Umjesto koga roža cveti

0 5

Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Kreslin, Vlado
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2013
Durata: 81:54
Voto: 3.2/5

Cosa si può dire, cosa si può scrivere sull’uomo con la chitarra nera, sul poeta del melos prekmurjano, sul cantautore sloveno più potente e più ascoltato, che finora non abbiate già letto da qualche parte? Da questa parte della Kolpa credo pochissimo, ma a quanto pare, dopo decenni di tentennamenti, è arrivato il momento di conquistare le pianure balcaniche e le tante anime che la nostra lingua slava, a detta di tutti la più ostica, non la masticano granché. Dopo un anno di tante rivisitazioni di momenti eccezionali e di una ristampa rimaneggiata e arricchita di Čarobnice, che aveva offerto una manciata di brani nuovi, non stupisce più di tanto la notizia che Vlado Kreslin abbia messo insieme una ghirlanda di versioni più o meno croateggianti dei suoi pezzi, con cui, a chiusura di un ricco e magico anno giubilare 2013, ha regalato un pezzetto di anima e di cuore anche ai nostri fratelli del sud, di sangue e di radici. Già in apertura si può aggiungere che, dopo una serie di collage-compilation di brani sentiti mille volte, stavolta non si tratta di un riciclo totale della magia nella solita scatolina di perfezione e perfezionismo alla Kreso: l’uomo dalla poetica del cuore si è concesso anche qualche scarto, qualche lieve imperfezione organica, ma con un senso, con quel tocco di chimica da palco che nei duetti dal vivo o in studio con musicisti del calibro di Šajeta, Zapadni kolodvor, Parni valjak, Indexi, Neno Belan, Mary Coughlan, Lidija Bajuk o con l’uomo di Hollywood dal fascino e dalla voce risonante, Rade Šerbedžija, si è rivelata ora più, ora meno riuscita e magneticamente attraente. Nelle vene e nei capillari di un disco pensato per il pubblico croato confluiscono Mura, Drava, Tamigi, Mississippi e qualche altro affluente del tutto autoctono dei fiumi del cuore. Blues, country e rock, grazie alla ferratura alchemica che Kreslin ha dato all’incontro tra poetica dylaniana, sensualità byrdsiana e giocosa pregnanza pettyana, ondeggiano ancora una volta su dosi robuste di musicalità matura e inconfondibile del principale artefice e sulle visioni diverse di ospiti eminenti, di cui l’album non è certo a corto. La parte croata si becca una bella lezione di varietà cantautorale da un Krpan che persevera per la sua strada, gli sloveni, visto che il nostro popolo ne ha bisogno, un nuovo osso da rosicchiare.

Quello che resta identico e indiscutibile è che, a livello di produzione, al disco non manca nulla. La musica risuona con profondità e la giusta dose di nitidezza cristallina, che però non va mai a scapito del calore e della morbidezza della ben nota dolcezza del nettare d’anima del Pomurje. Potrebbe invece pungervi il fatto che una revisione più approfondita di qualche croatista sarebbe stata stavolta la benvenuta, perché, secondo molti amanti della buona musica, nei capolavori stavolta possono ficcarsi anche quelle orecchie ben più sensibili (e di conseguenza allergiche) alla propria lingua, ai purismi linguistici e alla musicalità dei versi. Resta solo un’osservazione, sempre in tutta buona fede, e la sinusoide della bellezza è comunque in piena sintonia con quella dei brani originali, che già nel momento stesso in cui venivano respirati con polmoni balcanici era impossibile abbellire o perfezionare, dato che la perfezione era già stata consegnata a orecchio e sentimento anni fa. Che suono ha quella dolce rosa che abbiamo annusato con l’aiuto di Halgato, se il testo viene tradotto in croato? Umjesto koga roža cveti, con la traduzione letterale e l’accompagnamento della fenomenale formazione Zapadni kolodvor, spalla concreta e corretta di Rade Šerbedžija, non ne esce sminuita in nulla. Il melos gitano si fonde splendidamente con la voce vellutata di Kreslin, che sussurrando e con grande suggestione traduce il suo messaggio di sensualità, amore, voglia di vivere e impregnazione cosmica di metafisica dell’esistere nei giusti parametri di sensualità e perfezione. Tradotta in modo un po’ rigido e goffo e meno sentita è purtroppo Cesta, eccezionale nell’originale, a cui stavolta manca il ritmo delle rime, la morbidezza spirituale e sensuale e versi capaci di toccare i veri punti erogeni di un cuore abituato alla versione slovena. Non la salva né il delicato tocco degli Hammond che spumeggiano sotto le dita di Gjurin, né le aggiunte sonore del rombo dei motori lungo le strade della vita.

Tra i brani più recenti che dopo appena un anno di vita hanno già ricevuto una versione croata c’è senza dubbio l’inebriante cespuglio di gelsomino, che Vlado col padre Milan, in una versione mezza tradotta, propone come sintesi dell’anima slovena e di quella del resto del mondo slavo. Tisti bejli grm ha anche stavolta il giusto fondamento sensuale di clarinetto, fisarmonica e impulsi acustici non elettrificati, pieni di ispirazione totale. Pjevaj mi in poj dimostra poi ancora una volta che Kreso si è trovato bene con gli Zapadni kolodvor e che, tra suoni di tamburica e fisarmonica e in compagnia di veri ragazzotti senza pensieri, se l’è goduta fino in fondo. Si sente e si percepisce in ogni tocco di corde fragili, ed è divertente come nella melodia cantabile si intreccino il sole sopra i pascoli di montagna e l’alba sopra il kantun, mentre al galoppo dei due cavallini pezzati del papà arriviamo alla parte più elettrificata del disco. Il respiro risonante di Danas sam u molu mescola in un tutt’uno lo spirito dei Sessanta, il caldo tocco dei migliori anni della Jugo, e con un accompagnamento corale alla Presley Vlado si dimostra vero maestro della levitazione sensuale. Dopo i flauti irlandesi nella storia si intreccia ancora un po’ di malinconia agrodolce d’Irlanda e, con un lamento sullo smarrimento esistenziale, può scapparti almeno un po’ di tristezza e di nostalgia per i tempi che abbiamo perso per sempre un paio di decenni fa. Rulet, registrato nel 2003, è invece tutta un’altra cosa. Personalmente, ascoltando questo brano ben masticato sento prima di tutto il melos di Celine Dion, che però presto veleggia verso le acque di Gibonni e Tony Cetinski, e Kreslin, in duetto con la dolce gola di Šajeta, tra versi su come il mondo giri come una roulette e su quanto spesso puntiamo sui colori sbagliati della vita, risulta troppo morbido e poco convincente perché al primo ascolto io tiri fuori l’accendino dalla tasca e mi butti su un motivetto rock dalmata piuttosto controverso, che non si fa amare nemmeno dopo trenta e più ascolti. Una giovane signora che cade per la poetica dalmata e per l’orchestrazione kitsch a tutto volume probabilmente avrà le ginocchia molli, il mio centro del cuore invece resta intatto davanti alla glassa di zucchero melassosa. Questione di gusti …

Dal Goričko io preferisco andare a Pirano piuttosto che S Mure na more Jadransko, anche se pure la nostra baia di Salvore è solo un pomo della discordia per opportunisti politici litigiosi nel sabor e in parlamento, mentre la gente vera sul posto i confini non li sente e non li vede. Neno Belan in duetto con Vlado funziona benissimo, in perfetta armonia, e la perla dell’Adriatico si riversa dolce e allettante come un’estate fino alla magica Mura. Grad chiudeva il secondo dischetto di Čarobnice, e l’eccezionale esecuzione del duetto con Drago Mlinarec regala a questo disco un po’ di quiete karmica, di baricentro e di sognante malinconia, di quella magia che Kreslin e la ricca cavalleria sonica di Drago Mlinarec avevano catturato in modo catartico su supporto sonoro nel 2006 al Boogaloo di Zagabria. Quando arriva il momento della gradazione eclettica di sensualità e dell’accendersi dell’energia perfettamente accordata del rapsodo del Pomurje, eccellente interprete, chansonnier e genuino goditore di musica Rade Šerbedžija nel brano Nocoj igramo za vas, davanti agli occhi si dipana la bellezza narrativa di Rade nell’album Orihi, e tutti gli scettici, davanti all’ispirazione blues sporca alla Petty e alla Dylan, possono solo togliersi il cappello e dire: »Svaka čast!«. E poi un po’ di Krpan-eggiare nel modo in cui sanno intrecciarlo insieme gli infuocati giganti del pop rock zagabrese Parni valjak e il nostro cantautore nostrano, che di Političen song è anche il colpevole. To ni političan song suona con le palle e lucidato il giusto, tanto che gli anni Ottanta sono di nuovo qui e ora. Aki Rahimovski si ritaglia il suo spazio per la sua danza, Kreso ci mette la sua parte sui versi ben cantati, ma l’omaggio al grande Krpan suona una sfumatura troppo preparato alla Valjak e un filo troppo poco ruvido. Tutto è un po’ troppo tiepido e senza grinta, se posso scriverlo. Le chitarre sotto le dita di Hasanefendić e Brkić sono sì di prima classe nel suono, ma manca loro quel qualcosa per cui io resto ancora fan dell’originale Martin Krpan piuttosto che di chi si fa belle con le piume altrui …

Šetala se lijepa Mara unisce, nel modo magico che Kreslin le ha dato, il melos sentimentale del Pomurje e della Podravina, e a lei si accompagna bene anche la voce dolce, più che adatta ai brani popolari, della davvero vocalmente ricca Lidija Bajuk. L’elettricità, la statica di emozioni perfette poi cresce bene con lo spirito dei magnifici Indexi e dell’eccellente Žute dunje (Voljelo se dvoje mladih), che stavolta invita a ballare con l’energia di un concerto dal vivo. Il sentimento da città vecchia di Sarajevo, anzi, il sevdah purosangue, che colpisce le corde giuste anche da questa parte della Kolpa, tocca il chakra del cuore con la dose giusta di esuberanza carnevalesca. Poi attraversiamo le sponde di Mura e Drava e con Preko Mure, preko Drave nuotiamo verso acque più sicure, quelle della chimica collaudata dell’eccezionale Ptič, che in nulla si discosta dall’originale, nemmeno nell’audacia linguistica. Il magnifico omaggio alle braccia aperte e al volo sulle pianure del Pomurje suona, su un disco che a quanto pare è destinato al pubblico croato, come un riempitivo, come un confetto pur bello, ma che in nulla serve a chi non ci capisce, con versi che gli sarebbero più comprensibili. Il brano, pur bello, con l’orchestrazione malinconicamente rallentata si trasforma in qualcosa di organicamente splendido, ma altrettanto in nulla migliorato. Ena pesem è un altro inserto di chimica da album già collaudata, più audace è invece il duetto dal vivo con Mary Coughlan, che nonostante la barriera linguistica anglosassone cade sulle battute di Dekle moje. Il godimento autentico e cordiale lo avevamo già conosciuto su Čarobnice. Tista črna kitara è ormai quasi un male necessario di ogni compilation di Kreslin, ma verso la fine del disco puoi sentire la mancanza di un po’ di innovazione e magari di qualche altro duetto che potesse vestire il brano di qualcosa di mai sentito. Un po’ come fanno, a chiusura del viaggio, Namesto koga roža cveti, che sfonda il soffitto delle sensazioni con la bella chimica con il già citato Šerbedžija, mentre di trascuratezza non potrei accusare l’atto conclusivo dell’album, il sempreverde sempre caro al mio paio di orecchie Od višine se zvrti, a cui Severa Gjurin toglie carica erotica, spigolosità e quella splendida aureola di bellezza mondana. Forse mi sbaglio, ma la voce sbiadita e nasale dell’autoproclamata diva della musica slovena lascia alla fine un retrogusto un po’ scialbo in bocca, nonostante i suoi otto minuti di eccitazione psichedelica, che, credo, funzionerebbero senza dubbio meglio nell’esecuzione dal vivo di quest’anno alle Križanke, quando Vlado ha diviso il palco con lo straordinario Massimo Savić, perché quella versione era davvero eclettica ed esaltata, mentre Severa stavolta me lo ammazza un po’. Di nuovo, sottolineo, questione di gusti (o di mancanza di essi).

Sia chiaro, Umjesto koga roža cveti è un esemplare classico dell’ispirazione artistica di Kreslin e la prova che decenni di ricca creatività ora si possono misurare anche in duetti epici, che adesso potete sentire su un unico dischetto. Ma non è tutto così perfetto da dover dichiarare subito, ora che la voce della superiorità cantautorale slovena ha soffiato a sud della Kolpa, che meglio non si sarebbe mai potuto fare. Mi azzardo a dire che poteva andare meglio, e lo dico anche perché il poeta di Beltinci per eccellenza finora ci ha viziati a dovere, ci ha instillato una buona dose di gusto e più orecchio per la qualità (o per la sua mancanza), e adesso può succedere che gli stessi metri e le stesse spanne di qualità lo portino ad ammettere che a volte il limite era già stato raggiunto, e che per un nuovo exploit servirebbe qualcosa di più. Magari un’altra volta, in un’altra occasione e con una selezione di brani diversa, che comunque stavolta, nonostante tutto, ha sparso nelle orecchie e nei cuori del pubblico nuove manciate di perle di bellezza, solo che stavolta non tutte le perle sono naturali, di prima scelta e degne di una standing ovation.

Formazione

Vlado Kreslin – voce, armonica, chitarra (acustica ed elettrica)

Mario Igrec – chitarra (nei brani #1, 4)

Pere Ištvančić – tamburica (nei brani #1, 4)

Marjan Krajna – fisarmonica (nei brani #1, 4=

Ranko Purić – bugarija (nei brani #1, 4)

Antun Stašić – violino (nei brani #1, 4)

Nenad Jura Vrandečić – contrabbasso (nei brani #1, 4)

Miro Tomassini – chitarra elettrica, basso (nel brano #2), chitarra, basso, mandolino, programmazione (nel brano #7), chitarra, cori (nel brano #13), chitarra elettrica a 12 corde, mandolino, cori (nel brano #14), chitarra acustica ed elettrica, basso, cori (nel brano #16), chitarra (nel brano #17), chitarra e cori (nel brano #18)

Gal Gjurin – hammond, pianoforte, rhodes, percussioni (nel brano #2), bugarija, contrabbasso, pianoforte, clarinetto, fisarmonica, batteria, percussioni (nel brano #3), hammond, contrabbasso, armonio, fisarmonica, tin whistle (nel brano #5), cori, chitarra acustica, hammond, rhodes, chitarra elettrica, percussioni (nel brano #7), chitarra elettrica e acustica, chitarra slide, wurlitzer, basso, hammond (nel brano #14), hammond, rhodes, cori (nel brano #18)

Gašper Peršl – batteria (nei brani #2, 14, 18)

Milan Kreslin – voce (nel brano #3)

Insingizi – voce (nel brano #5)

Gašper Konec – sintetizzatore, hammond (nel brano #5)

Iztok Cergol – violino (nel brano #5)

Marko Krageljnik – violoncello (nel brano #5)

Valentin Štante – viola (nel brano #5)

Dražen Turina – Šajeta – voce (nel brano #6)

Elvis Stanić – chitarra (nei brani #6, 8)

Henry Radanović – basso (nel brano #6)

Ivan Popeskić – tastiere (nei brani #6, 8)

Mihalj Ivković – fisarmonica (nel brano #6)

Marko Lazarić – batteria (nel brano #6)

Neno Belan – voce (nel brano #7)

Sergej Randjelović – percussioni (nel brano #7), tamburo (nel brano #13)

Vedran Božić – chitarra (nel brano #8)

Zlatan Došlić – tastiere (nel brano #8)

Dalibor Marinković – batteria (nel brano #8)

Boris Popov – percussioni (nel brano #8)

Davor Črnigoj – basso (nei brani #8, 12)

Rade Šerbedžija – voce (nei brani #9, 17)

Livio Morosin – chitarra (nel brano #9

Mauro Giorgi – chitarra (nel brano #9

Tomislav Šestan – basso (nel brano #9

Zoran Đorđević – batteria (nel brano #9

Aki Rahimovski – voce (nel brano #10)

Husein Hasanefendić – chitarra elettrica (nel brano #10)

Marian Brkić – chitarra (nel brano #10)

Berislav Blažević – tastiere (nel brano #10)

Zorislav Preksavec – basso (nel brano #10)

Dražen Sholz – batteria (nel brano #10)

Lidia Bajuk – voce, chitarra acustica (nel brano #11)

Cinkuši (nel brano #11)

Darko Pecotić – batteria (nel brano #11)

Limena glasba iz Goričana – orchestrazione (nel brano #11)

Bruno Uršič – violino (nel brano #11)

Davorin Popović – voce (nel brano #12)

Slobodan Kovačević – chitarra (nel brano #12)

Sinan Alimanović – hammond (nel brano #12)

Đorđe Kisić – batteria (nel brano #12)

Željka Katavić – Pilj – cori (nel brano #12)

Jure Hübscher – tastiere (nel brano #13)

Jani Hace – basso (nel brano #13)

Eva Julija Rečnik – violoncello (nel brano #13)

Janez Podesek – violino (nel brano #13)

Marjetka Šuler – viola (nel brano #13)

Mary Coughlan – voce (nel brano #15)

Pawel Gudzien – pianoforte (nel brano #15)

Sven Buić – contrabbasso (nel brano #15)

Matjaž Sekne – viola (nel brano #16)

Lado Jakša – tastiere (nel brano #16)

Dadi Kašnar – batteria (nel brano #16)

Zoran Predin – cori (nel brano #16)

Davor Klarič – hammond (nel brano #17)

Štefan Banko – clarinetto (nel brano #17)

Boštjan Rous – clarinetto (nel brano #17)

Andrej Sobočan – cimbalom (nel brano #17)

Viktor Marič – fisarmonica (nel brano #17)

Samo Budna – violino (nei brani #17, 18)

Benjamin Pirnat – contrabbasso (nel brano #17), basso (nel brano #18)

Aljoša Jerič – batteria (nel brano #17)

Severa Gjurin – voce (nel brano #18)

Tomaž Pačnik – sintetizzatore e pianoforte (nel brano #18)

Iztok Cergol – violino e cori (nel brano #18)

Produzione

V. Kreslin, Gal Gjurin, Elvis Stanić, Drago Mlinarec, Janez Križaj, Darko Pecotić, M. Tomassini

Tracklist

1. Umjesto koga roža cveti (feat. Zapadni kolodvor)
2. Cesta
3. Tisti bejli grm (feat. Milan Kreslin)
4. Pjevaj mi in poj (feat. Zapadni kolodvor)
5. Danas sam u molu
6. Rulet (feat. Dražen Turina – Šajeta)
7. S Mure na more Jadransko (feat. Nino Belan)
8. Grad
9. Nocoj igramo za vas (feat. Rade Šerbedžija)
10. To nije političan song (feat. Parni Valjak)
11. Šetala se lijepa Mara (feat. Lidija Bajuk)
12. Žute dunje (Voljelo se dvoje mladih) (feat. Indexi)
13. Preko Mure, preko Drave
14. Ena pesem
15. Dekle moje (feat. Mary Coughlan)
16. Tista črna kitara
17. Namesto koga roža cveti (feat. Rade Šerbedžija)
18. Od višine se zvrti (feat. Severa Gjurin)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie