A Spoonful Of Time

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Nektar
Etichetta: Cleopatra Records
Uscita: 2012
Durata: 69:36
Voto: 3.5/5

I Nektar, leggendari esploratori prog rock britannici di galassie lontane, durante i festeggiamenti per i quarant’anni di carriera hanno deciso di registrare il loro primo album di cover di altri artisti. Una mossa piuttosto impopolare tra la maggior parte degli amanti del rock progressivo, che però porta con sé una serie di sorprese piacevoli e interessanti, incarnate da »A Spoonful Of Time«. Il capobanda, chitarrista e cantante Roye Albrighton, il batterista Ron Howden e il tastierista Klaus Hentasch hanno infatti unito le forze, in singole cover, con una schiera di nomi di primo piano, se non proprio leggendari, del mondo del prog rock, della fusion e del rock classico, come John Wetton (Asia, ex-King Crimson, Uriah Heep), Mark Kelly (Marillion), Jerry Goodman (Mahavishnu Orchestra), Billy Sheehan (Mr. Big), Rod Argent (The Zombies, Argent), Geoff Downes (Asia, ex-Yes), Ginger Baker (Cream), David Cross (ex-King Crimson), Patrick Moraz (ex-Yes, The Moody Blues), Edgar Froese (Tangerine Dream), Nik Turner (Hawkwind), Mel Collins (ex-King Crimson, Camel), Steve Howe (Yes, ex-Asia), Bobby Kimball (ex-Toto), Ian Paice (Deep Purple, ex-Whitesnake) e Rick Wakeman (ex-Yes), per citare solo alcuni degli ospiti speciali. Di sicuro questo dettaglio farà avvicinare a »A Spoonful of Time« tanti fan dei ‘vecchi, bei tempi romantici’ del rock.

I risultati di questo giro di cover di alcuni coetanei degli anni Sessanta, Settanta e anche Ottanta sono piuttosto altalenanti. Scorrendo i titoli di certi evergreen del rock scelti per l’occasione, soprattutto quelli senza un’essenza prog, più di uno alzerà un sopracciglio, anche se alcuni sono venuti fuori sorprendentemente bene. L’apertura strumentale »Sirius«, cover del classico di The Alan Parson Project, a parte il suono moderno dei sintetizzatori e l’apporto dell’ospite speciale Michael Pinella (Symphony X), che le regala un tono un po’ più ‘spaziale’, non contiene alcuna sorpresa. Un po’ più interessante, anche se non troppo convincente, è la cover dell’evergreen dei Rush »Spirit Of the Radio«, che i Nektar eseguono dal punto di vista strumentale in modo molto fedele all’originale, con la differenza importante che le linee di sintetizzatore sono un po’ più fitte, logica conseguenza della collaborazione con un maestro del mestiere come Mark Kelly. Il problema, come c’era da aspettarsi, è la parte vocale: il signor Albrighton, ovviamente, non è all’altezza delle impegnative linee vocali acute di Geddy.

Una delle cover migliori di »A Spoonful Of Time« è, un po’ a sorpresa, »Fly Like An Eagle«, che in originale è della Steve Miller Band. Il condimento ritmico funky, l’atmosfera rilassata e anche il testo stavolta si sposano alla perfezione con l’approccio vocale di Roye, così i Nektar ‘adottano’ questo evergreen rock con estrema facilità. Qui come ospiti speciali si sono fatti notare Geoff Downes e Joel Vandroogenbroek (Brainticket). Di tutte le cover del disco, per chi conosce bene la storia e l’evoluzione degli space rocker Nektar, la scelta che ha più senso è sicuramente il leggendario classico acustico dei Pink Floyd »Wish You Were Here«, a cui partecipa il veterano del krautrock Edgar Froese. Mentre dal punto di vista strumentale è eseguita in modo molto solido, la voce di Albrighton semplicemente non possiede il cinismo e la nostalgia dell’originale di Gilmour, e così in qualche modo non raggiunge l’atmosfera attesa.

»For The Love of Money«, cover degli eroi r’n’b, soul e disco The O’Jays, a cui partecipano anche John Wetton e Ian Paice, è un’altra scelta del tutto inaspettata, visto che i Nektar in tutta la carriera non si sono mai occupati granché degli stili musicali appena citati. Eppure è una versione sorprendentemente riuscita, che punta meno sul perfezionismo vocale e più sugli elementi ritmici infiammati dai fiati. Il classico folk rock dei Blind Faith »Can’t Find My Way Home«, scritto da Steve Winwood nel 1969, negli ultimi decenni è stato già ripreso ‘innumerevoli volte’, ma i Nektar, con l’aiuto di Derek Sherinian (Black Country Communion, ex-Dream Theater), Mel Collins e Steve Howe, se la cavano comunque più che bene. A questo contribuisce senz’altro il fatto che il timbro di Roye ha parecchie affinità con quello di Winwood, tecnicamente più dotato.

La cover dello standard psichedelico dei Rolling Stones »2000 Light Years From Home« è senza dubbio uno dei momenti più bizzarri e inattesi di »A Spoonful Of Time«. Nonostante più di un prog purista roteerà gli occhi davanti al fatto che i veterani dello space rock si siano messi a rifare una creatura del più celebre cantante-ranocchio e della sua compagnia ormai mezza mummificata, i Nektar, con l’aiuto di Simon House (Hawkwind), catturano alla grande l’atmosfera psichedelica originale. Segue un’altra cover solida di un classico del rock psichedelico, »Riders On the Storm«, che nell’originale a suo tempo suonavano The Doors. A parte l’atmosfera piuttosto sonnolenta e noiosa, che segue fedelmente il battito originale, va citato l’ottimo assolo d’organo firmato da Rod Argent, mentre Billy Sheehan ha messo le linee di basso.

»Blinded By the Light«, scritta in origine da Bruce Springsteen e portata al successo come grande hit dagli indimenticabili art rocker Manfred Mann’s Earth Band, rientra tra i momenti migliori di »A Spoonful of Time«, il che, data la sua aura originariamente progressive, non sorprende neanche più di tanto. La voce di Albrighton qui si trova come a casa, anche se Chris Thompson è ovviamente un caso a sé e lui nemmeno si sforza di imitarlo. Stavolta come ospiti speciali hanno fatto la loro figura il vecchio brontolone della batteria Ginger Baker e Joakim Svalberg (Opeth).

»Out of the Blue«, dove ospita di nuovo Simon House, è una cover mediamente interessante, più dura e un po’ più rallentata, di uno standard dei Roxy Music. Un’altra sorpresa piuttosto grossa è la cover dell’evergreen folk rock di Neil Young »Old Man«, che anche grazie al violino ospite di David Cross viene fuori sorprendentemente divertente, se non la si prende troppo sul serio. La ballata spirituale »Dream Weaver«, che in origine appartiene all’ex tastierista degli Spooky Tooth Gary Wright e dove Jerry Goodman entusiasma al violino elettrico, è, soprattutto grazie al forte retroterra elettronico dei sintetizzatori, un altro esperimento azzeccato.

Molto buona e fedele all’originale anche la cover dello standard sardonico dei 10cc »I’m Not In Love«, che sembrava fatto apposta per essere ripreso dai Nektar ‘un bel giorno’, anche se prima di loro l’ha già rifatto un’intera pletora di artisti diversi. I due aiutanti alle tastiere, Rick Wakeman e Joel Vandroogenbroek, suonano in modo splendido le impegnative linee di sintetizzatore. Per chiudere, i Nektar hanno deciso di rifare l’indimenticabile hit dei Toto »Africa«, dove oltre a Vandroogenbroek e Patrick Moraz li ha aiutati anche l’ex cantante dei Toto Bobby Kimball. Quest’ultimo, nonostante la sua voce da tempo non sia più quella di una volta, canta in modo del tutto dignitoso il più famoso classico dei Toto, che nell’originale aveva come voce principale il tastierista David Paich.

»A Spoonful Of Time« è un disco pensato soprattutto per i fan di lunga data degli eccellenti space rocker inglesi, che ci troveranno parecchie cover interessanti e divertenti di alcuni dei classici rock più amati degli ultimi decenni, anche se non aggiungono niente di degno di nota rispetto agli originali. Alla produzione c’è il poliedrico musicista e produttore americano Billy Sherwood (ex-Yes), che nel frattempo è diventato anche il nuovo bassista dei Nektar al posto di Peter Pichl (ex-Running Wild). È evidente che i membri della band, mentre preparavano »A Spoonful Of Time«, si sono soprattutto divertiti a suonare brani scelti dei loro coetanei, quindi nessuno dovrebbe restare troppo deluso da una scelta di cover piuttosto insolita per il ‘progofilo’ medio. Proprio per questo si potrebbe dire che i vecchi volponi del prog rock hanno concepito »A Spoonful Of Time«, che sfoggia anche una copertina vistosa in stile Iron Maiden (che, a proposito, sono tra i grandi fan dei Nektar), come una specie di riscaldamento in vista del nuovo album in studio in arrivo, »Time Machine«.

Formazione

Roye Albrighton – voce, chitarra
Ron Howden – batteria
Klaus Henatsch – tastiere

MUSICISTI OSPITI:
John Wetton – basso
Michael Pinella (1) – tastiere
Mark Kelly (2) – tastiere
Geoff Downes (3) – tastiere
Joel Vandroogenbroeck (3) – tastiere
Edgar Froese (4) – tastiere
Ian Paice (5) – batteria
Nik Turner (5) – sassofono
Derek Sherinian (6) – tastiere
Mel Collins (6) – sassofono
Steve Howe (6) – chitarra
Simon House (7, 10) – tastiere, violino
Billy Sheehan (8) – basso
Rod Argent (8) – tastiere
Ginger Baker (9) – batteria
Joakim Svalberg (9) – tastiere
David Cross (11) – violino
Jerry Goodman (12) – violino elettrico
Rick Wakeman (13) – tastiere
Bobby Kimball (14) – voce
Patrick Moraz (14) – tastiere

Produzione

Billy Sherwood

Tracklist

1. Sirius (2:44)
2. Spirit Of The Radio (4:58)
3. Fly Like An Eagle (4:07)
4. Wish You Were Here (5:56)
5. For The Love Of Money (7:14)
6. Can’t Find My Way Home (3:21)
7. 2000 Light Years From Home (4:56)
8. Riders On The Storm (6:40)
9. Blinded By The Light (7:17)
10. Out Of The Blue (4:46)
11. Old Man (3:26)
12. Dream Weaver (3:48)
13. I’m Not In Love (5:56)
14. Africa (4:21)

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