Memories of a Time to Come

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Blind Guardian
Etichetta: EMI Records
Uscita: year
Durata: 157:33
Voto: 4.5/5

I tedeschi Blind Guardian sono ormai da anni, senza vera concorrenza, i portabandiera più rispettati del metal epico e sinfonico. Il quartetto, nato con grandi ambizioni, si è conquistato molto presto uno status di culto e può vantare anche una colorita evoluzione sonora: dagli inizi speed metal relativamente modesti ma ambiziosi, immortalati nel debutto “Battalions of Fear (1987), fino al passaggio graduale e ben rodato a un power metal di impronta progressiva, ricco di sontuosi arrangiamenti orchestrali, come abbiamo visto da ultimo nell’ottimo album in studio più recente, “At the Edge of Time” (2010).  Con ogni nuovo disco in studio i Blind Guardian sono riusciti a infilare qualcosa di fresco nel loro stile inconfondibile, per questo in venticinque anni di carriera non hanno mai avuto un vero calo di qualità e ancora oggi sono sinonimo di costanza qualitativa fuori dal comune.

Il doppio “Memories of a Time to Come” è, cosa piuttosto strana per una band con una carriera così lunga, soltanto la loro prima raccolta di `best of`. Su entrambi i dischi trovi una selezione di brani azzeccatissima, che offre un interessante spaccato della carriera fin qui. Tutti i pezzi vantano un suono sensibilmente migliorato. I collezionisti poi saranno felicissimi di sapere che i classici “Valhalla”, entrambe le parti di “The Bard`s Song” e il magnum opus epico “And then There Was Silence” sono stati risuonati completamente da capo.

Va detto che, dopo il cambio di nome da Lucifer`s Heritage (band speed metal), i Blind Guardian non hanno vissuto grossi scossoni in formazione, e questo ha pesato parecchio sulla loro costanza e sulla loro evoluzione sonora così ben rodata. L’unica eccezione è stata l’addio del batterista di lunga data Thomen Stauch e l’arrivo del suo sostituto Frederik Ehmke. Da allora i Blind Guardian sono sinonimo di stabilità. Curioso anche che il cantante Hansi Kürsch, dal capolavoro “Nightfall in Middle-Earth” (1998) in poi, si dedichi esclusivamente al canto, mentre al basso c’è da tempo il bassista occasionale e da tour Oliver Holzwarth. Alle tastiere, negli ultimi tempi, c’è il membro non ufficiale Matthias Wiesner. Proprio le tastiere, con gli arrangiamenti sinfonici in testa, negli ultimi quindici anni di attività hanno preso un ruolo sempre più importante, il che significa che rispetto agli inizi speed metal hanno fatto un passo avanti gigantesco, soprattutto in termini di raffinatezza sonora e maturità. 

Il primo disco si apre con un grande favorito, “Imaginations from the Other Side”. Arriva dall’omonimo album, che è stato una svolta enorme nella loro carriera, perché ha spazzato via una volta per tutte i dubbi di chi pensava che i Blind Guardian fossero solo uno dei tanti paladini del power metal tedesco senza obiettivi veri: qui c’era una band con un potenziale sonoro più ampio e con grandi ambizioni. I ragazzi dei Blind Guardian non hanno mai nascosto le proprie influenze musicali, e nella loro eredità si sentono sempre bene. Da Queen e Uriah Heep hanno preso il gusto per le armonie vocali a più voci, l’epica, il pomp e la capacità di creare atmosfere da `mondi fantasy`, cosa di cui possono andare davvero fieri, mentre gli Iron Maiden sono stati l’ispirazione principale per le armonie di chitarra a tre voci e per i riff possenti. Nei primi lavori si sentiva anche qualche influenza della scuola speed metal americana, più precisamente quella della Florida, quindi non sorprende che ancora oggi siano grandi amici degli americani Iced Earth.

Il capolavoro concept “Nightfall in Middle-Earth”, da cui arriva l’epica title track “Nightfall”, per la maggior parte dei fan resta ancora oggi il vertice della loro carriera. Grandi estimatori delle opere del leggendario scrittore britannico J.R. R. Tolkien, con questo album hanno dato uno sguardo abbreviato e incompiuto al Silmarillion, ancora prima che la traduzione slovena di questo classico della letteratura comparisse per la prima volta sui nostri scaffali. “Ride into Obsession”, dall’ultima fatica in studio “At the Edge of Time”, è già riuscita a entrare tra i classici, perché riunisce i migliori elementi del suono della band, soprattutto la tipica drammaticità epica.

L’inclusione di “Somewhere Far Beyond”, che arriva dal classico in studio omonimo, è una bella e gradita sorpresa, perché si tratta di un evergreen spesso dimenticato. Questo capolavoro nostalgico è stato uno dei primi segnali di come la band, già all’inizio degli anni Novanta, stesse facendo evolvere con successo il proprio suono verso nuove direzioni progressive: riusciva a fondere in modo complesso la marcia della doppia cassa speed-power metal con elementi di sinfonismo epico e perfino di folk, grazie a un breve inserto di vivaci cornamuse scozzesi. Gli inizi speed metal sono ben rappresentati da “Majesty”, il pezzo centrale del debutto “Battalions of Fear”. Quando l’hanno scritta erano convintissimi che nel resto della carriera non sarebbero mai stati capaci di fare di meglio. Nonostante questo enorme errore, “Majesty”, una delle tante classiche dei Blind Guardian con un testo ispirato al Signore degli Anelli, resta ancora oggi tra i grandi favoriti dal vivo.

L’evergreen “Traveller in Time”, da “Tales from the Twilight World” (1990), una delle poche classiche dei Blind Guardian ispirate alla fantascienza (Sipina), è il primo traguardo della loro carriera segnato a fondo da arrangiamenti complessi e armonici, e per questo ha rappresentato una svolta importante rispetto allo stile dei primi due album. Il canto epico, accompagnato dalle armonie vocali di supporto, è ancora oggi maledettamente efficace. Uno degli esperimenti più insoliti, quasi unici, è “Follow the Blind”, che arriva dal secondo album omonimo: un brano dall’atmosfera ansiosa e misteriosa, quasi cupa, con un ritmo un po’ più lento del solito che gli regala una spruzzata di doom metal. La sorpresa più bella della scaletta del primo disco è però senza dubbio “The Last Candle”, che forse è addirittura il principale candidato al titolo di brano più trascurato della loro carriera, visto che è praticamente un inno personale dei Blind Guardian.

Anche il secondo disco non scherza affatto ed è forse ancora più invitante per la scelta dei classici. “Sacred Worlds”, dall’ottimo ultimo lavoro in studio, è un’apertura azzeccata, che riflette il gioco efficace con arrangiamenti orchestrali drammatici, sempre più presenti nella loro musica con il passare degli anni. “This Will Never End”, uno dei pezzi migliori dell’album “A Twist in the Myth” (2006), famoso soprattutto perché ci ha debuttato il batterista Frederik Ehmke, è senza dubbio uno dei brani migliori di quel disco, che ha segnato il primo piccolo passo falso in termini di qualità e ispirazione, anche se resta comunque un lavoro nel complesso molto solido.

La versione risuonata dell’inno favorito “Valhalla”, con la voce registrata di nuovo dal leggendario ospite Kai Hansen (Gamma Ray, ex-Helloween), che stavolta suona molto meno strillato che nell’originale, come ci si aspettava viene fuori benissimo. La mistica “Bright Eyes” e l’inno epico “Mirror Mirror”, che è anche l’evergreen più riconosciuto della loro storia, arrivano dal periodo più popolare della band, quindi la loro presenza in questa uscita era semplicemente obbligatoria. Nemmeno le due parti di “The Bard`s Song” potevano mancare in una raccolta dei migliori pezzi che si rispetti: l’inno acustico “In the Forrest”, che ogni fan della band sa a memoria da una vita, e la distorta “The Hobbit”. Stavolta sono state registrate completamente da zero, e per un orecchio attento non è difficile accorgersene. Proprio in chiusura, come dolce epico, c’è ancora il magnum opus risuonato “And Then There Was Silence”, il brano più lungo e, secondo la maggior parte dei fan, anche il migliore della loro carriera, che ha subito a sua volta una rielaborazione notevole, soprattutto con l’ampliamento dei possenti arrangiamenti sinfonici.

“Memories of a Time to Come” è un’ottima raccolta dei pezzi migliori: offre uno sguardo completo sulla carriera varia di una delle band più creative e innovative del power metal teutonico. I Blind Guardian fanno parte di quelle rarissime band power metal che non hanno ancora detto tutto, perché la band continua a crescere bene e di sicuro ha in serbo ancora una serie di belle sorprese per tutti i fedelissimi.

Formazione

Hansi Kürsch – voce
André Olbrich – chitarra
Marcus Siepen – chitarra
Frederik Ehmke – batteria
Thomen Stauch – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Oliver Holzwarth – basso
Matthias Wiesner – tastiere

VOCI DI ACCOMPAGNAMENTO (coro)
Kai Hansen (Gamma Ray)
Piet Sielck (Iron Savior)
Ronnie Atkins (Pretty Maids)
Michael Voss
Rolf Koehler
Billy King
Thomas Hackmann
Olaf Senkbell
Stefan Schmidt
Jen Matura
Aman Malek

Produzione

vari

Tracklist

CD 1:
01. Imaginations From The Other Side (7:11) *
02. Nightfall (5:34) *
03. Ride Into Obsession (4:46) *
04. Somewhere Far Beyond (7:32) *
05. Majesty (7:29) *
06. Traveler In Time (6:01) *
07. Follow The Blind (7:11) *
08. The Last Candle (6:03) *

CD 2:
01. Sacred Worlds (9:17)
02. This Will Never End (5:07) *
03. Valhalla (5:13) **
04. Bright Eyes (5:15) *
05. Mirror Mirror (5:09) *
06. The Bard`s Song (In The Forest) (3:26) *
07. The Bard`s Song (The Hobbit) (3:41) **
08. And Then There Was Silence (14:06) **

CD 3: (disponibile solo nell’edizione limitata triplo CD digipack)
01. Brian ***
02. Halloween (The Wizard`s Crown) ***
03. Lucifer`s Heritage ***
04. Symphonies Of Doom ***
05. Dead Of The Night ***
06. Majesty
07. Trial By The Archon
08. Battalions Of Fear
09. Run For The Night
10. Lost In The Twilight Hall
11. Tommyknockers
12. Ashes To Ashes
13. Time What Is Time
14. A Past And Future Secret
15. The Script For My Requiem

* Remix 2011
** registrato di nuovo nel 2011
*** rielaborato nel 2011

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