Tiho
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Dan D
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Uscita: 2013
Durata: 75:21
Voto: 5/5
»U jebemti! Čedalje več vas je!«
I Dan D sono una delle poche band slovene, anzi l’unica, che nel parco giochi musicale di taglio mainstream sloveno si sia guadagnata uno status solido da formazione rock di primo piano e che si sia ritagliata lo spazio per maturare artisticamente sempre come le detta il proprio talento, cioè in nome di una rigorosa autenticità, senza che nessuno la spinga, né un contratto né una major, a decidere quando far uscire un disco in studio. Fino a poco tempo fa su questa strada stavano con credibilità anche i Siddharta, ma l’album »VI« conferma che la band si sta sfaldando sul piano artistico. Con i Dan D è un’altra storia. Si mettono al lavoro su un nuovo album quando sentono al 100% che è il momento giusto. Dall’ultimo, il loro disco artisticamente più maturo, »Ura letenja za ekstravagantne ptice«, sono passati già quattro anni, e ne passeranno altri quattro se così detterà il sentire interno della band. Ed è l’unica vera bussola a cui ogni artista dovrebbe aggrapparsi.
Quando sei in cima, darti nuove sfide artistiche è la condizione indispensabile per restare in scena e mantenere la credibilità. Molti grandi cedono alla tentazione di adagiarsi sugli allori dei vecchi successi, servendo »bolle di sapone« della loro ex lucidità creativa, altri mollano disperati perché in cima non vedono una nuova vetta. La storia dei Dan D, per fortuna, è diversa.
»Tiho« non è solo la registrazione di una versione »unplugged«. I brani qui hanno subito un adattamento totale, una riconfigurazione completa, una ristrutturazione da cima a fondo. Già la cassetta »Tiho«, manifesto dei preparativi estivi per il tour, che si poteva rimediare durante il tour »Tiho« (i »ceppi« sono andati a ruba in un attimo, resta da vedere se è rimasto ancora qualche »borsellino« di pelle), con la sua miscela di pezzi completamente nuovi e classici rivestiti a nuovo offre un’ottima introduzione a ciò che il pubblico ha potuto vivere nel tour »Tiho«. Da questo punto di vista l’uscita di un album dal vivo non era nemmeno così necessaria. I Dan D l’esperienza »unplugged« l’hanno superata a pieni voti, la cassetta »Tiho« la gente se l’è procurata. Eppure. Il contenuto è troppo buono per restare solo nei ricordi di chi ha vissuto un pezzetto di questo tour dei Dan D.
I brani, infatti, sono rovesciati come un calzino con una tale forza d’urto che, finché Tokac non ci entra con i versi, suonano come un’avventura musicale completamente nuova, mai provata prima. Ed ecco la risposta al pensiero sviluppato nel primo paragrafo di questa recensione. I Dan D si sono dati una nuova sfida creativa, l’hanno realizzata con maestria e dal confronto con questa nuova esperienza sono usciti più ricchi, ancora più maturi. Il repertorio è fatto di pezzi del tutto nuovi, nati la scorsa estate sulle distese della vasta piana di Šentjernej, quando la band lavorava a ristrutturare gli arrangiamenti nella versione »Tiho«, e difficilmente li sentiremo mai in versione elettrica. Il loro tempo e il loro spazio di creazione artistica hanno senso, e sono definiti, solo nel contesto di »Tiho«. Si incastrano alla grande nel repertorio, anzi lo spingono, gli danno un senso in più, un nuovo valore artistico. L’apertura »San San« è la prova immediata che i Dan D conservano una potenza creativa da band all’inizio della carriera. Il rocker tirato dell’originale su »Tiho« viene cullato in un’esperienza orientale ammaliante, dove ballerine del ventre e incantatori di serpenti si dividono la scena, con un pizzico dell’avventurismo di »No Quarter« di Page Plant. A questa esperienza la successiva »Počasi« aggiunge solo profondità. Ma le cose prendono pieghe diverse. In »Za naju punca«, dove Tokac durante l’interpretazione si fa scappare una risata in modo particolarmente simpatico e spontaneo, con un po’ più di slancio potrebbe infilarsi senza problemi nell’accompagnamento anche la Greentown Jazz Band.
Nel nuovo ambiente gli elementi standard della musica dei Dan D si manifestano sotto una luce completamente nuova. Vengono a galla altre qualità, che lasciano un’esperienza inedita e unica. Arrangiamenti vivaci e gioiosi dal suono organico, di un’ariosità giocosa e scintillante, dove si intrecciano fluidi e si rimandano l’un l’altro le sfumature di chitarra acustica, strumenti a corda esotici con numero di corde diverso, percussioni, spazzole, colpi su oggetti da cucina, vocoder e fiati come la tuba, il tutto legato dal calore morbido delle linee di basso »fretless«, creano un ambiente del tutto nuovo, in cui si innesta la figura vocale piena e sonora di Tokac. La sua interpretazione unica conquista con un approccio sensuale e passionale ai versi. Spicca in modo marcato il continuo saltellare tra i respiri, colorati dall’interpretazione vocale, mentre passa da eruzioni puntuali di versi cantati con ardore (»Tvoje je vse« e/o l’uscita di »Pozitivne misli«) all’ammorbidirsi sottile del falsetto fino a un effetto quasi di sussurro (»Daj mi daj«). Su tutto, naturalmente, colpisce l’approccio virile, gutturale come velluto e girato su una frequenza piacevolissima. Uno dei momenti più intensi di questo lavoro lo regala proprio la versione in chiave di ballata della delicatissima, fragile »Daj mi daj«, dove alla raffinatezza sensuale di Tokac si unisce il sussurro del vocoder di Boštjan.
La swing-cabarettistica »Plešeš«, la quasi hawaiana »Pozitivne misli«, l’esperienza di edonismo in galoppo country e dall’ironia sfrontata di »Polna luna« (la connotazione di dissolutezza nel messaggio trasmesso ne esce ancora più approfondita), la »Moj problem« particolarmente incendiaria nella nuova veste, e la summa di tutte queste qualità nel vertice dell’uscita »Tiho«, riassunto dalla title track »Tiho«, sono un paesaggio da pieghevole illustrato che non smette di entusiasmare con l’ingegnosità scintillante con cui risolve le più diverse sfide di arrangiamento, con la chimica affascinante tra gli elementi dell’interpretazione sul palco, con la sensazione di un’evoluzione spontanea degli eventi e con una nota di autenticità nel lascito di questo lavoro. Di più non puoi dare. Quindi hai dato il massimo.
Proprio i brani nuovi »Čuti se kot konec sveta«, »Rekli so« e »Kamn« (davanti alla profondità dei versi piangerebbero anche le pietre) sono un riassunto magistrale del battito di questi tempi di totale svalutazione morale, portata dall’assurdità dell’ingordigia materiale della dottrina filosofica capitalistica dell’appropriazione, che ha spinto il pianeta con le spalle al muro dell’esistenza. Simbolicamente sono i momenti più malinconici e rivolti all’interno dell’album, che si bagnano nel dolore della sincerità della poesia dei nuovi tempi di Tokac, inesauribilmente brillante.
La registrazione dell’ultima data del tour »Tiho« del 30. 11. 2012 nel club Lokalpatriot di Novo mesto è anche il manifesto della gioiosa scoperta della band di poter condividere la magia con il pubblico a un livello esperienziale così affascinante e intimo, ancora inesplorato, dei nuovi orizzonti musicali, un livello alimentato e infiammato dalla risposta positiva del pubblico. Il quale segue quasi in trance i cambi di umore. Il pubblico ammutolisce nei momenti appesantiti dal dolore, come il finale del brano »Kamn«, oppure si lascia cullare con Tokac, scatenato, nel canto dei versi (»Pozitivne misli«, »Čas«). Tutto questo per la band è la base che ha tenuto accesi i suoi membri per tutto il tour, per portare di concerto in concerto un’esperienza sempre migliore.
La gioiosa constatazione di Tokac che si tratta dell’ultimo concerto del tour è la presa d’atto di un grande sollievo, perché la band mostrava segni visibili di logoramento dopo la faticosa sequenza di 16 concerti tra ottobre e novembre 2012. Entrambi i concerti al Lokalpatriot, compreso quello immortalato su »Tiho«, erano però seriamente a rischio, perché dopo il concerto a Murska Sobota Boštjan Grubar aveva dovuto subire un’operazione d’urgenza all’appendice. Tutto è finito bene, anche se Boštjan il giorno di entrambe le esibizioni al Lokalpatriot l’ha passato sulla tratta »Lokalpatriot – ospedale«.
»Tiho« non è solo il manifesto di una straordinaria maturità e saggezza artistica, di una sfida portata a termine con efficacia e di un obiettivo conquistato nel segno di una visione musicale autonoma. Come documento dal vivo è un pezzo unico dal punto di vista artistico, che regala un’esperienza indimenticabile a chi ama i Dan D, perché veste gli standard della band, ormai entrati nell’immaginario popolare, di un abito di arrangiamento nuovo e completamente diverso, e in più il carattere compositivo dei nuovi brani aggiunge la prova che i Dan D sono dei battitori liberi indipendenti, spinti inarrestabilmente avanti dal »perpetuum mobile« di una confessione musicale di carattere artistico autonomo. Per una band al vertice del mainstream slo-rock questo ha un’importanza enorme, perché impedisce che i Dan D perdano per caso la visione di sviluppo e comincino a »trascinarsi« sugli allori del passato. In un ambiente dove si sente cadere uno spillo, riescono a suonare senza “sbavature” solo i migliori! E i Dan D sono sicuramente tra loro.
Formazione
Tomislav Jovanović “Tokac” – bisernica, mandolino, mattarello, armonica a bocca, agogo, def, cucchiaio
Marko Turk “Tučo” – ukulele, bisernica, mandolino, slide, cappello
Boštjan Grubar – melodica, cabasa, maracas, vibraslap, zill, twin shaker, thunder drum, campanelli, angklung malese, bottiglia vuota di cviček, vocoder
Nikola Sekulović – basso semi-acustico fretless, cucchiaio, mattarello, uova, grattugiare, nervi
Dušan Obradinović “Obra” – bottiglie, cajón, conga, tarabuka, campanelli vari, shaker, piatti, djembe, baritono (ottone), grattugia
Tracklist
- San San
- Počasi
- Rekli so
- Plešeš
- Pozitivne misli
- Polna luna
- Čuti se kot konec sveta
- Moj problem
- Kamn
- Voda
- Tiho
- Čas
- Love song
- Tvoje je vse
- Daj mi daj
- Jutranja
- Za naju punca