You Are the Music…We’re Just the Band

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Trapeze
Etichetta: Threshold
Uscita: 1972
Durata: 37:42
Voto: 4.5/5

Gli hard rocker britannici di culto Trapeze resteranno per sempre, nella mente della maggior parte degli amanti delle sonorità hard rock, la prima band professionale del leggendario campione della voce e bassista Glenn Hughes (Black Country Commuion, ex-Deep Purple, Black Sabbath). All’epoca dell’uscita del terzo album dei Trapeze, »You Are the Music…We’re Just the Band«, la band era proprio al culmine delle sue forze artistiche. Oltre a Hughes, per il quale fu l’ultimo disco con il gruppo prima del passaggio ai Deep Purple, dove nel 1973 approdò come sostituto di Roger Glover e, all’inizio, prima dell’arrivo di David Coverdale, anche di Ian Gillan, nei Trapeze si forgiavano allora anche l’ottimo Mel Galley, purtroppo scomparso, alla chitarra e il mitico batterista Dave Holland, che, scandalo pedofilia o no, resterà tra i migliori batteristi heavy metal di tutti i tempi.

Il terzo lavoro in studio dei Trapeze, dal titolo spiritoso, fu un altro passo avanti stilistico nella maturazione artistica di questa band hard rock di culto: in questa fase della carriera spalancarono le porte a una dose molto più generosa di funk, soul e r’n’b dai colori vivaci rispetto al predecessore »Medusa« (1970), da cui il disco si distingueva anche per l’atmosfera generale, avvolta in tinte decisamente più luminose, ottimiste e frizzanti. Il trio ‘stellare’ garantiva ancora una bella botta hard rock, ma ha infilato nei singoli pezzi una bella dose di finezze sottili, con l’aiuto stavolta di tanti ottimi musicisti ospiti come Rod Argent (Argent, The Zombies) al piano elettrico, Jimmy Hastings (Caravan) al sax contralto, BJ Cole (Cochise) alla pedal steel, Kirk Duncan al piano elettrico e Frank Ricotti al vibrafono.

Già dall’iniziale »Keepin’ Time«, una gustosa fusione di funk e blues, il trio dei Trapeze irradia un’energia nuova, molto più raffinata e sicura di sé, e si sente che hanno tutto saldamente sotto controllo. Le sottili linee di basso di Hughes si intrecciano alla grande con i passaggi chitarristici incisivi di Galley, mentre Holland scandisce con maestria i suoi rullanti potenti. La voce di Glenn, sempre impressionante, rispetto ai due album precedenti dei Trapeze è ormai maturata fino a quel livello emotivo e tecnico con cui sarebbe diventata famosa nei Deep Purple. Il classico »Coast to Coast«, che mister Hughes ancora oggi ama riproporre nei suoi concerti solisti, oltre al prevedibile feeling blues si concede anche qualche finezza soul raffinatissima, che fa crescere bene la sua atmosfera benefica. ‘The voice of rock’, su un tenero accompagnamento acustico, canta il tutto con una dose invidiabile di sottigliezza e pathos, mentre il suo timbro ricorda in modo piuttosto divertente Stevie Wonder.

»What Is a Woman’s Role«, condito di elementi ritmici funk, nonostante il titolo e il testo smaccatamente maschilisti è, dal punto di vista musicale, un altro risultato raffinatissimo, con tantissime sottili finezze chitarristiche e una prova vocale brillante di Hughes, che passando in modo straordinario dalle note alte a quelle basse ‘squarcia il suo cuore ferito’. In mezzo Galley entusiasma con un assolo di chitarra funambolico, di quelli che può partorire solo un grande maestro della finezza chitarristica. La pestifera »Way Back to the Bone« è un mix di blues e funk di un’efficacia spudorata, guidato da un possente riff hard rock, in cui i Trapeze per la prima volta nel disco affilano i denti come si deve. Hughes varia di nuovo in modo brillante, stavolta nei panni di un ‘rumoroso, arrogante scalmanato sessuale’, mentre i suoi compagni entusiasmano con stampede di batteria impazzite e variazioni chitarristiche infuocate. »Feelin’ So Much Better Now« è un blues rocker purosangue con una brezza di soul, grazie all’ottima prova vocale di Hughes e ai sottili arrangiamenti di piano curati da Rod Argent. Le armonie vocali altissime, sotto la bacchetta di Glenn, regalano una bella dose di melodramma, mentre la melodia centrale è segnata da un possente riff di chitarra e da intelligenti passaggi di batteria.

»Will Our Love End«, uno dei momenti migliori dell’intera carriera dei Trapeze, è una ballata bellissima con splendide variazioni jazz al sax contralto firmate Jimmy Hastings e al piano elettrico, mentre Hughes lascia di nuovo a bocca aperta con una prova vocale emotivamente profondissima. Naturalmente, dentro l’atmosfera melodrammatica non manca nemmeno un sottile assolo di chitarra di mister Galley. La scatenata »Loser« è un hard rocker temperamentale e melodico che, come c’era da aspettarsi, segue le coordinate ritmiche del funk, mentre il tempo principale, tra i rullanti furiosi, è dettato da un riff di chitarra rabbioso. Glenn anche stavolta brilla con una prova vocale emotiva da ‘camaleonte’ e con salti continui tra note alte e basse, raggiungendo qualche frequenza vocale spudoratamente alta. La title track, cioè »You Are the Music, We’re Just the Band«, è una chiusura tutta condita di funk rock a cui manca solo una pomposa sezione di fiati alla Earth, Wind and Fire e il successo commerciale sarebbe garantito; ascoltando la passionale prova vocale di Hughes, ancora oggi un profano potrebbe pensare di trovarsi davanti a un cantante soul di colore, ‘incoronato’ da una chioma afro, che si dimena cantando in pantaloni colorati a zampa d’elefante.

Il capolavoro »You Are the Music…We’re Just the Band« rappresenta ancora oggi il vertice della discografia dei Trapeze, quando per la prima e ultima volta riuscirono a misurarsi davvero alla pari, per qualità, con le migliori band hard rock dell’epoca. Galley e Holland, nonostante il colpo doloroso dell’addio di Hughes per i Deep Purple, andarono avanti con i Trapeze e incisero ancora qualche album in studio e dal vivo, continuando a suonare attivamente. Ironia della sorte, dopo la partenza di Glenn per un breve periodo le cose andarono commercialmente persino meglio, perché grazie all’associazione di Hughes con i Deep Purple diventarono molto più riconoscibili e iniziarono perfino a esibirsi in arene più piccole negli USA. Però quel periodo tutto sommato di successo (in quegli anni si guadagnò la pagnotta nei Trapeze anche il futuro cantante degli Uriah Heep, Pete Goalby) durò piuttosto poco, e finì dopo il maldestro tentativo di rimettersi insieme con Hughes nel 1976 e con l’addio di Holland, passato ai Judas Priest nel 1979. Con la partenza di Galley per i Whitesnake nel 1982 la storia dei Trapeze finì definitivamente, se non si conta la brevissima e sfortunata reunion (dal vivo) con Hughes all’inizio degli anni Novanta.

Formazione

Glenn Hughes – voce, basso, piano, cori, chitarra ritmica
Mel Galley – chitarra, cori
Dave Holland – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
B J Cole – pedal steel su “Keepin’ Time” & “Coast To Coast”
Rod Argent – piano elettrico su “Coast To Coast”, piano su “Feelin’ So Much Better Now”
Kirk Duncan – piano elettrico su”What Is A Woman’s Role”
John Ogden – percussioni su “What Is A Woman’s Role”
Frank Ricotti – vibrafono su “Will Our Love End”
Jimmy Hastings – sax contralto su “Will Our Love End”

Produzione

Trapeze

Tracklist

1. Keepin’ Time
2. Coast To Coast
3. What Is A Woman’s Role?
4. Way Back To The Bone
5. Feelin’ So Much Better Now
6. Will Our Love End
7. Loser
8. You Are The Music, We’re Just The Band

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