Rudi Bučar & Istrabend

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Artista: Bučar, Rudi
Etichetta: Celinka
Uscita: 2012
Durata: 43:02
Voto: 4.3/5

Rudi Bučar ormai da un bel pezzo non è più un nome sconosciuto sulla scena musicale slovena. Cantautore di successo, che con la sua “predica” musicale si preoccupa di tenere viva la tradizione dell’Istria, ha in tasca due dischi in studio da solista, e cioè  »Kapot« (2004) e »Kambiament« (2007). L’album che non porta un titolo specifico, ma si chiama semplicemente »Rudi Bučar & Istrabend«, è il naturale seguito dei due predecessori, e con lui Bučar fa un passo più deciso verso l’originalità d’autore, che anche stavolta resta strettamente legata al melos tradizionale istriano. Allo stesso tempo, il nuovo disco, con il suo paesaggio sonoro costruito in modo naturale, mette ancora più in risalto l’innato talento di Bučar nel dare forma a una carica sensibile.

La popolare istriana 3×7, che apre l’album, era già comparsa nel precedente »Kambiament« (2007), ma stavolta ha un volto sonoro tutto diverso. Nel nuovo arrangiamento Bučar ha sostituito il fragore rock della strofa con il caldo abbraccio di fisarmonica e fiati, mentre il ritornello è stato condito dal canto corale della klapa Lungomare di Umago, che si unisce alla sua voce anche più avanti, in Trajna.  

Anche in questo disco Rudi Bučar dà il meglio nei momenti più intimi, quando nel melos si insinua un profumo di malinconia struggente. Questa carica la trovi in Edina, poi in Draga (»tango istriano«) e anche nel finale con la traccia »nascosta« (non è citata sul retro della confezione) Naj traja, che tra l’altro ha vinto la Slovenska popevka nel 2011. Qui il timbro caldo e piacevole di Bučar è rafforzato a tratti da una narrazione quasi sussurrata, soprattutto quando gli strumentisti entrano sempre più morbidi, sgranando il motivo di partenza. Vale insomma, a questo proposito, una verità innegabile: le ballate sono i punti di forza dei dischi, e accendono tanto più forte quanto più dolcemente le interpreti.

Il brano Draga ha un contrasto riuscitissimo tra i due approcci vocali di base che usa Rudi Bučar. Il ritornello sfodera un’espressione vocale penetrante, potente e autorevole, mentre nella strofa Bučar costruisce con finezza la crescita dell’atmosfera, con un modo di porgere i versi pittoresco e sofisticato.

Anche Še malo si può infilare nella lega dei pezzi più calmi del disco. Še malo di per sé spicca nell’album. Si tratta di un valzer pigro, in cui si mescola una sfumatura blues che stuzzica nel brano l’accento erotico della voce di Bučar, mentre questa si trasforma in modo tragico in un sortilegio tremante, dal fascino stordente a cui non ha senso resistere. L’atmosfera è rafforzata anche dall’ottimo assolo della fisarmonica di Janez Dovč, dal suono quasi francese.

Oltre alla giocosità di cui l’album è pieno, come nei pezzi dal sentimento marcato della tradizione popolare  istriana – 3×7, Vstani primorska / O, Bella Ciao, Mama Piero me toca, Trajna, Dajte, dajte, Wana je lbezn – si insinua anche una nota di sarcasmo lucido, la malizia dell’humour nero. In Mama Piero me toca Bučar si surriscalda in modo quasi frenetico, quando intensifica la ripetizione della frase del verso guida fino a un crescendo finale. In generale, insomma, l’album mette in luce quel riflesso giocoso del temperamento che discende dalle origini geografiche su cui poggia la creatività di Bučar.

Oltre alla voce di Bučar, a bilanciare lo sviluppo stesso dell’album ai due lati della voce guida, come dei »contrappesi«, ci sono due strumenti. Da una parte la fisarmonica di Janez Dovč, dall’altra, dove percussioni e batteria si fanno da parte, la tuba di Goran Krmac.

Sonce sije è senza dubbio un caso a parte e, come suggerisce il titolo, è un brano solare, di leggerezza giocosa. Quelli di voi con l’orecchio un po’ più allenato riconosceranno subito nel ritmo di questo pezzo una base ritmica quasi identica a quella dell’hit Johnny And Mary di Robert Palmer, del 1980. In più il brano è reso splendido da una melodia contagiosissima e da collage leggeri e colorati che, come veli delicati, accarezzano la voce piena di sentimento di Bučar, messa al centro. Un pezzo che ti conquista all’istante, scritto su misura per girare sulle frequenze radio. Dal punto di vista autoriale è un brano meno tipico per Bučar, che resta più forte nelle parti da ballata, ma è comunque una composizione splendida, che porta ulteriore movimento e uno sviluppo colorato degli eventi nell’album.

Se (Lačni) Franc, secondo la tradizione di Zoran Predin, voleva »che gli elefanti volassero«, allora non stupitevi se scoprite che con Rudi Bučar gli elefanti volano su razzi rossi. Il brano Slon è un’altra tappa del disco che si discosta dal resto del materiale: ha una connotazione ritmica SKA, piena di rime lucidamente folli nei versi, che Bučar fissa soprattutto con un’enfasi voluta sulla lettera »R«  (R-R-R-R-R).  Nella sua versione (opzionale) in tango, date le premesse delle melodie guida, sarebbe un pezzo ideale per lo chanson dei cabaret fumosi.

Con il nuovo album Rudi Bučar ha sfornato un altro ottimo prodotto. Continua a unire l’efficacia con cui recupera la tradizione del melos popolare istriano con le figure ideative delle soluzioni d’autore che gli sono proprie. I brani di origine tradizionale Bučar li ha cuciti su misura con alcuni brillanti tocchi d’arrangiamento, mescolandoli ai pezzi d’autore, e ha così trasformato il disco in un paesaggio vivido di sovranità eclettica totale, come solo lui sa ripetere. E un’altra cosa: con questo disco ha consegnato il suo lavoro più maturo fino a oggi.

Formazione

Rudi Bučar – voce, chitarra, percussioni
Janez Dovč – fisarmonica
Goran Krmac – tuba
David Morgan – batteria, percussioni
Mitja Robič – torbenta

MUSICISTI OSPITI
la klapa Lungomare nei brani n. 1 e 6

Produzione

Rudi Bučar, Tadej Mihelič & Gaber Radojevič

Tracklist

1. 3 x 7
2. Edina
3. Wana je lbezn
4. Draga
5. Mama Piero me poca
6. Trajna
7. Še malo
8. Sonce sije
9. Slon
10. Dajte, dajte
11. Vstala Primorska / O, Bella Ciao
12. Naj traja*

*…. traccia nascosta

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