Steve Hackett fa impazzire gli amanti del prog sulla spiaggia di sabbia (2017)

ALEŠ PODBREŽNIK
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Luogo: Lignano Sabbiadoro / Beach Arena / Italia
Data: mercoledì 05.07.2017


Il maestro della chitarra Steve Hackett, che per tenere viva l’eredità musicale dei leggendari Genesis ha fatto più di chiunque altro tra i loro (ex) membri, durante il tour estivo di quest’anno si è fermato dai nostri vicini a ovest, dove è sempre stato accolto a braccia aperte. La sua musica parla da sempre all’anima latina, e in un paese che ha inventato il sottogenere del “prog rock italiano” non c’è niente di strano, nemmeno ai giorni nostri. Lignano è una cittadina balneare italiana che, oltre alla spiaggia di sabbia a due passi dal mare, ha anche un’arena per i concerti. Il fatto che questa volta l’ingresso fosse libero ha richiamato un bel po’ di curiosi, famiglie con bambini piccoli e altri spettatori fuori dal comune che la musica di Hackett non l’avevano mai ascoltata. Come c’era da aspettarsi, molti di loro hanno lasciato il concerto ben prima della fine. L’arena sulla spiaggia era quasi piena, ma giù, sulla sabbia, restava ancora un sacco di spazio per il pubblico, quindi posto in abbondanza: solo sotto il palco non si riusciva ad arrivare, perché quella zona era riservata ai posti a sedere degli ospiti di riguardo con invito speciale.

Steve è salito sul palco più o meno all’ora annunciata. Chi si aggirava nei dintorni del palco poteva vederlo già molto prima dell’inizio, mentre chiacchierava con la moglie e manager Jo. Anche stavolta Steve era accompagnato dalla sua squadra di fiducia di sempre, tutta gente rodatissima: il basso di culto / occasionale cantante Nick Beggs, il tastierista Roger King, il fiatista Rob Townsend, il batterista / occasionale cantante Gary O’Toole e il cantante Nad Sylvan. Quest’ultimo è comparso sul palco “solo” nella seconda parte del concerto, quando è arrivato il momento dei classici dei Genesis. La scaletta della prima parte era ben bilanciata tra vecchi e nuovi standard solisti di Steve. Ci siamo goduti classici come l’apertura «Every Day», «The Steppes» e «Shadow of the Hierophant», ma anche pezzi del nuovo album «The Night Siren» (2017), con in testa «El Nino», «In the Skeleton Gallery» e «Behind the Smoke». Steve e la sua banda ci hanno stupito ancora una volta con un’intesa incredibile, con cui hanno suonato come niente fosse alcune tra le più grandi delizie del rock progressivo, e per giunta con un audio davvero solido. Con l’epica «Shadow of the Hierophant», che ovviamente non aveva la voce femminile della versione originale, Steve ha chiuso per questa sera con gli standard solisti e si è dedicato agli evergreen dei Genesis.

Ancora prima del primo classico dei Genesis, sul palco si è unito alla band il carismatico cantante Sylvan, che ci ha di nuovo conquistato con le sue interpretazioni vocali eccezionali e con la sorprendente somiglianza di voce con Peter Gabriel e Phil Collins. Quest’anno ricorre il quarantennale dell’album di culto «Wind and Wuthering» (1977), da sempre particolarmente caro a Steve, che ha deciso di suonare gran parte dei brani di quel capolavoro. Così, oltre alle delizie “standard” come «Blood on the Rooftops» e «Afterglow», che Steve ha proposto spesso in passato, abbiamo sentito anche perle come «Eleventh Earl of Mar», «One For the Vine» e «…In That Quiet Earth». La più grande sorpresa della serata, però, è stata l’esecuzione della bellissima ballata «Inside and Out», tratta dal raro EP «Spot the Pigeon» (1977), uscita poi anche su Genesis Archive 2. Tra i classici dei Genesis degli altri capitoli della loro carriera abbiamo poi ascoltato ancora «Dance On a Volcano», «Firth of Fifth» e l’immancabile «The Musical Box», con cui la banda di Steve ha chiuso la parte regolare del concerto.

Prima del bis, Steve si è scusato per non essere stato presente alla presentazione finale dei membri della band: strimpellando durante «The Musical Box» si era tagliato un dito e aveva urgente bisogno di un cerotto. Per il gran finale i maestri hanno suonato un medley composto da due standard solisti di Hackett, «Myopia» e «Slogans», e dal capolavoro dei Genesis «Los Endos», che ormai è più o meno la chiusura tradizionale della maggior parte dei concerti di Steve. È difficilissimo trovare abbastanza superlativi per riassumere le impressioni di questo fantastico evento live. Il signor Hackett, con la sua squadra di maestri della musica degna di ammirazione, ha dimostrato ancora una volta che la prova del tempo non ha scalfito minimamente la qualità dei suoi concerti. Anzi, Steve dà ogni volta l’impressione di non aver mai suonato con tanta energia come negli ultimi anni, e oltretutto, anche a livello d’immagine, è quello che sembra più giovane tra tutti i (ex) membri dei Genesis. Il suo concerto a Lignano è stato semplicemente pazzesco, e sarebbe del tutto insensato cercare i singoli picchi della serata, perché l’intero show è stato un’unica, enorme esperienza di altissimo livello.

testo: Peter Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

Set 1 (Hackett Old & New):
1. Every Day
2. El Niño
3. The Steppes
4. In the Skeleton Gallery
5. Behind the Smoke
6. Serpentine Song
7. Rise Again
8. Shadow of the Hierophant
Set 2 (Genesis Revisited):
9. Eleventh Earl of Mar
10. One for the Vine
11. Blood on the Rooftops
12. …In That Quiet Earth
13. Afterglow
14. Dance on a Volcano
15. Inside and Out
16. Firth of Fifth
17. The Musical Box
—bis—
18. Myopia intro / Los Endos / Slogans / Los Endos conclusion (medley)


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