The Six Wives of Henry VIII

0 12

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Wakeman, Rick
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: year
Durata: 36:36
Voto: 4.5/5

Rick Wakeman, mago inglese delle tastiere diventato famoso soprattutto come membro delle leggende del progressive rock Yes, è sempre stato tra le personalità più talentuose, preparate e carismatiche del mondo musicale. Wakeman, tastierista di formazione classica, dopo essersi fatto notare come musicista di sessione e membro delle leggende del prog folk rock Strawbs, è diventato celebre soprattutto per il suo lavoro da pioniere nell’introduzione delle tastiere elettroniche e per un’idea, innovativa come poche per l’epoca, quella di unire una rock band a un’orchestra classica e a un coro.

Il capolavoro progressive rock strumentale “The Six Wives of Henry VIII” è stato il primo disco in studio da solista di Rick, se non si conta l’oscuro album uscito in seguito, “Piano Vibrations” (1971), che nemmeno Wakeman riconosce come parte della discografia ufficiale. “The Six Wives of Henry VIII” è uscito subito dopo la fine del tour con gli Yes, durante il quale gli era venuta l’ispirazione per il suo primo lavoro solista. Rick ha deciso di creare un concept album, una formula molto amata e diffusa in quel breve periodo in cui, nel rock e nel pop, si apprezzavano soprattutto pregi come la creatività compositiva, una solida preparazione tecnica, testi intelligenti e lo spirito d’avventura negli arrangiamenti.

Come tema concettuale ha scelto il famigerato re inglese Enrico VIII e le sue sei mogli, ancora oggi una delle vicende storiche più enigmatiche e affascinanti, che con le sue conseguenze di vasta portata ha influenzato non poco il corso della storia del cosiddetto mondo occidentale. Un tiranno collerico, dissoluto, sanguinario, ma per quei tempi comunque piuttosto istruito, che con il suo sadismo conclamato e il suo atteggiamento possessivo verso le mogli ha fatto da spunto per la storia di Barbablù: uno di quei sovrani controversi che con la loro eredità continuano a dividere gli storici di oggi. Per raccontare la vicenda più importante della vita di Enrico, Rick non ha avuto bisogno di parole: l’ha messa in scena con grande successo a modo suo, in chiave strumentale.

L’arsenale di tastiere sul disco è un vero e proprio tesoro di tasti: il maestro Wakeman si cimenta, tra le altre cose, con pianoforte a coda, mini Moog, organo Hammond, mellotron, sintetizzatore ARP, clavicembalo e perfino organo da chiesa. Nel mettere in musica e in scena le singole partiture, Rick è stato aiutato da un ampio stuolo di musicisti di primo livello, tra cui spiccavano i suoi (ex) compagni negli Yes, il bassista Chris Squire, il batterista Bill Bruford (all’epoca già nei King Crimson), il batterista Alan White e il chitarrista Steve Howe, ma anche i colleghi della sua band precedente, gli Strawbs, con in testa il cantante/chitarrista Dave Cousins, il chitarrista Bill Lambert e il bassista Chas Cronk. A Bruford e White teneva compagnia Ray Cooper, un altro celebre batterista, noto soprattutto per le collaborazioni con George Harrison, Eric Clapton, Billy Joel ed Elton John.

Va detto che i brani sul disco non sono disposti nello stesso ordine in cui, in sequenza cronologica, si sono susseguite le mogli di Enrico. Ogni partitura ha un’atmosfera tutta sua, che con arrangiamenti sinfonici sontuosi, per lo più di sapore rinascimentale e con elementi di madrigale, cerca di catturare il carattere di ciascuna moglie e tutta la drammaturgia degli intrighi di corte, di cui nella storia sanguinosa della monarchia britannica non c’è mai stata penuria.

Così, per esempio, l’iniziale “Catherine of Aragon” è segnata da un tempo pianistico incalzante, da scatenati inserti d’organo e da drammatiche polifonie femminili, a ricordare il burrascoso matrimonio di Enrico con la prima moglie, da cui riuscì a separarsi dopo la rottura con la curia romana e che gli aveva dato la prima figlia, la principessa e futura regina d’Inghilterra, la famigerata “Maria la Sanguinaria”, Maria I. Caterina d’Aragona era considerata una donna istruita, che sopportava a fatica i capricci di Enrico, quindi il sanguinario sovrano, con il divorzio e la successiva fondazione della Chiesa anglicana indipendente, in fondo le fece un favore.

Curioso che “Anne of Cleves” sia una delle due composizioni dalla struttura più complessa del disco, visto che dal punto di vista dell’atmosfera tocca la meno interessante di tutte e sei le mogli, la tedesca Anna di Clèves, che Enrico sposò soltanto per ragioni politiche, su suggerimento del primo ministro Thomas Cromwell, per poi liberarsene appena possibile. Tra tutte le sue mogli sarebbe stata la meno attraente e per giunta poco istruita, cosa che per il tiranno dalla barba rossa, che (per l’epoca in modo piuttosto insolito) apprezzava le donne colte, contava sempre moltissimo. Tutte queste calunnie di Enrico sul suo aspetto e sul suo carattere, ovviamente, non sono mai state provate. Il brano è segnato da arrangiamenti sinfonici sontuosi e da capricciosi cambi di tempo.

“Catherine Howard”, con le sue spiritose progressioni ritmiche al pianoforte “da salotto”, è segnata da un’atmosfera allegra e giocosa, quasi glamour, finché più avanti non vira su tinte classicheggianti più serie: un bel ritratto dell’infelice matrimonio di Caterina con Enrico, perché era un’adolescente frivola e impreparata agli intrighi di corte, la seconda delle due mogli che lui fece decapitare per tradimento e adulterio (mai provati), dopo averle rinchiuse nella famigerata Torre di Londra.

“Jane Seymour” è segnata da una struttura da madrigale, da arrangiamenti d’organo quasi sacri e da inconsolabili sfoghi del mini Moog, a rendere bene la sua vita breve e tormentata: la fragile e mite Jane morì giovanissima subito dopo aver dato alla luce l’unico, tanto atteso erede maschio di Enrico, il principe e futuro re dal breve regno Edoardo VI.

“Anne Boleyn”, in cui Wakeman inserisce con astuzia l’inno metodista The Day Thou Gavest, Lord, is Ended”, è, come c’era da aspettarsi, la creazione più drammatica e malinconica del disco, con tanti selvaggi sbalzi di tempo e arrangiamenti sinfonici sparsi e atonali di organo e pianoforte a coda, attraverso cui di tanto in tanto si infrangono le onde indomabili del mini Moog. Anna, donna colta che finì sotto la spada del boia ufficialmente per alto tradimento e incesto, ufficiosamente per l’incapacità di dare alla luce un erede maschio, è forse la più chiacchierata di tutte le mogli di Enrico: era nota per la sua vivace vita di corte, per la forte personalità e come madre della futura regina Elisabetta I.

Il capolavoro conclusivo “Catherine Parr” gode dello status di composizione di gran lunga più complessa, con numerosi inserti sinfonici melodrammatici, passaggi dinamici e un possente riff di chitarra, il che in fondo non sorprende, visto che è dedicata alla più matura e complessa, a livello di personalità, tra tutte le mogli di Enrico. Colta e intelligente, Caterina Parr fu la sua ultima moglie e quella che alla fine riuscì a sopravvivere e a seppellire il capriccioso e sanguinario tiranno, morto di sifilide ancora prima dei sessant’anni e che lasciò la dinastia dei Tudor in condizioni tutt’altro che incoraggianti, con un successore minorenne, Edoardo VI, che seguì presto il padre nella tomba.

Il capolavoro classicheggiante “The Six Wives of Henry VIII” gode ancora oggi, a ragione, della fama di uno dei migliori lavori della carriera di questo gran maestro delle tastiere e genio della composizione. Oggi può sembrare strano, perfino sensazionale, ma questo album strumentale di progressive rock sinfonico, soprattutto grazie alla messa in onda, tempestissima, dell’esibizione dal vivo di Rick in TV, all’uscita ebbe un grande riscontro commerciale e lo lanciò tra i solisti britannici più apprezzati al mondo dell’epoca. I primi tre album in studio di Rick sono, con una certa ironia, ancora oggi i suoi migliori, e la cosa è tanto più interessante se si pensa che finora ne ha pubblicati più di cento da solista.

Formazione

Rick Wakeman – tastiere

MUSICISTI OSPITI:
Bill Bruford – batteria
Ray Cooper – percussioni
Dave Cousins – banjo elettrico
Chas Cronk – basso
Barry de Souza – batteria
Mike Egan – chitarra
Steve Howe – chitarra
Les Hurdle – basso
Dave Lambert – chitarra
Laura Lee – voce
Sylvia McNeill – voce
Judy Powell – voce
Frank Ricotti – percussioni
Chris Squire – basso
Barry St. John – voce
Liza Strike – voce
Alan White – batteria
Dave Winter – basso

Produzione

Rick Wakeman

Tracklist

1. Catherine of Aragon
2. Anne of Cleves
3. Catherine Howard
4. Jane Seymour
5. Anne Boleyn ‘The Day Thou Gavest Lord Hath Ended
6. Catherine Parr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie