Adi Smolar – L’eterno romantico che va lontano, piano piano (2011)
Location: Lubiana / Cvetličarna Mediapark / Slovenia
Data: 12.10.2011
Adi Smolar è un cantautore di rarissima coerenza, che si è ritagliato un posto tutto suo sulla scena del “mainstream” musicale sloveno. Gli sloveni lo adorano, e in cambio lui non rifila loro fuffa incartata in un cellophane luccicante, come la masnada di “estradisti” da palcoscenico svenduti, dal lustro effimero e dai sorrisi di porcellana. Con la sua acutezza e la sua ampiezza di sguardo, attraverso una predica musicale unica, tiene alto, con un coraggio incredibile che non conosce tentennamenti né esitazioni, in modo frizzante e per niente patetico, lo specchio della realtà del mondo che respiriamo, assaporiamo, annusiamo, in cui ci muoviamo, nasciamo, amiamo, lottiamo, resistiamo, a volte litighiamo e alla fine pure moriamo. La poesia di Adi è quel cerotto taumaturgico che in qualsiasi momento può tirarti fuori dalla disperazione e infonderti voglia di resistere e di non mollare. Adi è insomma quella perla e quel genio della musica slovena che è riuscito a conquistarsi un “posto sacro” sulla scena musicale popolare slovena senza dover sacrificare in cambio nemmeno un briciolo della sua genialità.
Il concerto di presentazione e festeggiamento del nuovo disco di Smolar “Se počasi daleč pride” (2011) – recensione di RockLine QUI – non poteva proprio svolgersi senza la band di accompagnamento di Adi, i Mestni postopači, in realtà gli ex Leteči potepuhi. I ragazzi nel 2009 hanno pubblicato l’album “Dobro došlo” e la prima mezz’ora è toccata al loro riscaldamento, fino all’atterraggio sul palco della Cvetličarna di Lubiana, già bella piena. Tra un simpatico civettare rock vestito di blues e country, non si sono dimenticati della leggendaria Bicikl, con cui hanno spronato alla grande tutto il pubblico a una vigilanza collettiva.
Mezz’ora dopo sale sul palco Adi. A modo suo, ovviamente. “Prostitutka”! Il pubblico, stipato, è subito con lui, mentre la band, nei primi secondi del suo arrivo, cerca la piena armonia nella taratura del suono, perché la Fender elettrica stonava un filo rispetto alla maniera sonora degli altri elementi dell’esecuzione. Pazienza. Il carisma, la voce e la statura di Adi riempiono tutta la sala e non c’è tempo per le sciocchezze. Un bellissimo brano d’apertura che alla parola “devize” ci spara chissà dove, lontano, lontano… eh sì, che nostalgia, ma con Smolar funziona così: i suoi “oho-ho” in 14 lavori in studio sono in pratica la replica dei giri generazionali degli sloveni nel tempo, ed è per questo che la sua poesia porta sempre il marchio “sempreverde”. Così hai potuto notare senza fatica, in sala, una variopinta compagnia di gente, che ha riunito sotto lo stesso tetto i ragazzini con il latte ancora sulle labbra e i maturi ben stagionati, che riempivano soprattutto gli angoli della sala, boccale in mano. Si passa alla marcia superiore con “Ljudje pa pravijo” e il volto lucido del divertimento cresce, mentre ci tuffiamo nella rivelazione dei tratti caratteriali di base degli sloveni.
I brani diventati popolari, come colpi d’incudine in una fucina, risuonano uno dopo l’altro, la sala è in forma smagliante, unita a Adi e alla sua combriccola. La prima falange dei “classici popolari” è alle nostre spalle, e subito dopo arriva la falange delle ultime creazioni, su cui Adi ha riversato ancora una volta il suo acuto genio del passato, quindi possiamo dire subito che anche l’album “Se počasi daleč pride” è destinato a regalare agli sloveni 10 nuovi sempreverdi del senza tempo “jodel” prealpino. Dalla geniale e divertentissima “Prijateljstvo”, dove Adi mette a nudo ancora una volta, ad alta voce, la crudele realtà di questi legami nel pollaio di Šentflorjan, fino a “Ne gre, ne gre”.
Arriva un momento speciale con la magica “Daleč je za naju pomlad”, che sta tra i vertici non solo della carriera solista di Adi, ma anche tra i vertici creativi di tutto il “mainstream” sloveno, perché ognuno di noi ha almeno una storia di vita come quella che canta questa famosa canzone, tanto che ogni volta che i ricordi si scaldano gli si inumidisce subito l’occhio. Un brano che col suo messaggio è senza dubbio senza tempo, ed è il momento magico dell’esibizione di Adi. Di nuovo nel grembo del sarcasmo e del divertimento con “Rolica papirja”, “Jaz sem nor”, “20 ljubic”, “Jean Claude Van Damme”, fino al terzetto di novità, aperto da Adi con un lungo discorsetto nel ruolo del consulente. Niente di nuovo. Quando una storia va in fumo, prendi su baracca e burattini, fattene una ragione e non rompere all’ex! Gesto senz’altro eroico, che però nella vita non viene da sé, per cui spesso ci fai la figura dell’asino prima che ti si accenda la lampadina. Se una ti prende, l’altra ti passa? Sbagliato! Nuovo brano “Če te ena hoče, te pa druga noče”. Sale sul palco Tanja Žagar, a salare con il suo marchio vocale tre brani nuovi.
L’ospite speciale della serata ha dato una nota particolare al carisma dei pezzi di Adi. L’organo Hammond del leggendario Borut Činč dei Buldožer! Proprio questo upgrade, che ha dato ai brani una dimensione di carattere tutta sua, ha funzionato in modo così audace e riuscito che sarebbe fantastico se in futuro Smolar e soci riuscissero a tenersi Činč come membro speciale della formazione dal vivo. Semplice. Činč anche stavolta ha dimostrato il suo straordinario talento musicale e il suo dono (negli arrangiamenti), che impreziosisce una parte importante dell’epopea storica delle band dell’ex Jugoslavia, così come del rock sloveno. Giù il cappello al decano, e speriamo che non sia stata la sua ultima ospitata sul palco con Adi.
Il climax ha raggiunto il punto di ebollizione ovviamente nel finale, con la (prevedibile) sfilza dei sempreverdi obbligatori di Adi: Bog ne daj, Zlo počas, Neprilagojen,… e il set maratona lo chiude la title track del nuovo album, che col suo motto riassume anche la dedica simbolica di questa serata! Con un bel 30 anni disegnato a caratteri cubitali sulla torta (senza bollino per limiti d’età!). Nel bis obbligatorio arriva anche l’invito ad andare in Povšetova, e i festeggiamenti sono finiti. 27 “canzoncine” in scaletta. Due ore piene! Magico! Il concerto di Adi è un’avventura di pura riflessione del carisma collettivo degli sloveni, ci illumina i più nascosti angoli dell’anima e ti porta in un mondo inebriante dove tutte le preoccupazioni, tutti i malanni, tutte le cose che ci spingono verso traumi e insonnia vengono dimenticate. Almeno per due ore. Con l’aiuto del coraggio della predica frizzante e unica di un gladiatore da concerto, a cui, fino al prossimo incontro dal vivo, non possiamo che alzare in alto i calici e brindare ai prossimi 30 anni!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Helena Vertačnik
1. Prostitutka
2. Ljudje pa pravijo
3. Vse za dober biznis
4. Ko te prime
5. Tagada
6. Je treba delat
7. Prijateljstvo
8. Kako je bit sam
9. Opozicija
10. Dnevi so kratki
11. Ne gre, ne gre
12. Daleč je za naju pomlad
13. Rolica
14. Jaz sem nor
15. Jean-Claude Van Damme
16. 20 ljubic
17. Gospa natakar’ca
18. Če te ona noče, te pa druga hoče
19. Bav, bav
20. Življenje se konča
21. Bog ne daj
22. Zlo počas
23. Eks na eks
24. Pasji dnevi
25. Neprilagojen
26. Se počasi daleč pride
27. Povšetova













