Satellite

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Artista: Panic Room
Etichetta: Firefly Music Ltd.
Uscita: 2010
Voto: 4.2/5

Immaginiamoci una voce femminile nel progressive rock. Sull’argomento si è già detto tanto, forse pure troppo, ma in effetti è difficile immaginare la base strumentale dei successi dei King Crimson con una voce di donna al posto di quella di Lake o di Wetton. Del resto è una vera sfida farcela in questo genere con una donna come portavoce della band. Non è questione di stereotipi, quanto di scarsa abitudine (dell’orecchio) alla voce femminile nel prog (mentre nel progressive metal, parente stretto del genere, una voce così è di casa). Eppure di band che offrono all’ascoltatore l’alternativa di un’altra voce ce ne sono eccome: i Renaissance con Annie Halsam, i Popol Vuh con Djong Yun, i National Health con Amanda Parsons. E gli appassionati e i conoscitori della scena prog aggiungeranno di sicuro alla lista anche i Panic Room, risorti dalle ceneri dei Karnataka (che in realtà sono ancora in attività, ma con un solo membro originale), con la fenomenale cantante Anne-Marie Helder (che oltre a cantare fa anche la tastierista e ogni tanto la chitarrista, ed è coautrice dei pezzi).

L’edizione speciale dell’album ci regala ben 15 brani, spalmati su due dischi: “Satellite” (con undici pezzi) e “Little Satellite” (con quattro). Ognuno è unico, con un suo melos e una tematica diversa. C’è qualcosa per tutti i gusti, perché la gamma di generi è davvero enorme, eppure tutto si fonde alla perfezione in un album compatto e completo. Dai pezzi un po’ pop (“The Great Divide”) a quelli alternative rock (“Go”) fino a quelli prog fino al midollo (“Satellite”): “Satellite” e il suo fratellino “Little Satellite” hanno tutto. Anche testi e voce giocano un ruolo enorme, quindi il tema dei brani conta parecchio. Il duo di autori Edwards/Helder ci si apre in chiave amorosa (“5th Amendment”), tocca questioni esistenziali (“Freedom to Breathe”) e mostra pure una bella dose di fantasia, visto che a dominare sono gli scenari fantastici (come lo spazio in “Dark Star”); e non gli manca nemmeno lo scherzo, soprattutto nel pezzo spiritoso “I am a Cat” (l’intro è particolarmente gustoso: ai miagolii dei gatti segue il tentativo di imitare il suono con le chitarre, una specie di onomatopea musicale).

Ma i testi belli non sono tutto quello che i Panic Room ci mettono sul piatto. Anzi, completano ulteriormente una base strumentale davvero fenomenale che fa brillare i pezzi. Forse non si tratta tanto di virtuosismo, di sfoggio di bravura, quanto della compattezza del suono prodotto da questo quintetto inglese. Le melodie, a tratti un filo sdolcinate, sono piene: nei brani non c’è un solo spazio vuoto, tutto è così rifinito da sfiorare il kitsch. A farsi notare, come al solito, è la chitarra di Paul Davies, che ogni volta ha l’occasione di dimostrare il suo valore con gli assoli, ma la più in vista è senza dubbio la cantante Anne-Marie Helder, che con la sua voce armoniosa e il suo modo unico di cantare non suona mai monotona o ripetitiva. Sia chiaro, per non fare torto a nessuno: anche gli altri membri della band sono indispensabili, perché gli spazi senza assoli e voce vengono riempiti con abilità da piacevoli arrangiamenti strumentali e da un drumming atmosferico.

Dopo l’esordio “Visionary Position”, i Panic Room hanno quindi sfornato un altro album eccellente che supera senza problemi il predecessore: la produzione è fantastica, i testi sono originali, spiritosi e soprattutto sempre con un messaggio, mentre la parte strumentale è abbastanza forte da stare senza problemi tra le cose migliori e non solo come contorno alla voce. E non si può non citare l’ottima “cover art”, che cattura ancora di più l’ascoltatore, tanto che si apre volentieri il libretto coi testi e li si legge mentre si ascolta.

I Panic Room hanno fatto un percorso interessante: dopo lo sfaldamento della band, i musicisti si sono rialzati senza fatica e hanno messo in piedi un gruppo super affiatato, che oltre a qualità evidenti ha anche desiderio, determinazione e un obiettivo. “Satellite” (e, in fondo, anche “Little Satellite”) non fa che confermarlo. In Inghilterra sono già un bel “hit”; è solo questione di tempo prima che la febbre da Panic Room contagi anche il resto d’Europa, visto che il loro prog è accessibilissimo per l’orecchio medio, e questo non è mai un male.

Formazione

Anne-Marie Helder – voce, chitarra acustica, tastiere
Paul Davies – chitarra elettrica
Jonathan Edwards – tastiere
Alun Vaughan – basso
Gavin John Griffiths – batteria

Produzione

Jonathan Edwards e Anne-Marrie Helder

Tracklist

»Satellite«
1. Freedom To Breathe
2. Picking Up Knives
3. I Am A Cat
4. The Fall
5. Black Noise
6. Yasuni
7. Sunshine
8. Into The Fire
9. Dark Star
10. Muse
11. Satellite

»Little Satellite«
1. 5th Amendment
2. The Great Divine
3. Go
4. Sandstorms

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