A Way Away
Artista: Indica
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2010
Durata: 46:21
Voto: 4/5
Le band femminili sono sempre un’arma a doppio taglio quando si parla di espressione musicale. Lo sono state e lo saranno. Ti fanno scivolare in fretta sull’analisi del fascino delle singole componenti, invece che sul messaggio della loro musica. Chi tiene forbici e tela in mano se ne rende ben conto, quando si tratta di decidere dove dirottare le iniezioni di denaro a sostegno di questo o quel gruppo.
L’impressione è che sfondare sia sempre stato più facile per le formazioni tutte al femminile (leggi: sessualmente pure) che per quelle dall’altra parte della barricata, tutte al maschile. Primo, sono molte, ma molte meno; secondo, giocano in modo decisamente più efficace il loro ruolo, quello che scatena l’effetto Bambi, cosa che a noi energumeni riesce molto meno.
Non è possibile che non lo sappiano anche alla Nuclear Blast Records. Dove? Hai letto bene. Un’etichetta che, in modo rigoroso e prima di ogni altra cosa, veglia sulla custodia dell’eredità dell’heavy metal e di tutte le sue possibili propaggini di genere e sottogenere sviluppate in anni di evoluzione. Negli Indica c’è meno metal di quanta acqua ci sia su Marte. Magari ogni tanto qualche molecola d’acqua ci capita per sbaglio, ma su “A Way Away” non c’è traccia nemmeno di un quanto di musica metal. E dove è finito il giuramento di fedeltà al metal di un’etichetta come la Nuclear Blast Records? Perfino il Signore delle Mosche, il sommo Satana in persona, stavolta si starà grattando sorpreso la fronte corrugata.
La band, che per miracolo non si è ancora candidata all’Eurovision come rappresentante della Finlandia, con “A Way Away” riprende in toto volto e opera delle sue creazioni precedenti (gli album). Erano stati tutti pubblicati con la band che cantava nella lingua madre, il finlandese. “A Way Away” è invece un album cantato in inglese.
Ora rompo finalmente una lancia a favore della band. Anche se sposerei subito tutte e cinque le ragazze e mi farei un harem (che bella favola della buonanotte), su “A Way Away” non c’è niente di banale dal punto di vista musicale, tantomeno di superficiale, nonostante il carattere dolceamaro della confessione d’autore dell’album, che dovrebbe finalmente spalancare alla band le porte del successo commerciale anche all’estero. Le Indica, del resto, in Finlandia hanno già raggiunto da un pezzo lo status di superstar, con album venduti in tirature multiplatino. Nei loro brani compatti presentano la classica struttura compositiva fatta di testa (il ritornello) e coda (la strofa). I pezzi sono intrisi del tipico modo finlandese di intendere la melodia, quindi l’atmosfera malinconica è sempre ben in primo piano. Island Of Light, che apre l’album, con il suo ritornello melodico e rapace ti incolla subito l’attenzione al disco. La successiva, Precious Dark, ha nel telaio addirittura una linea di basso melodica in rilievo, che crea un contrasto graditissimo e una particolarità sull’album. Solo su questo album.
Le ragazze mettono insieme una felice combinazione di rock e arrangiamenti dal sapore classico, che dà la sensazione di un suono dalle mille sfaccettature. Ogni tanto inseriscono anche elementi folk con strumenti tradizionali “unplugged”, cioè acustici. Il feeling rock, affidato ai riff di chitarra elettrica, è abilmente spinto più sullo sfondo della produzione, che stavolta dà la precedenza agli arrangiamenti sinfonici e a quelli per tastiere. L’album raggiunge il culmine di questa tendenza nel trittico di brani Children Of Frost, Lilja’s Lament (probabilmente non è una parodia del violoncellista degli Apocalyptica, il pezzo potrebbe tranquillamente finire nella colonna sonora di un film) e, dopo di loro, In Passing, uscita anche come “singolo”.
La cantante Jonsu cattura con successo l’attenzione con la voce. A salvarla è il timbro, che ha un tocco di misticismo e insieme il fascino dell’innocenza di un fiore non ancora reciso (la compatta Straight & Arrow, nata per essere un singolo da hit e da passaggi radiofonici). A proposito di Straight & Arrow, è il brano in cui alla band è riuscito in modo particolarmente audace di far convivere in perfetto equilibrio tutti gli elementi che formano la sua espressione. Da sottolineare anche il ritornello melodico e rapace, e il contrasto nel cambio di atmosfera tra ritornello e strofa.
Tuomas Holopainen, per il resto tastierista dei Nightwish, è l’uomo che ha ficcato tutte e dieci le dita fino in fondo nel disegno del suono dell’album, negli arrangiamenti orchestrali, in quelli di tastiera e, se ragiono in modo puramente maschile e concreto, magari anche da qualche altra parte, cosa che al grande pubblico è rimasta ovviamente nascosta. Tanto per i fiori non recisi degli Indica. Già il quarto album della band, “Valoissa” (2008), l’aveva prodotto Tuomas.
Comunque, l’album è molto bello. C’è varietà tra i brani, che raggiungono un alto livello di dinamica e di flusso degli stati d’animo, e sono vestiti con perfezionismo, fino al minimo dettaglio, di strutture d’arrangiamento che sfruttano appieno lo spettro dell’immagine sonora. La dinamica viene alzata anche dalle parti strumentali centrali e/o dagli strumentali finali, che spesso riprendono un misto di arrangiamenti orchestrali in cui si infilano perfino un po’ di note di assolo (?) di chitarra o una maggiore coerenza di riff. Ovviamente ci si chiede quanta autenticità dell’immagine della band, quella che emerge dagli album precedenti, sia stata sacrificata. Bisogna tenere presente che è il primo album della band cantato in inglese e, di fatto, una compilation del meglio dei dischi passati. Quindi si può parlare di compilation e al tempo stesso del primo album in studio della band cantato in inglese. Di certo un po’ di quell’essenza riconoscibile si è persa, ma ne è rimasta tanta. Gli Indica sono una band speciale. Su “A Way Away” non c’è dubbio.
Vista l’aria da “best of” di un album fatto di vecchi lavori riarrangiati, la domanda è se sul prossimo disco la band riuscirà a mantenere un livello qualitativo così alto, quello del “debutto” (debutto in inglese), e ad arare ancora più a fondo il terreno vergine internazionale. Aspettiamo quindi di vedere dove li porterà “A Way Away”.
Formazione
Jonsu – voce, violino, tastiere, chitarra
Sirkku – tastiere, clarinetto, voci di accompagnamento
Jenny – chitarra, voci di accompagnamento
Heini – basso, voci di accompagnamento
Laura – batteria
Produzione
Tuomas Holopainen
Tracklist
1. Island Of Light
2. Precious Dark
3. Children Of Frost
4. Lilja’s Lament
5. In Passing
6. Scissor, Paper, Rock
7. A Way Away
8. As If
9. Straight 6 Arrow
10. Eerie Eden