Overflow & Miškina

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Overflow
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2013
Durata: 43:24
Voto: 4.5/5

L’acqua di Koprivnica ha dentro qualcosa di ribelle e di critico, e per questo davanti alla Podravina possiamo tutti toglierci il cappello e dirle bravi: la spina dorsale della ribellione non l’hanno spezzata né il collaborazionismo ustascia con la visione hitleriana di un Reich, un popolo e un Führer, né il periodo socialista della »dittatura« del proletariato, né la metamorfosi della perversa avidità capitalista in quello che oggi possiamo chiamare, con ironia, »il sogno della grande Europa felice«. Un »NO« urlato contro usurpazione, istupidimento e sfruttamento lo trovi facilmente sia nella poesia sia nella musica che gli eccellenti melodisti del punk sputano fuori a getto continuo: gli indistruttibili Overflow. Meglio la poesia o la musica? Perché scegliere? Con l’ultimo disco, dannatamente attuale, che dopo il sadomasochisticamente dolce Hit Me ha superato quest’anno ogni aspettativa, gli Overflow sposano la loro grinta con il lirismo di un poeta critico, ammazzato sotto il tallone del regime fascista, poeta della terra natia croata e portavoce dell’ingiustizia sociale, Mihovil Pavlek Miškina, e il risultato è un album eccezionale che vomita rivolta in un momento in cui la rivolta serve come il pane. Non ci sono soldi, non c’è lavoro, non c’è pane, non c’è prosperità, non c’è speranza, si spegne anche la luce di un futuro luminoso, e i giovani restano senza la riserva con cui scaricare la responsabilità su un domani migliore, che si chiede quando mai arriverà.

Il compito che il quartetto di Koprivnica, con un energico timoniere rivoluzionario a poppa, si è caricato sulle spalle era tutt’altro che semplice. Mettersi nei panni, e nella posizione, di un uomo che scriveva versi a cavallo del secolo scorso, all’epoca dell’ascesa della dottrina nazifascista, e che fu brutalmente ucciso a Jasenovac (per la precisione nel non così lontano 1942), a prima vista suona tutt’altro che facile, eppure già al primo ascolto di Overflow & Miškina l’attualità dei versi del poeta della Podravina si sente, si ascolta e si percepisce attraverso ogni singolo poro. Le cose nella storia accadono sempre due volte, scriveva Hegel: la prima come tragedia, la seconda come farsa, e a quanto pare è più che necessario servire la dolorosa stagnazione della mentalità e il ripetersi degli stessi schemi di sfruttamento della schiavitù moderna in un modo che faccia venir voglia di allungare la mano anche a chi di libri, poesia e attività intellettuale non vuole saperne. La musica è un ottimo intermediario, e gli Overflow, con la loro riconoscibile struttura di punk rock amaro e allo stesso tempo saltellante, hanno fatto da catalizzatori musicali per questa storia vecchia e ben nota ma mai davvero respirata, e si sono presi la parte del leone nel caricare la batteria: già da ora posso dire che i ragazzi hanno superato sé stessi e hanno aggiunto alla loro brillante discografia un altro brillante incredibile e maledettamente necessario, che non scende a compromessi di alcun tipo!

Finora gli Overflow si erano fatti largo nel mondo con versi in inglese e note di quelle che ti restano in testa, mentre stavolta il chitarrista minimalista e tagliente con lo stile di Nikica Jovanović, il bassista Zoran Piberčnik, il ritmico per eccellenza Marko Kuhar e l’asso indistruttibile dalla voce roca della band, il vitale Goran Živković, hanno incluso nel loro compendio linguistico la brutale sincerità della parlata croata di casa. L’organismo a quattro teste tra Koprivnica e Varaždin ha respirato un grido di ribellione in lingua madre e suona più incisivo e convincente che mai. Dopo l’introduzione pop di Proljetne pjesme I, che ricorda soprattutto qualcosa dei fiumani senza freni Let 3, si aprono tutti i registri e la fiamma della convivenza tra idee proprie e parole altrui sfonda il soffitto a tutta forza. Gli Overflow suonano come loro stessi, e il paragone sia con gli eroi del punk della costa (ah, a pensare ai Termite, poi ai Let 2 …) sia con i portabandiera dell’élite di Zagabria (sì, pensate probabilmente anche agli Hladno pivo, no?) è solo fugace e del tutto inconsapevole. L’eccezionale Na paši esalta poeticamente il dolce profumo della terra natia, a cui i giovani non rinunciano, ma con la patria sono tutt’altro che soddisfatti. Si tratta quindi di un’analisi sociologica che trasuda realtà, concretezza, e non i deliri di un qualche pensatore da gabinetto nascosto al mondo che vaneggia di cose del tutto irrilevanti. Žika, il vocalist istruito degli Overflow, nonostante la laurea non rinuncia all’idea che, pur vivendo in città, siamo tutti più contadini senza terra che re di Betajnova, e con il suo sentire, vedere e comprendere Miškina serve tutti gli assi per innamorarsi dell’insieme e delle singole parti dell’insieme. Usred ciče zime è un monolite musicale dall’impatto compatto di chitarre, con un’ottima sezione ritmica degli Overflow e con la ripetitività contestuale della voce ipnotica di Žika. E poi la sveglia, con il brano Bijeda. »Kruha nema / zarade nema / novaca nema / ovrha se sprema,« grida da ogni angolo di uno sfogo di rabbia frontale e ben bilanciato. Di fronte al popolo stanno i custodi dell’ordine, che proteggono gli oligarchi, mentre gli Ivan senza terra, in lacrime e affamati, sono spinti nella disperazione e nella stagnazione. Che schifo vivere in campagna, nei villaggi, nel Govejem dolu, se non hai nemmeno la terra e i campi non producono niente …

Con la dedica a un’amica morta (Kad u noći sve se smiri) gli Overflow decidono di combattere contro il buio e la disperazione, e viene da pensare che Žika pianga la perdita della Felicità e del Futuro più che quella, in carne e ossa, di una mancata compagna di viaggio nel cammino della vita. Il pacchetto d’urto di ottima musica, lirismo e produzione sopra lo standard ci porta a passeggio fino alla tomba successiva, quella di un’altra amica morta, che offre una nota meno ottimista con un sentore pessimista di cielo grigio color piombo. Tmurno je nebo, il freddo gelido dell’inverno, con il ritmo leggero della batteria e il tocco minimalista dei tasti del pianoforte, conduce al nebbioso cimitero dei ricordi, dove si risveglia qualcosa di caldo, ribelle e ardente. Pjesma međimurskog zlatara è un cinico ‘fakof’ che, attraverso il canto di gente felice che felice non è, sottolinea la miseria dei tempi in cui siamo tutti contenti per un gioco immaginario di cifre e zeri sui nostri conti, mentre il lavoro e la dignità dell’uomo si misurano con la profondità dei portafogli. Siamo davvero arrivati al fondo della nostra superficialità umana, chiedono gli Overflow e Miškina, e la risposta arriva nell’eccezionale intreccio del brano Invalidova pjesma. L’onda d’urto del punk rock elevato alla potenza racconta la storia di un uomo che aveva tutto – la vita, la canzone sulle labbra, il grano tra le mani e la ricchezza della giovinezza e della felicità nel petto – finché è arrivato il tempo dell’insensato richiamo alle armi per ideali sbagliati. Fare la guerra per politici, ideologi, ismi di ogni tipo è stupido, e in molti sono caduti nella trappola dell'(auto)distruzione, e molti altri ci cadranno ancora: contro la guerra, l’assurdità del massacro e l’inganno mette in guardia il compatto duo di punk e poeti nelle vesti di Overflow e Miškina. Siamo aggiogati a briglie e redini del nostro stesso inganno da fiaccheraio e ora mettiamo volontariamente il nostro destino in mano a babbei nei parlamenti, nei senati, tanto qui da noi quanto nella »blu« Bruxelles, mentre Pjesma kirijaškog konja è un galoppo in stampede sulla pista di tutti noi, a cui tutti i delegati del nuovo sistema del nuovo ordine mondiale offrono fruste per i ribelli, false luci per gli accecati e speranze vuote per i sognatori. Gli Overflow sono interpreti taglienti e bravi, e l’onda d’urto della loro musica brutale conduce il disco al finale senza pietà e senza abbellimenti. Il destino lo portiamo tutti sulle nostre spalle e nelle nostre mani, e che cosa intendiamo farne dipende solo da noi, cari miei. Il finale del disco arriva con il canto conclusivo del brano Orač, che condensa il senso della canzone in versi che dicono tutto: »I budi i raste, donosi nam ploda / Hoče li već jednom doći i sloboda?«. Arriverà, quando ce la prenderemo da soli, completano e rispondono in silenzio gli Overflow, e la nota di rivolta suggerita è comprensibile a chiunque abbia un po’ di intelletto e senso della realtà.

Con il disco Overflow & Miškina gli Overflow hanno lasciato il campo della positività e della spensieratezza energica per approdare sul terreno di una granitica ribellione politica, dalla passività di una periferia senza meta a un’esistenza con un senso per tutti e non solo per sé stessi. Il disco è talmente stratificato da offrire un sacco di soddisfazioni sia a chi cerca solo una buona evasione musicale in mezzo alle tensioni accumulate, sia a chi cerca nella musica e nei testi profondità, senso e quello che, nel cuore di ogni cosa buona, significa »žmoht«. Anche grazie alle parole di un poeta scomparso da tempo, la sensazione di attualità del messaggio degli Overflow non si perde mai e non si sgonfia mai nel nulla. Il disco è compatto, sicuro di sé e senza riempitivi vuoti che rubino tempo e attenzione, e il quartetto si è messo davvero in cintura il disco migliore che abbia mai portato a casa, senza per questo sminuire l’alto livello di qualità che si è imposto fin dall’esordio Through The Departement Store. Nel frattempo i ragazzi sono diventati uomini che, ora che invocano rivolta e rivoluzione, capiscono anche tutto il resto, con un omaggio alle vittime cadute della rivoluzione. La rivoluzione divora i suoi figli, dopo Lenin, Trotsky e magari figure più attuali come Gandhi, Lennon e, non ultimo, Miškina, ma resta il fatto che, per chi è caduto sotto spade, proiettili e critiche dei »puristi«, degli ideologi mainstream e degli intolleranti, non bisogna mai rinunciare alla propria postura, al proprio pensiero, alla propria strada e alla propria missione di diventare un essere umano capace di trasformare la miseria del mondo di oggi nel benessere di un domani migliore per i nostri discendenti. Parte del cammino è anche scendere con i piedi per terra e assaggiare l’amarezza di tempi che oggi tutto fanno tranne che risparmiarci, ma con la programmazione sistemica in robot passivi, obbedienti a oligarchi senza idee e senza bussola nelle poltrone del potere politico, non dobbiamo (e, se siete ancora minimamente vivi, nemmeno possiamo) mai essere d’accordo. Overflow & Miškina dice tutto questo e anche di più, un risultato eccezionale della produzione Dallas di quest’anno che merita ben più di una standing ovation da parte di chi è riuscito a ricomporre i pezzetti del puzzle mentale in un quadro d’insieme!

Formazione

Nikica Jovanović – chitarra
Marko Kuhar – batteria
Zoran Piberčnik -basso
Goran Živković -voce

Produzione

Overflow & Petar Horvat

Tracklist

1. Proljetna pjesma I

2. Na paši

3. Usred ciče zime

4. Bijeda

5. Mrtvoj drugarici XXX (Kad u noći sve se smiri)

6. Mrtvoj drugarici XXVI (Tmurno je nebo)

7. Pjesma međimurskog zlatara

8. Invalidova pjesma

9. Pjesma kirijaškog konja

10. Orač

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