrescare il loro sound tradizionale. Per questo in futuro c’è da aspettarsi ancora più sorprese interessanti, ma non radicalmente sperimentali, in sintonia con un heavy metal tradizionale di scuola migliore.
Formazione
Ronny Munroe – voce
Kurdt Vamderhoof- chitarra
Rick Van Zandt – chitarra
Steve Unger – basso
Jeff Plate – batteria
Produzione
Kurdt Vanderhoof
Tracklist
1. The Company Of Sorrow
2. Perfect Crime
3. Deeds Of A Dead Soul
4. Meet Your Maker
5. Monster
6. Crawling To Extinction
7. War Never Won
8. Mass Hysteria
9. Breathe Again
10. Congregation