Truth

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Artista: Beck, Jeff
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1968
Durata: 40:57
Voto: 4.2/5

Dopo la fine della sua avventura negli Yardbirds, dove in un anno e mezzo scarso, dopo l’addio di Clapton, si era guadagnato fama mondiale come eroe della chitarra, nel 1968 Jeff Beck decise di fare un passo audace e di mettere in piedi una band tutta sua. Certo, all’epoca Beck era tutto fuorché un carneade: aveva già alle spalle qualche piccolo successo da solista, come Tallyman e Hi, ho silver lining, un pezzo che più tardi avrebbe liquidato con sarcasmo come una tavoletta del water rosa che gli sarebbe rimasta appesa al collo probabilmente per tutta la vita. In più, a dargli parecchia visibilità era stato anche  il film cult di Michelangelo Antonioni, Blow up, uscito nelle sale alla fine del 1966, in cui Beck (all’epoca delle riprese ancora negli Yardbirds) sul palco massacrava senza pietà la sua chitarra alla Pete Townshend. Completamente sconosciuti, invece, erano il cantante Rod Stewart e il bassista Ron Wood, con cui Jeff incise i suoi primi due dischi, oggi importanti soprattutto perché aprono il primo capitolo dell’hard rock e, di conseguenza, di tutta la musica con radici un filo più dure. Non molto tempo fa Beck ha accompagnato gli album con questo commento :”I’m proud that we sounded that heavy, because that was my main aim – to blow every fucker off the stage.”

Il capolavoro proto hard rock Truth, attorno al quale è stata costruita buona parte dei suoni più pesanti dei Settanta, uscì lo stesso anno di Electric Ladyland di Hendrix e di Wheels of fire dei Cream, e appena pochi mesi prima del primo disco degli Zeppelin. Ma i Jeff beck group, nonostante una formazione eccezionale e una superiorità sonora schiacciante, restavano un passo indietro rispetto a quei gruppi per mancanza di materiale originale. Nell’album, infatti, ci sono solo tre pezzi d’autore: Let me love you, Blues deluxe e Rock my plimsoul, firmati (e pure questo solo a metà) da Rod e Jeff. Ma andiamo con ordine. A far partire il disco è la celeberrima Shapes of things, con cui due anni prima dell’uscita dell’album si erano fatti un nome gli Yardbirds, e che a Rod piaceva così tanto che la band decise per una mossa piuttosto insolita: aprire il primo album con una cover. Jeff tenne la maggior parte degli accordi originali, ma cambiò un po’ il tempo e il ritmo e trasformò il tutto in una specie di heavy funk, condito con assoli da far invidia e suoni psichedelici bizzarri. Anche se Let me love you dovrebbe essere un brano originale, la cosa ricorda parecchio un classico di Buddy Guy con un titolo simile. Lo stesso Beck ha ammesso che hanno preso davvero come modello la canzone di Guy, rallentandola un po’, aggiungendo un tamburello in stile Motown, opera di Micky Waller, e rifinendo il tutto con maestria grazie al testo di Rod. Tra le cover vale la pena citare anche Morning dew di Dobson e I ain’t superstitious di Dixon (probabilmente il pezzo più rifatto nella storia del rock), più You shook me, nota pure perché ha scavato un solco tra Beck e Jimmy Page, ex compagno d’armi di Jeff negli Yardbirds. Page, appena sei mesi dopo l’uscita di Truth, mise proprio questo classico di Dixon sul debutto degli Zeppelin, facendo infuriare Jeff al punto che non gli rivolse la parola per anni. I due chitarristi litigarono anche sulla paternità della famosa Beck’s bolero, composizione ispirata a Ravel, che prima di Truth era stata stampata per la prima volta sul lato B del singolo Hi ho silver lining di Beck. Ovviamente la “session” sperimentale post-Yardbirds che partorì il celebre strumentale non è interessante solo per la disputa sulla paternità, ma anche per la formazione stellare, in cui oltre a Page e John Paul Jones brillava soprattutto il batterista dei The who, Keith Moon. Nelle note di accompagnamento della riedizione remaster del suo primo album, Beck ricorda con nostalgia le urla animalesche di Moon (che a un ascolto attento di Bolero non ci sfuggono) e i piatti e i microfoni sfasciati, e aggiunge che quel giorno Keith si presentò in studio nascosto sotto un cappello e dei grossi occhiali da sole. I The who, infatti, lo avevano minacciato di cacciarlo se mai l’avessero beccato a suonare per un’altra band.

Con un pizzico di fortuna e di impegno in più, il duo Beck – Stewart sarebbe potuto diventare famoso quanto quello  Page – Plant? Il potenziale di Truth era sicuramente enorme, e il successo del disco prometteva alla band un futuro scintillante. Chissà cosa sarebbe successo se Beck non avesse sciolto il gruppo il giorno prima dell’esibizione a Woodstock e se Stewart, poco dopo, non fosse passato ai Faces? Domande ormai ovviamente senza senso, ma una cosa è certa: gli Zeppelin si sarebbero trovati davanti una concorrenza spietata, se la prima incarnazione della band di Jeff Beck fosse rimasta insieme almeno un altro anno e se, dopo l’eccellente Beck-ola, successore di Truth, avesse scritto ancora qualcosa di suo. Ma il limite di Beck stava proprio qui: a differenza di Page, non aveva alle spalle una band solida e un management, e con i dischi solisti che cominciò a pubblicare nella seconda metà dei Settanta, nonostante i tanti riconoscimenti e premi, non riuscì a tenere testa ai giganti dei ritmi pesanti di allora. Il rock strumentale era ancora agli albori, e quando negli Ottanta, con la rinascita della chitarra, finalmente esplose, Beck era già troppo vecchio per imparare nuovi trucchi, e così le grandi correnti dell’industria musicale gli sono in gran parte scorse accanto.  

Ma anche se Beck, Stewart e Wood, in quel giorno fatidico prima del più grande evento live dei Sessanta, dopo appena due anni di convivenza chiusero il loro cammino musicale insieme, il tempo ha dimostrato che con quel debutto si sono lasciati alle spalle una delle pietre angolari del rock moderno e una delle pietre miliari più importanti nella storia della musica recente. E questa è la verità su Truth.

 

Formazione

Jeff Beck – chitarra
Rod Stewart – voce
Ron Wood – basso
Mick Waller – batteria

Produzione

Mickie Most

Tracklist

1. Shapes of things
2. Let me love you
3. Morning dew
4. You shook me
5. Ol’ man river
6. Greensleeves
7. Rock my plimsoul
8. Beck’s bolero
9. Blues deluxe
10. I ain’t superstitious

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